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Xavier Dolan ritorna a casa / Matthias & Maxime

Di recente Xavier Dolan ha dichiarato che non dirigerà altri film per concentrarsi sulla carriera da attore. Pare difficile credergli: trentun anni, otto regie in dieci anni e una sfilza di premi da far invidia a molti concorrenti.    Nel frattempo, con Matthias & Maxime, il regista di Tom à la ferme e Les amours imaginaires è tornato nuovamente a girare a casa, in Canada, sui luoghi e sui temi che gli sono familiari. La mia vita con John F. Donovan, il suo primo e probabilmente ultimo film hollywoodiano (con un cast di stelle tra cui Susan Sarandon, Natalie Portman e Kit Harington), ha avuto una produzione tribolata, con una sceneggiatura riscritta infinite volte e con cambi in corsa durante le riprese. L’episodio più eclatante ha visto al centro Jessica Chastain, che – nonostante le reciproche dichiarazioni di stima e affetto tra lei e il regista – ha visto tagliata tutta la storyline che la vedeva protagonista. Uscito in sala dopo svariati rinvii, il film non ha accesso l’entusiasmo di pubblico e critica, e anche i fan più devoti sembrano non aver apprezzato più di tanto.      Distribuito in Italia con oltre un anno di ritardo, in parte su Sky e in...

11 luglio 1920 / Rodari e Pinin Carpi: due fantasie

Il mio problema con Rodari è lo stesso di Obelix con la pozione magica. Se da piccolo sei caduto dentro il pentolone, da grande ti è vietato avvicinarti alla pozione: ne hai già assorbito così a fondo il potere magico che un ulteriore sorso potrebbe avere effetti imprevedibili. Del resto era difficile, con una famiglia come la mia – padre funzionario del Pci, mamma sindacalista, zia maestra democratica e militante –, che Gianni Rodari non assumesse il ruolo di nume tutelare della nostra infanzia. Cipollino e sor Zucchina, le rime fedeli e perfette che traslano in versi le avventure di Pinocchio, favole che viaggiano sul filo del telefono, Gip che viaggia da un canale all’altro del televisore, una torta che vola nei cieli di Roma, Alice che casca, Giovannino che si perde, un bambino povero che sogna così forte un trenino elettrico da farlo animare... eravamo immersi completamente nel mondo rodariano. Dalle vecchie edizioni economiche in grande formato degli Editori Riuniti (con i disegni dalla linea pulita e un po’ retrò di Raul Verdini) agli ormai classici titoli del catalogo Einaudi, accompagnati dall’inconfondibile commento grafico di Bruno Munari.    Col tempo il mio...

Patto tra generazioni / Che memoria nell'era della post-memoria?

C’è una pietra scolpita nella casa che fu di Nuto Revelli, ora diventata Fondazione: a lungo è stata seminascosta sul ciglio in legno del divano a fiori del luminoso soggiorno. Riporta i versi che Primo Levi vi aveva scolpito, dedicandola agli amici Mario Rigoni Stern e a Nuto stesso, a suggello della comune drammatica esperienza negli anni del fascismo:                                                     A Mario e a Nuto   Ho due fratelli con molta vita alle spalle / nati all’ombra delle montagne. / Hanno imparato l’indignazione / nella neve di un Paese lontano, / e hanno scritto libri non inutili. / Come me hanno tollerato la vista / di Medusa, che non li ha impietriti. / Non si sono lasciati impietrire / dalla lenta nevicata dei giorni.   Quelle parole, scolpite non casualmente nella pietra, alludono con forza a un patto di memoria tra chi non ha dimenticato, essendo sopravvissuto allo sguardo pietrificante di Medusa ad Auschwitz come nella maledetta campagna di Russia. Non era scontato, infatti, il contraccolpo...

Storia e storie di Italia ’90 / Trent’anni di notti magiche

Trent’anni fa andava in scena il campionato mondiale di calcio di Italia ’90. Chi di noi allora c’era, chiudendo gli occhi può ancora rivedere, riascoltare, e perfino riassaporare quei giorni. Ma che cosa sono state, veramente, quelle “notti magiche” per tutti noi? Molto più che semplice sport. A costellare Italia ’90 sono state innanzitutto vere e proprie icone del loro tempo e delle loro rispettive nazionali. Primo fra tutti, René Higuita, estroso portiere colombiano, la cui fama è oggi legata soprattutto alle sue frequenti “escursioni” - palla al piede - fuori dall’area di rigore, come quella costata l’eliminazione alla Colombia negli ottavi di finale per mano del Camerun. Merito del “nonnetto” Roger Milla, allora già trentottenne (anche se molti giurano però fosse più vecchio), le cui reti a Italia ’90 fanno sognare tutta l’Africa, e le cui esultanze (con tanto di danza Makossa attorno alla bandierina del corner) fanno il giro del mondo. Il giocatore dal più alto tasso folcloristico a calcare i campi di Italia ’90 è forse però il colombiano Carlos Valderrama, noto soprattutto per il suo particolare look, con appariscenti baffi neri e un’inconfondibile folta e riccioluta chioma...

Diario 4 / Camminare tra cose derelitte

Il 29 giugno a Roma è la festa dei patroni. È una festa che svuota Roma e le dona l’aspetto che manterrà per tutta l’estate: l’aspetto di una città abbagliante, lenta, spopolata, infiacchita dal caldo e dalla luce. È una festa che non è una festa, è più una condizione atmosferica da quadro impressionista: un pieno sole. È nel pieno sole che Tommaso e io ci vediamo per una passeggiata sotto i muraglioni del Tevere, a contatto col fiume, tra ciclisti, pescatori e improvvisati set fotografici. Tommaso e io siamo amici. Ci vediamo tre volte l’anno. In questa città vedersi tre volte l’anno è già tanto. È la frequenza che consente di mantenere intatte le relazioni. In un’altra città non ci si considera amici di persone con cui ci si vede tre volte l’anno. In questa città invece, in questa città in cui si vive di acrobazie, vedersi tre volte l’anno è stare perfino al di sopra della media.     Mi considero amico di persone con cui mi vedo due volte l’anno. Oppure una volta l’anno. Ma mi considero amico anche di persone con cui mi vedo meno di una volta l’anno, ossia mi considero amico di persone con cui non mi vedo affatto. Non vedersi è forse la condizione ideale per rimanere...

Paolo Jedlowski / Intanto, la vita

Intanto, per parafrasare una celebre massima, attribuita a John Lennon, è lo pseudonimo che usa la vita per passare inosservata, mentre siamo intenti a fare altro. È dunque ciò su cui, in presa diretta, non posiamo lo sguardo, è la vita parallela, di altri o persino nostra, intanto che ne viviamo un’altra; è una dimensione dello spazio, del tempo e, vorrei dire, dell’anima, che da il titolo all’ultimo godibilissimo libro di Paolo Jedlowski (Intanto, Mesogea, Messina, 2020, pp. 154, euro 13). Un esperimento narrativo di autobiografia sociologica, che insegue l’ambizione di raccontare non solo di sé e delle vite di chi, in quei luoghi, in quei anni, in quei snodi della vita, si riconosce, ma anche quelle di quanti, pur attraversando la stessa epoca e vivendo negli stessi posti, hanno vissuto qualcosa di profondamente diverso da quello del narratore.   L’autore ce ne offre un primo esempio nelle pagini iniziali del libro: la memoria torna agli anni in cui, giovane ed entusiasta, partecipa alle manifestazioni del ‘68 milanese e, seguendo un corteo, attraversa Piazza San Babila; e intanto può darsi che suo padre, il cui ufficio affacciava proprio sulla quella stessa...

Conversazione con Marco Gui / Distanti eppur connessi?

Le discussioni sulle tecnologie dell’educazione (ICT) sono frequentemente caratterizzate da un forte tasso di ideologia come ha rilevato, tra gli altri, Antonio Calvani. Lo stesso nome di learning technologies assume come naturale ciò che dovrebbe essere dimostrato, ossia la correlazione tra tecnologia e aumento degli apprendimenti. Le opinioni determinano i fatti, e li producono. In mesi segnati dalla didattica a distanza condotta attraverso un variegato uso di risorse digitali, è sembrato quanto mai opportuno rivolgersi a chi ha prodotto ricerche sistematiche, evidence based, sulla relazione tra media digitali ed istruzione. Marco Gui ha, infatti, all’attivo diverse pubblicazioni sul tema, quali A dieta di media. Comunicazione e qualità della vita (il Mulino, 2014), sulle problematiche della sovrabbondanza comunicativa e il Il digitale a scuola. Rivoluzione o abbaglio? (il Mulino, 2019), un bilancio delle politiche sulla digitalizzazione dell’istruzione.   Professore associato nel Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, Gui si occupa di sociologia dei media digitali e dell’utilizzo che ne fanno i giovani, aspetto che lo ha condotto a...

Una scrittrice da riscoprire / Alice (Ceresa) disambientata

A tredici anni di distanza dalla prima edizione del Piccolo dizionario dell’inuguaglianza femminile di Alice Ceresa (pubblicato postumo nel 2007 per l’attenta cura di Tatiana Crivelli), le edizioni nottetempo hanno appena riproposto l’opera della scrittrice svizzera in un’edizione ampliata e affiancata da un altro volume intitolato Abbecedario della differenza in cui le curatrici, Laura Fortini e Alessandra Pigliaru, hanno chiesto a varie studiose e studiosi di dialogare con le voci del dizionario ceresiano. Un’operazione meritevole che ha lo scopo di richiamare l’attenzione su una scrittrice di straordinario talento la cui attualità, come vedremo, non si esaurisce affatto nella questione femminile che pure è stata costantemente al centro della sua riflessione.    Il nome di Alice Ceresa era balzato alla cronaca nel luglio del 1967 quando, all’età di 44 anni (era nata a Basilea nel 1923), vinse il Premio Viareggio Opera prima con La figlia prodiga, testo sperimentale che aveva inaugurato presso Einaudi la collana «La ricerca letteraria» diretta da Davico Bonino, Manganelli e Sanguineti. Nel ’65 alcuni capitoli di La figlia prodiga erano apparsi sul «Menabò» 8 di...

Francesca Rigotti / Fare buio al buio

Neanche il buio è più quello di una volta. Se l’illuminismo ha vinto molte battaglie ma a quanto pare ha perso la guerra, l’illuminazione ha stravinto su tutti i fronti. “Ogni cosa è illuminata”, nel senso che più niente sfugge alla luce. Le cose, le case, le strade, le campagne, il cielo. Si cerca la luce per sentirsi sicuri, per esorcizzare la paura e la morte. “Infuria, infuria contro il morire della luce”, diceva Dylan Thomas. Ma il buio non è solo minaccia, è anche riposo, possibilità di riflettere, di isolarsi, di negarsi. Il buio è anche ciò che custodisce il segreto, che nasconde e accoglie; è la paura, ma anche, a volte, la protezione, il rifugio; il pericolo, la minaccia e la difesa; l’aggressione e l’intimità, degli amanti e di ciascuno con se stesso... Ma negarsi alla luce diventa sempre più difficile. Sottrarsi alla vista, cercare zone d’ombra, angoli bui, è già un atto sospetto di per sé. Di noi, tutto deve essere visibile e tenuto sotto controllo, solo così possiamo essere protetti. E solo protetti in ogni momento della giornata (del giorno che include la notte, come la donna è inclusa nell’uomo e non viceversa) e da ogni parte, possiamo sentirci non minacciati,...

Ritorna Scarabocchi / Hai delle belle braccia!

Scarabocchi torna a Novara dal 18 al 20 settembre! Tre giorni di laboratori, officine, spettacoli e piccoli atelier per parlare di “corpi” e rimettere al centro gesti e incontri. Ma prima ancora di incontrarci, con tutte le precauzioni necessarie, Scarabocchi riparte online: quattro disegnatori per quattro lezioni di disegno in diretta Instagram sul profilo del Circolo dei lettori, che si trasforma per l'occasione in uno studio d’artista: Guido Scarabottolo (martedì 7 luglio, ore 19), Giovanna Durì (giovedì 9 luglio, ore 19), Pietro Scarnera (martedì 14 luglio, ore 19), Alessandro Bonaccorsi (giovedì 16 luglio, ore 19) insegneranno a grandi e piccoli come trasformare ghirigori in nasi, orecchie, braccia e piedi. Evviva gli Scarabocchi!   Hai delle belle braccia!  La frase coglie di sorpresa sia me che la ragazza alla quale è rivolta. Alberto l’ha detta con una tale naturalezza che non lascia dubbi, è evidente l’assenza di malizia e di piacioneria, è solo una dichiarazione. Lei, da ragazza carina ed educata quale appare, risponde con un timido grazie, mentre io resto con il mio cucchiaio di cappelletti in brodo sospeso quanto quel...

Esibire i conflitti / Goodbye Roosevelt. Vita e morte di una statua

È ormai certo: il memoriale equestre del Presidente americano Theodore Roosevelt (1858-1919) verrà rimosso dallo scalone antistante l’American Museum of Natural History (AMNH) di New York, visitato da quasi cinque milioni di persone ogni anno. La notizia non giunge inattesa: da settimane si moltiplicano gli appelli per rimuovere vari monumenti, da settimane circolano immagini di statue imbrattate o fisicamente rimosse dai Comuni. Issate in pompa magna, con cerimonie ufficiali, vengono smantellate quasi furtivamente nel cuore della notte, sbullonate davanti agli sguardi e ai cellulari degli astanti.  E tra questi due brevi momenti – l’elevazione e la rimozione – la statua vive in un limbo di sovrana indifferenza, in uno stato larvale che può protrarsi per secoli. Finché un soffio di vento riattizza la fiamma affievolita della storia, come dimostra il caso Roosevelt su cui è utile tornare oggi in Italia.   La statua della discordia   Il memoriale equestre è commissionato nel 1925 e installato nel 1940, finanziato pubblicamente (per un costo totale di tre milioni e mezzo di dollari) e quindi di proprietà della città e non dell’AMNH. Rappresenta Roosevelt pronto per una...

Sciarà / Ahcadehe

Ahcadehe (h aspirate) era l’appellativo con cui nostro padre ci rimbrottava, quando non eravamo all’altezza dello zelo orobico per il lavoro. Vuol dire: lazzarone/i. Essendo la pigrizia un tema significativo nella bergamasca, ha diversi e altrettanto intraducibili sinonimi:  Lifrucù Ligóh Strigóh Buoatù Quest’ultimo ha una coloritura che aggiunge all’aggettivo lazzarone/pigro, anche il significato di ‘Buono a niente’. Naturalmente, si poteva variare con il più comprensibile: Lasarù.

Convivere con Covid-19 / Volti, sguardi e mascherine

L'uso obbligatorio e normato delle mascherine, chirurgiche o autoprodotte, regalate o acquistate, “di comunità” è uno dei tratti che più colpiscono la percezione e rimarranno nell'immaginario di questi strani giorni, segnati da vissuti e situazioni tragiche o comunque sconfortevoli, perturbanti, anomale. Sono molte le questioni che questo nuovo abito chiama in causa, anche in relazione al fatto che il suo utilizzo sembra essere destinato a durare nel tempo: la discussione sull'effettiva efficacia nella protezione e sugli effetti dell'uso prolungato sul respiro; l'essere un dispositivo di sicurezza sul lavoro e nella vita pubblica, in diverse variabili e oggetto di un nuovo expertise diffuso che riguarda i diversi modelli, il modo in cui vengono portate, applicate o abbassate nell'interazione quotidiana; gli effetti psicologici in relazione alla fiducia nella relazione e il senso di reciproco controllo nella relazione; la personalizzazione e i diversi stili delle mascherine, che possono diventare occasione di creatività personale o persino donare aura di mistero alle figure. Vorrei proporre in queste pagine un intreccio di ragionamenti sull'uso della mascherina a partire da quello...

Un'intervista con l'artista / Glitch: la verità nell'errore. Conversazione con Emilio Vavarella

Mauro Zanchi e Sara Benaglia: “Report a Problem” è il messaggio che compare in basso nella schermata di Google Street View, e permette di segnalare a Google gli eventuali problemi rilevati nella visualizzazione del luogo che si sta visitando virtualmente. Immaginiamo che si possa creare un sistema in grado di fotografare o rivelare immagini interiori, luoghi che vivono nell'immaginario. Tu hai viaggiato su Google Street View, fotografando sul monitor tutti i “paesaggi sbagliati” che hai incontrato, prima che altri utenti riportassero il problema; così hai indotto l’azienda ad aggiustare l’immagine sostituendo le foto errate. Come ti figuri i paesaggi interiori e una sorta di fantagoogle che sistema le immagini inconsce delle persone? Quale utilità potrebbe avere rendere visibili immagini inconsce?   Quando lo scorso gennaio mi avete chiesto di immaginare una fotografia capace di rivelare immagini interiori non avrei immaginato di rispondere partendo da un coronavirus. Ma mi piacerebbe partire proprio da qui, a dimostrazione di quanto sia rilevante comprendere il ruolo e la produzione delle immagini anche in un momento di profonda crisi come quella innescata dal COVID-19...

Un Marx geografo / David Harvey: geografia del dominio

Geografia del dominio (Ombre corte 2018) raccoglie quattro brevi saggi di un autore di valore, David Harvey: geografo, ma esploratore di molti aspetti del contemporaneo nelle sue diverse declinazioni. Il suo libro più noto, The Condition of Postmodernity (1989), univa la lettura del postfordismo ai fenomeni culturali, artistici e architettonici del postmodernismo. Mostrava in fondo che questa corrente di pensiero – così influente nelle arti applicate, nell’urbanistica e nell’architettura di fine Novecento – era direttamente riconducibile a forme di produzione e a modelli di accumulazione flessibile tipici del tardo capitalismo. Negli anni, Harvey si è sempre più riferito a Marx: non al marxismo ma al testo marxiano, fonte inesauribile di analisi e profezie di quella che chiamiamo ora tutti “globalizzazione”. Nell’ultima occasione che ho avuto occasione di ascoltarlo, a Urbino davanti a un pubblico di studiosi dei fenomeni urbani, Harvey ha svolto una lezione sul Secondo Libro del Capitale, quello in cui Marx analizza il fenomeno della circolazione del capitale. E ha spiegato con quegli strumenti marxiani l’attuale finanziarizzazione delle città globali: sedi oggi di immensi...

Carteggi amorosi / Pessoa e Ophélia Queiroz: tutte le lettere d’amore sono ridicole

«Nella casualità della strada la casualità della ragazza / bionda: ma no, non è lei»: scrive Alvaro de Campos. Fernando Pessoa non potrebbe che sottoscrivere i versi del preferito fra i suoi eteronimi. Quella “ragazza bionda”, alla fine, arriva nella sua vita. Trentenne timido, isolato e sconosciuto, padrone soltanto della sua segreta opera letteraria, nella Lisbona degli anni venti Fernando si innamora di una gentile e minuta ragazza, dattilografa nella stessa impresa commerciale in cui lavora. Come può avvicinarsi al suo oggetto/soggetto amoroso? Escludendo a priori un contatto troppo diretto e sensuale, da cui sarebbe spaventato, non resta che un corteggiamento affettuoso, come quando i maschi delle gru cominciano ad emettere strida per attirare le femmine. Nel caso di Pessoa le strida sono parole sommesse, piccoli doni, letterine affettuose, teneri esorcismi, segnali che avvicinano e slontanano. Il suo è un passo esitante, impaurito, come accade all’inizio di ogni amore.      __title__ «Chi? L’infinito? / Digli che entri. / All’infinito fa bene / stare un po’ tra la gente» scrive Alexandre O’Neill. Pessoa il suo “infinito” se lo porta a spasso per le strade...

Ritorna il nostro Speciale / Sciarà

C’è un brindisi che gli “Sciarà” – che erano gli amici fraterni, i sodali, quelli che portano lo stesso nome, i commilitoni e quelli che condividevano la stessa fatica del lavoro, quelli che hanno giocato insieme da bambini; la definizione della catena di senso resta plurima, e originaria – si facevano scambiandosi, regalandosi anzi, una formula di saluto, che era certo anche più che un augurio. Il rito diventava più gagliardo quando ci si ritrova dopo un lungo periodo di separazione o distacco (che era spesso, l’emigrazione lontana delle Americhe di allora, la prova di una malattia, e più spesso una disavventura di furfanteria o un qualche pericolo scampato che non si diceva).   Ed era sempre assistere a un brindisi grandioso, indimenticabile nella sua nitidezza e lussuosità, che a me ragazzino, di fronte a questi adulti o vegliardi che festeggiavano il semplice piacere di ritrovarsi tra i vivi, mi appariva cosa olimpica, sontuosa, araldica, per quanto tra di loro si fosse tra poveri, vecchi o malvissuti. Ed era così, era questo: si versava il vino, rosso, forte e scuro come il sangue, e si “introzzavano” sonoramente i bicchieri, quelli piccoli, di vetro spesso, dozzinali,...

L'uomo e gli altri / Virus e specie

Sfido chiunque, durante il lockdown, a non essersi sentito colpito, commosso, persino estasiato, dalle immagini di animali non umani che se ne andavano a spasso per la città (mamma anatra e la sfilata degli anatroccoli al seguito), o si avventuravano dove abitualmente si trovano solo gli animali umani, i loro prodotti e le loro scorie (i delfini nei vari porti di Ostia, Olbia, ecc., persino la lunghissima cavalcata di un daino sul bagnasciuga di non so quale spiaggia). Si è parlato di riappropriazione del loro ambiente naturale da parte degli animali: che bello, finalmente in questa pandemia c’è qualcosa di buono, come siamo violenti e invasivi noi umani, ce ne dovremo ricordare. Tutti già con un occhio alla conclusione del lockdown (legittimamente, per carità) e alla ripresa della vita “normale”. Sulla “riappropriazione” Massimo Filippi, autore di Il virus e la specie. Diffrazioni della vita informe (Mimesis Editore, 2020, pp. 138), uscito da qualche settimana, certo non sarebbe d’accordo. Questo ultimo testo di Filippi non è né un libello estemporaneo, né uno scoop sulla pandemia, è il capitolo di un discorso antispecista, complesso e radicale, iniziato da tempo. Parlare (e...

Incorruttibile / Plexiglass: dal Terzo Reich alle aule scolastiche

Se ancora non ci siamo impratichiti con il Plexiglass, tra poco lo dovremo fare, poiché sembra proprio che entreremo in contatto, se nel frattempo non è già avvenuto, con questo materiale plastico essenziale per garantire quel distanziamento sociale che ci difende dal Covid-19: fabbriche, negozi, bar, ristoranti, e presto anche le aule scolastiche. Il suo inventore è un chimico tedesco, che era anche farmacista, Otto Röhm. Nel 1901 creò un primo materiale cui diede nome di Acrylkautshuk partendo dalla sua dissertazione in cui discuteva il processo di polimerizzazione. Röhm è uno di quei chimici che interessavano a Primo Levi, non solo per via del medesimo mestiere, ma perché uomo dai mille talenti, un inventore che ottenne i suoi primi successi dedicandosi alla conceria. Isolò infatti gli enzimi che servivano nel processo di mordenzatura nell’industria del cuoio, utilizzando escrementi animali, in particolare le feci di cane. Un aspetto non così strano, se si pensa che ancora nel 1946, al ritorno dal Lager, lo stesso Levi insieme all’amico chimico Alberto Salomoni si dedica a realizzare un rossetto per un cliente nel loro laboratorio chimico utilizzando, racconta in Il sistema...

Claudio Ascoli e Chille de la balanza / Per una drammaturgia della distanza

Gli anni ’70 e i suoi 70 anni. È molto più di una semplice inversione di parole. Per Claudio Ascoli Napule ’70 racchiude il tempo di una vita, pensata e vissuta a teatro come atto di ribellione, di rovesciamento, di rivoluzione dell’ordine costituito. Personale, perché collettivo. E viceversa. È una conquista mai definitiva, mai raggiunta una volta per tutte e per sempre; è un orizzonte, piuttosto, che si sposta in avanti a ogni passo: che non cerca, trova. «Nella gamma delle mie priorità – afferma – la più alta è la libertà ed è il motivo per cui soffro l’istituzione. Io sono molto attratto dal sapere, non sono interessato al potere. Con Napule ’70 non voglio raggiungere un punto fermo, ma un punto di riflessione per capire cosa fare di nuovo, per trovare senso ai sensi». Parliamo a margine di una prova in vista del debutto nazionale al Napoli Teatro Festival Italia il 14 luglio (alle 21 e in replica straordinaria alle 23). Ci incontriamo a casa sua, ovvero nel Padiglione 16 dell’ex-manicomio di San Salvi, a Firenze. È la “città nella città” che lo ha accolto nel 1998 con Sissi Abbondanza, la sua compagna d’arte e di esistenza da oltre 40 anni, e i Chille de la balanza, la...

Una biografia di Vanni Codeluppi / Il mio amico Luigi Ghirri

Gli esseri umani sono il mosaico del mondo che li circonda. Quel mondo che ci entra dentro, ci dà vita e che bisogna lasciar passare senza opporre resistenza. La fotografia di Luigi Ghirri è il mondo in cui siamo immersi, che ha origine dall’infanzia e che prosegue naturalmente nel corso della vita. Vanni Codeluppi ripercorre in un piccolo libro la Vita di Luigi Ghirri. Fotografia, arte, letteratura e musica (Carocci Editore, 2020), e lo fa attraverso l’intersezione di lievi racconti biografici, il pensiero del fotografo e l’interpretazione di dieci immagini emblematiche della sterminata produzione ghirriana, anteposte ai dieci capitoli di cui si compone il libro. Luigi, come l’autore lo chiama lungo tutto il racconto perché possa distinguersi dagli altri personaggi citati, da piccolo vive in campagna sviluppando quel senso di appartenenza al territorio della sua nascita che lo accompagnerà per tutta la vita. Ha una mente acuta e curiosa, osserva e vuole sapere, aspetto che sarà una caratteristica costante del suo futuro guardare fotografico, un concetto che funge da filo conduttore in tutto il testo.   Seguire le “stazioni” che ci vengono proposte è indispensabile per capire...

Al di sopra della legge / Poliziotti violenti

Quando, nel finale de Gli intoccabili, Eliot Ness, l’eroe, scaraventa l’azzimato e odioso gangster giù dal tetto del tribunale, alzi la mano chi non ha intimamente goduto. È impossibile - emotivamente, istintivamente, visceralmente - condannarlo per quel gesto. E il magnifico film di Brian De Palma, scritto da David Mamet, uno dei capisaldi del periodo (The Untouchables, 1987) non fa niente per problematizzare l’accaduto, anzi. Il gangster è mostrato come particolarmente crudele ed esecrabile: ha pure assassinato l’amatissimo vecchio poliziotto impersonato da Sean Connery. A interpretare Eliot Ness, il coraggioso agente federale che ha giurato di fermare Al Capone, è Kevin Costner, con il suo volto da eroe tutto d’un pezzo: non batte ciglio dopo aver deliberatamente, non accidentalmente, punito il criminale così, extra legem. E noi con lui.     Gli intoccabili, 1987. In queste settimane, l’America e il resto del mondo si sono svegliati di fronte a immagini profondamente disturbanti. L’uccisione di George Floyd ha riacceso i riflettori sul gigantesco problema della brutalità - razzialmente orientata - endemica alle forze dell’ordine statunitensi. Ma, al di là dell...

Insidie della cortesia / Saluti e baci

Niente più baci, abbracci, strette di mano, pacche sulle spalle? Pare di no, almeno per adesso che, come ci hanno anche troppo ripetuto, di contatti fisici non se ne parla proprio. Fra le conseguenze di questa minuziosa riorganizzazione delle distanze sociali fra corpi che stiamo subendo, c’è una trasformazione delle cosiddette forme di cortesia. E in primo luogo dei saluti. Ce ne siamo accorti già da tempo, impacciati come siamo nel non sapere come comportarci quando incontriamo un amico, un parente o un collega, cosa fare e cosa no, che tipo di confidenza assumere, se e come manifestarla nei gesti prima ancora che con le parole, con il corpo più che con la mente. Accumuliamo figuracce, dietro la mascherina che cancella ogni sorriso e ogni smorfia. E  altrettante ne subiamo, quando allunghiamo la mano verso il nostro interlocutore e costui, altrettanto imbarazzato, ci rifiuta la sua. Per non parlare dei baci – uno al Nord, due al Sud, tre Oltralpe, quattro in Russia… –, vietatissimi e insieme agognatissimi. O degli abbracci: segno di un’intimità più o meno forte, di un’amicizia più o meno ipocrita che vorremo coltivare senza però possedere i codici per farlo: quelli cui...

Ipotiposi / Fra la terra e il mare

“C’è su questa terra una condizione di vita, ci sono circostanze paesistiche (se di ‘paesaggio’ è lecito parlare nel caso che abbiamo in mente) nelle quali una siffatta confusione e l’eliminazione delle distanze di tempo e spazio fino alla vertiginosa uniformità hanno luogo, si può dire, per natura e di diritto, sicché l’abbandono al loro fascino in ore di vacanza può in ogni caso considerarsi lecito. Alludiamo alla passeggiata in riva al mare”. Hans Castorp, il protagonista della Montagna incantata di Thomas Mann, dal suo “esilio” nel sanatorio sulle Alpi svizzere, evoca con piacere nostalgico l’esperienza “disturbante” di una passeggiata sulla spiaggia. Lì consolidate distinzioni si con-fondono, vengono meno i nostri abituali riferimenti, le coordinate di quella coppia benedetta o maledetta della storia del pensiero occidentale, lo spazio e il tempo, i kantiani a priori della sensibilità, perdono valore. Dalla passeggiata non si giunge mai a casa in tempo, perché il tempo ci ha perduto o noi lo abbiamo smarrito; i criteri con cui abitualmente misuriamo distanza e profondità si fanno incerti: quali dimensioni possiede la vela che si perde nella “schiumosa lontananza verdegrigia...