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Nicolas Bouvier / La polvere del mondo

L’usage du monde, ripubblicato da Feltrinelli con il bel titolo La polvere del mondo (pp. 425, € 20 è la cronaca di un viaggio in una Fiat Topolino dai Balcani al Pakistan fatto da due amici: Nichola Bouvier, che scrive, e Thierry Vernet, che invece dipinge. Sono affiatati e il libro non diventa un romanzo sulla loro amicizia, resta aperto al mondo che incontrano. Quindi poca psicologia e tanta storia, antropologia, curiosità, divertimento. Questa è la prima regola per chi fa un viaggio: o soli, o con qualcuno che sia compagno di esplorazioni e non costringa a un ripiegamento su se stessi, anche se per i migliori motivi del mondo. Cominciamo dal titolo e qui c’è una questione piuttosto interessante per i traduttori. La soluzione adottata a me piace e non è intuitiva. Perché tradurre usage con polvere? Nei settanta anni che sono trascorsi dal viaggio di Bouvier viaggiare è diventato un utilizzo del mondo nel senso corrivo, spesso dannoso per le comunità che si incontrano. L’industria cinematografica amplifica questa percezione come se tutti i luoghi del mondo, dall’Antartico a Venezia al Vietnam, fossero diventati i fondalini delle azioni di personaggi assai simili tra loro:...

Solitarismo / A bordo del Magic Bus

Da pochi mesi è stato rimosso il Magic Bus in Alaska, dove 28 anni fa il giovane Christopher Johnson McCandless ha sigillato con la morte il suo sogno di libertà. Into the Wild, oltre a essere il titolo di un libro e di un film, è diventato in questi anni un simbolo, un riferimento, qualcosa di importante per molti. Quel ragazzo, nato nel 1968, era un mio coetaneo e oggi sarebbe un uomo di 52 anni, magari professore o eterno nomade del mondo, chissà. Io oggi non lo posso pensare che come figlio. E penso al tipo di libertà che ci ha mostrato, anche quassù in montagna.  Era il settembre del 1992 quando il corpo del ventiquattrenne Chris McCandless veniva ritrovato nei pressi del vecchio autobus, che gli fungeva da riparo, nella terra selvaggia del parco nazionale di Denali in Alaska. Lo scorso giugno il bus è stato sollevato da un grande elicottero e portato via su decisione delle autorità perché considerato pericoloso per l’incolumità di persone, fan, escursionisti che volevano “vedere” il luogo che aveva reso iconica la vita di un ragazzo, il suo sogno, la sua ricerca interiore.   In tre decenni sono successe tante cose che hanno trasceso la vita privata di Chris...

Del principio vitale / Il ritmo del respiro

Si dice che il respiro sia sempre stato sinonimo naturale di vita e simbolo assoluto dell’esistenza. Eppure, il respiro non è l’unico principio che gli esseri umani abbiano considerato sorgivo: presso i greci, ad esempio, era la luce l’elemento vitale per eccellenza. E che cosa dire del battito del cuore, che ritma l’intera esistenza e fino alla morte palpita per proprio conto?   Ritmo del respiro, del cuore, del tempo   Dentro e fuori, su e giù. È il ritmo del respiro che entra e esce, apri e chiudi. Leggero e silenzioso, quasi inavvertibile nei bambini quando dormono. Più pesante negli adulti, in alcuni persino fragoroso. Giù e su, fuori e dentro: un ritmo che accompagna la giornata, il tempo, la vita nel tempo. Al respiro e al suo ritmo, alle sue forme e ai suoi stimoli, alle sue apparenze e alle sue realtà, al suo inizio e alla sua cessazione è dedicato l’intero incontro cui partecipiamo. Il respiro viene e verrà sviscerato in tutte le sue forme in questo contesto, come se fosse l’unico principio vitale. Ma non lo è. E qui io farò un po’ la parte non della bambina ribelle, oggi di moda, ma della vecchietta ribelle. Sono qui infatti ad affermare: non solo respiro....

Addii / Frie Leysen, contro il consumo del teatro

“Ho una gran confusione in testa. Quindi tutto bene!” scriveva Frie Leysen a Romeo Castellucci, riprendendo una frase del regista che iniziava a dare notizia del suo Combattimento (da Monteverdi), che avrebbe presentato al Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles nel 1999. La Socìetas Raffaello Sanzio al Festival c’era stata già stata con Giulio Cesare e vi sarebbe tornata con molte delle sue opere successive, a partire dal quarto atto della Tragedia Endogonidia. BR#4Bruxelles/Brussels. Scriveva ancora Frie Leysen:    “Anche nella mia testa c’è una gran confusione, quando si tratta di enunciare e aggregare delle parole sulla profonda impronta che il tuo lavoro incide in me… Perché questa impronta non ha contorni. È movimento: perturbazione. Emozione violenta e diffusa agitata da domande incessanti, da contraddizioni insolubili. Dolce luce che racchiude le ombre più spaventose” (ora in Socìetas Raffaello Sanzio / Romeo Castellucci, Epitaph, Ubulibri, 2003).    La lettera di Frie Leysen continuava ponendo domande stringenti a Castellucci su etica e estetica, scrivendo ancora:    “Il teatro come un lavoro di precipitazione chimica, un fenomeno fisico di...

Una libertà contestata / Libero arbitrio?

Rabbi Nachman di Breslav, uno dei grandi del chassidismo, a chi gli chiedeva cosa fosse la libertà rispondeva: Cosa c’è di misterioso nella libertà? Fai quello che vuoi e non fai quello che non vuoi! L'indubbia saggezza del maestro non rende meno discutibile questa affermazione stentorea e troppo sbrigativa, anche se in parte vera; infatti di misterioso nella libertà c'è tutto, la libertà stessa è un mistero! Fare quel che si vuole e non fare quel che non si vuole è un'espressione importante di libertà, che però si identifica non con la libertà tout court ma con il libero arbitrio, cioè con il tipo di libertà proprio degli esseri umani, quella che ci fa distinguere e scegliere tra il bene e il male, tra una strada e un'altra, tra un caffè e un cappuccino.   Per molti la libertà è solo questo e appartiene solo agli esseri umani. Come per Hanna Arendt secondo la quale Dio ha introdotto la libertà nel mondo per mezzo dell'uomo (Che cos'è la libertà? in Tra passato e futuro, Garzanti). Se le cose stessero così, se libertà e libero arbitrio coincidessero, con la nostra scomparsa la libertà non esisterebbe più.  C'è chi trova molto riduttiva questa concezione della libertà,...

collana 180 / Franco Basaglia: la follia come esperienza umana

Ho riletto il libro di Mario Colucci e di Pierangelo Di Vittorio, che avevo letto nella sua prima edizione, e ne condivido ancora oggi le considerazioni sulla vita e sull’opera di Franco Basaglia, che sono ricondotte non solo alle loro fondazioni  sociali, ma anche culturali e filosofiche, che si intrecciano le une alle altre. Un libro che si legge, o si rilegge, con grande interesse, e che ricostruisce avvenimenti lontani che nulla hanno perduto della loro febbrile attualità.     Il libro ci ricorda che la rivoluzione basagliana si è avviata lungo i sentieri conoscitivi e metodologici della fenomenologia, che egli da disciplina teorica ha convertito in disciplina incarnata nei modi concreti di fare psichiatria.    La fenomenologia   Rileggendo questo libro, non posso fare a meno di ripensare alla fenomenologia, come a una corrente filosofica che, anche in Italia, è stata a fondamento di bellissimi lavori sulla dimensione umana della psichiatria che non hanno nondimeno cambiato il modo di fare psichiatria nei manicomi. Anche ai direttori di formazione fenomenologica sono mancati la volontà e il coraggio di tenere aperte le porte dei...

Montagne esili e modernità / Giovanni Lindo Ferretti, Non invano

“Non è questa la vera copertina, in realtà sarebbe dovuta essere quest’altra”, dice Giovanni mentre con pudore e lieve imbarazzo, mi porge una copia del libro autografata; sul retro compare una sua foto in primo piano, mentre sotto, la copertina rigida ritrae il campanile della chiesa di Valbona.   Il pudore delle parole e dei gesti – ma anche il loro ardire – è cultura montanara, ereditata come la normalità di camminare all’alba in salita tra faggi e pietre corrose di antichi ghiacciai. Un pudore che ben conosco per averlo respirato da bambino, in involontari percorsi educativi e intere estati. Quella del peso della parola era poi sensibilità che i montanari avevano spiccata: tra adulti la parola rara, suggello dei pensieri. Ma anche lasciando la storia, la memoria, le sue suggestioni e venendo ai nostri giorni, il peso della parola qui è ancora ben presente, deve essere così quando il paese è fatto di 60 anime tra le quali le parole necessariamente sono rade se non rare. Così, leggendo le pagine del libro (Giovanni Lindo Ferretti, Non Invano, Mondadori 2020) ma anche camminando per le strade del paese a fine estate, la sensazione è in fondo la stessa, si avverte il filo...

Lo stato di sospetto / Messico: il governo non esiste, è tutta colpa del governo

Vivo a Città del Messico da sei anni. Da sei anni risiedo nello stesso condominio, al primo piano di Calle Prosperidad angolo Progreso. In questo lasso di tempo relativamente breve, il nostro appartamento è stato svaligiato due volte. La prima poche settimane dopo il mio arrivo, nel 2014. Era il weekend del día de muertos e il palazzo era completamente vuoto. In pieno giorno, i ladri sono riusciti ad aprire il portone principale, e da lì hanno tranquillamente svuotato i primi tre appartamenti che hanno incontrato, tra cui il nostro. Sono quindi usciti indisturbati nello stesso modo in cui erano entrati.  Dopo un primo shock, la conseguenza principale è stata una forte stretta nelle misure di sicurezza, con una porta interna a proteggere le scale e un giro di vite alla distribuzione delle chiavi del portone ai condomini. Solo due per appartamento. E in caso un inquilino ne volesse una terza, la richiesta va fatta direttamente all’amministrazione condominiale. Il messaggio era chiaro: una copia doveva essere sfuggita di mano arrivando, chissà attraverso quali canali, alle persone sbagliate. Il sospetto cadde rapidamente sul portinaio, un’ombra che, da quel giorno e fino al suo...

Sto pensando di finirla qui / Charlie Kaufman. La vita dei pensieri

Usare il cinema per dare vita e dimora ai pensieri che ti si piantano in testa. Questo è quello che fanno i film di Charlie Kaufman (Essere John Malkovich, 1999; Eternal Sunshine of the Spotless Mind, 2004; Synecdoche, New York, 2008; Anomalisa, 2015), operando tutti, compreso l’ultimo (I’m Thinking of Ending Things), dei dislocamenti narrativi e simbolici (un po’ come i suoi personaggi, che sono sempre in viaggio). Spostarsi, spostare: da un ambito all’altro, da un luogo all’altro, da una forma all’altra, dal verbale al visuale: trasferire, come dice il verbo greco “metaphérein” che si legge sui teloni in Pvc dei camion per traslochi nelle strade greche. Il cinema di Kaufman è una metafora illimitata, e in tal senso l’incontro con il romanzo (2016) di Iain Reid da cui è riadattato il lavoro appena uscito su Netflix assomiglia a un destino prestabilito. Perché il libro ha inventato un’idea compositiva che già sembrava kaufmaniana. La trovata narrativa è quella di scegliere e sfruttare come edificio fittizio (e metaforico) del luogo dove abitano le tue ossessioni non solo e non tanto la casa dove sei cresciuta, o cresciuto (come accade nei sogni di tutti, o in quasi tutti i film...

4 / Parassiti in guerra

Ben poche malattie vengono sconfitte per la semplice forza della scienza e l’efficacia della tecnica, ha mostrato Bruno Latour in I microbi. La vittoria su di esse non si spiega con l’evidenza della ragione, non si piega alla logica del progresso; occorre tener conto anche della folla di alleati che entrano ad ingrossare le truppe degli scienziati. Fra i primi ad accogliere il pasteurismo sono i medici militari. Giovani in piena salute muoiono anche in tempo di pace nelle caserme che non sono poi molto diverse dai laboratori, spazi circoscritti dove i parassiti si diffondono ma dove si possono controllare i protocolli sperimentali. In tempo di guerra poi, le epidemie sono da sempre le armi più potenti; lo sappiamo dalla peste che diciamo manzoniana attorno al 1630, prima ancora alle “orrende guerre d’Italia” a fine Quattrocento, dove fa la sua comparsa la sifilide, forse importata dalle Americhe in quello scambio, diseguale anche in termini batterici, fra colonizzatori e indigeni. Nel 1802, più di 50.000 soldati francesi, sbarcati a Santo Domingo, vengono sterminati dalla febbre gialla, senza combattere. Passano una decina d’anni e tocca all’armata di Napoleone venire sconfitta...

Diario 4 / Orbita di trasferimento

Riparto di nuovo dalla fine; per consuetudine di questo diario, perché riordinare è una forma di cura, perché il tempo aggiunge dettagli alla memoria dell’immediato. Inizio quindi dall’ultimo giorno, una domenica dedicata a riordinare i libri di casa, a togliere polvere da scaffali, pagine e ricordi. Una piccola fatica necessaria, quasi un appello per contare i presenti. Carla legge distrattamente alcuni titoli sparsi per terra in una pausa, i gatti costruiscono nuovi confini tra le torri di libri e gli scaffali inaspettatamente vuoti, il tempo scandito dalla consuetudine di un caffè preparato con calma, clessidra liquida di tante domeniche. Ripenso alla settimana conclusa, giorni attesi, misurati, invocati. Passati. Come tante volte nella mia vita di adulto gioco a immergerli nella matematica; passatempo per distrazione, piccolo trucco per leggere meglio il reale. Allora immagino traiettorie, scrivo equazioni, seguo geodetiche di un me più giovane, le sovrappongo ai miei cinquant’anni. Combaciano a stento. Per mesi ho calcolato i dettagli della mia orbita di trasferimento, la variazione di velocità, il carburante necessario, ogni singolo parametro. Per andare su Marte con la...

Metafotografia / Oltre la fotografia: la metamorfosi dell’immagine

Da millenni trasformiamo figure (narrate, sonore o lette) del linguaggio verbale (o scritto) in immagini mentali, e viceversa. Le immagini evocate da Omero nelle sue narrazioni sono ancora vive oggi. Ognuno poi le visualizza secondo la sua immaginazione e il portato personale. L’efficacia delle immagini contenute in una poesia dipende anche da come suonano i versi, da come sono costruite le sequenze di parole, dal loro accostamento e ritmo. Il passaggio da una figurazione mentale a una traduzione fisica (attraverso il suono di una voce, la stampa di un libro, la realizzazione di un dipinto, di una scultura, di un video, di una fotografia) coinvolge anche uno spostamento di atomi? Secondo Bohr, “quando si arriva agli atomi, il linguaggio va utilizzato come avviene in poesia. Al poeta, infatti, sta a cuore, più che la descrizione dei fatti, la creazione di immagini e di collegamenti mentali”. La medialità delle immagini si estende anche al di là del visivo: nell'uditivo, nell'olfattivo, nel tattile, e nel gusto. Il racconto e le parole stimolano la nostra possibilità immaginativa. Anche quando sentiamo un odore, esperiamo un sapore, tocchiamo qualcosa o qualcuno, il nostro cervello...

Antropocene / Il superorganismo stupido

Saul Bass, illustratore americano, inventore di geniali poster cinematografici e di inconfondibili titoli di testa per Preminger, Wilder, Hitchcock e Kubrik, diresse tra il 1973 e il 1974 il suo unico lungometraggio, all’origine di un mio indelebile trauma infantile e forse della predilezione per certi temi che avrei sviluppato quarant’anni dopo. Il film si intitola Phase IV, in italiano Fase quarta: distruzione Terra. Leggendo Il superorganismo di Bert Hölldobler e Edward Wilson (vedi su doppiozero l’articolo di Marco Belpoliti, Le origini profonde delle società umane) e avendo lottato durante il lockdown contro un’inquietante invasione di formiche, convinto poi che la vera apocalisse sarà guidata dagli insetti, per la prima volta da allora ho deciso di rivedere questa pellicola straordinaria. Al botteghino fu un fiasco, la critica la massacrò, solo molto dopo fu rivalutata da una nicchia di cinefili e oggi, ma forse esagero, va considerata una pietra miliare di quella che potremmo definire “archeologia dell’Antropocene”. Non perderò tempo a riassumere la trama o a farne l’analisi perché secondo me dovete proprio vederlo, mi limito a dire che la diegesi alterna il punto di vista...

Due mostre a Venezia / Jacques Henri Lartigue e Henri Cartier-Bresson

A Venezia sono attualmente in corso due importanti mostre: Le Grand Jeu di Henri Cartier-Bresson e L’invenzione della felicità di Jacques Henri Lartigue. Poco distanti l’una dall’altra, offrono la possibilità di confrontare due modi completamente diversi di concepire la fotografia. Per Cartier-Bresson è vivere nel turbine degli eventi, per Lartigue vuol dire stare fuori dal tempo e vivere nel suo mondo dorato. Entrambi, tuttavia, sono uniti da un’irrefrenabile “pulsione fotografica”. “Io non ho mai mostrato le mie fotografie, salvo ai miei amici e familiari. Del resto è per loro e per me che le facevo, per gioco”: è questo il manifesto di Jacques Henri Lartigue, riproposto su una parete della casa dei Tre Oci, dove è in corso una mostra monografica. Anche la firma è giocosa, dopo l’ultima lettera del cognome appare il disegno di un sole proprio come lo traccerebbe un ragazzino: un cerchio e tanti raggi intorno. A Ferdinando Scianna, Lartigue rivela che le fotografie le aveva fatte per se stesso, come “in estate si fanno marmellate di albicocche quando sono al colmo del sapore e del profumo. Per conservare, di quel regalo della natura e della vita, una traccia”. Ma a me, ribadiva...

22 settembre 1970 - 22 settembre 2020 / Il partigiano Pietro Chiodi

Pietro Chiodi (1915-1970), filosofo e partigiano, ha legato il suo nome all’esistenzialismo in Italia, agli studi e alle traduzioni di Kant, di Sartre e di Heidegger. A lui si deve, oltre alla sistemazione definitiva della complessa terminologia heideggeriana, molto della ricezione del filosofo tedesco che ha permesso di leggerne il pensiero “da sinistra”, inaugurando una fortunata stagione teorica in Italia. Nicola Abbagnano, amico e interprete dell'esistenzialismo positivo, nel ricordo pubblicato il giorno dopo la morte di Chiodi, ha scritto che «fu filosofo per la stessa ragione per cui fu partigiano. Si trattava di realizzare con mezzi diversi uno stesso scopo, quello di contribuire ad emancipare l’individuo e ad affermarne in modo completo l’umanità».   Una immagine di Chiodi, certamente trasfigurata dalla penna dello scrittore ma comunque realistica, ci viene restituita anche attraverso le descrizioni che Fenoglio, che è stato suo allievo ad Alba, ha lasciato del “suo” professore: «Sprizzante naturalmente, anche in riposo, intelligenza dialettica e disciplina filosofica, appoggiata alla larga mano troppo villosa». In Il partigiano Johnny in un dialogo letterario ma...

Io e l’asino mio / I Crepax: ritratto di una tribù

È quasi inevitabile che Io e l’asino mio. Storie dei Crepax (Bompiani, 18 euro), a firma di Valentina Crepax, abbia in copertina la Valentina dello zio Guido Crepax. Eppure, mentre lo leggevo, mi tornava in mente la copertina francese de La vita, istruzioni per l’uso di George Perec: la facciata in trasparenza di una grande casa di cui si rivela la vita nascosta e al tempo stesso collegata tra gli appartamenti ai diversi piani. La vita comunitaria dei Crepax, una grande casa sempre aperta a tutti, è il tema di questo libro – ma l’effetto è più quello di un numero speciale del ‘Linus’ di Giovanni Gandini – che Valentina ha dedicato alle storie della sua famiglia. Una famiglia allargata che comprende la nonna, i figli Franco, fortunato discografico cresciuto con Nanni Ricordi, e Guido, laureato in architettura ma poi creatore del personaggio di Valentina, e di tutta la loro discendenza.    “Vivevamo tutto insieme perché non c’erano tanti soldi, perché era più pratico essere a portata di mano gli uni degli altri, per rubare le caramelle a mia nonna, non so perché”, scrive Valentina. La sua “è la storia di una famiglia veneto-napoletana, ma alla fine milanese, della...

Occhiapalla e Pelatino / Hwang Sŏk-Yŏng, Tutte le cose della nostra vita

Nella Corea post-industrializzazione c’è una categoria di persone che vivono ai margini della nuova ricchezza che coinvolge il paese; sono poveri che hanno trovato il modo di sostenersi lavorando ai piedi di una discarica ironicamente denominata Isola Fiorita: sono donne, uomini, anziani ma anche bambini che ogni giorno selezionano le enormi quantità di rifiuti prodotti dal resto della città alla ricerca di qualcosa di valore da poter poi usare come merce di scambio. Non escono quasi mai da Isola Fiorita: il loro odore penetrante li identifica subito come abitanti della discarica, e come tali non sono bene accetti in città.   A Isola Fiorita le regole che tengono insieme la vita comunitaria sono come sospese, o comunque possiedono una validità molto relativa: i bambini vanno a scuola quando ne hanno voglia, i nuclei familiari si formano e si disfano con una certa facilità, gli individui si prendono delle libertà che nel mondo sovrastante non gli sarebbero concesse: in questo romanzo di  Hwang Sŏk-Yŏng, Tutte le cose della nostra vita, domina una dicotomia basso-alto e dentro-fuori che manifesta il lato infero dello sviluppo economico e dell’esclusione di una consistente...

Diario americano / Il nostro inverno nucleare

Da settimane in New Mexico è una pioggia di uccelli migratori. Li raccolgono a migliaia lungo i sentieri, nei parcheggi, sulla soglia di casa. Rondini, merli, passeri, bluebirds – morti di fame e sfinimento. È una delle storie più amare e più politiche di questi giorni. Una tragedia naturale figlia dell’emergenza climatica che sta devastando gli Stati Uniti su un doppio fronte – il fuoco sulla West Coast e gli uragani a Sud. Il futuro dell’America si gioca qui, prima ancora che negli equilibri della Corte suprema stravolti dalla scomparsa di Ruth Bader Ginsburg. È la differenza fra la vita e la morte. L’acqua e la sete. Il raccolto e la carestia.  La strage dei migratori racconta quest’alternativa. È stata la furia degli incendi a scacciarli dalle eterne rotte che dall’Alaska e dal Canada li conducono, lungo la costa, a svernare in centro e sud America. Costretti a sorvolare troppo a lungo territori poveri d’acqua e cibo, a metà strada sono stati stroncati dalla fatica e dall’inedia. A centinaia si sono schiantati al suolo in un ultimo spettacolare tuffo a testa nell’immensità del deserto di Chihuahua, uno dei luoghi più temuti dai migranti che tentano di passare negli Stati...

Costanti / Adorno e il nuovo radicalismo di destra

La ragione principale per cui Aspetti del nuovo radicalismo di destra vale la pena di essere letto non sta nella supposta preveggenza di Theodor Wiesengrund Adorno o in chissà quale ‘attualità’ spicciola del suo pensiero politico. La sua forza sta nel visualizzare un elemento che percorre il senso della politica e con cui la Germania, ma certo non solo essa, ha dovuto fare i conti prima, durante e anche dopo la Seconda Guerra Mondiale: Adorno lo chiama il demonico. Non lo dice espressamente, ma usando questo concetto come decisivo della sua diagnosi sui risorgenti movimenti di destra in Germania mobilita una categoria goethiana. Si tratta del dubbio che dietro alle costruzioni razionali, per esempio il problem solving razional-strumentale che si adopera nella politica o in economia e certamente anche nelle arti, o che si suppone governi l’ordine della natura si nasconda un sostrato irrazionale fatto di paure ancestrali, di visioni paranoiche, di pulsioni violente e di emotività fuori controllo.   L’analisi delle cause profonde dei comportamenti politici irrazionali, che caratterizzarono i movimenti della nuova destra tedesca all’altezza degli anni Sessanta del secolo scorso,...

Storie d’ambiente / La buccia dell’arancia blu

La preoccupazione per le sorti dell’ambiente nasce dalla consapevolezza che un territorio distrutto non è più sfruttabile. È una inquietudine tutta economica quella che sorge nelle colonie inglesi e francesi durante il Seicento, la massiccia opera di disboscamento necessaria all’introduzione della produzione agricola dei prodotti ambiti dagli europei come cotone, caffè, tè e chiodi di garofano, provoca una desolante erosione del suolo, cambiamenti nel clima, siccità che inizia a trasformare il paesaggio soprattutto nelle isole dei Caraibi e nella costa orientale africana. A questo contribuisce l’arrivo di specie aliene da un altro continente, soprattutto maiali, capre e topi che determinano a volte l’estinzione della fauna e della flora locali in misura talmente grande da mettere a repentaglio la stessa sopravvivenza dei coloni. E quando la vita dei coloni, che chi abita quelle terre chiama più propriamente invasori, è in pericolo, allora bisogna correre ai ripari e riparare, conservare, tutelare la proprietà privata, in quel caso, i territori, la natura.    Nel 1702 nelle Isole Sopravento, l’arcipelago più a Nord delle Antille, viene introdotta la prima legislazione per...

Passato, presente e futuro dei cartoni animati / Da Heidi a Peppa Pig

Credo fermamente che esista, per la mia generazione, una cosa che si potrebbe chiamare “imprinting Miyazaki”. Deriva dal fatto che tutti noi attuali quarantenni siamo stati esposti fin dalla più tenera età a dosi massicce di cartoni animati realizzati o ideati da Hayao Miyazaki, il maestro dell’animazione giapponese premio Oscar nel 2003 per La città incantata. Questo imprinting ci rende immediatamente familiari e cari un certo modo di disegnare i volti, le espressioni del viso e del corpo, insomma costituisce una piccola grammatica che ci portiamo dentro. Le innumerevoli puntate di Heidi, di Conan il ragazzo del futuro, ma anche del meno conosciuto Il fiuto di Sherlock Holmes (recentemente riproposto su Rai Play) ci hanno forse trasmesso anche qualcosa dei temi cari a Miyazaki, come il rispetto per la natura e una predilezione per le protagoniste femminili.     Ma che succede quando un rappresentante di questa generazione si trova di fronte ai cartoni animati per i bambini di oggi? Questa è la domanda che mi passava per la testa durante la lettura di Cuccioli, critica dei cartoni animati pubblicata da Francesco Mangiapane per Meltemi. Mangiapane infatti fa parte della...

Cucire la storia / Ricamare

Ci sono state epoche in cui il cucito contava.  Per esempio, il ruolo propagandistico che oggi svolgono i media, digitali o analogici, e che fino a pochi decenni or sono era assolto dalla carta stampata, un tempo fu invece affidato ai tessuti. Stendardi, religiosi o gentilizi, vessilli guerreschi, insegne e gonfaloni mercantili o corporativi, arazzi celebrativi e persino abiti di rappresentanza, in stoffe pregiate, in bisso, in seta, in velluti, in damasco, ornati di pizzi, di ricami e di pietre preziose costituivano un efficace veicolo di trasmissione di messaggi, ovviamente legati al potere, tanto a quello spirituale, quanto a quello temporale ed economico.  Per non parlare poi del carattere simbolico delle bandiere, drappi di stoffa spesso ricamata, nelle quali sono incarnati (ed è proprio il caso di dirlo pensando alle guerre di indipendenza o di salvaguardia della patria) i valori identitari dei popoli. Sulle stoffe, già di per sé pregiate, si ricamavano poi anche motti e monogrammi, con fili e con decori preziosi, per attestare l'autorità o l'autorevolezza di chi, una volta cuciti in forma d'abito, li avrebbe indossati. Scrive Clare Hunter nel suo libro I fili...

Complex TV / L’ambigua lama della Storia

Durante il lockdown, per tirarmi su, ho cominciato a cercare “maratone/sbornia” che mi scuotessero il morale, che mi portassero in un altro tempo, e ho trovato The Marvelous Mrs Maisel (Amazon Prime): è una stand-up comedy ambientata nell’Upper East Side di New York a partire dal 1958. I colori della fotografia sono stupendi, i costumi meravigliosi, gli attori straordinari, e il ritmo che l’autrice e regista Amy Sherman-Paladino ha imposto alle sue quattro stagioni è quello frenetico, brillante, euforico di un musical. I Weissman sono una famiglia ebraica benestante e colta: il babbo insegna Matematica alla Columbia University, è domesticamente inetto e amabilmente burbero nel suo studio; la mamma è una bella donna, chic, amante del gusto parigino, altera e ironica, casalinga al comando della governante di origini est-europee. Midge nella prima stagione (2017) si è appena sposata con un giovanotto del suo ambiente ebraico interamente laicizzato nell’America opulenta e frizzante del secondo dopoguerra; Joel è figlio dei Maisel, una coppia di genitori un po’ grezzi ma pieni di mazzette di dollari nascoste sotto mattonelle e in fondo a cassetti, nel loro appartamento come nel loro...

Quando Benjamin pianse d'amore / Walter Benjamin e Asja Lacis

«Se lei m’avesse sfiorato con la miccia del suo sguardo, io sarei volato in aria come un deposito di munizioni» (W. Benjamin, Strada a senso unico – «Armi e munizioni»).   Il 5 maggio del 1924, nell’incanto primaverile dell’isola di Capri in cui, seguendo i consigli degli amici Erich Gutkind e Florens Christian Rang ha deciso di trovare ‘rifugio’ per sfuggire a depressione psichica e a preoccupazioni economiche e dedicarsi alla stesura del suo lavoro sull’Origine del dramma barocco tedesco, il trentunenne Walter Benjamin conosce Asja Lacis (nota anche come Anna Lazis). È una giovane rivoluzionaria russa allora trentaduenne, una lettone di Riga che si occupa di regia teatrale e che è un’importante pioniera del teatro sovietico per l’infanzia. Resta come folgorato da quella giovane militante comunista dai tratti esotizzanti che lui osserva da diverse settimane dal suo tavolo al Caffé «Zum Kater Hiddigeigei», gestito da una coppia tedesca. Per chiarire il proprio stato d'animo, riferendo del «miracolo» di quella nuova relazione all'amico Gershom Scholem, Benjamin si slancia in seguito, il 16 settembre, in impegnative metafore dal sapore biblico:   «Ci sono poi le vigne, che...