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Un libro di Stefano Levi Della Torre / Dio

Dio è una questione troppo seria per lasciarla ai soli credenti scrive, tra ironia e provocazione, Stefano Levi Della Torre, intellettuale scrittore architetto, nel suo ultimo libro intitolato Dio (Bollati Boringhieri), in cui sostiene che l'idea di Dio sia la chiave di volta dell'architettura del nostro universo culturale. Quella «koiné tra il Mediterraneo e la Mesopotamia e oltre» in cui siamo vissuti sinora e che, nonostante le diversità a mano a mano delineatesi, ancora ci fa sentire di appartenere a una comunità spirituale e intellettuale che non può negare di affondare le radici nello stesso terreno, di avere lo stesso spicchio di cielo sopra la testa e le stesse domande nell'anima. Oggi però, prosegue Levi Della Torre, stiamo affrontando per la prima volta nella storia umana l'impresa titanica di tenere in piedi questa immensa costruzione senza la sua chiave di volta; operazione che non è detto sia possibile e dei cui esiti ancora incerti è bene avere contezza. Infatti, al termine di una stimolante riflessione condotta per argomenti d'interesse o suggestioni, muovendosi con disinvoltura tra scienza filosofia e religione, l'autore conclude che siamo tornati in una...

Baedeker del pensiero / Dove sono nate le idee che hanno cambiato il mondo

Pare che l’esperienza riesca a sopravvivere nelle cose remote, proprio dove si annida la polvere del tempo. Mettendosi in cammino lungo percorsi mirati, a caccia delle tracce del passato, evidenti o nascoste, potrebbe capitare che esse si rivelino portatrici silenti di pensiero. Davanti allo snodo che conduce al fuori tempo del divenire della Storia, tutto ruota intorno a quel vuoto che si crea nelle articolazioni dei periodi, quando la cenere prodotta dalla fiamma notturna attira a sé la riflessione postuma. Il racconto dell’avventura si raccoglie negli interstizi di un tempo che non è lineare, ma che ha la facoltà di riemergere come un fiume carsico da luoghi inaspettati, carichi di vissuti imponenti. Così, dalle tracce lasciate dal tempo si può accedere a tutta una vita.   Nel suo libro I luoghi del pensiero. Dove sono nate le idee che hanno cambiato il mondo, edito da Neri Pozza, Paolo Pagani racconta dei suoi viaggi verso i luoghi dove hanno vissuto ed elaborato il loro pensiero una rosa di filosofi e autori dai nomi importanti per la coscienza occidentale.  Nei brevi capitoli si succedono, a volte da soli, a volte in duetto dialogante Spinoza e Cartesio, Leibniz e...

Vita, opere e incontri / Flannery O’Connor, profeti falliti e padreterni di cartapesta

Stando a quanto la stessa Flannery O’Connor ha affermato, l’episodio più memorabile della sua vita viene fatto risalire a quando, da bambina, all’età di cinque anni, aveva addestrato un pollo a camminare all’indietro, e un inviato del cinegiornale “Pathè News” di New York era sceso fino a Savannah, in Georgia, dove la piccola Mary Flannery viveva, per filmarlo. Proprio quel giorno però il curioso pennuto non aveva dato prova della sua abilità e l’inviato si era visto costretto, dopo averlo comunque ripreso mentre zampettava in avanti, a montare il filmato al contrario per non sprecare un viaggio che altrimenti rischiava di essere stato fatto a vuoto. Con l’autoironia che le era tipica, la O’Connor avrebbe poi commentato il fatto sostenendo che quello era stato il punto culminante della sua vita e ciò che sarebbe successo in seguito era da considerarsi alla stregua di un anticlimax; come a dire che oltre a quell’episodio c’era ben poco altro da raccontare e niente di ciò che era successo in seguito era stato vissuto con la medesima partecipazione emotiva.   Motivo per riparlare proprio della sua vita e della sua narrativa è il bellissimo volume dal titolo Flannery O’Connor....

Origini di Lewis Dartnell / La Terra, una storia intima

Biografia della Terra   Se il discorso corrente sull’Antropocene punta il dito sull’azione invasiva dell’uomo sul pianeta Terra, diversa è la posizione dell’astrobiologo inglese Lewis Dartnell in Origini. Come la Terra ci ha reso ciò che siamo (Il Saggiatore, 2021, pp. 395). Pur riconoscendone l’impatto devastante, ribalta il piano insistendo su “ciò che il nostro ambiente ha fatto a noi” (p. 11): “Per comprendere appieno la nostra storia dobbiamo esaminare la biografia della Terra stessa: le sue caratteristiche ambientali e la struttura sottostante, la circolazione atmosferica e le regioni climatiche, la tettonica delle placche e gli antichi episodi dei cambiamenti del clima” (p. 11).     Nel libro precedente – La conoscenza necessaria. Come ricostruire la nostra civiltà da zero in caso di catastrofe (Mondadori 2016) – ha proiettato il lettore in un futuro post-apocalittico. In Origini Dartnell, che ha trascorso l’infanzia nei rift dell’Africa orientale, culla dell’umanità, percorre la biografia della Terra attraverso 4,5 miliardi di anni. Si allinea così alle cosiddette GeoHumanities e all’environmental history, all’interesse per le storie globali, la longue...

50 anni di teatro / Figli d’arte Cuticchio: innovare la tradizione

È alto e imponente, con i lunghi capelli e la barba bianchi: somiglia a Carlo Magno, a Garibaldi, a Mangiafuoco (forse a Omero). Mimmo Cuticchio ha rinnovato la tradizione dei pupi siciliani con spettacoli insieme epici e moderni, aggiungendo altre storie al repertorio dei Reali di Francia. Ha raccontato per anni le storie di Orlando il prode, il fedele, l’eroe tutto di un pezzo; di Rinaldo il ribelle, il furbo, il donnaiolo; di Astolfo, il cugino inglese strampalato, che arriva fin sulla luna a cavallo dell’Ippogrifo; di Ruggiero, di Bradamante, del giusto imperatore Carlo Magno e di Gano il vile traditore, contro cui era facile che gli spettatori lanciassero improperi o addirittura le scarpe (una volta a Gela uno comprò Gano dal puparo, lo appese a un albero e gli sparò con la lupara). Li ha fatti scontrare, secondo tradizione, con i pagani con la mezzaluna e le vesti ricercate, Ferraù, Marsilio e Agramante, Rodomonte e Gradasso.    Ha introdotto nei suoi spettacoli il cunto, una narrazione di storie ispirate al ciclo di Carlo Magno che si teneva nelle piazzette di Palermo aiutandosi solo con un bastone o con una spada. Della tradizione ha conservato il fascino e la...

Fino a qui / I “cartigli” di Carlo Sini

Perché il filosofo, ad un certo punto, si mette a disegnare? Di chi sta schizzando il ritratto? Uso l’espressione generalissima “filosofo”, sebbene intenda un ben determinato filosofo, Carlo Sini, perché il problema sollevato da Sini è il problema stesso della filosofia o, meglio, è la filosofia come problema per la filosofia. Il suo problema è la “pietra di inciampo” (próblema) del “filosofico” come tale, in quel tempo, il nostro, in cui non è più possibile essere filosofi ingenuamente, senza porsi cioè la domanda critica sul diritto che la filosofia di ogni epoca ha sempre reclamato per sé: essere il luogo privilegiato in cui il sapere, tutto il sapere umano, viene infine a comprendersi.  Quel certo punto in cui il filosofo si mette a disegnare “cartigli” è sia un punto della biografia intellettuale di Carlo Sini sia – ed  è indubbiamente “per noi” il punto più rilevante – un punto della “autobiografia” della stessa pratica filosofica. Per quanto riguarda il primo punto lo localizzerei con una certa sicurezza negli anni ‘90 del secolo scorso. La sua più precisa e compiuta formalizzazione teorica è contenuta nelle pagine conclusive di Teoria e pratica del foglio-mondo....

Scarabocchi 2021 / Metafisica dello scarabocchio

La chiamiamo paura del foglio bianco.  È quel senso di vertigine e di spaesamento che ci coglie quando dobbiamo iniziare qualcosa. D'altronde, per noi esseri umani iniziare da zero è spesso un momento terribile, dato che dobbiamo dare un senso a un vuoto che ci sembra immenso e di fronte al quale ci sentiamo impacciati perché incapaci di fare qualcosa d'importante. Secondo Gillo Dorfles tracciamo segni perché dobbiamo agire contro il vuoto, terrorizzati come siamo dall'horror vacui, riuscendo in questo modo a sentirci protetti. Scarabocchiare si pone in mezzo al bivio di una malgiudicata insensatezza e di un bisogno ancestrale, psichico, necessario a farci rimanere ben saldi in un mondo troppo complesso che per lo più non comprendiamo. Sempre Dorfles ebbe a dire, rispetto alla sua vasta opera pittorica, apprezzata ed esposta quando ormai aveva superato i 100 anni di età: "scarabocchi inutili, anche questo è stato detto del mio lavoro, e che perdevo il mio tempo".   Questo dare del perditempo a chi scarabocchia è cosa ben radicata nel nostro efficientismo produttivo da homo faber che costruisce, smartella, monta, architetta, progetta, scaffàla, insomma lavora e...

WandaVision / Una happy family di pixel è per sempre

Molto più difficile far ridere che far piangere; ovvio, la tragedia ha la sua funzione catartica nel lettore o spettatore, ma quante serie tv recentemente ci hanno riempito di cupe angosce? Il nuovo filone tedesco è andato su e giù tra spazio e tempo: Dark per tre stagioni ci ha storditi avanti e indré a saltelli di 33 anni (uno dei numeri magici esoterici), su su fino all’Ottocento, poi ci ha piazzato una fine del mondo elettromagnetica, e Tizio che a 99 anni ammazza il sé trentatreenne, e Caio giovanotto che incontra il sé coetaneo Sempronio di un mondo parallelo shiftato di un anno eccetera. Capostipite di queste montagne russe dei paradossi è stato certamente Lost, ideato da J.J. Abrams, dove si rideva francamente poco, pure lì. In Dark, sino allo struggente episodio finale: cavernose sette che cospirano dall’alba dei tempi per imporre o Adamo o Eva e porre fine al loop di nascite e morti, amori straziati dal congedo dell’amante che se ne va all’improvviso con la macchina del tempo e poi ti riappare tutto vecchissimo e ci rimani un po’ spaesato, perché era più carino da giovane…    Poi Hausen: plumbeo horror di immanente angoscia: il condominio sfigato tipo Berlino...

Intervista a Sergio Bologna / L’incidente di Suez e la fabbrica del mondo

La conclusione della crisi di Suez con la ripresa dei flussi marittimi non significa necessariamente il ritorno al business as usual, come si affrettano a cantare gli osservatori economici mondiali. Come nelle crisi finanziarie e in quelle ecologiche e pandemiche, si è trattato di un preciso segnale di fallimento del mercato e del necessario ripensamento del modello di trasporti mondiali delle merci sin qui invalso (gigantismo navale, importazione dall’Asia di gran parte dei prodotti, anche quelli essenziali e strategici, perdita di capacità produttiva dei sistemi locali in agricoltura e nell’industria, danni all’ambiente e inquinamento) i cui costi ambientali, sociali ed economici sono crescenti.   Sulla crisi del trasporto marittimo mondiale di questi giorni abbiamo intervistato Sergio Bologna (Trieste 1937), storico, germanista, traduttore di L’anima e le forme di G. Lukács, studioso del nuovo lavoro autonomo, e uno dei maggiori esperti italiani di logistica e trasporti marittimi che su questi temi ha scritto Le multinazionali del mare (2010).  1. La crisi delle forniture mondiali di merci causata dall’incidente occorso alla Ever Given è un episodio eclatante: è un...

Integrazione e contrapposizione / Un elogio della DAD

Ribadiamo subito un punto fuori discussione. La didattica in presenza è insostituibile, non solo per la sua efficacia nella trasmissione del sapere ma anche, forse soprattutto, per via delle forme di socialità che solo la scuola in quanto luogo fisico rende possibili. Il fatto che la didattica in presenza sia insostituibile, tuttavia, non significa che quella a distanza sia una cosa indecente, come si sente dire tutti i giorni da un coro di voci critiche, talora indignate, che va dalla destra sovranista alla sinistra radicale. Proviamo allora  a metterla così: la didattica in presenza è insostituibile, è vero, ma è anche integrabile con la DAD, senza danno e forse con molti vantaggi. Non foss’altro perché la DAD è una modalità di trasmissione del sapere destinata a confermarsi e a rafforzarsi. Non facciamoci illusioni, su questo. Chiediamoci piuttosto in che modo potremmo renderla migliore. Proverò a motivare la legittimità di questa richiesta con due gruppi di considerazioni, seguite da una scenetta finale che potrebbe servirci a comprendere meglio da che parte stiamo.   Per capire l’equivoco su cui si fondano le critiche alla DAD basta riflettere sul fatto, molto...

L’immappabilità della letteratura / La latteria di Elias Canetti

A volte, ciò che ha cessato di esistere – inghiottito dalla storia, consumato da un incendio, annichilito dalla guerra, oppure raso al suolo dall’ultimo piano regolatore – sembra essere l’unica cosa in grado di svelarci il senso dell’esistenza, come se solo i fantasmi avessero qualcosa di vero da raccontarci.  Ho passato buona parte degli ultimi giorni a immaginarmi una latteria di cento anni fa in un sobborgo viennese: le assi robuste del pavimento, calpestate dagli stivaletti di cuoio delle clienti, la teca con i formaggi freschi, l’unico posto a sedere, accanto all’entrata, dove mangiare un pasto veloce a base di pane, burro e yogurt, e sulla destra, in fondo, una finestrella, da cui la luce bianca del cortile colava nel locale insieme al muggire cupo delle vacche invisibili. Mi chiedevo che fine avesse fatto la latteria di Canetti, quella in cui il giovane Elias, studente di chimica a Vienna, soleva fare colazione tutte le mattine prima di andare in laboratorio? È veramente esistita? Dove?   L’anno scorso, agli inizi di aprile, durante il primo lockdown, ho riaperto, dopo tantissimi anni, il secondo volume dell’autobiografia di Elias Canetti, Die Fackel im Ohr (ossia...

Un'intervista / Marina Ballo Charmet: l’immagine latente

Le fotografie di Marina Ballo Charmet registrano il vedere qualcosa per la prima volta. Danno spazio alla possibilità dello sguardo piuttosto che all’oggettivazione dello stesso. Sono pensiero laterale. Nelle immagini c’è il rifiuto di una visione definitiva. Lo sguardo è piuttosto partecipe della visione stessa e rende imprevisto il “sempre visto”, lasciando emergere “il rumore di fondo della nostra mente”. Le fotografie sono seducenti ma senza effetti. Quasi corporali più che neutrali. Si presentano così come è lo sguardo che le ha determinate: sperimentale e periferico. Mentre l’artista attraversa spazi quotidiani, accompagnata dalla sua macchina fotografica, registra esperienze incerte, lasciando fuori la retorica a cui ci hanno abituati i resoconti di percorsi che raramente sono stati derive.   Rumore di fondo, #24, 1999. Le presentazioni visive, muovendosi al confine tra sensazione e immaginazione, sono antieroiche se confrontate con la fotografia di informazione e quella di rappresentazione. Esse rendono superflua la didascalia e il commento all’immagine. Leggiamo il metodo sperimentale di Marina Ballo Charmet sulla scia della sperimentazione fotografica italiana...

Due libri, di Mark O' Connell e Benjamin Labatut / Paura dell'apocalisse

"Dobbiamo sradicare dall'anima la paura di un futuro sconosciuto, perché questa paura non ci aiuterà a cambiarlo. Dobbiamo aspettarlo con serenità, perché attraverso paura e timore, noi blocchiamo la nostra evoluzione". Questa frase, tratta da una preghiera laica (Per l'epoca di Michele, 1924) di Rudolf Steiner sarebbe stata bene in esergo al libro dell'irlandese Mark O'Connell, Appunti da un'Apocalisse – Viaggio alla fine del mondo e ritorno (Il Saggiatore, 2021). Lui invece, obbedendo alle esortazioni di Greta Thunberg, sceglie questa: "...Voglio che proviate la paura che io provo ogni giorno. E poi voglio che agiate. Voglio che agiate come fareste in un'emergenza. Voglio che agiate come se la nostra casa fosse in fiamme. Perché lo è". Bisogna arrivare alla fine, a pagina 231, per sentirlo finalmente ammettere: "...mi sono stancato del nichilismo cosmico, della disperazione cosmica. Di recente ho cominciato a essere felice di vivere questo tempo, se non altro perché è l'unico tempo in cui mi è dato vivere". Le pagine precedenti, quindi tutto il libro, sono "tribolazioni" (il significativo titolo del primo capitolo) di un uomo nutrito di buone letture che si trova...

Elogio della crescita felice / Che cosa è la transizione ecologica?

Da quando il sistema industriale a caccia di guadagni è arrivato nei paesaggi dell’ecologia ha cambiato suo linguaggio, ha posto il proprio fine al centro e l’ecologia ha iniziato a esprimersi solo in termini di economia e di tutto ciò che la riguarda. Risparmio, riciclo, produzione sono diventate le direttive riconosciute. Naturalmente il risparmio è energetico, il ricliclo è dei materiali, la produzione è sostenibile. Così oggi – eco – viene a evocare più l’idea di eco-nomia che quella di eco-logia. Oggi in Italia si parla molto di transizione ecologica, e non ci sarà da stupirsi se la logica sarà quella eco-nomica piuttosto che quella eco-logica.    Ma ormai la sostenibilità è diventata una base comune, tanto che Chicco Testa, nel suo Elogio della crescita felice, contro l’integralismo ecologico, uscito per Marsilio nel settembre 2020, chiama ambientalista collettivo colui che “è impregnato da un insieme di manifestazioni, credenze, comportamenti, emozioni, facile informazione, esagerazioni, stereotipi culturali e spesso fake news mai verificate, che travalicano dalle pagine dei notiziari, delle tv, dai vari social network e dalle chiacchiere fra amici e conoscenti in...

Ristampa di Davanti al dolore degli altri / Il cadavere di Susan Sontag

Se cercate una foto di Susan Sontag su internet, ne troverete molte nella sua classica versione iconica, che corrisponde alla fase più alta della sua celebrità. Con una striscia bianca di capelli, la cosiddetta frezza, che sembra starle sulla testa leonina come un cartello segnaletico: attenzione, ecco uno dei migliori cervelli del secolo. Ma se continuate a guardare, troverete anche sue fotografie da bambina e poi da giovane, spavalda americana che si mangiava impudentemente il mondo negli anni Sessanta. E se ancora proseguite, a un certo punto incapperete in qualcosa di molto diverso: le immagini di un corpo gonfio, irriconoscibile, martoriato dalla malattia. Finché non vi troverete nientemeno che al cospetto del cadavere di Susan Sontag.    Visione enorme e terrificante che dobbiamo alla compagna fotografa di Sontag. Altro mito del Novecento: Annie Leibovitz. Quella, per intendersi, della foto di John Lennon nudo, abbracciato in posizione fetale a Yoko Ono. Oppure di Whoopi Goldberg immersa in una vasca di latte. E molte altre. Nel libro A Photographer’s Life 1990-2005, uscito per Random House nel 2006, Leibovitz mescola le sue popolari foto delle più grandi stars,...

L'epopea della Factory / L'opera-mondo di Andy Warhol

Un loft di Manhattan rivestito di carta argentata, un viavai continuo di ragazze e ragazzi squinternati che vivono d'espedienti, che ballano, telefonano, si ubriacano o si fanno di anfetamine, scroccano qualche dollaro o una cena, scrivono poesie, fanno sesso (omo e/o etero), passano da un party all'altro e da un appartamento all'altro, non dormono mai, vanno a sentire gruppi rock alternativi, recitano in film sperimentali, fanno o dicono cose spudorate, scoprono o inventano mode. Sono freak depravati, ragazzi e ragazze bellissime, gay sfrontati in un'epoca ancora omofoba, giovani ereditiere esibizioniste allo sbando, piccoli spacciatori, poeti, ballerini, attori e attrici improvvisati, manager di aspiranti attori e attrici, piccole “superstar” dell'underground e grandi rockstar (i Velvet Underground, ovviamente, ma anche Bob Dylan, i Rolling Stones, Jimi Hendrix, Jim Morrison): tanti nomi di personaggi già famosi o che lo stanno diventando in quegli anni, di sconosciuti destinati a quei “quindici minuti” di fama che sono nati proprio qui e di falene che si bruciano subito alla luce dei riflettori improvvisati o nell'ombra della droga. E di tanto in tanto, in mezzo al fenomenale...

L'efficiente logica aliena / Aleksandr Bogdanov, Su Marte!

Su Marte!, l’opera narrativa completa di Aleksandr Bogdanov, è un interessante ripescaggio di un autore-scienziato-uomo politico forse poco noto in Italia, ma che tra alti e bassi fu uno dei protagonisti agli inizi del ventesimo secolo della lunga stagione che portò alla rivoluzione d’ottobre. Il volume, con traduzione del Kollectiv Ulyanov e prefazione di Wu Ming, pubblicato da Agenzia Alcatraz, contiene il leggendario romanzo di protofantascienza marzian-socialista Stella rossa, di cui ricordavamo la vecchia e ormai introvabile edizione Sellerio, a cui si aggiungono: Ingegner Menni, secondo romanzo marziano di Bogdanov, in realtà un antefatto di Stella rossa; il racconto La festa dell’immortalità, probabilmente il momento migliore dell’intero libro; e un poemetto, Un marziano abbandonato sulla terra. Il libro si chiude infine con una breve ma succosa nota autobiografica dello stesso autore.     Aleksandr Bogdanov, il cui vero nome era Aleksandr Aleksandrovic Malinovskij, fu un poliedrico personaggio che nacque nel 1873 e morì nel 1928 per le conseguenze di una trasfusione di sangue. Medico, scienziato, politico, filosofo della tectologia (un sistema monistico per l’...

Stati di agitazione / Dalle intimità pubbliche all'ipertrofia emozionale

Il film The Circle, diretto da James Pondsolt (2017) e scritto/sceneggiato da Dave Eggers, racconta uno dei valori principali della cultura digitale: la trasparenza totale. La protagonista è coinvolta in una delle sperimentazioni più avanzate di un'azienda con sede nella Silicon Valley. Il progetto mira a creare la piena trasparenza della vita quotidiana in modo che qualsiasi elemento emotivo, relazionale ed esperienziale della vita della protagonista possa essere trasmesso in streaming online attraverso il Cerchio. La trama si concentra sul tipico mix tra il valore controculturale della condivisione e la pedagogia motivazionale (hippy + yuppies come descritto dai critici dell’ideologia californiana). La protagonista viene prima convinta a partecipare all'esperimento/app da un guru digitale, ma poi si rende conto di quanto profonda e traumatica possa essere la trasformazione della sua esistenza in un live streaming permanente. Per questo decide di sabotare tatticamente il sistema, utilizzando i media digitali contro l’ideatore del progetto. La narrazione riflette sul doppio livello di dipendenza degli utenti dei social network dalle piattaforme digitali: quello di un'espressione...

Un ritratto immaginario di Alice Zanotti / Amelia Rosselli, Tutti gli appuntamenti mancati

Come si ricostruisce un ricordo, cosa si mette nella valigia della memoria, come si dispongono i ricordi, quali sono i fatti da tenere, le immagini da lasciare, quale lingua usare contro l’oblio, come preservare tutto dalla polvere del tempo, quali i suoni da inventare, e, soprattutto, cosa fare con gli spazi lasciati vuoti a causa di ciò che si è dimenticato. Ovvero, come sopravvivere al passato e resistere nel presente, pensare un futuro. Forse, il taccuino in tasca durante le lunghissime camminate era un modo per governare tutto ciò: “Scriveva di pensieri e di passi, intanto, a frammenti su quaderni che rimetteva poi nelle tasche della giacca, e quando lo faceva usava la penna, e scriveva e andava avanti e indietro nel quartiere lungo il fiume, dove ha abitato prima di trasferirsi in via del Corallo”.   Lo leggiamo nel libro Tutti gli appuntamenti mancati. Un ritratto immaginario di Amelia Rosselli di Alice Zanotti, uscito per Bompiani da poche settimane. È un romanzo che narra la vita della grande poetessa, un racconto che recupera, inevitabilmente, la storia della sua grande famiglia da cui si è avviata la “tempesta” di vita di Amelia. Una tempesta di fatti storici...

Un libro di Anna D'Elia / L’arte che salva

Portare la bellezza nell’ordinario della vita come condizione essenziale per prendersene cura, questo è quello che traspare in ogni riga e nelle intenzioni di fondo nel libro di Anna D'Elia, Vedere scorrere. L’arte che salva, Meltemi, Milano 2021.  La riscoperta dell'ordinario, una delle più significative tendenze del pensiero contemporaneo, come documentano i contributi di filosofi alla stregua di Stanley Cavell e Cora Diamond, si rivolge in particolare alla ricerca del senso e del significato di abitare la vita. Se si può sostenere che nella vita abituale sia in questione un indebolimento della relazione con il tutto, è altrettanto sostenibile che è proprio nell’ordinarietà del quotidiano che esistono le condizioni per innalzare e rendere sensibile la vita. È così che quanto vi è di più comune e insignificante, cioè la vita abituale, può diventare infinitamente significante. Come sta accadendo in questo tempo di pandemia, uno dei traumi più sconvolgenti, di dimensioni planetarie, il primo in quanto a percezione immediata e pervasiva. Un trauma in nessun modo imprevisto ma derivante dalla normalità indifferente al sistema vivente di cui siamo parte, in cui siamo ciecamente...

Clorofilla / Anemoni, il soffio della primavera

Marzo: si vanga, si zappa, si sarchia, si rastrella, si pota, si pianta e trapianta, si semina, si concima, si netta il giardino. Si gioisce ad ogni germoglio, si tentano le gemme turgide, si esulta all’aprirsi della prima corolla. E si impreca per le ventate di tramontana, per le ultime infide gelate, per le benefiche pioggerelle, un tempo onomastiche del mese, che tardano ad arrivare o si sono trasformate in piogge monsoniche. Anche il bosco si rinnova. Da sé. Tra gli abiti leggeri che indossa per il risveglio ce n’è uno che par di mussola, o di seta in raffinata stampa devoré, direbbero i tessitori. Le latifoglie sonnecchiano, sognano il folto delle chiome; così, il tiepido sole giunge senza schermo alcuno al suolo, dove ancora cricchia al piede il secco dei rami e delle foglie.     È l’energia che serve agli anemoni (Anemoide nemorosa) per spuntare e drizzare i gracili steli. D’improvviso, da un giorno all’altro, il sottobosco si copre di un morbido drappo di foglie novelle e, nel gioco del chiaroscuro, si distinguono i contorni delle tre lamine al mezzo del caule, picciolate, pennate, incise, pubescenti. Su ciascuno di questi colletti verdi spicca una candida...

Un romanzo di Slavenka Drakulić / Dora Maar: la mia vita con Picasso

Sorriderebbe compiaciuto il Dottor S. della Coscienza di Zeno. Se venisse a scoprire che il suo sbeffeggiato suggerimento elargito a Zeno Cosini (“Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero”) ha trovato terreno fertile nella letteratura del terzo millennio. Non tanto per sfornare esempi di autoanalisi a uso terapeutico, come proponeva il medico raccontato “con parole poco lusinghiere” da Italo Svevo, ma piuttosto per immaginare autobiografie apocrife. Romanzi, insomma, capaci di mettere a fuoco personaggi del passato mai raccontati in piena luce. Perché rimasti intrappolati nella penombra delle loro vite.   Proprio lì, in mezzo a quella folla di volti anonimi, Slavenka Drakulić ama cercare le sue storie. Vicende di donne, passaggi terrestri di figure femminili rimaste sempre un passo indietro. Vite di mogli e compagne di artisti, di scienziati famosi, che sono transitate sul palcoscenico della Storia come se qualcuno camminasse sopra il loro corpo con degli scarponi chiodati. Ascoltando le parole di Frida Kahlo (“Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell’altro”), Slavenka Drakulić, la scrittrice nata a Rijeka-Fiume in...

Diritto e letteratura / Il caso Balzac

Nel 1896, Léon Daudet pubblicò un romanzo intitolato Le voyage de Shakespeare. Immaginava che un giovanissimo Shakespeare percorresse l’Olanda e la Germania, sino a giungere in Danimarca, e che a ogni tappa gli accadesse di essere testimone di vicende sconvolgenti. Qui una coppia di giovani amanti approdava al suicidio; là un vecchio abbandonato dalle figlie vagava solo nella tempesta… Alla fine del viaggio, il futuro poeta aveva assistito, dal vero, a tutti i drammi che avrebbe poi trasfigurato sulla scena. La narrazione di Daudet, brillantissima, suggeriva ai lettori un’ipotesi tanto fascinosa quanto indimostrabile: all’origine di ogni capolavoro shakespeariano doveva esserci stato un fatto reale. Questo romanzo, ammirato da Proust ma oggi dimenticato, mi è tornato in mente riflettendo su un momento particolare nella storia della critica balzachiana. Accadde infatti che, tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta del Novecento, un gruppo nutrito dei più autorevoli studiosi di Balzac si dedicasse allo studio della Commedia umana adottando la stessa ipotesi su cui era fondato Le Voyage de Shakespeare: ogni personaggio doveva esser stato ricalcato, più o meno fedelmente, sulla...

Decolonizzazione e studi classici / Was Athena black?

Nel mese di marzo del 2019 una cinquantina di studenti impedì al pubblico di accedere all’anfiteatro della Sorbona in cui avrebbe dovuto svolgersi una rappresentazione delle Supplici di Eschilo. I manifestanti della “Ligue de défense noire africaine” e di altre associazioni di studenti di colore protestavano contro la pratica razzista del blackface a cui era ricorso il regista, il grecista Philippe Brunet, dipingendo di nero il volto delle attrici bianche che impersonavano il coro delle Danaidi. Vi è una certa ironia nel fatto che la protesta degli studenti di Parigi fosse rivolta proprio contro la rappresentazione delle Supplici. La tragedia di Eschilo gioca infatti un ruolo chiave nel libro di Martin Bernal, Black Athena, che è un tentativo di provare le origini afroasiatiche della civiltà greca e di contestare il modello “ariano” che presuppone un’origine esclusivamente indoeuropea dei Greci. Il mito delle figlie di Danao, descritte da Eschilo come “nere”, che fuggono dall’Egitto per sottrarsi al matrimonio con i loro cugini e trovano rifugio ad Argo, conterrebbe secondo Bernal un ricordo della colonizzazione egizia della Grecia continentale avvenuta nel II millennio prima dell...