Alfabeto Pasolini

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Dizionario Fenoglio / Fenoglio e le Langhe: il paesaggio tra le pagine

“Queste cominciano a essere le Langhe del mio cuore: quelle che da Ceva a Santo Stefano Belbo, tra il Tanaro e la Bormida, nascondono e nutrono cinquemila partigiani e gli offrono posti unici per battagliarci.” (Appunti partigiani 1944-1945, Einaudi, 1994) Per Beppe Fenoglio, il paesaggio delle Langhe non è il luogo della prima giovinezza e della nostalgia come per Pavese, non ha nulla di mitico. È invece una presenza viva, che accompagna le peripezie dei protagonisti delle sue storie, anche nel tempo atmosferico, specie quando li avvolge di nebbia o di pioggia. I crinali delle colline, che formano quelle lingue di terra da cui deriva il nome Langhe, sono il luogo del viaggio, nella ricerca come nella fuga dei protagonisti delle sue storie. I rittani, alte e profonde fessure tra le colline, spesso scavate da un torrente, sono un elemento naturale che caratterizza più di altri il paesaggio nelle sue pagine. Il fiume Tanaro e i suoi ponti, durante la guerra insidiosi per mine o agguati, condizionano spostamenti e vie di fuga.   In Una questione privata, prima la nebbia poi la pioggia e il vento seguono il cammino disperato di Milton tra sentieri, crinali e rittani, e...

Altri immaginari urbani / La città profonda

Alessandro il Grande a 24 anni traccia con la farina i limiti di quella che sarà Alessandria d’Egitto. Usare la farina per tracciare il limite fra spazio degli uomini e il resto del mondo, fra la Civiltà e il Selvatico, è una metafora perfetta per definire il passaggio dalle prime forme di città a quelle che conosciamo ora. Proviamo a guardare la città dal punto di vista del tempo profondo, partendo dall’inizio della nostra storia di homo sapiens, almeno trecentomila anni fa. In questa prospettiva diventa chiaro che la prima forma di città è il gruppo. Prima di essere uno spazio, la città è formata da un gruppo di umani che si riconoscono in un insieme. Noi Sapiens e prima di noi quelli che ci hanno preceduto, siamo animali sociali, il nucleo generatore delle città si trova nei gruppi che si muovevano nelle foreste, nelle savane dell’Africa e poi nelle infinite migrazioni che ci hanno portato verso altre terre, potremmo immaginarle come vere città mobili che decidevano di sostare e riprendere il cammino. Per migliaia di anni le città hanno avuto questa forma e così ci sono state consegnate quando siamo arrivati, insieme alla cultura che ci permetteva di costruire strumenti e...

Dal rinascimento alla cancel culture / Immagini contese

Di quale storia abbiamo bisogno? Ne parlavo qualche tempo fa con un amico, illustre medievista attento ai nodi teorici e ai bisogni politici della cultura contemporanea. Quali storie, al plurale, rilanciava lui, convinto che fare storia (d’Italia, che era il tema della conversazione) non si possa più, perché la narrazione progressiva e orientata al presente che abbiamo ereditato dai maestri novecenteschi suona oggi sgangherata, se non ridicola, vista la conclamata fine della storia, l’apertura effettiva dell’orizzonte globale, la prevalenza del racconto sulla verifica e la compresenza di prospettive diverse. La discussione di allora mi riecheggia nella testa mentre leggo il libro di Germano Maifreda sul modo con cui le immagini svelano la storia, da poco uscito per le “Storie” di Feltrinelli (Immagini contese. Storia politica delle figure dal Rinascimento alla cancel culture). È un libro sull’importanza delle immagini nella formazione del giudizio storico, sulla triangolazione tra cancellazione, conservazione e manipolazione, sui processi di trasformazione, costruzione della memoria e anelito all’oblio, e soprattutto sul bisogno della parola a commento dell’immagine. Ma è anche un...

Dialoghi, monologhi, urla in classe / Va in scena il prof.

Il fatal error per un prof è entrare in classe stanco, fiacco, mogio: i giovani vampiri che lo attendono hanno sensori sottilissimi che avvertono che la preda in quell’ora sarai tu, urlante o meno; del resto, loro sono 25 e tu sei solo. Non sono poi così convinto che ai vecchi tempi le classi fossero così miti per default. C’erano le punizioni corporali, il sarcasmo umiliante dei docenti («No dark sarcasm in the classroom!» cantavano i Pink Floyd in Another brick in the wall, 1979), ma se esiste un ribelle è perché esiste un’autorità; e le sfide all’autorità e i ribelli sempre esisteranno. Il prof, spiegano Mario Maviglia e Laura Bertocchi nel loro L’insegnante e la sua maschera. Teatralità e comunicazione nell’insegnamento (Milano, Mondadori Università), dovrebbe rendersi conto che quando entra in classe entra in scena.     C’è un pubblico sufficiente per definirlo una platea, per cui deve interpretare un copione; il copione, se non è più l’insegnamento con lezione frontale, il versar sapienza in teste vuote, resta il suo armamentario, la sua preparazione, quello che sa e come sa trasformarlo in apprendimento. Non sarà sempre un combattimento, o una seduzione, ma se...

Capolavori per l’infanzia / Sendak: una collezione dispersa all’asta

Tra pezzi di ghiacciai millenari che cadono in acqua con un tonfo, atolli che scompaiono per sempre e città sotto le bombe, non ha fatto scalpore lo smembramento silenzioso di una collezione di libri per bambini in edizione rara avvenuto il 25 aprile su un’asta di Christie’s. La collezione apparteneva a uno dei più grandi autori e illustratori della storia del libro per ragazzi: Maurice Sendak.  L’illustratore, il cui libro più famoso, Nel paese dei mostri selvaggi fu portato in Italia negli anni ‘60 dalla visionaria Rosellina Archinto (oggi disponibile per Adelphi), era anche un raffinato studioso di letteratura per l’infanzia (Caldecott & Co. Note su libri e immagini, Junior, 2021), oltre che collezionista di libri e manoscritti rari.      Questa vicenda non può non evocare, nell’amante di libri, altri simili tesori in parte dispersi: la collezione di manoscritti autografi raccolta da Stefan Zweig prima della Seconda guerra mondiale, composta dai primi abbozzi, appunti, note musicali delle opere più famose dell’ingegno umano, il cui denominatore era “Il misterioso istante in cui un verso, una melodia, esce dall’invisibile, dalla visione e dall’intuizione...

Milano, Lia Rumma / La carezza dell’arte di Ettore Spalletti

Ogni opera di Ettore Spalletti è una carezza verso l’osservatore, delicata, quasi impalpabile, sensuale come la stessa ‘polvere’ di colore che connota la produzione dell’artista. O meglio, è come una mano messa a coppetta nel duplice gesto del dare e del prendere, dell’accogliere e dell’essere accolto. È un abbraccio che, nella sua estrema tattilità, mantiene intatto il contatto con i sensi e dunque con il corpo stesso di chi la sta osservando.   Spalletti nasce nel 1940 a Cappelle sul Tavo, in provincia di Pescara. Pur essendo coetaneo agli artisti dell’Arte povera, del Minimalismo e dell’Arte concettuale, non si avvicina a nessuna di queste ricerche: la sua è, e rimarrà sempre, un’indagine in solitaria, tesa a superare l’azzeramento e lo strappo assoluto rispetto alla tradizione e alle valenze spirituali dell’arte avvenuti negli anni Sessanta, per invece reintegrare corpo e spirito, dimensione emotiva e oggetto, attraverso bellezza, tradizione e materiali sublimi come l’oro.   Libreria (particolare) 2018 ph. Matteo Ciavattella Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano | Napoli e Studio Ettore Spalletti. Nel corso della sua vita, terminata l’11 ottobre 2019, ha tenuto...

Volpi e cani / Domesticazione

In origine è stato il cane. Se siamo umani, lo dobbiamo a lui. La sua domesticazione è la chiave di volta della nostra storia di specie, la risorsa che ci ha permesso di prendere la “scorciatoia evolutiva” con cui abbiamo avuto accesso a un ventaglio di possibilità molto più ampio rispetto a quello originario. Ma dove e come è avvenuta la domesticazione del cane? E quali conseguenze ha determinato, sull’uomo, sull’animale e sull’ambiente? Due libri, usciti in traduzione italiana in queste ultime settimane, ci permettono di indagare l’argomento. Si tratta dello studio dell’antropologa americana Pat Shipman, I nostri più vecchi amici (Einaudi, con traduzione di Antonio Casto) e di quello di Lee Alan Dugatkin e Ljudmila Trut, Come addomesticare una volpe (e farla diventare un cane) (Adelphi, con traduzione di Valentina Marconi).     Shipman fornisce una mappa della domesticazione del cane. Riprendendo alcuni esiti di Invasori (edito da Carocci), ribadisce che l’inizio del predominio planetario della nostra specie sia da attribuire all’alleanza con i lupi, o meglio con i cani-lupo. Grazie alla cooperazione nella caccia alla megafauna europea, sapiens si è sbarazzato...

Una storia della Germania / Gli Effinger

“È lo storicismo dell'occidentale che Dostoevskij odia. Per lui ogni uomo ricomincia da capo, ognuno torna a porsi gli stessi problemi”, scrive Gabriele Tergit a un certo punto (pag. 663) del suo romanzo Gli Effinger (traduzione di Isabella Amico di Meane e Marina Pugliano, Einaudi 2022). In questa frase è racchiuso il senso di questo libro straordinario, che attraversa la storia della Germania dal 1878 fino al 1948 e che, incredibilmente, si può leggere con un occhio all'attualità, dove l'inizio di una nuova epoca che vede nascere la fabbrica di motori degli Effinger, impiantata tra mille dubbi da Paul, soffre delle stesse incertezze pionieristiche di questa nostra era digitale, la Russia ha le stesse mire imperialistiche di oggi, un personaggio – la dottoressa Koch – antesignana del femminismo, si accorge che "l'ideale di donna tramandato da millenni era determinato dalle esigenze dell'uomo" (salvo poi rimanere affascinata da Hitler) e c'è perfino un capitolo intitolato "L'epidemia" per ricordarci che prima del Covid c'era stata, dal 1918, la Spagnola. I Buddenbrook, cui per varie ragioni questo romanzo viene accostato, esce nel 1901; Gli Effinger...

Visita guidata / Biennale 2022: il latte dei sogni

Se la prima apparizione di un personaggio, al cinema o nella narrativa, rivela allo spettatore un carattere, un segno decisivo o un destino, così Il latte dei sogni si apre all’Arsenale con un’opera che riassume in sé molti dei temi che costituiscono le direttive dell’ambizioso progetto di Cecilia Alemani per la Biennale 2022. Brick House (2019), scultura monumentale in bronzo di Simone Leigh – protagonista anche del Padiglione USA e prima donna afroamericana a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale –, un gigantesco busto di donna posto al centro della prima sala, evoca il femminile, le culture originarie, non-occidentali, non-bianche, non-binarie, il corpo, il mito, il superamento del limite, la trasformazione, il colonialismo. Delle intenzioni di Alemani, l’opera di Leigh suggerisce anche un certo imperativo, che è al tempo stesso punto di forza e tallone d’Achille di una mostra pensata e costruita durante la pandemia, e che con le conseguenti restrizioni ha dovuto fare i conti. Alemani ha avuto a disposizione un surplus di tempo per la preparazione, dato che per la terza volta nella sua storia la Biennale ha subito uno slittamento, cosa accaduta soltanto in prossimità...

Sette / Diario russo. Good Bye Lenin!

Quando ho lasciato Pietroburgo per l’ultima volta, diretto al confine con l’Estonia, ho visto dal finestrino dell’autobus la prima statua di Lenin in cui mi ero imbattuto al mio primo soggiorno di studio in Russia, ormai diciassette anni fa. Solo pochi mesi prima era uscito Good Bye Lenin!, film visto e rivisto al cinema e in dvd, e anche a lezione all’università, durante il corso di Storia della Germania. Quando vidi dalla maršrutka, il microautobus allora tanto diffuso come mezzo di trasporto nelle città russe, stagliarsi il profilo bronzeo di Vladimir Il’ič a lato del Moskovskij prospekt, l’emozione fu molto forte, e pensai alla scena in cui Christiane, la madre di Alex interpretata nel film da Katrin Sass, decide di uscire di casa e di fatto sfuggire alla DDR in miniatura costruita dal figlio e vede una enorme statua del rivoluzionario russo portata via da un elicottero. La caduta dell’Urss, in realtà, non ha visto immediatamente in Russia la rimozione delle vestigia e dei simboli del socialismo reale, anche se si iniziò con il rinominare città e strade, con Leningrado tornata a essere Pietroburgo, Sverdlovsk Ekaterinburg e la prospettiva Marx a Mosca spezzettata nelle tre vie...

Liebestod per Ert / Angélica Liddell: lo scandalo del teatro

Si legge che Liebestod, ultimo lavoro di Angélica Liddell presentato in prima ed esclusiva italiana all'Arena del Sole di Bologna, abbia scandalizzato parecchio al debutto la scorsa estate al Festival d'Avignon. Le scelte estreme e gli stilemi provocatori con cui l'artista spagnola s'è fatta conoscere sulla scena europea negli ultimi vent'anni in effetti ci sono tutti: dall'autolesionismo al limite della body art ai riferimenti cattolici a rischio di blasfemia, immagini forti e ferite di ogni genere – quante volte la parola viene ripetuta durante lo spettacolo! –, fiori picchiati, spezzati, e armi, l'incoscienza scenica di animali e bambini, il corpo usato come oggetto e scene d'una violenza estrema. Ma dopo trent'anni dagli esordi di questa ex fille terrible della scena sperimentale spagnola e a distanza di sicurezza dagli scandali teatrali che avevano segnato l'Europa negli anni Dieci del nuovo millennio – erano stati presi di mira, fra gli altri, anche artisti come Romeo Castellucci e Rodrigo Garcia –, a guardar bene questo nuovo spettacolo ha ben poco di provocatorio.  Niente di male perché più degli altri lavori recenti – alcuni dei quali fortemente contestati anche in...

Un libro di Gabriele Nissim / Auschwitz non finisce mai

Esce un nuovo libro su Auschwitz. L’autore, che scrive per Rizzoli, è Gabriele Nissim, da sempre impegnato nelle campagne per i diritti umani, fondatore di Gariwo assieme a Pietro Kuciukian, medico testimone del genocidio armeno. Entrambi, Nissim e Kuciukian, hanno scritto un loro capitolo nel libro Diritti umani e intervento psicologico, curato da Gabriella Scaduto insieme allo scrivente.   Ma che cos’è Gariwo e che rapporti ci possono essere con il campo della psicologia e della psicoterapia? Nata come organizzazione che, sulla scorta dell’esperienza del Giardino dei Giusti di Gerusalemme, Gariwo estende il concetto di Giusto nel Mondo a tutti coloro che, durante un massacro perpetrato dalla loro stessa gente, hanno protetto le vittime innocenti, pur appartenendo al gruppo etnico, politico o religioso dei perpetratori. Turchi che hanno protetto armeni, tedeschi o non-ebrei che hanno protetto gli ebrei durante la Shoah, per esempio. Oggi potrebbero essere russi che aiutano e salvano i cittadini ucraini dall’aggressione di Putin, rischiando la vita, o il carcere.  I giusti non sono eroi, sono soggetti che hanno esercitato il dissenso salvando vite destinate alla...

Un libro e una mostra / Art Spiegelman a Bologna

Una pubblicazione firmata Art Spiegelman è già di per sé una notizia. Il cartoonist americano autore di Maus, uno dei fumetti più importanti e influenti mai comparsi, ormai da anni centellina le sue produzioni. Ed è un editore italiano – Sigaretten – a pubblicare in prima edizione mondiale il nuovo lavoro di Spiegelman: si tratta di Street Cop Uncovered!, un volume che raccoglie i bozzetti e le prove realizzate da Spiegelman per illustrare la novella Street Cop, scritta da Robert Coover e uscita nel 2021 negli Usa.    La copertina di Street Cop Uncovered! Il racconto di Coover è stato pubblicato nel 2021 da Isolarii, un minuscolo progetto editoriale con base in Inghilterra. Letteralmente minuscolo, dato che il formato dei volumi é più piccolo di uno smartphone (esiste anche una versione in francese pubblicata da Flammarion). Coover è uno scrittore poco tradotto in Italia (ma ultimamente NNE editore sta pubblicando i suoi libri) ed è considerato uno dei padri della letteratura postmoderna americana (ha appena compiuto 90 anni!). In effetti il suo “poliziotto di quartiere” si muove in una città futuristica, popolata da robocop, zombie e astronavi, dove il tempo e...

Storia, passato, trauma / Le "frontiere" della psicoanalisi

Qual è il rapporto che la psicoanalisi intrattiene con la storia? Attraverso quali sentieri, faglie, tracce, la storia penetra e condiziona la teoria e la pratica psicoanalitica? È questo il tema centrale intorno al quale si confrontano i contributi raccolti nell’ultimo numero di «Frontiere della psicoanalisi» (Storia, memoria, deformazioni, n. 1/2021, Il Mulino), la rivista diretta da Massimo Recalcati e Maurizio Balsamo. Si tratta di una domanda di ricerca che interroga non solo la pratica della clinica psicoanalitica rispetto al posto che la storia – singolare e collettiva – occupa nella relazione terapeutica, ma anche il rapporto che la teoria psicoanalitica intrattiene con la società e con il proprio tempo. Di seguito, proverò a illustrare le tematiche e gli interrogativi di maggior rilievo che, a mio avviso, rendono questo numero della rivista particolarmente rilevante e, dal momento che sarebbe impossibile, nello spazio di una breve recensione, restituire al lettore l’intero spettro dei contributi presenti, proverò a suggerire delle ipotesi di lettura, richiamando in parentesi il riferimento all’autore.   Inizierei innanzitutto dal tema portante della rivista, ovvero...

Parole e immagini (5) / Qui Odessa. Le scale e le cantine

5 maggio 2022   Viene prima la salita o la discesa? Quando si va in montagna, prima si sale, si soffre, si espugna la vetta, e poi si ritorna a casa sereni. A Odessa è il contrario. Prima si scende. La città si sviluppa su costoni collinari che si levano sopra il mare, e nella parte storica, per raggiungere il mare e gli stabilimenti balneari bisogna affrontare scale che dominano la scarpata. La gigantesca scalinata Potjomkin è una di queste. Se uno dei landmark della città è una scala, il binomio salire e scendere diventa un fatto costitutivo della mentalità dei suoi abitanti. Non siamo ai precipizi di San Francisco, ma nemmeno in pianura. (Lo confesso, da bambino dover scender le scale per andare al mare me lo rendeva penoso, non è che i bambini siano sempre disposti a barattare la felicità con una contropartita di fatica.)   La scalinata collega la città alla zona del porto, incluso l’attracco per le navi da crociera. È una scala a singhiozzo: settori di scalini si alternano a zone piane. Guardando dall’alto verso il basso, si vedono solo i tratti orizzontali, non gli scalini. Al contrario, quando si guarda dal basso si vedono solo gradini. E poi c’è l’illusione...

Una strana amicizia / Chaplin e Churchill a piedi nudi sulla spiaggia

Tra il pubblico presente il 14 settembre 1925 alla prima londinese del film di Charlie Chaplin La febbre dell’oro, tenutasi allo storico Tivoli Theatre, da poco restaurato, era presente, ricordano le cronache, l’allora Cancelliere dello Scacchiere, in pratica il Ministro delle Finanze del governo di Sua Maestà, sir Winston Churchill accompagnato dalla moglie Clementine Hozier, entrambi entusiasti ammiratori di Charlot e del suo “vagabondo”. Una simile presenza non passò inosservata, tanto che un paio di giorni più tardi il domenicale britannico The People approfittò del ghiotto ”avvistamento” per punzecchiare il controverso Cancelliere e la sua allora ancor più controversa politica deflazionistica (l’obiettivo che Churchill si era prefisso, era il ritorno alla parità aurea della sterlina ai livelli di ante guerra) suggerendo che se sir Winston avesse potuto trasmettere «un po’ dello spirito e dell’allegria di Charlot nella prossima seduta del Parlamento, farebbe davvero molto per alleggerire la tensione dovuta ai tanti problemi politici».   Passano quattro anni da quella serata e per una fortuita serie di coincidenze tipicamente hollywoodiane, Winston Churchill e Charlie...

1º agosto 1947 – 9 aprile 2022 / Francesco Radino: il pugno e il sacro

Un percorso artistico e professionale che si snoda per oltre mezzo secolo non può condensarsi in un solo nodo tematico, e neppure può assumere caratteri di uniformità stilistica, se non altro per il naturale dispiegarsi delle vicende anagrafiche. Francesco Radino, scomparso lo scorso 9 aprile a 75 anni, ha coltivato interessi fotografici nell’industria, nella committenza pubblica, nella promozione turistica, nel reportage e nel paesaggio nella sua più ampia accezione. Chi oggi, nel tentativo di esprimere un sommario giudizio critico, cerchi di avvicinarsi alla sua corposa produzione, è costretto nei fatti non solo a concentrarsi su alcuni temi e a trascurarne altri, ma soprattutto a privilegiare solo qualcuna delle tante possibili chiavi di lettura.    Radino stesso è consapevole del complesso intrico che forma il suo universo quando scrive: “sperimento la cancellazione dei generi nel tentativo di ridefinire una visione primitiva dove gli oggetti possano vivere armoniosamente, gli uni accanto agli altri, in un unico mondo senza gerarchie. Vi si scorgono, come in un film oscuro e senza regia, alberi e arbusti, acque e rocce, ombre e muri, uomini e pesci,...

Un pamphlet / Lettera alla tribù bianca di Alex Zanotelli

Potrà apparire strano, ma leggendo questo libro, Lettera alla tribù bianca (Feltrinelli, 2022, pp. 128), mi è tornata in mente la celebre fiaba del re nudo. Sì perché, proprio in un momento come quello che stiamo attraversando, in cui l’informazione è vergognosamente ipocrita, pavida e asservita ai poteri forti, mentre il dibattito sui social spesso si incancrenisce in discorsi di odio a prescindere, una voce chiara, sincera, giustamente indignata come quella di Alex Zanotelli, squarcia quel velo e ci mette di fronte a una realtà, passata e presente, che troppo spesso non sappiamo o non vogliamo vedere. E lo fa, dicendo cose semplici, che in parte conosciamo, ma che a volte non abbiamo il coraggio di ammettere e men che meno di farne oggetto di riflessione.   Alex Zanotelli, missionario comboniano che ha trascorso molti anni in Africa ed è ora impegnato nel rione Sanità a Napoli, inizia la sua critica alla “tribù bianca”, partendo dalla sua profonda, difficile e complessa esperienza a Korogocho, una baraccopoli che sorge su una discarica alla periferia di Nairobi. È di lì che nasce la sua idea di “convertire” i suoi simili “bianchi” e lo fa in modo provocatorio, già nel...

Alfabeto Pasolini / Walter Siti: quindici riprese con PPP

Sono ormai cinquant'anni che Walter Siti, il curatore dei Meridiani consacrati a Pasolini, si dedica allo studio del medesimo. In questo corposo volume di oltre quattrocento pagine “riprende” quindici studi già editi (veramente sarebbero venti, dato che l'ultimo ne raggruppa in realtà cinque, ancorché brevi). La parola “ripresa” è declinata qui nel suo senso essenzialmente pugilistico: ripresa come round: quindici round, dunque, proprio come negli incontri di boxe validi per i campionati europei o mondiali. Il termine dice tutto: Siti non vuole essere uno studioso neutrale.   Va di proposito contro la “buona educazione filologica” (p.201) e anche contro la buona educazione critica. Dichiara apertamente di aver invidiato Pasolini, di esserne stato geloso; di essersi vendicato di lui con meschinità “facendogli le pulci” (p.12). Insomma di aver perpetrato il crimine che un critico non dovrebbe in teoria mai commettere: la contaminazione tra analisi del testo dell'autore e situazione personale dello studioso (p.202). Per questo, nei brevi cappelli introduttivi che accompagnano queste “riprese”, affiorano ricordi autobiografici, sapidi aneddoti e cenni alla propria vicenda di...

Intervista con Gian Antonio Gilli / La rivolta del piede sul corpo

Gian Antonio Gilli, professore ordinario di sociologia, ha lavorato per oltre vent’anni nel Centro ricerche sociologiche della Società Olivetti, dagli anni del taylorismo trionfante a quelli della ‘ricomposizione delle mansioni’, – gli anni in cui le aziende manifatturiere, costrette dall’evoluzione tecnologica e merceologica, si sforzavano (e l’Olivetti era all’avanguardia) di riscrivere la divisione del lavoro di fabbrica. Contemporaneamente, a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70, Gilli ha collaborato alla prima esperienza di Gorizia, condotta da Franco Basaglia per il superamento dell’ospedale psichiatrico.    Negli anni successivi la ricerca di Gilli si è sviluppata sul tema delle origini. Partendo da conflitto fra technai e società nell’esperienza greca, si è poi articolata in due direzioni. La prima riguarda l’esperienza religiosa nelle sue manifestazioni più fisiche e materiali, ampliando ‘religioso’ a qualunque attività iso-rituale da cui un soggetto ricava gratificazione e ispirazione. È questa la prospettiva del suo ultimo saggio, Locus sui-Religioni di luogo (Mimesis 2021), di cui qui principalmente ci occupiamo. La seconda direzione...

Corrado Bologna e Federico Albano Leoni / Le lacrime come la voce

L' unica cosa che non tace, in questi tempi bui, è la voce. Anzi la sentiamo fragorosa e stordente. Dai rettangoli abitati degli schermi delle nostre riunioni o lezioni a distanza, dove spesso non appaiono neanche i volti, si alza una voce senza corpo, talora più impostata e calibrata, a cui abbiamo imparato a prestare un'attenzione inusuale. Una voce acusmatica. Porfirio di Tiro, a cui dobbiamo la sistemazione degli scritti di Plotino, chiama così la voce di Pitagora. Racconta che i discepoli di Pitagora ascoltavano le lezioni del maestro da dietro una tenda, sentendo dunque la voce senza poterne vedere la fonte. Il buio dello schermo fa da sfondo a voci che sanno di dover prendere su di sé il carico di corpi assenti, e chi è in ascolto esercita la sua attenzione valorizzando timbro, tono, frequenza, colore, registro e affidandosi alla voce come fosse un vento che ha il profumo del corpo invisibile da cui promana. Tutta la nostra immaginazione viene convocata dal suono della voce, al fine di evocare ciò che non vediamo. “L’orecchio è in grado di avvertire ciò che è proprio, in realtà, dell’occhio, poiché entrambi vivono dell’esperienza e dell’apprensione di una sola bellezza....

Corrispondenza 1939 - 1969 / Roberto Longhi e Giuliano Briganti: l'importanza dei maestri

Cos’è un maestro? Quando ero allieva alla Scuola Normale Superiore di Pisa nei primi anni ’90, ricordo che serpeggiava fra gli studenti più giovani, e magari più brillanti, ma anche fra i perfezionandi, già più scafati, una sorta di diffidenza verso questa parola, forse perché in un posto competitivo e gerarchico come la Scuola Normale se ne abusava, e tutti anche per il solo fatto di seguire le lezioni del tale o tal altro professore, se ne dichiaravano allievi, o meglio dicevano: “il mio maestro” con allusione araldica a genealogie, paternità e figliolanze e in lontananza cenacoli, conventicole, concorsi e cattedre. Da allora, e pur avendo avuto, dopo il dottorato, una frequentazione sporadica degli ambienti universitari, mi pare che la definizione abbia subito una sfortuna costante; quale studente oggi si riferisce più al proprio professore come al maestro? Direi quasi nessuno. Non sono in grado di risalire in modo preciso alle cause di questa sparizione, né di affermare che sia in assoluto una cosa negativa o positiva; constato che il baronaggio come malattia universitaria, come cancrena mentale e istituzionale, è continuato anche se il termine ‘maestro’, con tutto l’...

Riforme e investimenti / Franceschini: con la cultura si mangia?

Dario Franceschini è da tempo il massimo punto di riferimento istituzionale per la cultura italiana. Lo è dal 22 febbraio 2014, prima come Ministro dei Beni e delle Attività Culturali (e inizialmente anche del Turismo) con i governi Renzi, Gentiloni e Conte II, e ora come Ministro della Cultura con il governo Draghi, salvo l'interruzione del Conte I (quello “gialloverde”) nel 2018-19, quando il ruolo venne affidato all'inconsistente Alberto Bonisoli (quando il Ministero perse la delega al Turismo). Franceschini ha fortemente voluto questo dicastero, considerato “minore” ma con una forte visibilità mediatica. Una scelta insolita per un politico di primo piano, che avrebbe potuto ambire a ministeri più “pesanti”, ma rivendicata dopo il primo giuramento al Quirinale, quando con un pizzico di provocazione si dichiarò orgoglioso di guidare “il principale ministero economico del nostro paese”, ancorché poco finanziato.   Appare dunque legittimo il suo desiderio di tracciare un bilancio, con un volume che si inserisce in un fortunato genere saggistico: il suo Con la cultura non si mangia? (La nave di Teseo, 2022) arriva infatti dopo La cultura si mangia! di Bruno Arpaia e...

Ucraina, la radio resistente / La guerra nell'etere

Nei primi giorni di marzo, dopo solo una settimana dall’invasione russa in Ucraina, su decine di radio private locali l’esercito di Putin diffondeva attraverso i trasmettitori ucraini un messaggio: le città sarebbero presto state liberate dalla giunta criminale di Kiev, bisognava solo mantenere la calma. È incredibile come la radio rivesta da sempre un ruolo cruciale nei territori destabilizzati da guerre, conflitti, disastri ambientali improvvisi. Non è solo la mia personale passione, ma sono i fatti e la storia a permettermi di affermare senza timore che, da quando esiste, la radio si attesta come il più agile, robusto e resistente dei media.   La rapidità con cui l’etere ucraino è stato colonizzato dalle forze russe in realtà non deve stupire, è parte di una strategia ben definita e di lungo corso. Me l’ha spiegato Andrea Borgnino, esperto di storia della radio e radioamatore, intento da anni ad analizzare il ruolo delle emittenti nel corso dei conflitti in ogni angolo del mondo. Borgnino segue le vicende ucraine sin dall’inizio della guerra del Donbass e in queste settimane, attraverso un trasmettitore capace di captare le onde corte, è riuscito, insieme al suo gruppo di...