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Ritratti d’artista ad alta voce / Maggi Hambling (1945)

Eccomi all’inizio, dove ho convenuto di essere, e non so cosa fare. I disegni che seguono raccontano la propria storia e parlano da sé in maniera così diretta e nuda da lasciare senza fiato. Aggiungere parole equivarrebbe a ve-stirli, e a distrarre dalla loro nudità. Direi di più: aggiungere parole – qualunque parola – rischia di essere una forma di censura. La persona amata non può essere descritta a terzi. Non perché l’amore sia cieco, ma perché l’amante ha scoperto e ha avuto modo di vedere qualcosa che di solito si cela. Gli amanti si spogliano vicendevolmente con passione, e parte della promessa racchiusa nella passione fisica è la possibilità di mettere a nudo anche un’anima: una promessa talvolta soddisfatta, spesso no. Eppure, quando lo è, gli amanti si rivelano reciprocamente qualcosa che al resto del mondo è nascosto.   La rivelazione può essere fugace o quasi istantaneamente celata o negata, ma di rivelazione si è trattato, e per loro natu- ra le rivelazioni non sono comunicabili in nessun linguaggio quotidiano in uso nel mondo. Da qui la solitudine dell’amore. Essere amati è essere smascherati. Il verbo «smascherare», nell’uso...

Nuove drammaturgie: Simona Semenič / Il corpo femminile tra testo e performance

“Per me i miei spettacoli non sono quelli che vengono messi in scena. La mia scrittura è già lo spettacolo. Il mio testo è la performance”. Lo afferma Simona Semenič, drammaturga nata nel 1975 che ormai da una decina d'anni si distingue come “la più innovativa, penetrante e visibile tra gli scrittori teatrali sloveni (uomini e donne)”, vincitrice, tra i numerosi premi e riconoscimenti, della più alta onorificenza nazionale nel campo delle arti: il Prešeren Fund Award 2018. Sorprendentemente ancora sconosciuta in Italia, negli ultimi anni Simona Semenič ha riscosso ampio successo anche a livello internazionale, e i suoi testi, tradotti in più di dodici lingue, sono stati rappresentati in diversi paesi, arrivando a calcare i palcoscenici di America, Asia e Medio Oriente.   Formatasi presso l'accademia AGRFT di Lubiana, Simona Semenič è una figura poliedrica, tanto che è quasi impossibile collocare la sua opera creativa sotto un'etichetta precisa. Il suo percorso formativo artistico si è sviluppato all'insegna di interdisciplinarietà e sperimentazione: nonostante sia principalmente nota come autrice teatrale, Semenič è anche performer, regista, scrittrice di romanzi, produttrice...

Eros, lingua, assenza / Anne Carson, economia dell'imperduto

Affinché ci sia un movimento, è necessario che ci siano una differenza e uno spazio. La differenza motiva il movimento, mentre lo spazio lo rende possibile; se non esiste differenza, i corpi tendono a conservare la propria posizione; se non esiste uno spazio, sono impossibilitati a muoversi per la legge dell’impenetrabilità. L’insieme di differenza e spazio può essere chiamato, in generale, distanza. Lo spazio della distanza è uno spazio erotico.   Eros il dolceamaro ed Economia dell’imperduto di Anne Carson, tradotti magistralmente da Patrizio Ceccagnoli per Utopia Editore, hanno a che vedere con diversi tipi di distanze, e coi confini tra esse. Il primo saggio parla di amore; il secondo di economia. Penso che ci sia un modo per tenere insieme questi due libri, e che quel modo sia intenderli come una riflessione sul tradurre, inteso come atto non solo linguistico ma anche economico, erotico e, da ultimo, ontologico, o addirittura ontogenetico.    Simonide nacque su un’isola, Ceo, a metà del VI secolo a.C.. All’epoca, Ceo era un luogo estremamente povero, arido, roccioso, tanto che i suoi abitanti, per sopravvivere, avevano dovuto ideare un metodo di controllo...

Media e immaginario / Gomorra a Winterfell

Lo so, è un giochino un po’ perverso, ma non ho resistito. Prima puntata: 10. Seconda: 7. Terza: 1. Quarta: 19. Quinta: 7. Sesta: 11. Settima: 7. Ottava: 15. Nona: 2. Decima: 11. Per un totale di 90. Si tratta dei morti ammazzati nella stagione finale di Gomorra, che si svolge in un lasso di tempo narrativo non chiaro, ma certamente in meno di dodici mesi. Nella realtà fisica, durante tutto il 2020 le morti violente a Napoli (non solo di camorra, ma per una qualsiasi causa) sono state 26. Aggiungiamoci gli omicidi della provincia di Caserta: 6. La sproporzione tra dati reali e fiction indica da sola come una delle serie più “realistiche” degli ultimi anni abbia un rapporto con i fatti quantomeno discutibile. Infatti Gomorra è un caso affascinante e sostanzialmente unico per analizzare la relazione tra realismo e messa in scena.   Diciamolo subito: anche a giudizio di chi scrive Gomorra è una serie magnifica – artisticamente, tecnicamente e visivamente. Intanto bisogna rendere merito a un team di registi che, negli anni, hanno costruito uno stile originale e riconoscibilissimo: Stefano Sollima, Claudio Cupellini, Francesca Comencini, Stefano Giovannesi. A cui si sono aggiunti...

Un libro di Jacob Stegenga / Curare e prendersi cura

Ad un ennesimo, incauto, che un giorno gli aveva chiesto se avesse effettivamente letto tutti i libri della sua biblioteca, Umberto Eco raccontava di aver risposto che i libri non si comprano per leggerli – suvvia! – semmai per averli a portata di mano quando ti servono. Alla categoria appartiene di diritto Curare e prendersi cura. Introduzione alla filosofia della medicina di Jacob Stegenga, appena edito da Aboca (l’originale è del 2018, e mai come in questo caso le date contano), un libro che è bene sapere in che scaffale rapidamente pescare quando se ne abbia bisogno. E certo, a maggior ragione da ché le nostre vite sono state travolte dall’onda (anomala?) di Covid-19.   Infatti, a chi non è capitato in questi ultimi due anni – più o meno quelli che passano tra la pubblicazione originale e la traduzione nel nostro paese – di discutere di medicina, diagnosi, terapie, epidemiologia, studi clinici, farmaci, vaccini, efficacia, effetti collaterali, salute, malattia… in casa (spesso forzatamente) o in pubblico, ascoltando i pareri esperti, le convinzioni personali o le opinioni estemporanee? Quanti, tra coloro che la medicina la conoscono, la praticano, la studiano – qualcuno...

Intervista a Maria D. Rapicavoli / Surface Tension

Dal 6 novembre al 13 marzo, l'UB Art Galleries dell'università di Buffalo ospita Maria D. Rapicavoli: Surface Tension. Questa è la prima retrospettiva dell'artista catanese, da tempo residente a New York. Le dieci opere esposte, infatti, ripercorrono all'incirca l'ultimo decennio dell’eterogenea produzione di Rapicavoli, affrontando tematiche complesse quali neo e post colonialismo, la sorveglianza militare dello spazio aereo, razzismo, violenza domestica e di genere.  Ne abbiamo parlato con l'artista.   La tensione superficiale è una caratteristica propria dei liquidi e si tratta di un fenomeno fisico che porta alcuni oggetti o creature a galleggiare, a “camminare” sull’acqua. Perché hai deciso di intitolare così la mostra? In questo caso, credi che siano le opere, l’artista o gli spettatori a mantenersi a galla? La capacità di un liquido di resistere a una forza esterna grazie alla natura coesiva delle sue molecole viene definita tensione superficiale.  Questo fenomeno rimane invisibile fino a quando non avviene un’interazione tra oggetto e liquido. Ed è proprio questo gioco di forze a catturare il mio interesse: da un lato l’oggetto che sfrutta la tensione ma...

Saggi, conferenze, frammenti / Aby Warburg fra antropologia e storia dell'arte

C’è sempre bisogno di leggere lentamente e in profondità, come ammoniva Nietzsche, ma con certi libri è l’unica strada possibile, ad esempio per la raccolta di saggi di Aby Warburg (1866-1929) appena uscita da Einaudi a cura di Maurizio Ghelardi (Aby Warburg, Fra antropologia e storia dell’arte. Saggi, conferenze, frammenti, 725 pp.). Il volume fa séguito a quello, sempre tra i Millenni, dedicato ai saggi dello studioso amburghese su temi astrologici. Ghelardi propone una ricca serie di testi di Warburg, alcuni inediti in Italia, altri già pubblicati – a cominciare dalla prima edizione degli scritti dello studioso (La rinascita del paganesimo antico, 1966) – ma proposti ora in una nuova traduzione; si tratta di articoli, tracce di conferenze, appunti, un frammento di autobiografia, le carte sulla Ninfa fiorentina, e altri materiali ancora. Il tutto è commentato da una ricca sequenza di fotografie in bianco e nero (straordinarie quelle che Warburg stesso scattò in occasione del suo viaggio americano “nel territorio degli indiani Pueblo”) e da tavole a colori fuori testo (gli affreschi di Piero della Francesca in San Francesco ad Arezzo).   L’introduzione di Ghelardi è un...

L'ultimo romanzo / Alessandro Piperno, Di chi è la colpa

In prima approssimazione, l’ultimo libro di Alessandro Piperno, Di chi è la colpa (Mondadori, 2021, pp. 238), appartiene al genere del romanzo di formazione. Il personaggio-narratore che si accampa al centro della trama racconta infatti la storia della propria vita, dall’adolescenza alla prima giovinezza; il settimo e ultimo capitolo, Diritto al risarcimento, il più breve – una dozzina di pagine, a fronte di una media di oltre sessanta, di norma suddivise in paragrafi numerati – è un’appendice collocata nel presente, alcune decine di anni dopo gli ultimi fatti narrati. La vicenda non manca di interesse per gli argomenti di cui parla, dalla rievocazione del clima di un’epoca al ritratto d’ambiente della borghesia ebraica romana. Non c’è dubbio, tuttavia, che il nocciolo dell’operazione compiuta da Piperno consista nell’invenzione della voce narrante. È sulla presa e sulla tenuta di questa voce che si giocano, in ultima analisi, la riuscita del libro e il suo spessore letterario.    A dominare l’intonazione, per la maggior parte del romanzo, è un’esibita cordialità, una spigliatezza signorile e nutrita di ironia, che si modula tra accenti confidenziali, eleganza espressiva...

Ristampato un classico / Strand e Zavattini: c’era una volta Un paese

Che strana sensazione aprire Un paese riedito da Einaudi e sfogliare le sue pagine, guardare le fotografie di Paul Strand e leggere le parole di Cesare Zavattini. Strano, perché le poche immagini del fiume Po che ci sono, salvo qualche dettaglio, come il ponte di barche a Viadana, potrebbero essere state scattate nei mesi scorsi, mentre il paese, Luzzara, non c’è più, o meglio ora è un altro paese. Pubblicato sessantasei anni fa, nell’aprile del 1955 questo libro ci mostra un mondo scomparso, quello appena uscito dalla Seconda guerra mondiale e da una guerra civile che da quelle parti era stata particolarmente dura e crudele, per entrare di lì a poco nella immancabile modernità italiana. Si può dire che Un paese segni la fine del neorealismo passando dal campo del cinema a quello della fotografia, dopo essere transitato attraverso la letteratura, e al tempo stesso questo libro inaugura un capitolo della sociologia visiva del nostro Paese, dell’Italia, nuovo e originale.    La storia del libro ha tre protagonisti: Paul Strand e Cesare Zavattini, attori principali, e il team della casa editrice Einaudi composto da Giulio Einaudi, Giulio Bollati, Italo Calvino e Oreste...

Artificerie Almagià, 16/20 dicembre / Credi alle fate?

giovedì   Sono passati sei mesi dall’ultima recita di Sylvie e Bruno. Domani sera torniamo in scena a Ravenna, per quattro giorni. Quando riprendi uno spettacolo, al principio ti sembra di non saperne più nulla: non ricordi i gesti, le traiettorie, non sai come prendere le luci. Poi succede qualcosa di strano. Sulla scena ti accorgi che il tuo corpo ne sa molto più di te, c’è una specie di memoria fantasma che ti guida. Mentre Luigi ci indica i punti da segnare con piccole croci fotoluminose sul pavimento bianco, mi torna in mente una scena bellissima del romanzo di Lewis Carroll da cui abbiamo tratto lo spettacolo. C’è Arthur, innamorato di Muriel. E c’è Muriel, innamorata di Arthur. I loro corpi, però, non sanno trovare la strada dell’incontro. Sono in riva al mare, il cielo è coperto da un ammasso di nuvole. Sylvie e Bruno, piccole fate invisibili, guidano delicatamente i piedi e le mani dei due amanti. Sylvie afferra il bastone da passeggio di Arthur e lo sospinge verso un gruppo di fiori bianchi, sulla battigia, là dove passeggia Muriel, tanto che Arthur, che non sapeva bene come comportarsi, crede che quella sia la sua volontà. «L’uomo era totalmente inconsapevole che...

La mostra alle Scuderie del Quirinale / Nel corpo dell’“Inferno”

  Dopo aver superato i tre controlli all’ingresso (temperatura, green pass e ticket) e aver lasciato gli “ingombri terreni” nel guardaroba, si accede all’Inferno salendo le scale – ovviamente elicoidali, seppure ascendenti. Su, al primo piano dell’Inferno, avvolti dal buio spezzato dalle “disperate strida” degli allarmi fatti scattare dai visitatori vinti dalla seduzione del colore, inizia il percorso ideato da Jean Clair e Laura Bossi per commemorare i settecento anni dalla morte di Dante. Ospitata dalle Scuderie del Quirinale dal 15 ottobre al 9 gennaio 2022, la mostra raccoglie le rappresentazioni dell’Inferno dantesco – da cui il titolo Inferno – succedutesi nei secoli. Lo spettatore, trasformato in un novello abitante degli inferi, percorre passo a passo le dieci sale tematiche fino a «usci[r]», letteralmente, «a riveder le stelle» (Riveder le stelle è appunto il titolo dell’ultima sala che raccoglie, tra le altre, le “stellari” opere di Anselm Kiefer e Gherard Richter), in un crescendo tanto emotivo quanto cronologico che, nella parte finale, lo costringe a un faccia a faccia con il proprio inferno: ovvero con l’ormai umano – troppo umano – inferno contemporaneo che,...

La figlia che non piange, un libro postumo / Il ritegno di Scarabicchi

In uno scritto dedicato all’arte della poesia titolato Tra ombre di percezioni fondanti, Zanzotto distingueva due diverse linee di forza che attraversano la poesia del Novecento. La prima risalirebbe ad Artaud e implicherebbe innanzitutto lo sconvolgimento dionisiaco della lingua e dei suoi codici irrigiditi, l’idea che la parola in se stessa sarebbe già un “tradimento dell’essere” (Artaud). Si tratta di una linea di forza della poesia fondata sull’enfatizzazione del gorgo pre-significante de lalingua, come direbbe Lacan, che troviamo in un primo piano potente nello Joyce di Finnegans Wake. La seconda linea farebbe invece capo a Mallarmé e definirebbe la tendenza apollinea, ermetica, misurata, fondata sulla compostezza formale, sulla purezza e sul vigore del significante, sull’uso ascetico ed essenzialista del linguaggio, della poesia. Mentre la prima linea di forza enfatizzerebbe la sperimentazione ardita, futurista, surrealista, sovversiva della lingua nella sua dimensione babelica, la seconda opererebbe per riduzione, sottrazione, ascesi. Va da sé che se dovessimo collocare l’opera di Francesco Scarabicchi, l’immenso poeta marchigiano scomparso dopo una lunga malattia l’aprile...

Un saggio di Franco Brevini / Abbiamo ancora bisogno degli intellettuali?

Gli intellettuali: che rompicapo. Se non ci fossero, andrebbero inventati. Ma quando ci sono, ci piacerebbe ogni tanto staccare loro la spina. Non perché dicano cose che non vogliamo sentirci dire, secondo uno dei loro maggiori miti di nobiltà. Ma perché piangono sempre sulla loro estinzione. È più forte di loro, per un semplice motivo: l’intellettuale moderno nasce brandendo la spada contro la propria epoca, nella misura in cui quest’ultima ha spalancato le porte a una cultura degradata e massificata. In altre parole, non esiste intellettuale senza lotta contro la sparizione che minaccia la sua specie. La sua forza simbolica si fonda su una primordiale immagine di fragilità: quella di un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. O se preferite quella di un pezzo di cristalleria in balia degli elefanti.    Inoltre, non si può non ricordare che sono tutti maschi. E questo non li turba minimamente. Nelle 300 pagine dell’ultimo libro di Franco Brevini intitolato Abbiamo ancora bisogno degli intellettuali? La crisi dell’autorità culturale (Cortina), che vi consiglio di leggere se volete capire qualcosa della turbolenta storia degli intellettuali, non c’è una riga...

Parole per il futuro / Ridere

«L’umorismo è assolutamente indispensabile nel XXI secolo, il quale sarà umoristico o non sarà affatto»: così terminava la Storia del riso e della derisione di Georges Minois, pubblicata in Francia nel 2000 (trad. it. di Manuela Carbone, Edizioni Dedalo, Bari 2004). Siamo già a quasi un quarto del secolo, rifiuti e inquinamento non hanno fatto che crescere e noi non ci siamo adattati, come prevedeva lo storico del riso, anzi, ci siamo ammalati e non abbiamo riso. Ché poi, comico, umorismo e ridere non sono esattamente la stessa cosa, visto che televisione, facebook e instagram sono pieni di risate di falsa complicità che ci ricordano puntualmente che non c’è nulla da prendere sul serio: è un riso convenzionale, un riso senza gioia, un riso svilito, trasformato in merce.   C’è poi un riso ancora peggiore, di cui dà conto l’antropologo David Le Breton, che ha pure un nome: happy slapping, letteralmente “schiaffeggio divertente, allegro”. Consiste nel divertirsi e ridere dando ceffoni a degli sconosciuti, riprendendo il loro sgomento con il telefonino e postando le immagini su internet (ma siamo lontani da Amici miei). La pratica risale a una quindicina di anni fa ed è...

Storia e critica della ragione onirica / Sogni di spiriti immondi

Un libro che si proponga di indagare “storia e critica della ragione onirica” nel tentativo di scrutare il terreno incerto che connota il vasto regno del sonno non può essere che audace. Garelli indaga con attenzione scrupolosa il pensiero dei filosofi su questo tema e il lettore si ritrova a imparare come i confini fra veglia e sonno siano tutt’altro che definiti, non solo nella contraddittoria contemporaneità ma anche nei tempi di Cartesio, Rousseau e Kant in cui la modernità è nata e si è consolidata. Il libro si struttura in nove sezioni: Dall’onirocritica alla critica della ragione onirica; Un mondo incerto; I sogni di Monsieur Descartes; La derealizzazione; Reality shows; Songes et Lumières; Metafisica e Schwarmerei; Il sogno di una cosa in sé; La notte del mondo. Nella introduzione, dal titolo Penso dunque sogno, l’autore prende subito la parola così: «Questo libro parla di sogni. Falsi», nel senso che rappresentano immagini delle cose e non perché siano falsi in quanto sogni: al contrario sono una “verità percepita” che struttura l’identità dell’uomo, fra realismo e visione, sulla scia delle parole di Proust: «...la nostra vita, distratta dinanzi a cose di cui ignoriamo l’...

Genius Loci di Stefano Chiodi / La vita segreta degli esseri stanziali

In che misura è ammissibile parlare di legami di correlazione tra pensieri e territori, saper-fare creativi e incarnazioni di significati, opere d’arte e memoria della specie, l’assetto ecosistemico della Terra e l’avvicendarsi di diverse civiltà nel tempo? Cos’è la stanzialità? Siamo certi di aver compreso la sua natura o ci resta ancora molto da apprendere? Anche senza pretendere di rispondere in maniera esaustiva, è utile interrogarsi a riguardo. Lo è in quanto, essendo entrati nell’era dell’antropocene, si è chiamati a riconsiderare le facoltà umane, se non a ridefinire radicalmente alcune di esse. Per farlo, però, occorrerà innanzitutto districarsi da un nodo: decidere se credere, come perlopiù è accaduto in epoca moderna, negli effetti di strutture, sistemi e dispositivi impersonali che determinerebbero chi siamo, cosa facciamo e dove andiamo, oppure azzardare l’ipotesi che individui e comunità, pur nelle distinzioni delle culture e delle storie particolari, possano condividere in più luoghi e momenti una precisa attitudine antropologica a (ri)disegnare la propria esistenza planetaria.    Oggi sappiamo con sufficiente chiarezza che l’homo sapiens è di per sé una...

1500 pagine, dalla giovinezza agli ultimi giorni / Le lettere di Pasolini

Una nuova edizione Garzanti delle Lettere di Pasolini, che riprende l’edizione Einaudi (1989) curata da Nico Naldini e la integra di nuovi documenti, grazie al lavoro di Antonella Giordano: l’occasione per rivedere lo sviluppo di una intera vita intellettuale e privata. Se si guarda alla mole, e con un conto puramente quantitativo, si capisce già come una vita può essere spalmata su un epistolario: 1450 pagine nel totale, di cui 300 comprendenti le lettere degli anni Quaranta, 600 quelle degli anni Cinquanta, 200 per gli anni Sessanta, e 50 pagine scarse per gli ultimi cinque anni di vita. Impressionante, in effetti: a mano a mano che Pasolini diventa Pasolini, le sue lettere cambiano funzione, si modifica il ritmo, la loro dimensione indica già di per sé un processo biologico e intellettuale.  Cambia la tipologia, cambia il linguaggio, cambiano la “voce”, il timbro. Pasolini ne ha moltissimi di toni da utilizzare, ma con uno sguardo dall’alto, senza scendere ancora nei particolari, li potremmo classificare, e da questi iniziare un percorso dentro un intero mondo privato e culturale, dentro una psicologia che si appoggia su una serie di autoanalisi ferree, capaci di procedere...

Romanzi a fumetti / Paco Roca, Ritorno all’Eden

In un mercato dei graphic novel dominato dalle narrazioni autobiografiche, l’uscita di Ritorno all’Eden, ultimo lavoro di Paco Roca, sembra a prima vista una conferma di questa inarrestabile tendenza. Al centro del libro – dall’intrigante formato orizzontale, già sperimentato dal disegnatore spagnolo in La casa – è Antonia, personaggio ispirato alla madre dell’autore (come La casa, specularmente, aveva al centro la figura del padre).  Cresciuta durante la guerra in una modesta famiglia di Valencia, Antonia attraversa in punta di piedi la storia della Spagna franchista: la fame e la povertà, le gabbie inscalfibili della gerarchia sociale e della chiusa mentalità ecclesiastica, la paura dei “rossi”, il mitico ritorno dell’impero spagnolo, la rigida segmentazione dei rapporti di genere. Come un ramoscello, nello scorrere delle tavole Antonia è trascinata da una corrente più grande di lei, che non la travolge ma che non le lascia neanche scampo.     Chi già conosce l’autore di Rughe, il dolce racconto sulla vecchiaia e la malattia che nel 2008 lo ha consacrato tra i più importanti fumettisti contemporanei, sa però che Paco Roca si muove in territori narrativi lontani...

25 anni di Arte all’Arte / La Galleria continua

Nel piccolo feudo incantato di Continua – formato dalla Galleria, con le quattro sedi nel centro della graziosa cittadina toscana di San Gimignano, e dall’Associazione Arte Continua –, si sono recentemente svolte le celebrazioni dei 25 anni di Arte all’Arte. Oramai operativa a livello internazionale (e i suoi avamposti sparsi per il globo lo confermano), la Galleria, sin dal suo esordio, rese immediatamente manifesta un’attività sensibile, attenta a cogliere, captare, individuare, le diverse espressioni artistiche sviluppate nei diversi angoli del mondo, rispondendo, al contempo, ai desiderata di un pubblico eterogeneo e diversificato. Già nel lontano 1990, intraprese un percorso dicotomico: da una parte quello della Galleria vera e propria, dall’altro quello avviato con la costituzione ad hoc dell’Associazione, per seguire e affrontare, con vesti diverse e dedicate, i progetti di volta in volta sostenuti e sviluppati, ora dalla Galleria, ora da Arte all’Arte.      Un anniversario, quello recentemente festeggiato, che ha visto la chiamata a raccolta dei curatori che, agli albori dell’avventura avviata nel 1996 e conclusasi nel 2005, si sono imbarcati nell’impresa,...

A che punto è la scena? / Premi Ubu, politiche e mondi possibili

Fine dell’anno. Tempo di bilanci. Anche nel periodo che stiamo vivendo, stretto fra l’impossibilità della rimozione di quanto accaduto e l’altrettanto comprensibile esigenza di andare avanti; nel permanere di uno schiacciamento sul presente che impedisce di affrontare un passato ancora in fase di elaborazione e però, perciò, pure di costruire un domani possibile.  Sarà rischioso, tendenzioso, vano, ma è un esercizio di analisi dell’accaduto – e, perciò, anche un po’ di immaginazione del futuro – quanto mai necessario. Anche perché a fine anno si affastellano occasioni di questo tipo, fuori e dentro casa, in teatro come altrove: dall’orizzonte imminente della domanda ministeriale per il nuovo triennio Fus, all’ormai fittissima moltiplicazione di premi che in Italia costella la chiusura dell’anno solare. Fra questi, il più storico e forse celebre: il Premio Ubu voluto da Franco Quadri, la cui 43a edizione, doppia stagione 2020-21, si è svolta il 13 dicembre al Cocoricò di Riccione e in diretta su Radio3.    La squadra di Politico poetico del Teatro dell’Argine di S. Lazzaro di Savena (BO). Che senso ha, dopo anni come questi – trafitti da difficoltà...

Live long and debunk / Star trek, la pista delle stelle

Il 13 ottobre 2021 l’attore novantenne William Shatner è diventato l’uomo più anziano ad aver fluttuato nello spazio, per la precisione ad aver fluttuato sopra la linea di Kármán, confine immaginario dell’atmosfera terrestre. E se vi state domandando chi è questo signor William Shatner, si tratta, ovviamente, del capitano James T. Kirk, il comandante di quella USS Enterprise impegnata in una missione quinquennale che non ha mai finito di far sognare milioni di persone sparse in tutto il mondo. L’universo narrativo di Star Trek in effetti sta vivendo giorni di gloria e numerose sono le nuove produzioni ad esso connesse. Star Trek, la pista delle stelle, tuttavia, non è qualcosa di inedito, ma è la ristampa di un (enorme) volume pubblicato da Mondadori nel 2017 e da anni introvabile in Italia, che racchiude la novellizzazione delle prime tre, storiche serie andate in onda negli USA dal 1966 al 1969. In Italia, in verità, il programma fu trasmesso per la prima volta su Telemontecarlo nel 1979 e poi sui canali di altre reti private. Star Trek, da noi, ha quindi saltato il Sessantotto e gli anni Settanta e chi lo sa se sarebbe piaciuta allo stesso modo se fosse uscita a ridosso delle...

Ritratti d’artista ad alta voce / Marisa Camino (1962)

Seduto sull’automobile ferma, penso alla strana mostra di Marisa Camino che ha avuto luogo all’inizio del mese nella foresta di Söhrewald, nei pressi di Kassel, in Germania. Pur lavorando da quindici anni in Spagna, soprattutto in Galizia, l’artista espone di rado. A dir la verità mette di rado in un qualsiasi tipo di cornice quel che disegna e dipinge. Questa reticenza, secondo me, non ha niente a che fare con la modestia personale; sembra venire piuttosto da una sicurezza rara ed è una parte essenziale della sua strategia di artista. Non potrebbe creare le immagini che crea senza una simile reticenza. Mentre ci penso, da un’infiorescenza di un castagno cade un singolo petalo che una lieve brezza fa volare sul parabrezza dell’auto, dove si incolla. Lo fisso.   Marisa Camino, Sin titulo, 1995. I disegni e i dipinti di Camino sono più simili a quel petalo che alla maggior parte delle opere attualmente in mostra alla Biennale di Venezia. Danno l’impressione di essere venute da altrove, anziché prodotte per essere esposte. Non portano traccia delle vanità che oggi accompagnano il concetto di Creazione artistica – modernista o postmodernista che sia. Le sue opere...

A trent’anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli / Pier a Novembre

Il podcast è un progetto Teatro delle Albe-Ravenna Teatro e doppiozero. Voci di Alessandro Argnani, Roberto Magnani, Laura Redaelli. Ideazione di Marco Martinelli e Ermanna Montanari. Regia di Marco Martinelli. Musiche di Daniele Nasi. Regia del suono di Marco Olivieri.   Non dimenticherò le domeniche di fine ottobre e di novembre 1991 quando, viaggiando da Firenze verso Treviso, dove avevo iniziato un nuovo lavoro, deviavo e mi fermavo all'Ospedale di Reggio Emilia. Lì, nel reparto Infettivi, era ricoverato il mio amico Pier Vittorio.  Quei viaggi in solitudine nella nebbia della pianura, con la mente dominata da pensieri cupi, domande senza risposte, furono il mio primo contatto con il dolore. Un dolore duro, che colpiva in modo diverso due persone, amici in quel modo indifeso in cui si può esserlo da giovani. Si è parlato di una “conversione” di Pier Vittorio in punto di morte. Non si può entrare nell’intimità di una persona, nemmeno se gli si è stati molto vicini. Racconto ora un episodio che è accaduto una di quelle domeniche che potrebbe avvalorare questa ipotesi. Certo, alla fine, è sicuro che si raccomandò l’anima a Dio, come forse faremo tutti,...

Sorrentino candidato agli Oscar / È stata la mano di Dio

Le zie, le sorelle di mio padre, erano quelle che più di tutte nominavano ‘o munaciello: bambino, piccolo monaco, creatura invisibile, figura magica, portento religioso, mistero della fede (o di chissà cosa) che si aggirava per casa. ‘O munaciello viene da racconti lontani, un po’ leggenda, un po’ verità. Per Matilde Serao, per esempio, era più vicino alla verità che alla leggenda, ma se pensiamo a Napoli la distanza tra leggendario e reale è sottile, così come quella tra falso e vero. Perciò ‘o munaciello esiste nelle cose di Napoli, un po’ lo vedi un po’ no, un po’ ci credi un po’ no. Ci credi quando ti conviene, magari. Nelle frasi delle zie la figura fiabesca era a volte un benefattore (soldi comparsi in un cassetto di cui nessuno ricordava la provenienza) altre era un dispettoso (cose sparite, oggetti finiti da qualche parte e mai più saltati fuori, piatti rotti senza che nessuno ammettesse di averli fatti cadere), ma comunque era una figura benevola. Forti di questo racconto una volta nascondemmo una zuppiera piena di fragole già pronte per essere servite, nessuno riuscì a trovarle per ore, e solo quando qualcuno esclamò: “Ma chi è stato? ‘O munaciello?”, le facemmo...