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Materia per materia / Insegnare la storia

Già prima dell'emergenza Covid, e dei problemi emersi nei quasi due anni di Didattica a distanza, il modo in cui è insegnata la storia nella scuola italiana, segnata dallo stigma di materia  noiosa e nozionistica, era oggetto di grandi riflessioni a causa di una crisi in corso, che investe metodo didattico e canone dei contenuti: a maggior ragione, insegnare e imparare storia acquista ulteriore valore in un momento come questo, se – come io credo – dalle competenze storiche dipendono molte capacità di comprendere la realtà sociale. Non soltanto in nome dell'historia magistra e delle retoriche del “mai più” – a rischio di diventare trite, abusate, moralistiche –, ma perché nel decifrare e comprendere il passato si formano gli strumenti, la grammatica, la sintassi, il vocabolario per l'interpretazione del presente e la progettazione del futuro: gran parte della complessità della realtà si deve alla sua trasformazione nel tempo.   Ora, in una società schiacciata tra presentismo ingombrante e comparatismo selvaggio, tra anacronismi patenti e riferimenti identitari, le competenze storico-storiografiche e il metodo storico-critico sono risorse fondamentali e indispensabili....

Un romanzo di Sara Mesa / Un amore nella solitudine

Sara Mesa è una delle voci più importanti nel panorama della letteratura spagnola contemporanea. Ha pubblicato diversi testi, sette dei quali per l'editore Anagrama. Quattro anni fa Bompiani ha portato in Italia Cicatrice, considerato tra i migliori libri dell’anno in Spagna. In questo testo Sara Mesa, con la sua scrittura precisa e misurata, scava nelle pieghe della coscienza per svelare il rovescio della situazione, quel lato oscuro che a volte ci avvolge e dietro al quale ci nascondiamo. Spesso nei suoi testi il tema della fuga diventa centrale come, per esempio, in Cuatro por cuatro (finalista al Premio Herralde nel 2013) o in Cara de pan. I personaggi fuggono da loro stessi e, paradossalmente – come ha dichiarato lei stessa in un’intervista – si mettono in cammino per ritrovarsi. Anche in Un amore, uscito in Spagna nel 2020 e ora tradotto da Elisa Tramontin e pubblicato da La Nuova Frontiera nella collana Liberamente, il tema della fuga diventa centrale. È un libro vertiginoso e misurato allo stesso tempo.   Privo di artifici e pieno di tensioni, dove i meccanismi della narrazione si incastrano perfettamente. Uno di quei testi a cui, una volta letto, non possiamo...

Corrispondenze, echi, missive / Tim Ingold: le provocazioni del grande antropologo

La sociologia, secondo Tim Ingold, dovrebbe cominciare dallo studio degli alberi: dal modo in cui, in un bosco, essi vivono le loro forme di convivialità, si relazionano fra loro, quelli grandi che curano i più piccoli, le storie che si tramandano a vicenda, tutti che crescono insieme secondo ordini misteriosi, in barba agli incendi ricorrenti, alle deforestazioni brutali, all’uso massiccio e posticcio che ne fanno gli esseri umani sempre colmi di stupida hybris. Entrare in un bosco, continua l’antropologo scozzese, è come varcare la soglia di una biblioteca o di una cattedrale: i tronchi sfilano via come gli scaffali dei libri o le colonne delle chiese. “Ogni tronco – leggiamo in Corrispondenze, nuovo libro di Ingold appena pubblicato da Cortina (cura, traduzione e introduzione di Nicola Perullo, pp.  246, € 22) – ogni codex (come gli antichi chiamavano sia i tronchi sia i libri) custodisce la sua storia; non però fra le sue fodere, come per i libri, ma in alto, fra le volte a ventaglio del tetto della cattedrale o i ramificati decori delle sue vetrate. Per leggere questa storia dovete tendere il collo”. Del resto, gli uomini vanno e vengono, gli alberi restano: dopo gli...

Parole per il futuro / Incontro

Ora che è memoria, si può dire che l’“estate romana” fosse difficilmente prevedibile. In quell’inizio di 1977 comunque cupo, tra gli scontri di piazza all’inizio di marzo a Bologna e le manifestazioni dei primi di Maggio a Roma, immaginare un futuro come quello che si inaugurò solo qualche mese dopo, alla fine di agosto, alla Basilica di Massenzio, era a dir poco azzardato. Eppure le date sono quelle: 11 marzo l’uccisione di Francesco Lorusso nel capoluogo emiliano; 12 maggio quella di Giorgiana Masi nella capitale; il 25 di agosto, a due passi dal Foro Romano, si proietta Senso di Luchino Visconti: l’inizio di una stagione, impropriamente etichettata dell’effimero, che segnerà invece per lungo tempo il dibattito culturale e non solo di quello italiano. Ora che è memoria, molti ne sanno ricostruire la genealogia, ma la previsione di quel futuro (ancor più imprevedibile, se si pensa che meno di sette mesi dopo le BR rapiscono Aldo Moro) fu appannaggio di pochissimi e la visione, forse, solo di un giovane architetto, Renato Nicolini, che in qualità di assessore alla cultura del Comune di Roma aveva intuito che quel paese asfissiato dal grigio e dal piombo aveva bisogno di respirare...

La serie tv del momento / Squid Game: giochiamo al capitalismo

Squid Game, la serie televisiva coreana distribuita in Italia da Netflix, è ormai un vero e proprio “caso” a livello mondiale, con echi negli ambiti più disparati - messi bene in luce da Bianca Terracciano nell’intervento apparso alcuni giorni fa su “doppiozero”. Abbiamo quindi deciso di affidare un commento su Squid Game ad altri due nostri collaboratori, diversi fra loro per competenze e ambiti di lavoro, con l’intento di fornire una mappatura più ampia del fenomeno. (g.g.)   Una sacra rappresentazione senza miracolo finale di Riccardo Manzotti   Confesso di avere guardato tutti gli episodi di Squid Game in una notte insonne di binge watching bulimico. Nonostante fosse un venerdì al termine di una lunga settimana, la serie sudcoreana ha saputo tenermi sveglio fino alle 4 di mattina. Non temete: non dirò nulla sulla trama, voglio solo abbozzare la causa del suo successo irresistibile per milioni di spettatori: la crisi del valore nel mondo contemporaneo. Squid Game non è certo l’unica produzione ad affrontare questo tema, ma forse è quella che lo fa con maggiore convinzione e con maggiore chiarezza giocando su tre piani ortogonali che sarebbero la distopia, la...

Un romanzo di Gianfranco Calligarich / Una vita all'estremo, storia di Vittorio Bottego

Esiste una sfumatura della malinconia, coniata dai militari francesi in Algeria, che venne battezzata con l’espressione “avoir le cafard”. Ovvero, letteralmente, avere la blatta, o lo scarafaggio. L’espressione voleva indicare, nel gergo militare, quella forma di spossatezza che potevano lamentare i soldati, dopo settimane o mesi in terra straniera, circondati dai pericoli, dalla scomodità, e dal ricordo dei propri cari in patria. Nella testa prendevano piede idee nere e truci, come tanti piccoli insetti, che zampettavano lungo il normale corso dei pensieri, lasciando i soldati sfiniti, consumati dallo sconforto.    Il nuovo libro di Gianfranco Calligarich racconta di una pagina della storia italiana che abbonda di demoni: quella dell’esperienza coloniale in Africa. Autore e sceneggiatore (ricordiamo il romanzo L’ultima estate in città, con cui ha vinto il Premio Inedito, e in corso di traduzione in sedici paesi), con il nuovo libro Una vita all’estremo (Bompiani 2021), Calligarich ricostruisce l’avventurosa vita dell’esploratore Vittorio Bottego (1860-1897), mettendosi nei panni di un impiegato della Società Geografica che ne ripercorre le tappe. La struttura del libro...

Un libro di Carlotta Vagnoli / "Maledetta sfortuna". La violenza di genere

Negli ultimi anni i femminicidi sono stati: 132 nel 2017, 141 nel 2018, 111 nel 2019, 112 nel 2020 e nei primissimi mesi del 2021 erano già 38. Sono dati ufficiali riportati dall’interessantissimo libro di Carlotta Vagnoli, Maledetta sfortuna, Fabbri editori, [agosto] 2021, ma ristampato più volte, e ne ricavo che negli ultimi tre anni i femminicidi hanno avuto una leggera flessione. Eh, no! Le cronache riportano che, in coincidenza con l’epidemia di Covid 19, sono aumentate di molto le violenze domestiche, certamente a causa della maggiore durata della convivenza di coppia sotto lo stesso tetto. Una domanda che l’autrice si fa: e i maschicidi? E constata che la parola “maschicidio” non esiste. Perché? Esistono certamente, come riportano le cronache, degli omicidi compiuti da donne, ma certo alcuni sono per legittima difesa, e comunque il loro numero è di gran lunga inferiore al numero dei primi. Mi chiedo: ma nel numero dei femminicidi sono compresi gli omicidi-suicidi? Certamente no, e altrettanto certamente, qualunque ne siano le ragioni, in questi casi suppongo che sia maggiore il numero di quelli compiuti da uomini che non da donne.   Sono riflessioni queste che, come ho...

Delitti in Islanda / Gunnar Gunnarsson, L'uccello nero

Siamo nel diciannovesimo secolo, più precisamente nel 1802. Nel villaggio islandese di Syvendeaa in una fattoria isolata vivono due coppie: l’energico e forte Bjarni con la cagionevole e lamentosa Guðrun, il rozzo ed insignificante Jón con la bella e fascinosa Steinunn. Dopo la misteriosa morte di Jón si diffondono le voci di una relazione tra Bjarni e Steinunn, e quando Guðrun sarà trovata morta i due sospetti adulteri diventeranno i principali indiziati di entrambe le scomparse.  A narrare la storia, coinvolto anche come testimone nel processo a carico dei due presunti amanti-assassini, è il giovane cappellano di quella sperduta parrocchia, Eiúlvur. Questi ricorda quei fatti alcuni anni dopo, nel 1817, quando divenuto parroco sta scrivendo un’omelia e cerca di superare lo strazio per la morte del figlio di 15 anni, annegato in mare e nato proprio in quel 1802. Riflette su quella storia ormai lontana che aveva coinvolto la piccola comunità e nella quale egli stesso aveva avuto una parte non marginale quale giovane sacerdote. Avverte quasi un’ombra che lo ha accompagnato in questi anni e questa tragica morte si configura per lui come un dubbio sul suo operato di allora....

La biblioteca di Atlantide / Le cacce sottili di Ernst Jünger

Il libro Cacce sottili dello scrittore tedesco Ernst Jünger (Heidelberg 1895 – Riedlingen 1998) venne pubblicato la prima volta in Germania nel 1967 dall’editore Ernst Klett di Stoccarda col titolo Subtile Jagden. In Italia è stato tradotto poi da Alessandra Iadicicco per la Biblioteca della Fenice di Guanda solo nel 1997 e da allora non più ristampato. In lingua tedesca uscì anche un’altra rara edizione nel 1995, per Klett-Cotta Verlag, con dieci tavole del celebre pittore naturalistico svizzero Walter Linsenmaier (1919-2000 illustratore dell’edizione italiana di Le Farfalle di Hermann Hesse), proposta poi anche in veste commerciale. Lo stesso Linsenmaier che, specialista di fama mondiale di Imenotteri Chrysididi (detti volgarmente anche Crisidi o Vespe dorate) nel 1994 dedicò all’amico, in occasione del centesimo compleanno, una nuova specie, il Cleptes juengerianus.   L’anziano e insigne scrittore vi ricapitola la propria esperienza entomologica raccogliendo pagine di diario e riflessioni sparse appuntate nel corso della vita. Cacce sottili non è un saggio scientifico sugli insetti in generale e neppure sui Coleotteri in particolare, trattandosi di un’analisi...

Una mostra e un libro / Tullio Pericoli: un frammento di infinito

Il 13 ottobre si è inaugurata una mostra antologica di Tullio Pericoli che corona la sua lunga attività artistica con un meritato riconoscimento istituzionale nella prestigiosa sede del Palazzo Reale di Milano, la città che lo ha adottato e nella quale ha avviato la sua carriera. La mostra ha un titolo molto eloquente: “Frammenti”, che andrebbe letto non come l’indicazione di un tema, ma piuttosto come la dichiarazione, o meglio l’immagine euristica che incarna più di ogni altra il senso più vero e compiuto della personalissima poetica del pittore marchigiano. Proviamo a spiegare perché. La gran parte delle opere esposte sono dei paesaggi e in numero minore dei ritratti, ovvero attiene ai due “temi” sui quali Pericoli ha sviluppato prevalentemente la sua ricerca pittorica.   Tutti i paesaggi dipinti in ogni epoca e di qualsiasi pittore non sfuggono alla condizione di costituire dei singoli ritagli di un mondo visto o immaginato. Nondimeno ognuno di essi tende a mostrare una totalità che li trascende, ambisce a raffigurare la composizione di una molteplicità di forme e di fenomeni che tende a restituire l’immagine unitaria della natura. Il pittore di paesaggi è consapevole...

L'Altro Giappone - II parte / L'Arte e la Storia. Creatività umile

Tra la vita senza futuro di Ikeshima (I parte), abbandonata dal capitalismo, e la slow life armonica e indifferente al consumismo di Aogashima ci sono innumerevoli varianti, ma è stato comunque molto interessante ed efficace visualizzare i due esempi estremi della vasta gamma di scelte che abbiamo di fronte a noi.   Ma di fronte a questo ventaglio di scelte, chi ha le antenne per capire? Sono spesso gli artisti, quelli capaci di intuire, prima di altri, l’orientamento della Storia. Dipende dalle qualità personali, però anche dai momenti storici. In alcuni periodi gli artisti si chiudono maggiormente nelle loro ricerche estetiche allontanandosi dal mondo reale, mentre in altri la loro sensibilità artistica viene esercitata maggiormente per analizzare la realtà.   L’Arte e la Storia   THE WRITTEN FACE (di Daniel Schmid, 1995) è un docufilm dedicato a Tamasaburo Bando (n. 1950), un grande attore del Kabuki, teatro tradizionale nato nel periodo Edo (1603 – 1868). Tamasaburo Bando è un onnagata, cioè un attore specializzato in ruoli femminili, anzi per molti è l’onnagata per definizione: fin dalla sua giovane età è sempre stato considerato geniale in questo...

La riunione di Pietro Galeotti / La follia dell'homo televisivus

La copertina di questo libro, La riunione di Pietro Galeotti, appena uscito per Feltrinelli, è bellissima. Ma, mettiamo subito le mani avanti, è bello anche il libro. Così comunque ce la descrive l'autore stesso a p. 23 del testo: “un grappolo di volti dolenti, stupiti, perplessi, rassegnati”. Ha un titolo: “Gli allibiti”. Ed è firmata da T. Questo T., poi TLa, altri non è che Tommaso Labranca, il cui nome e cognome scritti in chiaro e non più in cifra suggellano l'opera di Galeotti.   Pietro Galeotti, a cui di solito storpiano il cognome in Galavotti, Castellotti o Cavallotti, a scelta, è un affermato autore televisivo, compagno di classe di Fabio Fazio e suo sodale per una trentina d'anni. Poi il sodalizio si è interrotto (e, nel corpo del testo, vi è una digressione enologica sul delicato equilibrio di certi vini, nati dall'assemblaggio di uve diverse, che può essere letta come trasparente allegoria degli equilibri, altrettanto miracolosi e altrettanto fragili, all'interno di una coppia professionale).   Anche Tommaso Labranca, fra le altre cose, era un autore televisivo. Galeotti ne traccia un commosso ricordo alle pp.155-56, velandone il nome con la trasparente...

Beckett allo specchio / L’ultimo nastro di Krapp di Tonino Taiuti

È un sapiente gioco di sovrapposizioni, riconoscimenti e sdoppiamenti la messa in scena di L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett diretta e interpretata da Tonino Taiuti al Ridotto del Mercadante di Napoli dal 14 al 24 ottobre, in prima nazionale. In oltre quaranta anni di carriera come esponente di quella generazione, post-eduardiana e già parte della tradizione teatrale partenopea, definita della nuova drammaturgia napoletana (con lui Enzo Moscato, Annibale Ruccello, Antonio Neiwiller e Silvio Orlando, tra gli altri), Taiuti Beckett lo ha sempre e solo accarezzato, sfiorato da lontano (provava Aspettando Godot quando il terremoto dell’80 colpì Napoli), introiettato e assorbito, ci si è più volte riconosciuto ma non lo ha mai affrontato a viso aperto, sulle tavole delle salette off che da sempre preferisce ai grandi palcoscenici, per inclinazione personale e per la libertà di movimento creativo e di immaginazione che permettono. Per la sua prima incursione nel mondo della drammaturgia beckettiana, l’attore napoletano sceglie allora l’intima sala del Ridotto – circa ottanta posti disposti su una decina di panche, senza distanza alcuna tra scena e platea – e un testo tra i più...

Dalla cinofilia alla lupofilia / Cani e lupi

Essere con il cane e non essere con il lupo. Possiamo riassumere così la nostra storia bio-culturale di specie, a partire da una biforcazione che significa: star dentro alla civiltà (esser con il cane) o mettersi ai margini (non essere con il lupo). Con una premessa. Mentre il versante canino nasce dalla condivisione di una storia evolutiva, quello lupesco passa attraverso un rapporto di vicinanza-distanza che ha avuto come massima espressione l’eradicazione quasi completa del lupo. Si tratta quindi di storie che si sovrappongono e che, contemporaneamente, si affiancano e si distanziano, in un complesso gioco di acquisizioni, rimandi, rifiuti. Quanto appare certo è il nostro stare, come sapiens, dentro a questo movimento e non fuori, da attori con un ruolo rilevante certo, ma non da registi che dall’alto dirigono la relazione con le altre specie, cartesianamente predestinate ad un percorso subalterno e determinato. Gli approdi del postumanesimo ritrovano, secondo una prospettiva tracciata innanzitutto da Lévi-Strauss, le radici del mito, testimonianza di un mondo in cui uomo e animale stanno dalla stessa parte. Per costruire il percorso che ci ha condotti fino a qui è dunque...

Ritratti d’artista ad alta voce / Caravaggio (1571-1610)

Per John B.  Ritratti d'artista ad alta voce a cura di Maria Nadotti   Un'introduzione di Maria Nadotti (Milano, 5 novembre 2021)   Le letture dei Ritratti di John Berger nascono dal desiderio di dare voce e voci allo sguardo di un narratore capace di avvicinarsi all’opera degli artisti da lui più amati da artista e da storyteller, non da critico d’arte.   Nella prefazione ai suoi Ritratti, il 24 marzo 2015, sulla soglia dei novant’anni, Berger scrive:    «Cosa succede quando scrivo – o cerco di scrivere – d’arte? Dopo aver guardato un’opera, lascio il museo o la galleria in cui è esposta e provo a entrare nell’atelier in cui è stata creata. E lì aspetto nella speranza di scoprire qualcosa della sua storia, del modo in cui è stata fatta. Delle aspettative, delle scelte, degli errori, delle scoperte implicite nella storia del suo farsi. Parlo tra me e me, ricordo il mondo che c’è fuori dall’atelier, e mi rivolgo all’artista che forse conosco, o che magari è morto da secoli. A volte qualcosa che ha fatto risponde. Non c’è mai una conclusione. Ogni tanto c’è uno spazio che ci sconcerta entrambi. Ogni tanto c’è una visione che ci lascia tutti e due a...

Immortalità / Mathias Enard e la confraternita dei becchini

Roland Barthes, semplificando, separava il piacere del testo dal godimento di un testo. Il piacere, nella sua ambiguità, rimanda a una pratica confortevole della lettura, che appaga, soddisfa, dà euforia. Secondo Barthes il godimento porta a uno stato di perdita che fa vacillare i presupposti culturali, psicologici e storici fino a far perdere al lettore la consapevolezza del suo io. Il libro di Mathias Enard, Il banchetto annuale della confraternita dei becchini (E/O, 2021, traduzione di Yasmina Melaouah), così profondamente intriso di cultura francese, rinvia a quel saggio illuminante che invitava a riflettere sul fatto che, in un libro "riuscito", è l'avidità di conoscenza che spinge il lettore ad accelerare il percorso di lettura, per giungere allo svelamento della storia, sorvolando sui dettagli, saltando le descrizioni, nel godimento vorace di appropriarsi eroticamente della vicenda narrata, in una sorta di perversa dimenticanza di sé.    Molte pagine del Banchetto domandano lentezza: quella necessaria ad apprezzare il giro perfetto della frase, la metafora azzeccata, il sapore della lingua restituito attraverso la descrizione della squisitezza dei cibi e dei vini...

Monteverdi a Vicenza con Iván Fischer / L’“Incoronazione” trash di Poppea

L’incoronazione di Poppea è la prima e la più celebre delle opere che non si basano su soggetti mitologici o letterari. I personaggi principali sono realmente esistiti e gli eventi della trama sono effettivamente accaduti. “Da una storia vera”, come si dice oggi: in questo caso quella – più o meno attendibile – raccontata da Tacito e Svetonio sull’imperatore Nerone. Dopodiché, è noto che il vero ha ben poco a che fare con il melodramma. E così si spiega perché questo particolare “sottogenere” sia in realtà infrequente nei quattro secoli abbondanti trascorsi da quando è stato inventato il teatro per musica. Ma ciò non fa che sottolineare l’eccezionalità, nel senso stretto del termine, del capolavoro ultimo di Claudio Monteverdi. La Poppea è infatti un’eccezione da tutti i punti di vista. Lo era per il soggetto, quando andò in scena durante il Carnevale del 1643 al teatro Grimani di Venezia, una delle sale in prima fila nel “sistema” dei teatri pubblici, nato appena sei anni prima e già assurto a vasta popolarità. Lo era nella storia creativa del suo autore, giunto alla veneranda età di 75 anni (sarebbe morto nel mese di novembre di quello stesso 1643) senza essere mai uscito prima...

La palma d’oro a Cannes / Titane, sovversivo classico

“La critica non si lasciò [...] ingannare, quando Degas espose la propria Petite danseuse de quatorze ans alla Sesta mostra degli impressionisti. La facies della modella corrispondeva alle descrizioni che la «scienza» andava facendo del tipo cranico degenerato, caratterizzato da angolo facciale acuto, mascella sporgente, zigomi prominenti, fronte assente – lineamenti a cui erano associate, nella fantasia popolare, l’ignoranza e la bestialità delle classi pericolose. [...] Degas aveva apportato alla propria modella, Marie van Goethem, un cospicuo numero di modifiche, per meglio aderire allo schema lombrosiano del delinquente nato e fare di quella ballerinetta non un «topolino», come venivano chiamate le giovani allieve dell’Opéra, bensì un animale vizioso uscito dalle fogne unicamente per diffondere la peste tra la buona borghesia”.   E. Degas, “Petite danseuse de quatorze ans”, 1880-81. Così Jean Clair, nel saggio L’anatomia impossibile. La ballerina lombrosiana di Degas prende forma nel 1881: quattordici anni dopo viene inventato il cinema e nasce la psicoanalisi. Nel frattempo, in pittura, si manifestano corpi con nuove forme. Deformi, anticlassici, malati, contorti, da...

Food e Fotografia al Mast / A Bologna il cibo dà da pensare

A Bologna, la V Biennale di fotografia dell’industria e del lavoro è dedicata quest’anno al cibo o, per essere più precisi, all’industria e alla cultura alimentare. Anziché mostrarci piatti fotogenici che sollecitano illusoriamente il palato e lustrano gli occhi, ha scelto infatti di concentrarsi su come il nutrimento di più di 7 miliardi di persone che vivono sulla terra sia divenuto un problema e una sfida scientifico-tecnologica che tocca questioni complesse, ma anche imprescindibili aspetti culturali e politici. «Il cibo è un fondamentale indicatore per analizzare e comprendere intere civiltà. Le modalità attraverso cui gli alimenti vengono prodotti, distribuiti (venduti e acquistati) e consumati, ovvero i meccanismi alle spalle di questi tre passaggi cruciali, sono in costante cambiamento e racchiudono pertanto alcuni caratteri distintivi di un’epoca, un periodo storico o un ambito culturale e sociale» – sottolinea il curatore Francesco Zanot nel catalogo, arricchito con tanto di ricette in stile futurista (a cura dello chef e scrittore Tommaso Melilli), che accompagna le ben undici grandi mostre promosse e organizzate dalla Fondazione Mast, importante centro di ricerca e...

Intervista a Jan Brokken / Un viaggiatore in cerca delle anime della città

A guardarlo da lontano, Jan Brokken potrebbe assomigliare a un moderno Kublai Kan. L’imperatore di Le città invisibili di Italo Calvino che, pur possedendo “un atlante dove tutte le città dell’impero e dei reami circonvicini sono disegnate palazzo per palazzo e strada per strada, con le mura, i fiumi, i ponti, i porti, le scogliere”, preferisce farsele raccontare da un visionario Marco Polo. Perché, in fondo, gli è indispensabile viaggiare con l’immaginazione, per ritrovare il segreto legame che unisce i luoghi ai loro abitanti.      Però, a leggere i suoi libri, ad ascoltarlo parlare, si coglie subito la differenza sostanziale tra lo scrittore olandese di Leida e l’imperatore immaginato da Calvino. A Jan Brokken, infatti, non basta trovare “la filigrana d’un disegno così sottile da sfuggire al morso delle termiti”. Lui, da molto tempo, preferisce esplorare i territori con gli occhi. Trascina passi infiniti tra la polvere delle periferie e l’asfalto lucido delle città. E poi cerca la segreta alchimia dei luoghi nel racconto di chi li ha abitati. Seguendo percorsi di vita sospesi tra i prosaici problemi della quotidianità e la ricerca di una libertà interiore dettata...

Un’esperienza dal Festival “Tuttestorie” / Il corpo libro: teatro per bambini da 0 a 18 mesi

I veri privilegiati, almeno da due anni a questa parte, sono loro: i bambini. Sono gli unici a toccare senza la paura di farlo, a respirare i luoghi senza il timore (né alcun presentimento) del contagio, a muoversi negli spazi senza anteporre la mancanza di coraggio. Nelle chiacchiere da bar qualcuno ancora si chiede come ci vedano loro, adesso che indossiamo il più delle volte una mascherina. Fuori dal teatro Massimo di Cagliari ho provato a usare la celebre tecnica del “cucù” con uno di loro, abbassando il velo azzurro davanti alla bocca e buttando fuori una linguaccia: il piccolo, di appena sedici mesi, non ha battuto ciglio. Era in attesa di vedere uno spettacolo. Un’opera teatrale che dovrei dire “per” l’infanzia e che invece mi ostinerò a definire “dall’“infanzia, secondo una mia personalissima concezione di ciò che riguarda questo territorio tanto aperto e sfrangiato: un territorio dall’infanzia prima che dell’infanzia.    Sono approdato in terra sarda il giorno dopo la chiusura del Festival “Tuttestorie”, dall’omonima libreria cagliaritana che da sedici anni organizza questa kermesse esplicitamente dedicata “ai ragazzi”. Per un’altra settimana, però, hanno...

Un’intervista cinese / Carlo Ginzburg: scrivere di storia significa "Tartufi per tutti”

Microstoria   Lei ha scritto di essersi imbattuto nei documenti poi utilizzati nel libro Il formaggio e i vermi mentre stava lavorando a I benandanti, e di non aver pensato a quei documenti per alcuni anni prima di cominciare a scrivere il libro. Perché si è interessato alle vicende di un personaggio minore come quello?   All’inizio della ricerca che poi confluì nel libro I benandanti trovai un documento scritto da un inquisitore al principio del ‘700: un elenco “dei primi mille processi celebrati dall’Inquisizione in Friuli”, una regione situata al confine nord-orientale dell’Italia. Ogni processo menzionato nell’elenco era accompagnato da un riassunto di poche righe. Cominciai a ispezionare l’elenco, che comprendeva processi contro eretici, streghe e così via, cercando benandanti (i protagonisti di quello che sarebbe diventato il mio libro) – e tutt’a un tratto m’imbattei nel riassunto di due processi contro un contadino [si chiamava Domenico Scandella] che sosteneva che il mondo era nato dalla materia putrefatta. In altre parole, mi trovai di fronte a un riassunto di poche righe, non alla documentazione che analizzai successivamente: un particolare minimo, che però...

David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens / Un Nobel all’empirismo

Fino a pochi anni fa i manuali di economia si aprivano con un avvertimento: il lettore era avvisato che lo studio dei fenomeni sociali è difficile e incerto perché non è possibile effettuare esperimenti controllati come quelli che effettuano i fisici, i chimici o i biologi. Per fortuna, proseguivano gli autori, nel corso del tempo gli economisti hanno sviluppato un apparato teorico in grado di spiegare un vasto raggio di fenomeni sociali partendo da poche e semplici assunzioni. I capitoli successivi erano quindi dedicati a illustrare un apparato teorico effettivamente unico nelle scienze sociali – un insieme di modelli matematici che permettono di analizzare un numero impressionante di casi concreti.   Questo stesso apparato teorico costituisce da sempre un vanto e un cruccio per gli economisti. Secondo i detrattori, le poche e semplici assunzioni sulle quali costruiscono i propri modelli sono in realtà delle caricature ridicole e semplicistiche. L’uso della matematica è un vizio che induce a scambiare la verità per l’eleganza formale. E ogni qual volta – capita spesso – gli economisti si rivelano incapaci di prevedere una crisi economica o finanziaria, essi sono accusati di...

Musei dell'Est (4) / La vita quotidiana nella DDR

Un’articolata esposizione permanente, che si trova non nella capitale tedesca ma in una cittadina del Brandeburgo, Lutherstadt Wittenberg, patria di Martin Lutero, porta il nome di Haus der Alltagsgeschichte (Casa della storia della quotidianità). Su quattro piani di mostra, si documentano le specificità della vita di ogni giorno dagli anni Venti alla fine degli Ottanta. Non soltanto DDR, dunque, anche se l’accento sta proprio sui decenni di vita comunista. Realizzate un viaggio indietro nel tempo, siate curiosi, perché qui vi aspetta pura storia contemporanea. Ritrovate un pezzo della vostra infanzia o qualcosa di interessante dalla vita quotidiana di altre persone. Così recita il sito web. Soltanto in tedesco, come tutte le iscrizioni all’interno dell’esposizione. Pochi sono i turisti stranieri che si addentrano in città e il discorso si svolge tra compatrioti, preferibilmente ostalgici. L’iniziativa nasce sulla base di un’associazione, fondata nel 1997 dall’allora borgomastro di Wittenberg, impostata sullo studio dei processi agro-sociali nei nuovi stati federali, che dall’ottobre 2000 si è trasformata in “Centro di ricerca e documentazione per la cultura quotidiana della DDR e...