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Speciale Ai Weiwei | La città di N

Nella città di N, nella nazione C, il primo imperatore Qin creò un centro in cui convergevano tre fiumi. Mi trovavo a N per qualche assurdo motivo – facevo il giurato in un premio di architettura. Dal lato della strada, potevo vedere che N non era diversa dalle altre città del Sud.   Tutte le città, nella nazione C, conservano tracce fedeli delle cicatrici lasciate dall’autoritarismo. A differenza delle rovine reali, che sono causate da distruzioni razionali e pianificate, questi centri sono elegie di una delirante febbre architettonica. I loro creatori e proprietari sono vittime della propria idiozia, e come risultato della loro mancanza di coscienza e di senso del decoro le città sono umiliate. Gli anziani si vergognano troppo per parlare alle nuove generazioni del passato, e i giovani provano più disperazione che speranza. I cuori degli abitanti stanno velocemente diventando mediocri, vecchi e cattivi. Anno dopo anno, si sono talmente abituati a distrarsi in mezzo all’oscurità e alla sofferenza che sono quasi orgogliosi della loro vergogna.   Anche se è del tutto inconsapevole di...

Speciale ’77. Anatomia di un istante

Sono trascorsi trentacinque anni dall’esplosione del movimento del Settantasette. Nel febbraio di quell’anno appare un moto di protesta dal profilo e dai comportamenti inediti: fa il suo debutto con le occupazione delle Università e ha il suo baricentro a Roma e Bologna, ma si estende in tutta Italia. Sarà una breve, ma intensa stagione, poi arriva il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, il terrorismo impazza. La repressione è dura e il movimento implode lasciando tuttavia una forte memoria di sé come abbiamo visto nel mese scorso attraverso la raccolta delle foto di quella stagione a Bologna per opera di Scuro. Vogliamo ripercorrere quel periodo ripensando a temi e questioni differenti, dalla politica all’arte e alla letteratura. Per chi c’era e soprattutto per chi non c’era e poco sa. Di questo passato prossimo della nostra storia. Abbiamo iniziato con le riflessioni di Gianfranco Marrone e Umberto Eco ed i contributi di Giorgio Boatti e Giovanni De Luna sulla celebre foto dell’autonomo che spara; continuiamo oggi con un testo di Raffaella Perna.     L’immagine fotografica tra...

Louise Bourgeois. La distruzione del padre

La conversazione che presentiamo tra la scultrice francese Louise Bourgeois e Maria Nadotti, giornalista, traduttrice e saggista, è tratta dal volume Prove d’Ascolto, appena pubblicato da Edizioni dell’asino, in cui sono raccolti quindici dialoghi tra la giornalista italiana e artisti, scrittori, uomini e donne di teatro e cinema, realizzati a New York tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Louise Bourgeois è scomparsa a New York nel 2010, a seguito di un attacco cardiaco. Un’ampia retrospettiva organizzata dalla Tate Modern di Londra in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi e la fondazione Guggenheim di New York, è stata ospitata nei tre prestigiosi musei tra il 2007 e il 2008.       Louise Bourgeois. La Distruzione del padre.   In una bella intervista rilasciata qualche tempo fa a Christiane Meyer-Thoss, Louise Bourgeois, scultrice, nata a Parigi nel 1911, ma residente a New York dal 1938, invitata a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia di quest’anno, ha dichiarato: “La storia della mia carriera è stata questa. Per molti anni,...

Speciale Ai Weiwei | Non ci pensate nemmeno

Esiste davvero il karma in questo mondo? Per quanto mi riguarda, io non ci credo. Se esistesse, la punizione sarebbe arrivata già da tempo e le cose non si sarebbero trascinate così a lungo. Destino ed efficienza si sono dimostrati inaffidabili. Se il karma esistesse, come minimo si sarebbe manifestato in una certa misura, o avrebbe lasciato che almeno una frazione del suo spirito si mostrasse, piuttosto che permettere a decine di milioni di persone in pochi milioni di chilometri quadrati di cadere nella disperazione più nera. È tutto talmente vago e impreciso, da minare ulteriormente la già tormentata fede di ogni scettico.   Non è difficile arrivare alla conclusione che viviamo in un mondo dove non esiste alcun karma. Ho visto la luce, il mio cuore è più leggero, e così tante cose son diventate chiare. Non c’è bisogno di guardare troppo lontano nel passato; appena all’inizio di quest’anno c’è stata un’enorme nevicata che ha lasciato alla mercé del gelo e della fame decine di milioni di persone di ritorno a casa dopo le vacanze.   Furniture...

Sull'opera di Rossella Biscotti / Ogni cosa è in qualche modo in relazione con qualcos’altro

Il processo è il titolo dell’opera con cui Rossella Biscotti ha vinto il Premio Italia Arte Contemporanea 2010 ed è certamente l’opera più matura e complessa che abbia realizzato sino a oggi. Non solo perché porta a compimento un progetto iniziato nel 2006 ma anche e soprattutto perché l’artista vi mette a fuoco un modus operandi che proprio nell’aspetto processuale trova la sua ragion d’essere. La maggior parte delle opere di Biscotti sono infatti veri e propri “processi” che nascono da una meticolosa indagine sul campo e dalla raccolta di documenti originali, interviste, testimonianze, registrazioni che le permettono di entrare in stretto rapporto con i suoi protagonisti: che siano gli imputati del processo del 7 aprile o gli anarchici di Carrara, un infiltrato della mafia newyorchese o i testimoni e i sopravissuti del lager di Bolzano, l’artista stabilisce una relazione diretta, umana ed empatica con ognuno di loro. E questo è solo l’inizio di un percorso che porta infine alla realizzazione di opere che possono essere video, installazioni, sculture, performance, libri ma che, qualsiasi forma assumano, hanno la costante di rappresentare delle tracce, dei segni che prelevati dai...

John Berger. Fotografia e verità

Esce questa settimana il nuovo volume della collana “Riga” (pp. 350, € 25) dedicato a John Berger, scrittore, saggista, disegnatore, poeta, collaboratore di giornali, sceneggiatore, e altro ancora, una delle figure più importanti della cultura europea contemporanea. Lo cura Maria Nadotti, da anni sua traduttrice; contiene saggi e testi inediti di Berger, oltre a conversazioni, dialoghi, commenti dello scrittore inglese. Numerosi i collaboratori del numero edito da Marcos y Marcos, da Salman Rushdie a Elena Poniatowska, da Arundhati Roy a Michael Ondaatje; l’indice del numero oltre ad altri materiali, tra cui una bibliografia completa dei testi di Berger, si legge in www.rigabooks.it .   Il testo che qui presentiamo, compreso nel volume di “Riga”, è uno dei contributi più importanti dedicati alla fotografia, e in particolare al suo peculiare rapporto con la verità; e va annoverato tra i testi decisivi della seconda metà del Novecento, accanto a quelli di Roland Barthes e Susan Sontag; apparso in italiano diversi anni fa su rivista, fa parte di un volume mai tradotto nella nostra lingua....

Giosuè Carducci / Presso la tomba di Francesco Petrarca

“L’Italia è un’espressione geografica”, sanciva sprezzante Metternich, volendole negare dignità di nazione e indipendenza politica. Sebbene al giorno d’oggi, nell’Italia del tempo presente, una battuta come quella del celebre cancelliere asburgico la si potrebbe considerare lusinghiera e benevola, piuttosto che sprezzante (sarebbe rassicurante, al tempo della Lega nord e di scuole pubbliche etniche marchiate col sole delle Alpi, sapere che l’Italia è ancora quantomeno un’espressione geografica), vale ancora, per efficacia e senso della storia, la risposta di Giosuè Carducci, strategicamente pronunciata Presso la tomba di Francesco Petrarca.     Quando il principe di Metternich disse l’Italia essere una espressione geografica, non aveva capito la cosa; ella era una espressione letteraria, una tradizione poetica. Quell’oblio o quella condanna delle nella terra dei guelfi e dei ghibellini, quella concordia predicata nella terra delle mille e mille guerre municipali, fu veramente una nobil poesia che incomincia dal canzonier dell’amore. Io non so se sia vero ciò...

Sciascia. La palma va a nord

Il sospetto non è l’anticamera della verità, avrebbe urlato Leonardo Sciascia sino allo stremo. Motivo in più per sentirne la mancanza in questi giorni in cui avrebbe compiuto 90 anni. Certo però che fa strano. La palma va a nord è l’unico suo libro mai ristampato, ed è certamente quello più duro: politicamente, eticamente, stilisticamente. Quello più inattuale. Da qui la voglia di rileggerlo ancora, sospettando di chi, per volontà o per caso, fa finta di ignorarlo. Basti, per pietà, questa frase, estratta da uno dei testi di quel libro che ripresentiamo: “certo, a uno che polemiz­za col silenzio, sarebbe saggio rispondere col silenzio. Ma in certi momenti non si può essere saggi; e io, poi, raramente lo sono”.   Gianfranco Marrone         La palma va a nord   Mi capita ancora di scrivere dei versi. Ma ormai, forse, quando ho qualche difficoltà con la prosa. Vent’anni fa i versi erano per me il grezzo della prosa. Avevo più difficoltà, con la prosa. Oggi mi illudo di averne di meno. Affare (a fare...

Reliquie dei Re Magi

Luca Scarlini ha recentemente pubblicato per Einaudi Il Natale dei Magi , ve ne proponiamo un breve estratto.     Le reliquie dei Magi ebbero un destino assai complicato e burrascoso e proseguirono un karma di nomadismo, passando da Bisanzio a Milano e approdando alla loro attuale sede di venerazione, a Colonia. La tradizione offre versioni tra loro assai diverse degli eventi, concordando però sul fatto che i nostri sarebbero infine morti martiri a Gerusalemme, dove sarebbero tornati per narrare le loro imprese di evangelizzazione. Nella chiesa milanese di Sant’Eustorgio, dove per tradizione si reca nel suo ingresso in città l’arcivescovo, sono molteplici i segni dei Magi. Qui si ammira un grande sarcofago romano, in marmo, che gli archeologi ritengono una delle maggiori opere scultoree del IV/V secolo. Esso in origine si trovava nel santuario di Nostra Signora dei Miracoli, presso San Celso e sopra, a fianco delle reliquie di Basilide martire, venne scolpita una precoce raffigurazione dei Magi. Poco lontano tra le navate c’è poi un enorme avello romano che reca l’iscrizione Sepulcrum Trium Magorum: titolo altisonante...

Giovanni Boccaccio / Rime, XCIII

Anche il mondano Boccaccio si prese la briga, sulla scorta del maestro Dante Alighieri (un verso come “che fece Italia già donna del mondo” risente della lezione dantesca e sembra discendere direttamente da “non donna di province ma bordello”), di intonare un’appassionata invettiva in versi all’Italia. E sebbene l'autore del Decameron riconoscesse che lo scrivere in versi non era nelle sue corde, questo suo sonetto civile, scritto probabilmente intorno al 1375, è tutt’altro che disprezzabile.     Fuggit’è ogni virtù, spent’è il valore che fece Italia già donna del mondo, e le Muse castalie son in fondo, né cura quas’alcun del lor onore.   Del verde lauro più fronda né fiore in pregio sono, e ciascun sotto il pondo dell’arricchir sottentra, e del profondo surgono i vizi trionfando fore.   Per che, se i maggior nostri hanno lasciato il vago stil de’ versi e delle prose, esser non de’ti maraviglia alcuna.   Piangi dunque con meco il nostro stato...

L’ambigua intimità fotografica di Instagr.am

Pubblichiamo di seguito una conversazione/intervista tra Bertram Niessen e Stefano Mirti, architetto e designer, su Instagr.am, applicazione per i-Phone che permette una rapida condivisione di fotografie.   Instagr.am funziona grazie ad una propria piattaforma o attraverso vari altri social network come Twitter, Foursquare, Facebook e Tumblr. Le sue due principali caratteristiche sono la velocità e facilità di caricamento e condivisione delle immagini, e la peculiare estetica vintage dei filtri che si possono scegliere, che richiama espressamente i mondi della Polaroid e dell’Instamatic. Bertram: L’idea per questo testo è emersa durante una conversazione a proposito dei social network, nella quale tu hai osservato come Instagr.am metta in connessione le intimità visive e fotografiche di perfetti sconosciuti. Stefano: Sì, notavo come all’interno del vasto e ampio mondo dei social network, una famiglia con alcune specificità interessanti è quella delle comunità che interagiscono attraverso il medium fotografico. Instagr.am è un micromondo (micromondo per modo di dire, perché a...

Il sabato del villaggio / La camera verde

Il corpo del desiderio e il corpo del reato, il corpo come mezzo e il corpo come fine. Più che dittatura della maggioranza come si dice in questi giorni, l’Italia sembra subire una dittatura dei corpi, quello malato di Bossi e quello ritoccato di Berlusconi. Marco Belpoliti ci spiega quanto sia stretto il legame tra i due leader di governo e il corpo del paese. Anna Stefi recensisce il libro di Michela Marzano che partendo dal suo stesso corpo ripercorre il proprio percorso formativo e professionale, qualcosa di simile elabora Marco Mancassola in forma narrativa: cinque storie private, cinque storie di corpi che raccontano meglio di ogni cronaca la mutazione del nostro paese. Lo recensisce Silvia Mazzucchelli. Antonella Anedda ci racconta La Maddalena, il corpo e la storia di un isola’che è parco nazionale, ma la cui cronaca si lega all’incuria e all’inquinamento di un G8 «promesso e non mantenuto» e di una base militare da poco smantellata. Roberto Marone ci parla delle infografiche e della possibilità di dar forma e corpo alla nostra realtà attraverso colori, grafici e traiettorie. Con una sorpresa:...

Il sabato del villaggio / Autunno

A dieci anni dall’11 settembre, la memoria si mischia alla nostalgia, l’America e il mondo intero sono cambiati e sembra più difficile distinguere la realtà da ciò che è per sempre scomparso tra le macerie delle Twin Towers. Attorno a quello che furono le due torri e la loro assenza riflettono Marco Belpoliti e Riccardo Venturi. E qui in Italia, periferia di un impero in crisi, l’undici settembre ha il sapore del primo giorno di autunno che porta con sè il ritorno in città e a scuola, una scuola malconcia e in difficoltà: Enrico Manera ne parla con Giuseppe Caliceti. Mentre per Camminare Claudio Piersanti ci regala un racconto sul disagio del camminare in città. L’undici settembre potrebbe essere definito anche come la sparizione di qualcosa e la comparsa d’altro e forse non sappiamo ancora di preciso cosa è sparito e cosa è apparso. Elio Grazioli riflette con l’aiuto di Walter Benjamin attorno all’accresciuto interesse per la fotografia così come Gianfranco Marrone analizza il bisogno di un «nuovo realismo» in filosofia e il pericolo che...

Un messaggio chiamato cavallo

Tra il gennaio e il febbraio del 1973 nell’ambito dei grandi cambiamenti impostati da Franco Basaglia nel manicomio di Trieste – apertura e dissoluzione di quel Lager che era stato sin lì – nasce un laboratorio condotto da Giuliano Scabia con l’aiuto di varie persone, tra cui Vittorio Basaglia, pittore, scultore, fratello di Franco. Medici, infermieri, ricoverati si autodefinirono “artisti” e realizzarono in gruppo, nel laboratorio P del reparto abbandonato, un gigante di cartapesta ben presto diventato il simbolo dell’apertura del manicomio: Marco Cavallo. Venne gente da tutta Trieste, e anche da fuori, per dare una mano, discutere, dipingere, disegnare, fotografare, partecipare ai laboratori manuali e alla costruzione del cavallo azzurro.   A muovere tutto c’era uno degli artisti più importanti della seconda metà del Novecento, scrittore, teatrante, regista, poeta, poeta, illustratore, attore, e altro ancora: Giuliano Scabia. Portava a Trieste in quel momento una lunga esperienza compiuta con il teatro di strada, con studenti, attori, musicisti, ma anche nelle aule. Alla fine di questo esperimento...

Società autoritaria e democrazia insorgente

Pubblichiamo per gentile concessione dell’autore e dell’editore un estratto dal saggio Società autoritaria e democrazia insorgente in La democrazia in Italia (Cronopio, Napoli 2011), che attualizza la riflessione sulla cultura di destra In Italia.     La Società Autoritaria è una risposta al disagio e alla crisi della democrazia spettacolare. In tale crisi, una classe o elite particolare si è effettivamente appropriata dello spazio simbolico della politica e ha chiuso realmente ogni possibilità di trascendenza democratica dell’esistente. La disgregazione dell’identità individuale, unita al suo solipsismo narcisista e al venir meno di ogni legame sociale e di ogni sicurezza materiale, costituiscono il fondamento propizio della Società Autoritaria. Questa dà una risposta immaginaria alla richiesta di uguaglianza e di cittadinanza, a cui la democrazia formale non sa più rispondere. Alla separazione astratta delle identità, la Società Autoritaria risponde col calore iniziale della fusione: alle identità già in via di dissoluzione, essa offre un’...

Antonella Moscati. Il giudizio universale all’isola del Giglio

  Con questa riflessione di Antonella Moscati prosegue la serie di interventi, selezionati da Alessandra Sarchi, dedicati al tema delle forme, della bellezza/bruttezza, da punti di vista molto diversi fra di loro. Ne parleranno storici dell’arte, scrittori, critici, scienziati, musicisti, filosofi, esperti di paesaggio.   Antonella Moscati è nata a Napoli e vive nei dintorni di Siena. Si occupa di filosofia e collabora con la casa editrice Cronopio. Ha pubblicato con Nottetempo “Una quasi eternità”, (2006) e “Deliri” (2009).     Antonella Moscati. Il giudizio universale all’isola del Giglio.   Ho spesso pensato che, se la storia del nostro pianeta si concludesse con un giudizio universale che avesse il compito di condannare o di assolvere non i singoli esseri umani ma le specie viventi nel loro complesso, se cioè dovessimo comparire dinanzi a un qualche dio o alla natura non in quanto me, te, lui, lei, ma in quanto specie umana, l’unica cosa che potremmo addurre a nostro favore, e a parziale compensazione dei nostri terribili crimini, sarebbe la bellezza. A differenza degli...

Antologia / Antonio Delfini

Delfini racconta la passeggiata con precisione quasi burocratica, ne descrive gli intenti, la direzione, l’ambiente e i suoni circostanti. Delfini non ha bisogno di addobbare una finzione, ma onestamente descrive, direi quasi fa rapporto, del passeggiare con meraviglia. Un atteggiamento morale ed etico che dona al lettore la forma più semplice e rara di stupore. La passeggiata     Sono andato dove non so, dove non sono forse arrivato, dove mi è piaciuto andare,     perché la gente se ne avesse a male.     La gente, quella che ti dice sempre la strada e non pensa nemmeno a ripulirla, questa regina degli spazzini scioperati.     Mi pare che la vita fosse libera e pulita perché il cielo aveva voluto così.     Mi pare che ogni tanto ci fosse una casa come quella della vecchia che stava alla porta a filare e di sera raccontava le favole ai bambini.     Mi pare che a un certo punto ci fosse un castello con due occhi neri che mi guardavano, e mi affascinavano come la sala di un caffè dalle tendine rosse.     Mi pare, e...

Antologia / Pier Paolo Pasolini

Con la passeggiata di Pier Paolo Pasolini sulla spiaggia di Cinquale si apre l’antologia di Camminare Durante l’estate del 1959 Pier Paolo Pasolini compie un viaggio sulle coste italiane. Il reportage apparirà in tre puntate sula rivista "Successo". Due le domande che si pone Pasolini, “ridenti o foschi?” e “sapete che vedo?” Alla prima il poeta non sa dare risposta, ma alimenta una memoria velata di malinconia, alla seconda risponde con un elenco di povera gente e di poveri oggetti. Il camminare è nel mezzo, è la risposta unica contenuta tra le due domande: quello che si sente e quello che si vede. Cinquale, giugno     I monti della Versilia... ridenti o foschi? Ecco una cosa che non si può mai capire. Un poco folli, di forma, e inchiostrati sempre con tinte da fine del mondo, con quei rosa, quelle vampate secche del marmo che trapelano come per caso. Ma così dolci, mitici.     Qui c’è la spiaggia del Cinquale. Un mare di memorie, alimentate soprattutto dal mio amico poeta Bertolucci, che viene a villeggiare qui, coi più squisiti dei...

Giovanni Muzzarelli / Italia mia, il tuo sì lungo pianto

Giovanni Muzzarelli, poeta rinascimentale, a causa della sua morte tragica (venne assassinato a trent’anni, in circostanze misteriose, nella rocca malatestiana di Mondaino, di cui era governatore) è noto più per le leggende fiorite sulla sua vicenda che non per i suoi meriti letterari. Tuttavia vale la pena ricordarlo anche per questa dolente canzone sulla sorte dell’Italia.       Italia mia, il tuo sì lungo pianto, coi sospir molti e gravi, racqueta omai, poi che ‘l secondo Giove, cui son del ciel commesse ambe le chiavi con l’onorato manto, perché ristauro a’tuoi danni ritruove, e per te stessa prove quant’era ogn’altro d’onor tal men degno, lieto ti porge l’una e l’altra mano. E perché incerto e vano infino ad or tornato è ogni disegno, a lui senza altro ingegno pòi ritentar umìle scoprir le tue profonde indegne piaghe, sì che, cangiando stile, risaldi ogni tuo vizio, e ‘l danno appaghe.   I duri oltraggi e tanto l’altrui ferro tinger col...

Alfieri / Rime

A proposito della questione nazionale, Giacomo Debenedetti definì Alfieri “il poeta della vigilia”. È arcinota, del resto, l'influenza che le sue opere ebbero sulle generazioni successive, da Foscolo a Leopardi, passando per Mazzini, proprio in chiave civile. Alfieri, infatti, non si esime dall’“Esortazione a liberar la Italia dai barbari”, nell’ultimo capitolo Del principe e delle lettere (a sua volta ripreso espressamente dall'ultimo del Principe machiavelliano), o di citare con trasporto Dante in un celebre passo dellaVita, allorquando può rientrare avventurosamente in Italia  (“Ci parve di rinascere il dì che ci ritrovammo nel bel paese qui dove il sì suona”). Ma anche di scrivere sonetti gravidi di sprezzante sarcasmo come questo (Rime, CXLIII 1785), scritto il “7 settembre [1795]. Fra novi e San Benedetto”.   Ai Fiorentini il pregio del bel dire; ai Romaneschi quel di male oprare; Napoletani mastri in sciamazzare; e i Genovesi di fame patire.   I Torinesi a i vizi altrui scoprire, i Veneziani han giusto lasciar fare; i...

Il sabato del villaggio / Somiglianze e apparenze

Due sembrano essere le modalità dello sguardo che si contrappongono da anni sulla scena pubblica italiana, quella dell’apparire e quella della somiglianza. Per un certo periodo si sono anche sovrapposte, apparire alla stessa maniera è in parte anche considerarsi simili e quindi affini, una sorta di apparenza al quadrato. Tuttavia l’imporsi della crisi con la concretezza dei suoi problemi (mancanza di lavoro, difficoltà di accesso allo studio e alla cultura, perdita di diritti) favorisce lo scambio e la collaborazione tra persone affini per modo di vivere e di pensare, tra persone quindi che si somigliano al di là delle categorie politiche ormai quasi totalmente invase dal virus decadente dell’apparenza. Doppiozero questa settimana quasi propone in un certo senso una guida alla ricerca della somiglianza, dell’affinità a dispetto del vuoto apparire. Ferdinando Scianna commenta una sua fotografia rammentando una somiglianza con l’individuo da lui fotografato con quello ritratto in un quadro da Antonello da Messina: una somiglianza che sta forse più nell’uomo che nel quadro stesso e che nasce da una...

Nelo Risi / Italia

Ecco tornare la personificazione della nazione, elegante ma senza sorriso, goffa e inadeguata nella posa tradizionale (“col manto blu del cielo per la foto / di famiglia”), sterile e prossima alla morte nell'allegorica Italia di Nelo Risi, tratta dalla raccolta dal titolo dichiaratamente leopardiano Le risonanze.     È una donna che ha il cuore a sud ma l’abito è ricco, roba del nord. Uomini d’affari la corteggiano, in balìa di gente dalla mano lesta ha perso il sorriso, il bel corpo macchiato in abbandono tra le lapidi.   L’atteggiano ancora a Madonna col manto blu del cielo per la foto di famiglia, le fanno corona governanti e preti, immobili in poltrona.   Non è più nostra madre avara di figli partorisce disastri; malgrado il rombo ininterrotto dei motori i colpi sono chiari, le stanno approntando una lunga bara.     Edizione di riferimento: Nelo Risi, Le risonanze, Milano, Mondadori,1987    

Vincenzo Monti / Dopo la battaglia di Marengo

La cattiva retorica è stata una delle cause dell’insofferenza di molti italiani verso la nozione stessa di patria. Questa poesia di Vincenzo Monti ne è forse il paradigma esemplare; a suo disdoro la conclamata scarsa propensione dell’autore, in anni di sommovimenti politici e militari, alla coerenza e al coraggio civile (attitudine invero molto italiana) e la scelta sciagurata del metro: quelle quartine di ottonari, quei versi tronchi alternati risuonano come una cantilena e più che infondere amor patrio sembrano anticipare le gesta del Signor Bonaventura (i meno giovani se ne ricorderanno...). Va detto tuttavia che Monti, dopo la temporanea riconquista ad opera degli austriaci della Lombardia, era stato costretto a riparare a Parigi, come molti intellettuali italiani legati alla Repubblica Cisalpina. La lirica è nota anche con il titolo Per la liberazione d’Italia, sebbene per molte generazioni di scolari sia stata, semplicemente, “la Bella Italia del Monti”.     Bella Italia, amate sponde, pur vi torno a riveder! Trema in petto, e si confonde l'alma oppressa dal piacer.   Tua...

Verga / I Malavoglia

Una pagina di grande letteratura, è risaputo, può essere più efficace di un saggio ponderoso. A proposito del sentimento di estraneità, se non di rifiuto, che i nuovi italiani ebbero verso il nuovo stato nazionale, bastava riguardarsi il capitolo IX dei Malavoglia; è tutto lì il sugo: la terza guerra d’indipendenza, la notizia della disfatta di Lissa e della morte di Luca, arruolato con la leva obbligatoria, subitaneo dono della neonata Patria unita alle masse popolari, e imbarcato su una nave che si chiamava Re d’Italia (in un conflitto, è bene ricordarlo, che la nazione avrebbe potuto evitare, essendo state offerte al governo italiano, in cambio della neutralità, le stesse concessioni che avrebbe ottenuto a guerra finita e ‘vinta’).     Un giorno dopo cominciò a correre la voce che nel mare verso Trieste ci era stato un combattimento tra i bastimenti nostri e quelli dei nemici, che nessuno sapeva nemmeno chi fossero, ed era morta molta gente; chi raccontava la cosa in un modo e chi in un altro, a pezzi e bocconi, masticando le parole. Le vicine venivano colle mani sotto il...