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Saggio

(168 risultati)

Que Viva Garibaldi!!

  Anche la letteratura italiana viene investita dall’ondata romantica che tende a rovesciare l’esistente portando a galla nuove figure. Si tratta di una produzione di seconda mano che riprende la silhouette del cavaliere in chiave didattico-patriottica (l’Ettore Fieramosca dell’omonimo romanzo di D’Azeglio) o piega nel medesimo senso, tra ribellione individuale e rivendicazione nazionale, personaggi quali il Passatore in Berchet, i banditi con il melodramma verdiano, i partigiani o gli esuli dei Profughi di Parga o de Il fuoriuscito. E tuttavia, a fronte di una tale letteratura non particolarmente originale, l’Italia può offrire proprio sul piano storico l’esempio più calzante e riassuntivo di questo genere d’eroi, quel Giuseppe Garibaldi le cui Memorie paiono per l’appunto il racconto paradigmatico e mancante del romanticismo nazionale.   Garibaldi a soli ventisette anni era già stato definito dalle autorità piemontesi “bandito di primo catalogo” per i falliti moti mazziniani di Genova. Arruolato nella marineria sarda l’aveva allora abbandonata senza licenza per...

Il pirata romantico

  La risemantizzazione romantica raggiunge pure il pirata secondo le linee tracciate nel capitolo precedente. Un alone funereo e fatale avvolge il reietto dei mari, sia il Clement Cleveland di Walter Scott (1822), i Kernok e Szaffi di Eugene Sue (1830 e 1832 in Salamandre), fino al fratello di Euphrasia nell’omonimo racconto di Mary Shelley del 1839 e alle estreme propaggini salgariane (Il corsaro nero 1899, Le tigri di Mompracen 1911). Prototipo infinitamente imitato ci pare però il Conrad della novella in versi Il corsaro di Byron (1814) che si apre con una specie di coro dei pirati che riflettono sulla loro condizione. In prima battuta viene messo in evidenza il mutevole errare dell’avventura (“Qui è l’irrequieta nostra vita, che divisa è sempre / fra gli affanni e l’ozio, sempre gioiosa al mutar/ della sorte”), collegato al vitalistico ballo negli spazi infinitamente aperti e spaesanti dei mari: “Oh, chi può dir, se non colui che ha sperimentato nel / suo cuore, / in trionfo danzando sull’oceano vasto, / il senso pieno della vita, il folle battere del polso, / il fremito che coglie chi solca...

La risemantizzazione romantica del bandito

Il merito di Walter Scott, in Ivanhoe, è stato quello di rimettere in auge, tra i primi e con maggior successo, l’età dei raid, il Medioevo, nella sua versione idealizzata, fatta di “tanti prodi campioni, ben montati e fastosamente armati”, pronti all’impresa e all’avventura, da ammirare “fermi sulle loro selle da combattimento come colonne d’acciaio”. In più ha gettato un ponte tra il mondo dei cavalieri e quello delle “bande di gagliardi fuorilegge” che vivono nelle foreste nelle canzoni popolari. Per esempio Gurth s’imbatte nei banditi di Robin Hood, che decidono di lasciargli i denari del suo padrone e protagonista del romanzo, ed anzi dichiarano: “È troppo simile a noi perché noi si possa dargli delle noie: i cani non aggrediscono i cani là dove ci sono in abbondanza volpi e lupi”. Inoltre danno la possibilità anche al servo di conservare i propri averi battendosi ai bastoni ferrati contro uno di loro in singolar tenzone; quando Gurth atterra l’avversario “ Bel colpo – esclamano i banditi – Vivano sempre i bei combattimenti e...

Il ribaltamento romantico: nascita del partigiano

Gli autori del raid, ne abbiamo portato abbondante testimonianza, cambiano volto come una stessa figurina dai cristalli mobili nel corso della storia e a seconda del punto di vista da cui li si osserva. Si è trattato volta a volta di popoli che cercano di difendere il proprio territorio da nemici più potenti e organizzati quali Atene o Roma, di generali ribelli come Sertorio o di truppe inserite invece all’interno degli eserciti occupanti (e delle flotte statali) per renderli più agili ed aggressivi, di modalità nomadiche poi allargate per ragioni storiche all’intera guerra medievale, di eroi trascelti per una sola missione rischiosissima che si coprono di gloria, oppure di semplici banditi e pirati avidi di preda. Carl Schmitt introduce una categoria specifica, quella del partigiano, di cui fa risalire la codificazione moderna alla guerriglia che il popolo spagnolo “preborghese, preindustriale, e preconvenzionale” condusse tra il 1808 e il 1813 contro “un esercito regolare, moderno, ben organizzato, uscito dalle esperienze della Rivoluzione francese”, cioè quello napoleonico. I similari episodi precedenti,...

I raiders autorizzati del mare

Oltre alla separazione incerta tra pirateria e pacifico commercio di uno statuto ambiguo per eccellenza, segnalato anche dal duplice nome non del tutto sovrapponibile nel significato, vive il pirata/corsaro. Nella prima accezione si tratta di predoni che, pur utilizzando navi e muovendosi sul mare per i loro assalti ai vascelli commerciali o alle città portuali, sono di fatto equiparabili ai banditi di terra. Tuttavia nel corso della storia, fin dall’epoca medievale sul Mediterraneo, alcuni tra i più capaci tra questi ricevono dai governi una patente da corsa per assalire i nemici con raid bellici. Uno dei più temuti fu Khayr al-Din, figlio di un rinnegato greco, che fin da giovane apprese insieme al fratello l’arte familiare della pirateria. Le sue prede furono da subito soprattutto i galeoni spagnoli in transito dalla Sicilia e la sua area di influenza si allargò a tutto il Mediterraneo occidentale, quando dalla piccola isola di Gerbe riuscì addirittura a prendere Algeri nel 1516 facendone la base di lancio per feroci scorrerie. Il pirata si trasforma ed ingigantisce donando la città conquistata a Solimano il Magnifico,...

L’antica eccezione della pirateria

Nel quarto libro del dialogo platonico Le leggi l’ospite ateniese, discorrendo con Chinia di Creta e ricordando i tributi anticamente versati dagli abitanti dell’Attica a Minosse, dotato di una potente flotta, all’improvviso si lascia andare a un’invettiva contro la guerra marina: “E, è certo, sarebbe stata cosa utile a loro perdere ancora molte volte sette fanciulli prima di avvezzarsi, divenuti marinai da fanti e solidi opliti che erano, a sbarcare di frequente e poi lestamente a fuggir di nuovo correndo sulle navi, senza ritenere di commettere alcuna azione vile non osando di morire resistendo sul posto ai nemici accorrenti e l’aver invece sempre pronte scuse fittizie per giustificare l’abbandono delle armi da parte loro e le fughe fuggite, secondo loro, non vergognosamente”.   La contrapposizione tra l’oplita terrestre che combatte a viso aperto senza retrocedere e l’oplita di marina che sbarca sulla riva ed è sempre pronto a riprendere il largo è dunque netta. Più avanti viene supportata da un passo omerico in cui Ulisse rimbrotta Agamennone che offre ai guerrieri la vista...

La guerra moderna e il bando al raid

La frequenza con cui si adopera il raid nella guerra medievale gli fa perdere gran parte di quella straordinarietà eroica che, seppur con molte contraddizioni, si trovava celebrata nel mito e nell’Iliade. Il mondo greco lo praticava nei rituali iniziatici e lo riadottò dai barbari, continuando però a sminuirlo e a irreggimentarlo nelle formazioni dei peltasti; lo stesso, con maggiore accentuazione negativa, fece la grande potenza romana. Ora, dai nomadi germanici in poi, si assiste da un lato a una mobilitazione letteraria attraverso la mitologia nordica e i romanzi cavallereschi, cui s’affianca il supporto ideologico della Chiesa, dall’altro a una sua normalizzazione dovuta alla pratica diffusa. Di qui semmai una condanna di tali incursioni intesa come condanna della guerra tout court. In più, a spogliare dai connotati eccezionali, oltre all’abitudine alla pratica da parte di tutti, si aggiunge l’incerto confine tra guerra di raid e banditismo esercitati nei confronti di popolazioni inermi. Scarso dunque il valore e la pericolosità dell’azione quando il soldato, divenuto routier, oppure semplicemente alla...

La realtà del Medioevo

Da una parte l’elaborazione di rituali religiosi, dall’investitura in avanti, che danno quadratura valoriale alla cavalleria, insieme la sua codificazione nelle belle imprese cantate dai poemi, dall’altra la realtà della guerra nei lunghi secoli del Medioevo. Una volta infranto l’ordine territoriale romano le gigantesche migrazioni di popoli si travasano infatti da est nel crogiolo dell’Europa occidentale con ondate magmatiche che investono città, campi, armati e civili. Vi portano la sperimentata abitudine alla scorribanda come metodo nomadico del combattere, aggravata dalla fluidità di confini e dei diritti. Fino ad allora, come bambini eccitati dalla trasgressione del limite, si erano arrovellati attorno al limes, ora essendone accolti, ora volendolo travolgere, ora soltanto varcandolo per ripiegare con frequenti raid. A ciò si aggiunge un’economia per forza di cose depressa che faticherà a ristabilire produzione e scambi fin quando una nuova sistemazione generale non andrà a sostituire quella esistita per tanto tempo. Ne consegue che “il modo di gran lunga più diffuso di guerreggiare...

“L’ordine complicato” di Yona Friedman

Pubblichiamo in anteprima un estratto del libro L’ordine complicato di Yona Friedman, in uscita presso l'editore Quodlibet/Abitare il 9 giugno, commentato per doppiozero da Manuel Orazi.  Il saggio è accompagnato da una serie di disegni realizzati da Friedman per illustrare e precisare, spesso con caratteristico humour, i concetti espressi nella scrittura.   L'introduzione e il primo capitolo (scarica il PDF)     L’ordine complicato. Come costruire un’immagine   Mentre l’Europa in guerra conosceva la massima espansione della Germania nazista, a Budapest il diciot­tenne Janos Antal Friedman poteva recarsi tranquillamen­te ad ascoltare la conferenza di un noto fisico tedesco:   Heisenberg era venuto a Budapest nel 1941 per tenere una conferenza a un seminario. Ero ancora alle superiori ma quel seminario era aperto al pubblico. Rimasi molto colpito, natural­mente […]. La mia carriera nell’ambito dell’architettura è stata influenzata dal mio approccio nei confronti della scienza e si basa sull’importanza fondamentale dei comportamenti e delle azioni...

L’audace impresa io canto

L’aspetto alto contenuto nel raid continua a perpetuarsi nei racconti medievali. Nel Perceval di Chrétien de Troyes, per esempio, si svolge una ricerca di un oggetto da recuperare ammantata di mistero e di simbologie cristiane. Il protagonista del racconto è perciò unico e tendente ad un’inedita individualizzazione; si ricordi a tale proposito il punto in cui una damigella deforme giunge alla corte di re Artù annunciando la possibilità di far grande giostra o tenzone al Castello Orgoglioso, al che tutti i cavalieri più nobili si entusiasmano dichiarandosi subito pronti a correre laggiù, “ma Perceval parla in altro modo… nessuna pena si risparmierà, finché non saprà a chi si serva il graal e avrà ritrovato la lancia che sanguina e ne sappia anche il perché”.   Tuttavia in una delle molte continuazioni del poema, contenute nel ciclo anonimo chiamato Lancelot Graal, il protagonista viene affiancato da Galvano, già ampiamente presente nel testo iniziale di Chrétien de Troyes, da Bohor e da Galaad, formando di nuovo il piccolo gruppo di iniziati...

I nemici di Roma in battaglia

Abbiamo già considerato Tacito che scrive dei raid compiuti dai Germani; se manteniamo lo stesso autore ma ci trasferiamo in altri teatri di guerra, considerando altri nemici di Roma, le parole e i giudizi non cambiano. Dalle reiterate rivolte in Africa negli anni 20-22 d.C., represse in confronti aperti dal proconsole Apronio dopo le iniziali sorprese, deriva il cambio di tattica degli insorti:    “Tacfarinas, poiché i Numidi, sgomenti ed abbattuti, non volevano più saperne di assedi, cominciò a dar battaglia or qua or là, ritirandosi quando era incalzato, e subito balzando indietro per assalire. Finché il barbaro usò questa tattica, potè impunemente prendersi gioco dei Romani, impotenti e stanchi; quando poi ripiegò verso la spiaggia, impedito dalla preda, dovette fermarsi in stabili alloggiamenti. Allora, per comando del padre, Apronio Cesiano con cavalieri e coorti ausiliarie, alle quali aveva unito i soldati più veloci delle legioni, condusse contro i Numidi una fortunata battaglia e li ricacciò nel deserto”.[i]   Significativo il passaggio che interpreta questo...

Il tradimento e la congiura

Specie nei periodi più turbolenti della società capitolina quali il passaggio tra monarchia e repubblica, nel travaglio delle guerre civili o durante i più bui anni dell’impero, pullulano per la verità figure di traditori interne al mondo romano e tratteggiate dai propri storici. Il giudizio degli scrittori si fa allora sferzante perché costoro sono degeneri rispetto all’essenza stessa del genus nazionale o, potremmo dire, ne mettono a nudo la notevole quota di costruzione ideologica. La loro colpa più grave è di attentare all’integrità dello stato gettando i semi della discordia civile, per futili o viziosi moventi personali, siano essi l’orgoglio (Coriolano secondo Plutarco) o un’annosa dissolutezza (il Catilina di Sallustio e di Cicerone). Tacito, dalla sua particolare prospettiva di classe, colpisce soprattutto gli imperatori che vogliono conservare il comando, il loro corrotto entourage, i sottoposti avidi di riconoscimenti, sempre pronti ad oscure e sediziose trame per sbarazzarsi dei superiori e dei rivali, degli amici, e dei familiari per appropriarsi del potere con la congiura....

Barbari nel gioco dei punti di vista

Dal mito, oltre all’invenzione letteraria, proviene, rispetto al raid, anche il racconto storico vero e proprio. Qui il protagonista del raid si mantiene irregolare ma la sua accezione comincia a farsi negativa così come questa stessa particolare forma di guerra. Essa appartiene infatti alle popolazioni nomadi o a quelle più deboli il cui territorio è stato invaso oppure ancora sfuma i confini dei combattenti confondendoli con i banditi. Così per esempio erano percepiti e chiamati i partigiani dall’esercito nazista. Dato che, come noto, la storia viene scritta dai vincitori, la forma raid e chi la agisce saranno soggetti alla valutazione ideologica dei più forti. In generale i più forti, e quindi vincitori, avendo un esercito superiore ed alle spalle un sistema politico più organizzato, prediligono lo scontro in campo aperto e ritengono pertanto il raid una forma impropria e codarda di guerra. Già gli storici greci ci insegnano che onorevole è piuttosto morire fino all’ultimo uomo di fronte ad una forza preponderante. Infatti, come affermano Deleuze e Guattari, “si scrive la storia, ma la si...

Una lunga storia in brevi esempi

Quelli che seguono sono gli elementi del raid che ci hanno offerto mito e storia greci. I protagonisti formano un gruppo ristretto, dotato di caratteri eccezionali che li rendono diversi dagli uomini o dai combattenti comuni. Talvolta il gruppo, alcuni suoi componenti o anche uno solo, che in genere sono giovani, subiscono un mutamento nel corso dell’azione. Si tratta di un’iniziazione violenta e unica poiché la narrazione del raid rappresenta un’esperienza fondante ed irripetibile. Questa consiste essenzialmente nell’entrare ed uscire dal campo nemico. Il rientro alla base costituisce di solito la riuscita dell’azione, che tuttavia, pur essendo vincente, talvolta coincide con la morte di parte o di tutto il gruppo. Abbiamo registrato tre tipologie fondamentali di raid con alcune varianti al loro interno. La sottrazione del bene, materiale o umano, spontanea o guidata da un potere superiore; in questo caso soltanto il rientro garantisce la riuscita del raid. Il danneggiamento del bene, materiale o umano, ugualmente spontaneo o guidato da un potere superiore; qui la morte dei protagonisti potrebbe portare lo stesso al compimento della missione...

Ritorni e sopravvivenze: peltasti e cripti

Demostene nel 426 a.C. guida la spedizione ateniese per la conquista dell’Etolia, una regione montuosa posta nella Grecia centro occidentale, per lungo tempo ai margini del grande sviluppo delle poleis. Così Tucidide racconta il primo scontro nel III libro (97.2) de Le storie:“avanza verso Egitio, l’assale e la piglia a viva forza. Gli abitanti infatti erano fuggiti e si erano posti sui colli che dominavano la città: questa si trovava in luoghi montagnosi a circa ottanta stadi dal mare. Ma gli Etoli che erano già accorsi in aiuto di Egitio, scendendo dai colli, chi da una parte chi dall’altra, attaccavano e saettavano gli Ateniesi; e quando l’esercito ateniese attaccava, si ritiravano, quando quello si ritirava, incalzavano. E a lungo durò una tale battaglia di inseguimenti e di ritirate, ed in entrambi i casi gli Ateniesi avevano la peggio”.   Gli Etoli, “gente armata alla leggera” (III,98.1), veniva respinta dagli arcieri che scortavano la falange ma, una volta stancati e scompigliati questi, si materializza la rotta degli Ateniesi, con i nemici “veloci nella corsa ed armati alla leggera...

Il trionfo della falange

La guerra arcaica in Grecia esaltava, nell’ambito del conflitto in campo aperto, lo scontro basato sulla forza e la destrezza individuali, che trova nel raid una piega nascosta, anche psicologicamente notturna, frequentata da pochi con qualità di areté, ma pure di metis ed apaté. L’evoluzione successiva delle poleis sembra superare tale concezione cancellando addirittura il raid. Lo spazio diventa necessariamente un terreno largo e pianeggiante, stabilito in precedenza dal comune accordo dei contendenti. Una piana riquadrata in una serie di blocchetti accostati strettamente che, in una vertigine di orizzontalità, incidono lo spazio fronteggiandosi con perfetto equilibrio. Ciò nell’avanzata primavera o nella piena estate, con un tremolante velo di caligine meridiana che divide e nel contempo unisce la specularità incantata dei due eserciti. L’irreale silenzio e poi lo strepito, il clangore dell’impatto frontale. Lo schieramento è fisso su linee parallele e ranghi serrati. Fanteria pesante, ma allenata nel disarticolarsi e ricomporsi dalle colonne in marcia alle otto per il combattimento, che...

Il raid omerico: l'impresa

Ecco che i due eroi della metis, una volta rivestiti delle adeguate protezioni, s’inoltrano “per la notte oscura” (v.384), nel campo – “atra laguna” (v.386) – cosparso di armi e di cadaveri, seguendo il segno di Atena, cioè un airone che li guida ciechi con il suo “strido” (v.355). Ci troviamo ormai sul terreno accidentato del raid, “un mondo fluttuante, sempre oscillante” in cui “procedere per vie traverse”, per usare ancora le parole di Vernant, dove necessita “un’intelligenza così elastica e ritorta da poterla piegare in tutti i sensi, un’andatura così curva da aprirsi contemporaneamente a tutte le direzioni”. Alla dea Ulisse, felice del ben augurante aiuto, eleva una preghiera. Omero abbandona lì per un momento i Greci, in quella brumosa terra di morti, e con un audace controcampo ci proietta sul lato opposto del luogo di mezzo. Nel campo troiano per l’appunto, dove si sta svolgendo, guidata da Ettore, una speculare riunione tra comandanti; anch’egli si mostra assetato di notizie sul nemico, evidentemente vitali in un momento cos...

Il raid omerico: la preparazione

Il guerriero dell’età arcaica per come ci viene presentato dal poema omerico è innanzitutto proprietario del proprio nome. Esso, collegato alla stirpe, lo individua prima della battaglia e lo ricorda quando cade anche se in precedenza non era conosciuto al lettore; si copre di gloria nel momento dell’uccisione di altri nomi. Fare il vuoto attorno al proprio sé nella mischia fitta, abbattere nel duello un altro grande nome come fosse un albero antico, frondoso di rami parentali ed onusto d’imprese, rappresenta il modo per far risplendere la fama personale. La guerra omerica, giocata nella piana tra mare e mura, appare uno scontro tra grandi numeri individualizzati che si realizza in combattimenti uno a uno dove trionfa il valore; così si diffonde di bocca in bocca il nome di Achille massacratore, la nomea lo precede e lo protegge nella lotta.   L’enfasi cade poi sui duelli singoli che sottolineano in quintessenza ritualizzata l’insieme gigantesco, cruento e caotico della battaglia. In questo tipo di guerra che leva alto il nome dei suoi eroi, specie se la durata si protrae molto a lungo come nell’assedio di...

Altri criteri

È il 17 giugno 2001. In un campo appena fuori l’abitato di Orgreave, un paese del South Yorkshire in Inghilterra, si sono radunate centinaia di persone. Da un lato, poliziotti in uniforme antisommossa con caschi, scudi, manganelli, a piedi o a cavallo. Di fronte, un folto gruppo di uomini vestiti in abiti da lavoro, jeans, scarpe pesanti, giacconi. La voce roca di un altoparlante dà un segnale, e tutto ha inizio. Cori, slogan, lanci di sassi, mischie, scontri. La polizia carica e insegue i dimostranti, le azioni si susseguono veloci e violente. Si levano dense volute di fumo mentre il puzzo acre di copertoni bruciati invade la zona. In una strada vicina delle automobili vengono rovesciate e date alle fiamme. Poliziotti a cavallo passano al galoppo bersagliati da pietre; dei manifestanti sono trascinati via, altri, feriti, giacciono a terra. D’improvviso, a un altro segnale dell’altoparlante, tutto finisce. Gli uomini smettono di correre, si rialzano aiutandosi l’un l’altro, si scambiano sorrisi e pacche sulle spalle.     In quello stesso luogo, e nello stesso giorno, quattromila minatori in sciopero tentarono nel 1984 di fermare una spedizione di carbone a...

Cavalli e altri erbivori

Una popolazione insolitamente numerosa di cavalli, asini, zebre ha attraversato nell’ultimo quindicennio le praterie dell’arte italiana, in coincidenza con una riflessione diffusa (e perplessa) su caratteri e specificità dell’arte nazionale: per più versi, questa la tesi del presente saggio, la popolazione di erbivori corrisponde al dibattito su “attualità o inattualità” del modello avanguardistico e costituisce un caustico traslato del dibattito giornalistico sul “declino” italiano, ampiamente trattato dalle maggiori testate nazionali. Esemplifichiamo. In anni recenti, Paola Pivi ha spinto una coppia di zebre a dislocarsi sulle nevi del Gran Sasso e un asino a smarrirsi nelle acque di Alicudi (figure 1, 2). Inoccasione della prestigiosa personale dedicatale nel 2006 dalla Fondazione Nicola Trussardi, a Milano, ha raccolto nei grandi spazi abbandonati dei magazzini della Stazione di Porta Genova un insieme eterogeneo di animali dal manto (o dal piumaggio) candido (fig. 4). Tra questi cavalli e lama. In entrambi i casi l’artista sembra essersi proposta interventi che pongano enfasi sull’assenza di...

Le origini mitiche del Raid

Posidone si giacque un giorno con la ninfa Cenide, figlia di Elato il Magnesio o, come altri dicono, di Corono il Lapita, e le chiese di dirgli che cosa desiderasse come dono d’amore. "Trasformami, essa rispose, in un guerriero invincibile. Sono stanca di essere donna". Posidone acconsentì a cambiarle il sesso e la ninfa divenne Ceneo, guidando gli eserciti in guerra con tale successo che i Lapiti ben presto la elessero loro re; essa generò anche un figlio, Corono, che Eracle uccise molti anni dopo mentre combatteva per il doro Egimio. Inorgoglita dalla sua nuova condizione, Ceneo piantò una lancia nel bel mezzo della piazza del mercato, dove il popolo si riuniva, e costrinse tutti a sacrificare a codesta lancia come se si fosse trattato di una divinità. Zeus, venuto a conoscenza della presunzione di Ceneo, istigò i Centauri a commettere un omicidio. Durante le nozze di Piritoo essi dunque assalirono Ceneo, che ne uccise facilmente cinque o sei senza nemmeno rischiare una scalfittura, poiché le armi dei Centauri rimbalzavano sulla sua pelle invulnerabile. I Centauri  superstiti, tuttavia, percossero Ceneo sul capo...

Oratorio bizantino

Quanti libri politici escono ogni mese in Italia? Cinque, dieci, cinquanta? Forse meno, forse di più. Di certo nessuno somiglia a questo libro scritto da Franco Arminio: Oratorio bizantino (Ediesse). Nessuno possiede la forza e la verità di parola del paesologo di Bisaccia, Irpinia d’Oriente. Lo scrive Franco Cassano, filosofo meridionale, osservatore acuto del nostro Sud, quando ci spiega nella sua prefazione come il poeta irpino si opponga alla “planetaria fornicazione dei mediocri”, quella che incrementa al Sud come al Nord il bottino privato, arraffando dal pubblico secondo i propri interessi personali e di gruppo. Di più, da questa fornicazione procede la politica attuale, una politica non-politica, che trasforma tutto in affare, in carriera e compromessi, che presenta come sano senso della realtà la tecnica della spartizione del bottino: “Ecco perché domina la vigliaccheria, quella tara dell’anima su cui i politici hanno costruito il proprio dominio, ecco perché in tanti, salendo di rango, sono arrivati in cima, ma non sanno più dire nulla”. Quando si leggono queste parole – e quelle...

Il paesaggio morale italiano

Giorgio de Chirico chiamava l’Italia “una fatalità geografica”. Antonio Stoppani “il bel paese”, aggiungendo allo stesso tempo che “tutti gli incanti della natura non valgono un affetto”. Nel 2007 ho scritto un testo, Senza Orfanità, all’interno del quale c’è un capitolo intitolato Tra Ventimiglia e Tripoli; era un momento della mia ricerca dedicata al paesaggio italiano, concepito come quel luogo esistente tra due punti geografici estremi. Il francese: l’allogeno in casa. E poi l’Italia africana: che in realtà arrivava molto più in basso – fino a Mogadiscio, fino a Mombasa.   Da lì nacque la voglia di partire per Tripoli - alla ricerca di una regione del mondo da poter chiamare “Italia fuori dall’Italia”. Una volta arrivato però mi sono reso conto che ne sapevo poco delle espansioni e delle affermazioni di se stessi tramite gli imperialismi e che la differenza tre egemonia e dominio è sottile ma allo stesso tempo non trascurabile. Dovetti anche ammettere che lo spirito antropologico che aveva portato gli inglesi fino in Cina...

Il Raid: definizione e proliferazione

Se è ancora vero che le parole custodiscono il senso dei fenomeni designati, una breve chiarificazione del significato dei termini inglesi raid e raider appare un buon viatico per l’itinerario che ci accingiamo a percorrere. Il verbo significa appunto “compiere un’incursione” e presuppone un’improvvisa andata e un veloce ritorno. Esso ha vari sinonimi che declinano l’azione: razziare, saccheggiare, rapinare, fare scorrerie. Qui lo scopo pare sempre legato alla sottrazione e viene incarnato dalla figura eterna del bandito o del predone che colpisce e si dilegua, sia esso il barbaro, il pirata, il terrorista rapitore. Il raider tuttavia può essere anche il guastatore che si caratterizza per l’azione del danneggiamento o il soldato del commando che porta spesso il termine in un’area semantica favorevole. Nel linguaggio giornalistico al termine raid viene alternativamente sostituito quello, ritenuto equivalente, di blitz. L’uso in effetti li parifica ma il ventaglio di significati della parola tedesca è assai più limitato. Viene posta in risalto infatti soltanto la sfumatura metaforica della velocit...