Pier Vittorio Tondelli. Altri libertini

Il lettore che nel giugno del 1979 fosse uscito dal bar della stazione ferroviaria dove ha inizio Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino, tra spie e vecchie mondane, per entrare di lì a poco in un altro bar di un’altra stazione, quella di Postoristoro, con cui si apre Altri libertini, libro di esordio di Pier Vittorio Tondelli, nel gennaio del 1980, avrebbe misurato di colpo il cambio di stagione accaduto nel giro di quei mesi. Gli anni di piombo sono al loro culmine; a Bologna esplode la bomba neofascista nella stazione, ma il declino del terrorismo è già cominciato. Sta per iniziare il “riflusso” o, come si diceva allora, il “trionfo del privato”. Il bar della stazione di Reggio Emilia, baricentro geografico dell’intero libro di racconti di Pier Vittorio, è il ricettacolo di eroinomani, piccoli delinquenti, spacciatori, checche e travestiti, giovani abbandonati da tutti e da tutto. Come ha scritto Fulvio Panzeri, suo editore postumo, il romanzo del venticinquenne ragazzo correggese pone al centro della narrazione “un immediato che non sembra avere né passato né futuro”. Tutto il contrario del superraffinato romanzo di romanzi di Calvino che tenta, con un gioco abilissimo, di recuperare lo spazio perduto nell’ultimo decennio, quello che va dal 1968 al 1978, in cui il vecchio mondo è di colpo collassato davanti ai suoi occhi.

 

Tondelli racconta in sei episodi – un romanzo di racconti – le storie della sua gioventù e dei suoi coetanei. L’iniziazione alla vita, al sesso, ai sentimenti, alla droga e al viaggio di quella generazione che è stata la protagonista del movimento del Settantasette. Con un colpo di coda Massimo D’Alema, segretario dei giovani comunisti, prima di essere spedito a Bari dal partito per punizione, ne scrive su L’Espresso il 10 febbraio 1980: Altri libertini è un libro politico “perché l’esperienza giovanile che racconta svela una ‘mancanza’ di politica, o se si preferisce, di crisi della politica”. Il successo è immediato: 4.000 copie della prima edizione vanno subito esaurite, segue una tiratura di 3.000 sparita dalle librerie, mentre la terza di 10.000, pronta in tipografia, è bloccata dal sequestro stabilito dal procuratore generale dell’Aquila, Donato Massimo Bartolomei, che lo accusa di oscenità e turpiloquio per le bestemmie e le oscenità che contiene. La versione che il lettore trova nelle opere edite da Bompiani è purificata per volontà stessa dell'autore, poco prima di morire, mentre l'edizione Feltrinelli conserva bestemmie e parole sporche come nella prima esuberante versione. Nel 1981 al processo Pier Vittorio è assolto con formula piena, e il libro ritorna in circolazione.

 

Sono trascorsi trent’anni e molta acqua è passata sotto i ponti della letteratura e della società italiana. Sono comparsi i nuovi narratori giovani, fratellini di Tondelli, è finito l’impegno politico dello scrittore, è venuta l’epoca del bestsellers e del megaseller, la televisione berlusconiana ha modificato i consumi culturali; e poi personal, cellulare, internet, Facebook, hanno cambiato tutto tra i giovani (anche se i giovanotti del movimento Onda scendono in piazza inalberando sui loro scudi i nomi dei classici della letteratura). Il mondo è mutato, non una ma almeno due o tre volte. L’Italia non è più la stessa. Gli anni Ottanta, il lungo decennio, sono finiti da un pezzo, eppure Altri libertini sembra ancora parlare una lingua che si comprende benissimo. Non è invecchiato, non ha perso di freschezza, dote che parve allora decisiva, e al tempo stesso è diventato un documento. I ragazzi di oggi lo comprendono benissimo perché al centro della sua narrazione c’è l’educazione sentimentale di un ragazzo: le passioni, i timori, le scoperte, le bizzarrie di un’educazione amorosa che è scoperta di se stessi e del mondo. Del resto, il grande modello letterario che lo sorreggeva, oltre ad Arbasino, Celati, Scabia, è il romanzo epistolare del Settecento, su cui Tondelli si era laureato al Dams di Bologna. Rileggerlo ora significa misurare la distanza anche con uno dei maestri del decennio precedente, Pier Paolo Pasolini che solo 5 anni prima aveva scioccato e abbacinato l’Italia con i suoi Scritti corsari. L’iniziazione omosessuale raccontata in Viaggio, terzo racconto del volume, è lontana anni luce dalla passione erotica per i giovani ragazzi di PPP. Con questo, che è il racconto più gioioso e insieme malinconico di Altri libertini, si può osservare dall’interno la trasformazione avvenuta alla fine degli anni Settanta, mentre le Br uccidevano Moro, i partiti si liquefacevano e i comunisti non riuscivano a conquistare il potere con le elezioni democratiche.

 

Il patetico sembra il sentimento dominante di Tondelli, stigma di un’intera epoca in cui lo sguardo dei singoli si rivolge verso il proprio Self: estenuazione dei sentimenti, deriva narcisistica, passione come patimento, impossibilità di raggiungere la perfezione di sé. Altri libertini non ha perso il suo smalto. A tratti sono pagine piroettanti, a tratti esplosive, a tratti il racconto implode su se stesso. Diverte, commuove, fa riflettere sul nostro “come eravamo”. Lì ci sono le radici non solo degli anni Ottanta, decennio del mutamento, regressivo e progressivo insieme, ma anche degli anni Novanta, in cui il “riflusso” diventa localismo, il ritorno al privato si esprime negli egoismi di gruppo e la crisi della politica diventa pasto cannibalico di se stessa. C’è già Drive in nelle storie sballate delle Splash di Mitri e istrioni, secondo racconto post-Macondo e post-Lotta continua del libro. Reperti del passato, se vogliamo, ma Tondelli è riuscito a dare loro una forma che resta fissata nel tempo, e resiste. Scritti nel giro di poco tempo, dopo che la Feltrinelli gli ha respinto un voluminoso romanzo sperimentale ancora inedito, in cui erano in parte incastonati, questi sei racconti segnano anche l’avvento della letteratura industriale di cui il giovane di Correggio è stato l’inconsapevole ostetrico. Trent’anni passati in un lampo, ed è subito ieri.

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