Giuseppe Antonio Borgese / Identità italiana

Giuseppe Antonio Borgese, critico letterario e scrittore, appartiene al ristrettissimo novero di professori universitari (13 su 1251) che si rifiutarono di prestare giuramento al fascismo. Il suo diniego ufficiale fu semplicemente differito di qualche anno, poiché nel 1931 si trovava negli Stati Uniti, dove sarebbe rimasto a insegnare, da esule, fino al 1949.
Disamina vasta e profonda delle radici culturali - propriamente italiane - dell'ideologia del regime, Golia. Marcia del fascismo è il più limpido documento della sua militanza antifascista. Venne scritto in inglese e pubblicato in America nel 1937: la prima, fortunosa, ‘edizione provvisoria’in traduzione italiana è del 1946. L'ultima del 1983. Quelle che seguono sono le battute conclusive del libro, dal capitolo-appello finale Ai fratelli d'Italia.

Matteo Di Gesù


In quante persone e quante cose hanno confidato gli Italiani di questi anni! Essi hanno aspettato la libertà dagli Inglesi, dagli Abissini, dalla Società delle Nazioni; forse adesso la stanno aspettando dagli Spagnoli o dai Russi. Essi hanno riposto le loro speranze ansiose nella pallottola dell'assassino, nelle cospirazioni dei bacilli, nella brevità della vita, nel caso. Essi hanno perfino adorato in segreto il toro libico che quasi si scagliò contro il duce durante il suo ultimo giro trionfale oltremare.
Ma lo spirito non compie la sua opera per mezzo degli agenti fortuiti. Neppure la lama di Bruto tagliò. Egli fu migliore di molti Italiani di oggi, e Cesare fu un uomo assai più grande del loro tiranno attuale. Eppure Cesare morì e la tirannia continuò. Perché la tirannia non risiedeva nel cuore di Cesare, ma era nel cuore dei Romani.
Non dagli altri gli Italiani riceveranno la libertà, ma da loro stessi; non dalla Morte essi avranno la vita, ma dalla VITA.


(Giuseppe Antonio Borgese, Golia. Marcia del fascismo, trad. it. di D. Caprin Oxilia, Mondadori, Milano, 1946)

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