Guido Ceronetti / Abbiamo una patria

Senza dubbio, una delle caratteristiche più tenaci e diffuse che contraddistingue gli italiani è assumere la posa di antitaliani: la retorica dell’antitalianità, saldi alla mano, è una topica dell’italianità. Tra le innumerevoli salmodie sul tema, vale la pena se non altro optare per Ceronetti, unico per stile e coerenza.

 

L’Italia è stata molte patrie che avevano nomi di città; ha tentato anche di diventare una patria unica, per un po’ di tempo abbiamo creduto che lo fosse; il sortilegio di una città adriatica che per un misterioso capriccio voleva farne parte c’entrò in modo determinante e soddisfare questa voglia costò troppo caro. Col rientro di Trieste, nel 1954, ogni motivo per mantenere l’illusione è cessato. Tornerà ad essere, l’Italia, sarà mai, una patria? No, ormai les jeux sont faits; le patrie, forse designate ab eterno per esserlo, sono in numero ristretto. Tutte queste patrie di altri mondi sono velenose imposture. C’è la Francia, vicino a noi: è una patria. La Svizzera, pur così composita, è una patria. Perfino gli Stati Uniti sono riusciti ad essere una patria. La Polonia, che patria! Ma la Germania? Questione grave: non mi sembra una patria. Nel momento di lanciarsi come una tigre a oriente e occidente, nel 1914, era una patria, che però non meritava di continuare a esserlo. Hitler non fu un patriota come non fu uno statista: fu un capo religioso di una setta di assassini. Creò un labile impero del male e non ricostruì una patria; dal 1945 non c’è più una patria tedesca, continuano ad esserci dei naufraghi, tra l’Oder e il Reno, di cui però non so niente. So che l’Italia non è una patria.

 

Se non c’è una patria nazione e suolo unità e legge dipendono dal caso. L’Italia profonda è una creazione del Medioevo, che disfaceva le patrie e unificava il mondo nel segno della croce come un treno ospedale. La cosa più idiota del Risorgimento è stato di credere che la più storica delle città d’occidente, eccola lì nel entro della penisola, fosse anche la più indicata per essere la capitale italiana, il motore della Nuova Storia; madornale e colpevole idiozia. Pigliando Roma, avremmo dovuto smettere subito ogni illusione di patria. D’altra parte Napoli, Palermo Bari cosa c’entravano? La Questione Meridionale in termini spirituali, è: come integrare quelle terre abitate in una patria? Figuriamoci se una capitale inesistente come Roma (solo pus ecclesiastico raffreddato) poteva fornire una risposta. A poco a poco il potere sia quello alla luce del sole (si fa per dire) che quello, apertamente sanguinario, del sottosuolo, si è quasi del tutto meridionalizzato: addio patria, solo un mare di funzioni, di disfunzioni, di funzionari e di criminali. L’idea fissa di questi convitati non sembra essere l’unità e la difesa della patria. E poi ci sono altre di quelle che Machiavelli chiamava Cose Forti, ritenendole nefaste ad una repubblica: il partito della Democrazia Cristiana, il partito socialista, il partito comunista, i sindacati, che si possono tutti definire proprio così, Cose Forti, prive di una connotazione morale e di ogni senso o pietà nazionale, tenute in vita dal proprio conatus essendi come un vecchio arteriosclerotico dall’avidità di cibo. Nessuno può pensare patria, con loro dentro, senza malessere: ma rappresentano benissimo la sua antitesi, l’Italia in quanto non patria.

 

Edizione di riferimento: G. Ceronetti, Albergo Italia, Einaudi, Torino 1985

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