Scampia / Paesi e città

Undici turisti provenienti da Pisa sono stati arrestati per aver comprato droga nell’outlet di Scampia. I compratori alloggiavano in buoni alberghi napoletani, poi, due di loro in taxi, arrivavano nelle piazze di spaccio, acquistavano e tornavano in albergo. Stanotte sono state arrestate altre sette persone, quest’ultime provenienti dalla Basilicata e dalla Calabria, identica, s’immagina, la metodologia d’acquisto. Un nuova moda quindi? Una specie di turismo esotico con pacchetto brivido cocaina incluso nel tour? Non sono casi isolati, se ne sentono raccontare parecchi.

 

A Scampia il prezzo della droga è basso e questo spinge le persone a spostarsi anche da altre Regioni per comprare in regime di sconto. Naturalmente, se devo mettere in conto l’autostrada, il prezzo della benzina, il pernottamento è chiaro che devo ottimizzare il viaggio e quindi sono portato ad acquistare molte dosi di droga, altrimenti il bilancio è negativo. Ciò, in pratica e dal punto di vista giuridico, vuol dire che la dose di droga comprata è di gran lunga superiore a quella concessa per uso personale, quindi per l’acquirente si profila l’accusa di detenzione e spaccio. A onore del vero, ci sono stati dei casi nei quali il magistrato è stato costretto a lasciare libero l’accusato, questo infatti si difendeva proprio portando avanti il suddetto ragionamento: sono un consumatore e non uno spacciatore, ma vengo dalla Toscana, dalla Basilicata, comunque da lontano, e per questo devo fare rifornimento, mi tocca acquistare dosi utili per una decina di giorni.

 

Fatto sta che questa nuova modalità d’acquisto, diciamo così, non a chilometro zero sta mettendo in luce due nuove dinamiche: se passasse la tesi che il consumatore di droga che viene da fuori è per forza di cose (per ottimizzare il viaggio) costretto ad acquistare dosi superiori al massimo consentito, bisognerà prima o poi cambiare la legge, altrimenti sarà sempre più difficile capire se quella quantità è per uso personale o per spaccio. La seconda dinamica è, invece, già nota da tempo: Scampia è un luogo che ci piace rappresentare come maledetto, sporco e cattivo, ma a un’analisi più attenta si presenta come un canale di distribuzione nel quale in tanti si abbeverano. Aggiungiamo poi che una certa dose di atmosfera maledetta che da sempre fonda “la poetica” di Scampia aiuta non poco a costruire l’immagine di una piazza di spaccio a denominazione d’origine controllata, esotica quel tanto che basta, da brividi ma controllati, ben frequentata e ben protetta. Ora, da chi è protetta questa piazza? Perché, come sentiamo raccontare, da tempo immemorabile, nessuno può entrare se non previa autorizzazione dei capi? Si dirà: questa piazza è controllata dalla camorra, crudele e sanguinaria che uccide ogni sussulto di legalità. Questa però è una risposta di comodo. Il sospetto è che questa piazza sia controllata da tutti i consumatori di cocaina e droghe e affini, anche quelli che non sono residenti in provincia di Napoli, ma qui scendono come turisti a largo spettro.

 

In fondo è solo per garantire la vendita di droga che Scampia ha ragione di esistere così com’è. Se la classiche voci di popolo che parlano di un range molto esteso di consumatori, trasversale, cioè che interessa i politici come gli avvocati, i commercialisti e gli impiegati, gli operai ecc, se queste voci trovassero conferma giuridica allora si dovrebbe in parte scagionare la camorra dalle accuse più diffuse e generiche e introdurre nell’arringa accusatoria un nuovo soggetto “politico”, incensurato, con la faccia pulita, che non sa maneggiare armi, non violento, magari dotato d’intelligenza superiore alla media, che vive seguendo svariati, buoni e sani ideali, insomma, nel gioco va introdotto il consumatore. Il soggetto, cioè, che racchiude due poco trascurabili aspetti, giuridici e non: è lui il finanziatore e l’utilizzatore finale. Il sistema di cui tanto parliamo, che tanto ci addolora, è fondato solo sul consumo; la camorra garantisce non tanto la salubrità del prodotto (su quella nessuno è disposto a giurare) ma la comodità del punto di ristoro. La filiera è organizzata in modo che lo sporco, la violenza, l’arroganza, l’egoismo coatto, siano tenuti a bada e confinati nel ristretto spazio di Scampia, di modo che il prodotto possa essere in tutta tranquillità acquistato anche lontano dalla piazza principale. Visto i soldi che il consumatore regala alla camorra e visto l’uso che quest’ultima ne fa, spregiudicato e poco attento al bene collettivo, visto che il capitale accumulato torna a inquinare quel poco di economia legale che ancora abbiamo, vista, infine, la difficoltà che abbiamo nel pensare a esperimenti di liberalizzazione, forse sarebbe il caso di cominciare, perlomeno a studiare una sorta di class action, grazie alla quale il non consumatore di droga chiede i danni al consumatore di droga.

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