Trani / Paesi e città

Noi, a Trani, abbiamo avuto un’infinità di bandiere. Siamo stati Apuli – o meglio: Peucezi – Greci, Romani, Bizantini, Longobardi, Svevi, Saraceni, Angioini, Veneziani, Aragonesi, Borboni, francesi. Oggi siamo italiani. Lo siamo da quando Garibaldi occupò militarmente, per conto dei Savoia, il Regno delle due Sicilie. Son passati tutti, di qui. Eravamo lo snodo naturale dei traffici commerciali sull’Adriatico: il collegamento fra l’Europa e il resto del Mondo. Se volevi andare in Terra santa, dovevi passare da Trani, dal suo porto, che è un’insenatura creata dalla natura, e sembra che c’abbia ragionato su, la natura, che l’abbia disegnato, il porto, per farci stare le barche.

 

Son passati tutti, da Trani. Una volta Ferrante II, re Aragonese, aveva bisogno di ducati, per combattere gli Angiò, e li chiese alla Serenissima. In pegno, diede Trani, per quindici anni. E i Veneziani sono stati qui, dal 1495 al 1509, e hanno costruito due chiese, coi leoni di San Marco. Federico II di Svevia, invece, costruì un castello, sul mare.

 

Questa è la storia, e la storia dice tante cose, sempre. Nel nostro caso ci dice che Trani è sempre stata un dominio, di qualcun altro. È passata di mano, da un conquistatore all’altro. Una sola volta i tranesi si sono ribellati, nel 1799. A Napoli c’era la Repubblica partenopea, sentimenti giacobini e libertari attraversavano gli animi di una piccola parte della città. Venne piantato l’Albero della Libertà, il 5 febbraio, e proclamata l’annessione alla Repubblica napoletana. Ma la maggioranza dei tranesi era filoborbonica, aveva fede nel potere. E si scatenò la controinsurrezione. Meno di due mesi, è durata: il primo aprile arrivarono i francesi e, per non sbagliare, spazzarono via tutto, case, persone, alberi. Dalle città vicine vennero a saccheggiare i resti, fumanti.

 

A Trani non accade mai nulla. Così è stato, così è. Siamo abituati, da 2.000 anni, a stare dalla parte del più forte, e ci stiamo, dalla parte del più forte, immobili.

Nei cinquant’anni di Pentapartito, abbiamo avuto tutti sindaci Dc e Psi. Nel 1995, alle elezioni comunali, il ballottaggio fu fra il candidato di Alleanza nazionale e quello di Forza Italia. Vinse il candidato di An. L’attuale sindaco, da due mandati, è del Pdl. Nel 1994 la biblioteca comunale venne chiusa in fretta e in furia, perché il palazzo che la ospitava era pericolante. Molti libri sono andati perduti, mangiati dall’umidità e dal tempo. Quelli che si son salvati sono disponibili, nella nuova sede, da appena due anni. Quindici anni senza libri. Lo stesso numero di anni nei quali siamo stati Veneziani.

 

A Trani non accade mai nulla. C’è una galleria d’arte contemporanea. Una sola. L’ha aperta un mio amico, vende tele di Pozzati, Manera, Fioroni, Festa, Tadini. Un paio di settimane fa, ero lì, a far chiacchiere. Gli unici avventori, gli unici che son passati a guardare i quadri, erano dei ragazzini, sui dieci anni. Passavano e ripassavano, si affacciavano e chiedevano, ogni volta, “che è questo?”, ridevano e scappavano. Il mio amico mi guardava sconsolato, per un attimo, e poi riprendeva a parlare.

 

A Trani non accade mai nulla. Negli ultimi dieci anni, le piccole aziende manifatturiere – scarpe, intimo, maglioni – hanno chiuso, schiacciate dalla concorrenza cinese. A Trani c’è il Tribunale, e chi fa l’università non può far altro che sperare di diventare avvocato. Gli iscritti all’albo sono 400, uno ogni 135 abitanti.

 

 

A Trani non accade mai nulla. Però ci sono i locali: i bar, le pizzerie, gli american bar, i pub, i ristoranti. Ci sono punti della città, come il porto – snodo fra Oriente e Occidente, un tempo – dove i locali sono uno dietro l’altro. E ogni angolo di Trani ha la sua pizzeria al taglio, la sua gelateria, e un paio di bar. Tantissimi: bisognerebbe censirli. L’idea di tutti, a Trani, è: apriamoci un bar, una pizzeria, un qualcosa.

 

A Trani non accade mai nulla. C’era un teatro, fu lesionato da un bombardamento degli Alleati, la notte del 26 aprile 1943. Fu abbattuto, con l’idea di ricostruirlo, ma non s’è fatto e tutto quello che rimane è la piazza che lo conteneva, che si chiama, appunto, piazza Teatro. A piazza Teatro adesso ci stanno i bar, le pizzerie, i ristoranti.

 

A Trani non accade mai nulla. Così come in tante altre province del Paese. Ci vivi lo stesso. Ci vivi bene, perché conosci tutti, perché puoi dire un’infinità di ciao, passeggiando per le strade. Perché, sì, anche, Trani è una città bellissima, con un immenso patrimonio storico, e il porto è pieno di barche a vela e di pescherecci, e il sole ci tramonta dentro.

 

Non accade mai nulla a Trani e, a volte, quando la notte vai in giro per locali, a bere, è un bene. Altre volte ti senti morire, a vivere nella periferia della periferia dell’Impero.

 

 

Foto di Micaela Carella.

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