Immagini

Licalbe Steiner

C’è qualcosa che passa in ogni singolo oggetto della produzione di Albe e Lica Steiner, qualcosa che lo supera, liberandolo dal suo isolamento: come una sospensione aggrappata alla materia delle cose, nella sostanza delle sue forme, che interroga lo sguardo e che richiama a un’umanità (o cura o ragione profonda) che vi è stata impressa all’origine attraverso un gesto progettuale e che ancora suona come atto di condensazione in cui si dà aderenza tra pensiero e forma, tra lavoro costruttivo e ricerca sperimentale. È quell’amalgama di presenze che si imprimono come pensieri tangibili, ogni volta che la ricerca è un movimento autentico di studio e un’esplorazione per tentativi e per prove dentro la materia a cui il grafico è chiamato a dar forma: il suo tentativo continuo di scrivere per...

Una superficie vuota e superiore

Si fatica ad immaginare i tesori di ingegnosità, di ingenuità o di impudenza cui il plagio sia suscettibile. Alcuni esempi: nel 1836 apparve una pièce intitolata Saint Thomas, preceduta da un invio che tal M. Champion Lajarry maggiore fa passare per una fantasticheria emanata dai suoi svaghi. Ora, la pièce è stata scritta da F.-G.-J.-S. Andrieux, che l'ha pubblicata presso Dabin nel 1802, dopo la morte di mademoiselle Chameroy. Dei 170 versi di Andrieux, uno solo è stato cambiato. Al posto di: Vestris, Miller, Delille, et caetera, si legge: Taglioni, Vestris, et caetera. Del resto, un episodio del Cagliostro di Nerval riprende quasi parola per parola un pamphlet del marchese di Luchet; Jean Richer, esegeta di Nerval, l'ha per questo rimproverato.   La questione del plagio è annosa....

Markus Raetz, Chambre de lecture

Stare seduti con intorno a sé una schiera di 432 profili umani in filo di ferro è un’esperienza. Profili appesi come mobiles, a pochi decimetri dalle pareti di una grande stanza, chambre. Si muovono un poco. Sono disposti (sospesi) ordinatamente, in dodici gruppi a intervalli regolari. Ogni gruppo è un 6 per 6, e cioè sei file di sei persone-profili, dall’alto in basso e/o da sinistra a destra.   Markus Raetz, Chambre de lecture, 2013-2015. 432 profili in filo di ferro, visone parziale, 400 x 815 x 630 cm (stanza), © 2016 Markus Raetz, Prolitteris, Zürich. Foto: Alexander Jaquemet   Chambre de lecture è il titolo della nuova installazione che Markus Raetz (Berna, 1941) ha realizzato per la sua personale in Canton Ticino. A lui il MASI di Lugano ha dedicato la prima mostra...

Arte contemporanea in Ghana

English Version   Dal Ghana a Venezia e ritorno   All the World’s Futures, l’importante progetto curato da Okwui Enwezor per la Biennale di Venezia 2015, ha certamente offerto molteplici spunti di riflessione sociale e politica, dipingendo – o meglio, documentando – nello stile tipico di Enwezor, le innumerevoli complessità che il nostro pianeta, nel suo rapido processo di globalizzazione, è chiamato ad affrontare. Essendo Enwezor il primo curatore della Biennale proveniente dall’Africa, non sorprende che gran parte del dibattito sulla rassegna abbia coinvolto l’intero continente africano. Ci è sembrata inoltre appropriata l’assegnazione del Leone d’Oro alla carriera all’artista ghanese El Anatsui:...

Tracing Emerging Contemporary Art Practice in Ghana

Versione Italiana   From Ghana to Venice and back   All the World’s Futures, curator Okwui Enwezor’s conspicuous project for the2015 Venice Biennale, certainly served up content-rich, social and political commentary. In one way or another it painted or rather – in true Enwezor fashion – documented a myriad of complexities facing our rapidly globalising planet. And, with Enwezor operating as the first-ever curator from the African continent, it’s no surprise then that many of the press discussions surrounding the biennale took on an African dimension.  Consequently, it felt apt to hear the news that Ghanaian artist El Anatsui was presented with a Golden Lion for Lifetime Achievement –  a deserving recognition for one of the great...

Una raccolta di scritti sull'arte di Tommaso Pincio / Le carte del caso T.P., ovvero come si diventa se stessi

Come è ormai d’obbligo in questi casi, devo qui premettere un disclaimer: dei fatti, delle persone, dei luoghi di cui si tratta in Scrissi d’arte di Tommaso Pincio, mio peraltro coetaneo, sono stato testimone e in alcuni casi anche complice. Mai imparziale comunque. Ma se questo potrà rendere al mio punto di vista la sua implicita dose di partigianeria, resta che da questo libro riemergo con una netta sensazione di sorpresa. Ero pronto a una lettura piuttosto conciliante – un’autoantologia di scritti dispersi, dedicati a un ambito, l’arte visiva, tutto sommato tangente al dominio letterario in cui Pincio è oggi saldamente acquartierato (si veda, uscito nel 2015, il più recente suo romanzo, Panorama) – e invece eccomi a riferire di quella che Andrea Cortellessa chiama nel risvolto “un’...

Martin Creed e il Premio della rapa

Dopo la collettiva Arte Torna Arte, tenutasi nel 2012 alle Gallerie dell’Accademia, il britannico Martin Creed è di nuovo a Firenze, ma in un contesto agli antipodi. Dal confronto con una delle istituzioni culturali per eccellenza, dalla dialettica con i principali simboli del Rinascimento, uno su tutti il David michelangiolesco, l’artista è stato questa volta invitato a esporre in una piattaforma di contemporaneità coordinata da artisti per altri artisti: BASE / Progetti per l’Arte. Nato nel 1968, Martin Creed si presenta come personalità trasversale, interessato alle più eterogenee forme di sperimentazione sia in campo artistico che musicale, anzi a favore dell’interdisciplinarità. Non a caso la poetica sottesa alle...

Pensare e scrivere da fotografo / Ferdinando Scianna. Obiettivo ambiguo

“La fotografia è stata e continua a essere per me una passione, la conquista di un linguaggio, l’occasione di incontri, lo strumento di un’avventura umana”: così nell’Introduzione alla prima edizione nel 2001, che rimane nell’attuale riedizione aumentata di Obiettivo ambiguo di Ferdinando Scianna. Chi lo conosce, anche poco, sa che questo è stato e continua a essere vero. Chi lo guarda con un po’ di distanza storica o critica, sa che questo è anche il suo limite, quello “umanistico” di dar per certi che questi – passione, conquista, incontri, avventura – siano dei valori incontestabili e incontestati. Di lui, lo dico subito, ciò che ammiro di più è la generosità non pelosa né affettata, anzi secca, quasi brusca, come quella dei timidi – non sembrerebbe che lo sia, così loquace e...

There is never just one story

Versione italiana     “- What are you reading? – Kelsey turned to Ifemelu. || Ifemelu showed her the cover of the novel. She did not want to start a conversation … - Is it good? - || - Yes. - || - It’s a novel, right? What’s it about? - || Why did people ask “What is it about?” as if a novel had to be about only one thing. Ifemelu disliked the question; she would have disliked it even if she did not feel, in addition to her depressed uncertainty, the beginning of a headache.” Americanah, Anchor Books Edition, 2014, pp. 232-233 Chapter 18, pages 232-233 of Americanah, by Chimamanda Ngozi Adichie; written and published in America in 2013, and translated into Italian by Andrea Sirotti for Einaudi in 2014 (the pocket-sized edition...

Non c’è mai una storia unica

English Version     «Kelsey si rivolse a Ifemelu: – Che cosa legge? || Ifemelu le mostrò la copertina del romanzo. Non voleva iniziare una conversazione. […] – È bello? || – Sì. || – È un romanzo, giusto? Di cosa parla? || Perché la gente chiedeva sempre “di cosa parla?” come se un romanzo “parlasse” di una cosa sola? A Ifemelu quella domanda non piaceva; non le sarebbe piaciuta nemmeno se, in aggiunta alla sua depressione da incertezza, non avesse avuto un inizio di mal di testa».   Siamo nel capitolo diciottesimo di Americanah, di Chimamanda Ngozi Adichie; scritto e pubblicato negli Stati Uniti (2013) e tradotto da Andrea Sirotti per Einaudi (2014; la citazione...

Wang Qingsong. L’arte come impegno civile

L’ultima edizione della Biennale di Venezia ha voluto, nelle intenzioni programmatiche del suo curatore, il critico d’arte nigeriano-statunitense Okwui Enwezor, porre l’accento sul rapporto tra arte e impegno civile, privilegiando gli autori capaci con le loro opere di fare riflettere sulle molte emergenze che affliggono il mondo: dall’effetto-serra all’ambientalismo, al fondamentalismo islamico. Esemplari sotto questo ultimo aspetto le bandiere nere ammainate dell’artista colombiano Oscar Murillo, poste all’entrata del Padiglione Centrale ai Giardini (ex-Padiglione Italia).   Requesting Buddha, 1999   In un’epoca in cui l’arte sembra sempre più condizionata dal mercato, dai capricci dei collezionisti e dallo strapotere dei curatori, creare un’occasione ufficiale, come può...

Archivio del conflitto

Muovendosi avanti e indietro nel calendario, tra l’anno che si è appena chiuso – affollato di anniversari che hanno ‘ripresentato’, reso di nuovo presenti, gli eventi-simbolo dei conflitti più immediatamente ‘mondiali’ del secolo scorso – e l’attesa delle nuove date-anniversario che di qui a poco seguiranno, il tema dell’archivio storico, dell’archivio di ciò che siamo attraverso la nostra Storia è apparso e pare più che mai attuale. Di lunga durata e centralissima dagli anni ’60-’70 in poi, la questione dell’archivio si intreccia da un lato – sulla scorta delle indagini sistematiche di Foucault – all’archeologia come catalogazione organizzata del sapere, dall...

The year of the monkey

Versione italiana     The rules are now set and the game has become boringly predictable. Late in the night – generally between Thursday and Saturday – a white person of some repute, whom many, including blacks, had previously thought to be a more or less decent human being, suddenly loses it and goes hysterical. Hidden behind an open screen, and more often than not under the spell of some intoxicating substance, he or she records on Facebook, Twitter or any other available digital media platform an idiotic, repugnant and disjointed set of utterances. Most of these are often lifted almost verbatim from some of the crudest dictionaries of colonial racism. The coming out of closeted racists often takes the form of an exercise in vulgarity. This entails hurling...

100 anni DADA

Cento anni fa, il 5 febbraio 1916 apriva a Zurigo il Cabaret Voltaire e iniziava l’avventura, la rivolta, il ripensamento che si chiamò Dada. Destino scritto nella piccola storia, il Cabaret apriva in Spiegelgasse, vicolo dello specchio: nessuno avrebbe rispecchiato meglio la fase turbolenta, folle, caotica di quel momento. Occupava la sala di fondo di una taverna che dava sulla via, dove andava a mangiare anche Lenin. Zurigo era naturalmente una città di rifugiati che si riparavano dalla guerra e ospitava una quantità di personaggi di ogni sorta: c’era anche Joyce, che sta scrivendo l’Ulisse, c’erano i pacifisti raccolti intorno a Romain Rolland, che riceve il premio Nobel proprio quell’anno.   L’iniziativa del Cabaret...

L’anno della Scimmia

English Version     Le regole sono state fissate, e il gioco è diventato noiosamente prevedibile. Durante la notte – di solito tra il giovedì e il sabato – una persona bianca di una certa notorietà che tante altre persone, bianche e nere, consideravano un essere umano abbastanza per bene, all’improvviso perde completamente il controllo. Nascosto dietro un’identità nemmeno troppo fittizia, e di solito sotto l’effetto di qualche sostanza inebriante, lui o lei pubblica su Facebook, Twitter o un’altra piattaforma digitale una serie di affermazioni stupide, vergognose e sconclusionate, la maggior parte delle quali è tratta in maniera quasi letterale da alcuni dei più espliciti e osceni dizionari del...

Un colpo di Tzimtzum salverà Kiefer?

Pedalare tra le rovine   Anselm Kiefer – titano dell’arte tedesca, il più prolifico produttore di rovine vivente – è anche l’artista meno ecologicamente sostenibile della Terra all’epoca dell’antropocene. Se tutti gli artisti contemporanei rivendicassero per sé altrettanto spazio, non ci resterebbe altro che mettere le bombole d’ossigeno in valigia e ricominciare daccapo su un altro pianeta.   Kiefer durante l'allestimento alla mostra al Pompidou   Veduta della mostra "Anselm Kiefer", Centre Pompidou, Paris 2015-2016   Nel 1992 Kiefer si è trasferito a Barjac, nel sud della Francia, occupando 52 costruzioni ripartite su 250.000 metri quadri. Nel 2009 è la volta di...

Edicola Mundo. Conversazione con Francesc Ruiz

Gattopardo di provincia   Berlusconi assolto: grazie magistrati   La rivista che vanta numerosi tentativi di imitazione   Sfasciano la costituzione e non sanno spiegare perché   Mondadori monoverbo   Ho confessato ma sotto tortura   Sono alcuni dei titoli delle copertine di giornali e riviste italiane esposti nell'Edicola Mundo di Francesc Ruiz al Padiglione della Spagna alla Biennale di Venezia 2015. Da subito il lavoro di Ruiz mi sembra importante. A seconda della distanza con cui lo guardo mutano i linguaggi e i messaggi. Da lontano si vedono due edicole di cui una, per soli maggiorenni, coperta da una tenda. Avvicinandosi a quella aperta, l'occhio è colpito dalle locandine e si percepisce una strana onnipresenza di...

Tom Ang – Photography

Rosalind Krauss, Graham Clarke, Claudio Marra, Beaumont Newhall, Ando Gilardi e, naturalmente, Walter Benjamin; l’elenco di grandi autori che hanno intrapreso un percorso narrativo e critico della storia della fotografia potrebbe proseguire ancora a lungo, e in molteplici direzioni. Basterebbe considerare la ricchezza di questo retaggio per ritenere quella di Tom Ang, con Photography: The Definitive Visual History, un’operazione che danza sul crinale tra il coraggio e la temerarietà. Edito per l’Italia da Gribaudo, a novembre 2015, con il sottotitolo Il libro completo sulla storia della fotografia, il libro persegue il suo ambizioso intento con un approccio che vien da definire di originalità consapevole.   La struttura del volume, d’acchito,...

Bottega Ghianda, immersi negli oggetti

Vede bene chi fa della dissomiglianza degli oggetti una questione di patine attraverso cui riconoscere la qualità sensibile delle cose: dove la pelle si esalta come ultima soglia dell’apparire e del tocco – qui soprattutto del tocco, dominio della prensione e regno della carezza – con un sommovimento che dall’uso transita sempre più nell’indistinta regione del piacere, un po’ come in quel fregare dolce di grafite che accompagna sempre il disegno lento sulla carta. Un piacere che fa strada al sapere degli oggetti: presi, girati e rigirati tra le mani, assaporati e strofinati per capire nella superficie il piegarsi del volume – impararne le curve, saggiarne il peso e le convessità, con quel leggero rotolio tra palmi e...

The Question of Artistic Freedom

Versione italiana     On December 3-5th 2015 we held AtWork Cairo workshop at Darb 1718 artistic center, which involved local art students and young creative talents and was conducted by Simon Njami. The workshop took place during the Cairo Off Biennale “Something Else” and took its title after the event. AtWork Cairo was facilitated by the assistant art professor of American University in Cairo Heba Amin. Heba is also a visual artist, a cultural activist and one of the key figures behind the subversive action against racism of the US TV series Homeland this last fall, which caused huge international publicity and debate on race representation in the Western media. We have asked Heba to share her thoughts on the situation of artistic and creative expression in...

La questione della libertà artistica

English Version     Organizzato dal 3 al 5 dicembre 2015 presso il centro artistico Darb 1718, il workshop AtWork Cairo, condotto da Simon Njami, ha coinvolto studenti d’arte e giovani talenti creativi del luogo. Il workshop si è tenuto durante la Biennale Off del Cairo “Something Else”, da cui ha tratto il tema, ed è stato facilitato dalla docente d’arte della American University del Cairo, Heba Amin. Artista e attivista culturale, Heba è anche una degli ideatori dell’azione sovversiva condotta lo scorso autunno contro il razzismo della serie TV statunitense Homeland, che ha acceso sulla stampa internazionale un vasto dibattito sulla rappresentazione razziale nei media occidentali. Abbiamo chiesto a Heba di condividere con...

Intervista ad Anselm Kiefer. Le torri e la qabbalah

Dopo aver visto le sue torri nell’Hangar Bicocca, ho fatto un viaggio a ritroso nella sua opera. Poi ho sentito il bisogno di leggere il testo che l’ha suggestionata, il Sefer hekhalot appunto, per capire un po’ meglio cosa volesse significare con tutti i suoi lavori sui sette palazzi celesti. Leggendo il testo, ho percepito una forte ambiguità di fondo nel racconto. Non si capisce se il viaggio del protagonista sia un viaggio ascendente o discendente. Il mistico deve superare delle prove terribili prima di giungere al cospetto del Trono mistico. Nelle sue opere del passato, dove ha lavorato sul tema dei Palazzi celesti, questi hekhalot sono rappresentati via via come gabbie volanti con palle di piombo all’interno, come luoghi fotografati in bianco e nero,...