Immagini

La questione della libertà artistica

English Version     Organizzato dal 3 al 5 dicembre 2015 presso il centro artistico Darb 1718, il workshop AtWork Cairo, condotto da Simon Njami, ha coinvolto studenti d’arte e giovani talenti creativi del luogo. Il workshop si è tenuto durante la Biennale Off del Cairo “Something Else”, da cui ha tratto il tema, ed è stato facilitato dalla docente d’arte della American University del Cairo, Heba Amin. Artista e attivista culturale, Heba è anche una degli ideatori dell’azione sovversiva condotta lo scorso autunno contro il razzismo della serie TV statunitense Homeland, che ha acceso sulla stampa internazionale un vasto dibattito sulla rappresentazione razziale nei media occidentali. Abbiamo chiesto a Heba di condividere con...

Intervista ad Anselm Kiefer. Le torri e la qabbalah

Dopo aver visto le sue torri nell’Hangar Bicocca, ho fatto un viaggio a ritroso nella sua opera. Poi ho sentito il bisogno di leggere il testo che l’ha suggestionata, il Sefer hekhalot appunto, per capire un po’ meglio cosa volesse significare con tutti i suoi lavori sui sette palazzi celesti. Leggendo il testo, ho percepito una forte ambiguità di fondo nel racconto. Non si capisce se il viaggio del protagonista sia un viaggio ascendente o discendente. Il mistico deve superare delle prove terribili prima di giungere al cospetto del Trono mistico. Nelle sue opere del passato, dove ha lavorato sul tema dei Palazzi celesti, questi hekhalot sono rappresentati via via come gabbie volanti con palle di piombo all’interno, come luoghi fotografati in bianco e nero,...

Coda di Hofesh Shechter

La danza può aiutarci a capire quanto possa esserci vicina e affine l’arte visiva contemporanea, facendosi per noi tramite corporeo temporaneo che riduce la distanza tra l’opera e chi la guarda. La pittura e le installazioni aprono scenari di racconti possibili, in un confronto e scontro narrativo e percettivo, all’interno di uno spazio museale che suggerisce percorsi e dialoga con i danzatori attraverso scale e pavimenti grigi e freddi, pilastri di cemento, luce artificiale dall’alto, mentre è pervaso da musica contemporanea elettronica, techno, industriale, che attraversa i corpi e li plasma con il proprio ritmo potente. È il senso della collaborazione che si rinnova periodicamente tra la Collezione Maramotti – raccolta di arte...

Tracing Emerging Contemporary Art Practice in Zimbabwe

We are continuing our collaboration with Another Africa with the fourth article from their Tracing Emerging Artistic Practice series dedicated to the artistic scene of Zimbabwe.  Enjoy.   lettera27 Versione italiana         Houghton Kinsman     Owing to almost a decade long financial crisis that characterised much of the 2000s, Zimbabwe’s local art scene has faced many significant infrastructural and monetary challenges. The turbulent economy-which only subsided in 2009- liquidated many of the local galleries and forced artists to move abroad in search of new, stable opportunities. However, this decade of economic uncertainty has recently become the catalyst for rebuilding the Zimbabwean artistic landscape. Through the necessary...

Arte contemporanea nello Zimbabwe

Proseguiamo la collaborazione con Another Africa con il quarto articolo tratto da Tracing Emerging Artistic Practice e dedicato alla scena artistica dello Zimbabwe.  Buona lettura.   English Version         Houghton Kinsman     Dopo la lunga crisi economica che ha colpito lo Zimbabwe per buona parte degli anni Duemila, la scena artistica del Paese ha dovuto far fronte a una serie di importanti sfide infrastrutturali e finanziarie. L’instabilità del quadro economico, attenuatasi soltanto a partire dal 2009, ha portato alla chiusura di numerose gallerie, costringendo gli artisti a emigrare all’estero in cerca di nuove opportunità e maggiore stabilità.   Questo decennio di incertezza economica ha...

Hypothesis

Hypothesis di Philippe Parreno (Orano, Algeria, 1964) non è una tradizionale mostra antologica, ma un’esperienza dove ogni cosa è sia causa sia conseguenza di qualcos’altro. Invita a entrare in una partitura plurisensoriale, in una dimensione percettiva di notevole portata, per mettere in atto un’estensione dei limiti fisici, per uno spostamento temporale, tra luci, ombre, suoni e immagini in movimento. Il titolo intende segnalare che è più vicina all’ipotesi di un lavoro aperto, a un’esperienza mutevole e fluida, all’interno di uno spazio in cui si alternano eventi diversi. È un esperimento memoriale, anche, fondato su innumerevoli possibilità di creare connessioni: “Se è vero, come afferma Tino...

Vivian Maier: l’arte di scomparire

È nel silenzio che si riesce bene a vedere il mondo? Cosa significa per un fotografo non sentire la necessità di sviluppare le proprie immagini? Lasciarle avvolte da un vuoto di forma, nella quiete, nella pace, nel buio. “Ho scattato così tante foto per riuscire a trovare il mio posto nel mondo”, afferma Vivian Maier. E così ha fatto. Eppure non ha sviluppato che pochi scatti e ha vissuto senza fare rumore, al riparo da qualsiasi ansia di apparire. La storia è nota. Vivian nasce a New York nel 1926 da madre francese e padre austriaco. Il suo primo contatto con la fotografia avviene in tenera età: nel 1930 la madre divide l’appartamento con la ritrattista Jeanne Bertrand e molto probabilmente da qui ha inizio la sua avventura di...

Scrivere con la luce, costruire con la polvere

Un nuovo manuale d’uso per l’informe[1]. Forse si potrebbe riassumere così la mostra attualmente in corso a Parigi negli spazi espositivi di Le Bal, dal titolo A Handful of Dust. Histoires de poussière. D’après Man Ray et Marcel Duchamp ». Un nuovo mode d’emploi curato da David Campany e rivolto quasi esclusivamente alla fotografia (minima eppur grande e importante eccezione, la sequenza di apertura di Hiroshima Mon Amour di Alain Resnais). Incipit: Élevage de poussière, l’opera impossibile, il documento artefatto, l’enigma da cui si snoda il percorso che Campany ci propone.     Élevage de poussière, Man Ray et Marcel Duchamp,1920, Courtesy Galerie Françoise Paviot, ADAGP,...

Gabriele Basilico

Due anni dalla morte di Gabriele mi sembrano ancora troppo pochi per potere parlare del fotografo in una prospettiva storica. Ci manca ancora troppo l’uomo, prevale il sentimento dell’assenza. O per meglio dire ci manca la sua presenza. Inoltre, io non sono un critico: faccio il fotografo. Un fotografo che parla delle immagini di un altro fotografo inevitabilmente verifica le proprie ed è a partire dalla propria pratica che si confronta con quelle dell’altro. Se poi l’altro fotografo è, è stato, anche un amico, con le fotografie dell’amico si confronta e si specchia, si scontra anche, cerca di comprendere se stesso e l’altro in ciò che li unisce e in ciò che li separa. Se ne difende mentre se ne lascia influenzare. Ma...

Il quadrato nero che azzerava l'arte

Accadde esattamente un secolo fa, il 19 dicembre 1915. L'oggetto alieno apparve nell'Art Bureau di Nadeshda Dobychina, al primo piano di un elegante palazzo di Pietrogrado (oggi San Pietroburgo), non lontano dal Palazzo d'inverno in cui la zarina Alessandra era succube di Rasputin, mentre lo zar Nicola II era al fronte e Lenin in Svizzera voleva trasformare la guerra imperialista in rivoluzione. Ma i grandi eventi storici qui rimangono sullo sfondo, perché ci interessa l'apparizione. Il pubblico rimase sbalordito: nessuno aveva mai visto una cosa del genere. E allo stesso tempo, nessuno poteva immaginare che quella “cosa”, per quanto anomala, avrebbe causato un'onda sismica i cui effetti si sarebbe sentiti anche un secolo dopo. Nessuno, tranne il suo...

Cildo Meireles: domande e risposte

Considerato uno dei capofila del panorama internazionale dell’arte concettuale, Cildo Meireles (Rio de Janeiro, 1948) è in realtà un artista di difficile classificazione che sin dagli esordi, nella seconda metà degli anni Sessanta del Novecento, ha realizzato sculture e installazioni di forte connotazione sociale e politica che prevedono spesso un coinvolgimento multisensoriale del visitatore. “Fin dall'inizio mi interessava il concetto che, per ogni nuova idea, si è liberi di ripartire da zero attraverso una nuova procedura del materiale”, afferma Meireles nel video-documentario che Gerald Fox ha realizzato in occasione della sua personale alla Tate Modern di Londra nel 2008. Idea, questa, fondante di tutta la sua produzione artistica,...

Smetti di pensare

Spingiti lontano   Nel 1967 Agnes Martin abbandona New York per attraversare gli Stati Uniti e il Canada a bordo di un furgoncino. Non si tratta di una tarda peregrinazione beat in fuga dalla metropoli: Martin (1912-2004) è allora una donna di cinquantacinque anni e, sebbene abbia intrapreso la carriera artistica a trenta, è una figura tutt’altro che marginale. Alle spalle ha l’apprendistato alla Columbia University, dove incontra Krishnamurti e D.T. Suzuki; tra i suoi amici si annoverano Mark Rothko, Barnett Newman e Ad Reinhardt; nella zona portuale e industriale di Coenties Slip nel Lower Manhattan, dove risiede, frequenta Jasper Johns, Ellsworth Kelly, Robert Indiana e Lenore Tawney; l’anno successivo la sua partenza, nel dicembre 1958, la...

Geoffrey Batchen. Un desiderio Ardente

«Fotografia è il nome di un problema piuttosto che di una cosa. Scrivere una storia delle origini degna di questo problema – una storia per la fotografia piuttosto che una storia delle fotografie: questa è la sfida che abbiamo di fronte.» Con queste parole Geoffrey Batchen conclude la prefazione all'edizione italiana del suo celebre saggio del 1997 Un desiderio ardente. Alle origini della fotografia, pubblicato nel nostro paese solo alla fine del 2014 grazie alla casa editrice Johan & Levi, con una traduzione ad opera di Marta e Elio Grazioli.   William F. Talbot, Linen   La sfida è quella di ripensare la questione delle origini – e quindi l'identità della fotografia – non chiedendosi semplicemente chi...

Mario Dondero, l'uomo

Non sono di quelli che possono vantare di averlo conosciuto bene e peraltro odio la morte e i necrologi, per cui mi si perdonerà il tono impacciato con cui scrivo di Mario Dondero in questa occasione. È che, ancor prima che il fotografo, è l’uomo straordinario che è stato, come tutti hanno testimoniato di lui fino a farne una leggenda proprio da questo punto di vista, a non permetterci un ricordo scontato. Generoso, umile, solidale, impegnato con tutti – purché non antagonisti politici! ancora negli ultimi anni rivendicava di essere “comunista” guardando gli interlocutori a cui si rivolgeva con sguardo sornione, non di sfida né di ironia –, ma soprattutto spontaneo in tutte le sue manifestazioni. La naturalezza...

Una mostra a Todi esplora la produzione dell'artista / Francesco Lo Savio: un artista italiano?

Pochi artisti ci parlano di quel passaggio cruciale dell’arte italiana tra anni Cinquanta e Sessanta del secolo passato più di Francesco Lo Savio, e non solo perché in quegli anni sono contenuti tutta la sua ricerca e la sua parabola umana, conclusasi tragicamente col suicidio a soli ventotto anni, nel 1963. Precisamente a quel tempo appartiene infatti anche la tensione a unire le ragioni della forma a quelle della società, rinnovando in questo, a distanza, gli ideali modernisti che erano stati di Malevič, di Mondrian, del Bauhaus.   Francesco Lo Savio mentre lavora ai Metalli   Così come per i suoi maestri elettivi, anche per Lo Savio saldare armonie geometriche e motivi di ispirazione umanistica e sociale significava disegnare un’utopia di rigenerazione del mondo storico, una...

Declinazioni del presente

Il presente, il tema affrontato quest'anno da Fotografia - Festival Internazionale di Roma, ha il duplice merito di trattare una caratteristica specifica del medium fotografico e di riflettere su una dimensione temporale che oggi si è dilatata fino a riempire tutto il nostro spazio esistenziale. I dilemmi sociali di quest'epoca, dilaniata fra la problematica di un pianeta al collasso naturale da una parte e le crisi politico-culturali dall'altra, assegnano al futuro una connotazione fortemente precaria: non rimane che il presente in cui rifugiarsi, lenendo con un numero enorme di possibili gratificazioni immediate – offerte in buona parte dalla rete virtuale – l'angoscia di poter creare progetti stabili per il domani.   Sabrina Ragucci e Giorgio...

La grafica in doppiozero

Grafica italiana, lo stile della modernità. Marco Belpoliti   La grande lezione della grafica italiana, che metta mano a un libro come a una scatola di spaghetti, al marchio di un supermercato come ad una sigla televisiva, è quella della lettura: leggere e far leggere. L’immagine è sempre leggibile, sia essa un disegno o una lettera. […] Una volta Calvino, parlando dei suoi lettori, ha scritto che lo scrittore deve supporre un pubblico che ne sa più di lui, più colto e intelligente dello scrittore stesso. Così ci hanno immaginato i grafici italiani per i due lunghi decenni della modernità italiana, prima che l’utopia della comunicazione s’infilasse nel tunnel del consumo e del marketing pubblicitario, che si...

Munch e Van Gogh, vicini lontani

“Sì, gli artisti vanno avanti passandosi la fiaccola, Delacroix agli impressionisti &c. Ma è tutto lì? -” si domandava Van Gogh in una lettera al fratello Theo dei primi di agosto 1888, a trentacinque anni, poco prima di dipingere i Girasoli. Siamo in Provenza, alla Casa Gialla, Lo Studio del Sud, il coronamento di un sogno che durerà poco. Molti anni dopo Edvard Munch riflette su Van Gogh che mai “lasciò spegnere la sua fiamma. Fuoco e braci furono i suoi pennelli nella sua breve vita, mentre si consumava per la sua arte”. È l’ottobre 1933, Munch ha settant’anni, da molto tempo vive appartato a Ekely, la tenuta sui fiordi acquistata nel 1916, non lontano da Oslo. “Ho pensato, e sperato, che alla...

L’Italia di Cartier-Bresson e degli altri

Il rapporto che lega la fotografia di paesaggio e il nostro Paese penetra le proprie radici abbastanza in profondità da sollevare l’interrogativo sulla ragione di tanta confidenza, anche dando per assunte la produzione che ispirò il lavoro di Ghirri e quella che da esso continua a essere ispirata. Italia Inside Out è iniziata, nella primavera scorsa, come un’eccellente operazione che esplorava proprio quel cosmo, costellato dalle fotografie di Guido Guidi, Olivo Barbieri, Mimmo Jodice, Gabriele Basilico e numerosi altri grandi italiani. Stesso teatro, Palazzo della Ragione Fotografia di Milano, e stessa curatrice, Giovanna Calvenzi, per la mostra che si colloca nel solco della precedente e lo porta oltre i confini nazionali, ma attraverso un’agile...

Venice AtWork Lab: Memory as a Nomadic Archive

Versione italiana       Running from October 31 to November 20 at S.a.L.E. Docks – Magazzini del Sale, Venice, Venice AtWork Lab – Talking about migration through the languages of art is the latest advancement of AtWork, the project launched by lettera27, starting with a collection of art notebooks and developing into a series of workshops in a number of countries.   From October 26 to 28, Nation 25, an independent organization, adopted AtWork format to organize a workshop on borders, migration and nomadism, as part of the Nationless Pavilion Laboratory project. About 25 people, including refugees and asylum seekers supported by non-profit organizations such as SPRAR-GUS (Castrì, Lecce), Fontego-SPRAR (Venice) and Civico Zero (Rome), along with...

Venice AtWork Lab: ricordo come archivio nomade

English Version     Una delle più recenti declinazioni di AtWork, l'iniziativa di lettera27 che nasce da una collezione di taccuini d'artista e si sviluppa in workshop in diverse zone del mondo, è stato il Venice AtWork Lab - Parlare di migrazione con i linguaggi dell'arte, dal 31 Ottobre al 20 Novembre 2015, presso il S.a.L.E. Docks – Magazzini del Sale di Venezia.   Dal 26 al 28 ottobre l'organizzazione indipendente Nation25 ha infatti adottato il format di AtWork e realizzato un Lab dedicato al tema dei confini, della migrazione, del nomadismo all’interno del progetto the Nationless Pavilion Laboratory. Circa 25 persone, tra le quali rifugiati e richiedenti asilo provenienti dallo Sprar-GUS di Castrì (LE), dal...

Sguardo di donna

«Mi chiederai tu, morto disadorno,/ d’abbandonare questa disperata/ passione di essere nel mondo?», scriveva Pier Paolo Pasolini. A questa disperata necessità ognuno prova a rispondere a modo suo. Dopo quarant’anni dalla morte, c’è chi Pasolini l’ha amato, chi l’ha odiato, chi lo legge in  silenzio come una preghiera, chi se lo porta dentro senza dire una parola, forse c’è anche qualcuno che non lo conosce. E poi c’è chi prova a rispondere a quella domanda attraverso il proprio lavoro, il proprio essere nel  mondo, il proprio sguardo. Ogni individuo in maniera diversa: con coraggio, tenacia, ironia, leggerezza, sofferenza o dolore. Così sono le opere delle venticinque fotografe esposte nella...