Immagini

Il valore dell’estetica africana

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?     English Version   Ho scritto On the Postcolony (Postcolonialismo, Meltemi, Roma 2005) principalmente di notte. Era l’inizio degli anni ’90, quando l’ombra cupa dell’Afro-Marxismo cominciava a dileguarsi. Sembrava, a quel punto, che gli studi sull’Africa dovessero rimanere intrappolati in un drammatico stallo analitico. Erano molti gli studiosi che mettevano in circolazione mappe del presente sempre più inutili, proprio nel momento in cui nuovi drammi si stavano profilando.   Mentre la crisi delle scienze sociali si aggravava, in campi disparati come il design, la narrativa, la moda, la pittura, la danza e nell’ambito dell’estetica in generale...

L'Informe

Letture dell’informe. Rosalind Krauss e Georges Didi-Huberman (ed. Lithos 2014), saggio scritto a quattro mani da Andrea D’Ammando e Matteo Spadoni, si propone di essere il primo testo ad analizzare, sintetizzare e presentare in modo esaustivo i termini di una riflessione, quella inerente alla nozione di informe, che da circa un trentennio impegna la critica: il relativo dibattito ha visto levarsi, su tutte, le voci di Rosalind Krauss e Georges Didi-Huberman (a ognuno dei due è dedicata una sezione del libro), entrati in aperto conflitto sul tema dalla metà degli anni Novanta.   Come è noto, “Informe” è una voce del Dictionnaire Critique comparsa nel numero 7 di «Documents», rivista diretta tra il 1929 e il 1930 da...

"Why Africa?" A SAVVY Contemporary non-response

This month we asked our friend Bonaventure Soh Bejeng Ndikung to engage with the question “Why Africa?”.  A curator, a biotechnologist and a music aficionado, Bonaventure is the founder and director of SAVVY Contemporary in Berlin, an independent space for the discourse on art between the 'West' and the 'Non-West' which is currently running a crowdfunding campaign to support its upcoming exhibitions. The SAVVY team is an extremely passionate and talented group of volunteers committed to bringing high quality cultural content in an independent and bold manner. Please support their campaign here, there are still a few days left to make the difference. And now, enjoy their unique contribution to our column.   lettera27...

"Why Africa?" La non-risposta di “SAVVY Contemporary”

Questo mese abbiamo chiesto al nostro amico Bonaventure Soh Bejeng Ndikung di affrontare la domanda “Why Africa?”. Curatore, biotecnologo e appassionato di musica, Bonaventure è il fondatore e direttore di Savvy Contemporary Berlin, uno spazio indipendente dedicato ai discorsi sull’arte tra “l’Occidente” e “il non Occidente”, che ha lanciato una campagna di crowdfunding a sostegno delle sue prossime mostre. Il team di Savvy Contemporary è formato da volontari appassionati e talentuosi, impegnati a promuovere contenuti culturali di alta qualità in maniera indipendente e coraggiosa. Vi invitiamo a sostenere la loro campagna qui: rimangono solo pochi giorni per fare la differenza. E adesso godetevi il loro speciale...

Cuore di tenebra

Mettiamo che abbiate un libro fotografico che si presenta in questo modo: in copertina un’immagine di una forma su fondo nero che potrebbe essere un fuoco d’artificio o un’esplosione nella notte, troppo filamentosa per far pensare a un’ameba e a molte altre cose in realtà, a me fa pensare anche a un occhio, a quello con lunghe ciglia di Man Ray, a quello tagliato da Buñuel nel Chien andalou con la nuvola che contemporaneamente attraversa la luna. Autore e titolo lo trovate solo sulla costa. L’autore facciamo che non lo conosciate, il titolo è It Seemed As Though the Mist Itself Had Screamed (Sembrò che la foschia stessa si fosse messa a urlare). Ha tutta l’aria di essere una citazione e infatti trovate facilmente che viene da...

Arte contemporanea in Angola

Siamo felici di annunciare la nostra nuova collaborazione con la piattaforma Another Africa. Abbiamo una visione comune e la stessa passione nel presentare un punto di vista contemporaneo sul continente e sulla Diaspora, in tutta la sua complessità e varietà di espressioni. Questo mese presentiamo il primo articolo tratto da Tracing emerging contemporary artistic practice una serie che si concentra di volta in volta sulla scena artistica di uno specifico paese, nel tentativo di iniziare a comprenderne le condizioni attuali ed evidenziare il lavoro degli artisti emergenti. La serie è prodotta da Houghton Kinsman e Missla Libsekal, fondatrice di Another Africa, che hanno collaborato con noi nel ripubblicare i contenuti, qui su Why Africa?. Il primo focus è sull...

Tracing Emerging Contemporary Art Practice in Angola

We are happy to announce a new collaboration with online platform Another Africa. We share a common vision and passion to present a contemporary point of view on the continent and the Diaspora in all its complexity and variety of expression. This month we feature the first article from their "Tracing emerging contemporary artistic practice" series.  It looks at the contemporary art scene of a country, in an effort to begin to understand current conditions and to highlight the work being done by emerging artists. Developed by Houghton Kinsman and Missla Libsekal, Another Africa founder,  they have generously partnered with us to re-publish  the series. The first focus is on Angola, one of the most artistically vibrant and stimulating art scenes on the continent....

Purtroppo ti amo. La fotografia si dichiara al suo territorio

L’intima convivenza che porta spesso la fotografia e il territorio a incontrarsi è un concetto tutt’altro che banale, come potrebbe invece apparire d’acchito. La rappresentazione del luogo che ci circonda, che con lo sguardo circondiamo, è una dichiarazione affettiva che ha riempito tele pittoriche fin dagli albori dell’arte del pennello e della tavolozza e può sembrare – perché di fatto è – naturale che la fotografia abbia calcato le stesse strade. E, pure, ri-calcandole, guardandole nuovamente, riscrivendone le tracce.   La fotografia di paesaggio è infatti, spesso e facendo di ciò la propria peculiarità, fotografia di passaggio. La dimensione temporale che essa abita è quella dello...

Maria Papadimitriou. Agrimiká

Nel momento in cui l’Europa misura le proprie incertezze sulle probabilità che il “Grexit” irrompa a ridisegnare il proprio futuro, la Grecia affida a Maria Papadimitriou il compito di rappresentare la nazione al cuore delle turbolenze europee in una Biennale che intende interrogarsi sul futuro del mondo, anzi sui molti, tanti futuri, come il curatore Okwui Enwezor ha voluto chiarire fin dal titolo dell’edizione di quest’anno: All the World’s Futures.   Maria Papadimitriou, Installation view, AGRIMIKÁ, 2015. Courtesy T.A.M.A. Temporary Autonomous Museum for All and the Artist   L’artista ha letteralmente “trasferito” dalla città di Volos al padiglione greco ai Giardini della Biennale, s montandolo...

Dracula al museo. Su Chris Burden

Azione e protocollo Dal 10 maggio, giorno della scomparsa dell’artista americano Chris Burden, non ho smesso di compulsare i necrologi con un fastidio crescente. Della sua opera non restano altro che Shoot (1971) e Trans-fixed (1974), e la parte viene presa per il tutto. Riprendiamo da qui la faccenda.   Shoot. Il 19 novembre 1971 Burden – allora studente venticinquenne all’Università di California a Irvine – è alla Santa Ana Gallery, vestito in jeans e maglietta bianca, l’uniforme di Jackson Pollock nel suo atelier. Qui sfidò e sfuggì alla morte con una sorta di suicidio assistito: alle 19:45 chiede a un amico di sparargli sul braccio sinistro (sulle prime pensava alla cassa toracica) con un fucile calibro 22, a soli...

Venezia 2015. Rimontare Il Capitale

È possibile fare di un’opera di critica dell’economia politica un’opera d’arte? Come può l’arte mostrare Il Capitale? Potrà mai Marx parlare la lingua di Joyce? Ottantotto anni fa, il regista sovietico Sergej Michajlovič Ėjzenštejn si era confrontato con questi interrogativi, fornendo all’immaginario artistico mondiale le linee guida per adattare cinematograficamente Das Kapital.   2-3. IV. 1928. Notte. “Oggi ho definito la formula del contenuto del Capitale (la sua organizzazione). Insegnare all’operaio a pensare dialetticamente. Mostrare il metodo della dialettica”. 8. IV. 1928. “Il Capitale sarà ufficialmente dedicato alla II Internazionale […]. La parte formale sar...

Buzzi e Steinberg. Mirabilia tascabili

Sondrio, Museo Valtellinese di Storia e d'Arte. Uno striscione: Aldo Buzzi e Saul Steinberg. Un'amicizia tra letteratura, arte e cibo. «Il percorso della mostra inizia da quella parte?», domando all'impiegata del museo indicando l'ingresso. Mi risponde a metà fra lo stupito e il perplesso: «Veramente... Di solito noi iniziamo di là, dall'altra parte, al Credito Valtellinese...». Vorrei replicare qualcosa in merito a quel “di solito” e alla mancanza di indicazioni. Lascio perdere. Meglio farsi spiegare la strada. Provo a ripeterla, ma mi confondo subito. S., che fino a quel momento è rimasta al mio fianco, attrezzatura in spalla, senza dire una parola, mi interrompe: «Non preoccuparti, ho capito dov'è. Vieni». La seguo. Mentre percorriamo i cento metri che separano le due sezioni della...

Takis «aratore di campi magnetici»

Tra gennaio e luglio 2015, nell’anno del novantesimo genetliaco di Panayotis Vassilakis, detto Takis, il Palais de Tokyo (Parigi) e la Menil Collection di Houston dedicano due retrospettive all’artista greco. Negli anni Cinquanta, Takis (nato ad Atene nel 1925) intuisce che l’invisibile può diventare materialmente sia una situazione nello spazio sia un soggetto che costituisce il centro emozionale dell’opera, oltre ciò che è solamente simbolizzato dalle forme di una scultura. Affascinato dalla “magia scientifica” e dai radar, tra il 1958 e il 1959, immagina opere scultoree capaci di rispondere a segnali invisibili, resi attraverso forze cinetiche. Cerca di captare le forze ultrasottili della natura e veicolare i campi...

Xenofobia in Sudafrica

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?     English Version     “Afrofobia”? “Xenofobia”? “Razzismo dei neri verso i neri”? Se un nero come te può arrivare ad aggredire uno “straniero” perché la sua pelle è troppo scura, non è forse questa la manifestazione per eccellenza dell’odio verso se stessi? Di certo è l’insieme di tutte queste cose. Ieri chiedevo a un tassista: “Ma perché devono ammazzare in questo modo questi ‘stranieri’?” La sua risposta: “Perché durante l’Apartheid il fuoco era l’unica arma che noi neri avevamo a disposizione. Non avevamo munizioni né fucili né altro....

Xenophobia in South Africa

Here the column's introduction: Why Africa?     Versione italiana     “Afrophobia”? “Xenophobia”? “Black on black racism”? A “darker” as you can get hacking a “foreigner” under the pretext of his being too dark—self hate par excellence? Of course all of that at once! Yesterday I asked a taxi driver: «why do they need to kill these “foreigners” in this manner?». His response: «because under Apartheid, fire was the only weapon we Blacks had. We did not have ammunitions, guns and the likes. With fire we could make petrol bombs and throw them at the enemy from a safe distance». Today there is no need for distance any longer. To kill “these foreigners...

Qu’est-ce que la photographie?

“Qu’est-ce que la photographie?”: da questa domanda prende il nome la seconda mostra allestita nella nuova Galerie de Photographies del Centre Pompidou, dopo l’esposizione inaugurale dedicata all’opera di Jacques-André Boiffard.   L’interrogativo ontologico, la ricerca dell’essenza della fotografia, di ciò che è “in sé”, ha accompagnato sin dall’invenzione del medium fotografico gran parte degli sforzi finalizzati alla sua elaborazione teorica, dal rapporto con cui François Arago illustrò alla Chambre des députés la scoperta di Daguerre nel 1839 alle riflessioni di Charles Baudelaire ed Elizabeth Eastlake della seconda metà del XIX secolo, dai testi...

Con Yves Klein nel regno dell’Impossibile

Una solenne ironia   Pochi artisti più di Yves Klein (1928-1962), scomparso a soli 34 anni, possono vantare un’influenza così profonda sulle pratiche artistiche degli anni sessanta e settanta. “La monocromia, l’antipittura, lo spostamento dell’attenzione sulla scultura e sull’installazione, la smaterializzazione dell’arte, il rifiuto dell’illusione, l’inclusione degli objets trouvés e dei nuovi media, la Body Art, la Land Art, l’Arte Concettuale e la Performance”, così ricapitola Thomas McEvilley in una documentata biografia ora tradotta in italiano (Yves il provocatore. Yves Klein e l’arte del Ventesimo secolo, tr. Irene Inserra e Marcella Mancini, Johan & Levi 2015).   Eppure...

New York 1964: la pop art

È stato da poco ripubblicato da Laterza Pop Art di Alberto Boatto, il libro che ha fatto conoscere al pubblico italiano uno dei momenti decisivi nel panorama artistico dell’ultimo mezzo secolo. Alla sua prima apparizione, nel 1967 presso l’editore Lerici, la lucida e documentata analisi di Boatto rappresentò una vera boccata d’ossigeno: nel clima culturale di quegli anni, in cui le forti riserve o l’aperta ostilità della critica, specie quella di orientamento marxista, si saldavano all’opposizione all’imperialismo americano, la pop art veniva spesso considerata espressione diretta del potere culturale ed economico statunitense, un sorta di manifesto del capitalismo consumista. La vittoria di Robert Rauschenberg alla Biennale di...

Oggetto libro

Chi ama i libri, li ama anche come oggetti – o forse… che amore è questa manipolazione, questo tormento, certa deformazione, certo annullamento? Forse in realtà chi ama vorrebbe che l’oggetto fosse diverso, che significasse altro. Forse c’è non un rispecchiamento ma un riflesso distorto di sé nel libro trasformato dagli artisti. Forse la storia del libro nell’arte dell’ultimo secolo andrebbe riletta anche in questa chiave. L’arte contemporanea ha usato i libri spesso come elementi di opere o opere essi stessi, passando dal libro oggetto parte di un’opera alla trasformazione del libro come oggetto, nei suoi componenti e aspetti materiali. Molti li collezionano, alcune volte vengono anche esposti, raramente una...

Pose immobili

Negli ultimi mesi un nuovo gadget è andato a unirsi alle carabattole offerte nelle piazze ai turisti dai venditori ambulanti: una piccola asta – detta monopiede telescopico – su cui si attacca il cellulare per farsi autoscatti panoramici. Subito le strade hanno iniziato a riempirsi di gruppi di persone riunite davanti al cavalletto, e solitari individui che catturavano vasti orizzonti alle loro spalle: la moda del selfie ha fatto in modo che, ancora prima di invadere le nostre bacheche virtuali, ci sia un sacco di gente in giro che si fotografa. Ciò significa che l'atto del fotografare è diventato talmente familiare che un gran numero di persone sa esattamente cosa sta facendo quando si scatta una foto. Quel di cui non ci si rende conto è l'...

Body Talks in Bruxelles

Here the column's introduction: Why Africa?     Versione italiana     “May the spirit of Patrice Lumumba and other murdered leaders who live in the Kingdom of Heaven take care of the ghosts of King Leopold and others of his ilk,” kept on shouting artist Tracey Rose in the streets of Brussels. Dressed in a tunic smeared with paint and accompanied by a totem made of dry branches, she was condemning the massacres and wrongdoings committed by King Leopold II in Congo during the colonial period (Tracey Rose, Tracings, 2015).   Tracey Rose, Tracings, 2015   Intense, cutting, provocative and highly political, this exhibition curated by Koyo Kouoh at Wiels in Brussels showcases the work of a generation of female artists from various...

Body Talks in Bruxelles

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version     «Lo spirito di Patrice Lumumba e degli altri leaders assassinati che, vivendo nel regno dei cieli, possono prendersi cura dei fantasmi del re Leopoldo e di quelli della sua specie», ha urlato a più riprese l’artista Tracey Rose per le strade del centro di Bruxelles vestita con una tunica imbrattata di schizzi di vernice e accompagnata da un totem costruito dall’intreccio di rami secchi, condannando i massacri e le ingiustizie commesse dal re Leopoldo II nel Congo durante il colonialismo (Tracey Rose, Tracings, 2015).   Tracey Rose, Tracings, performance, 2015   Intensa, tagliente, provocatoria e marcatamente politica, questa...