Immagini

Maurice Pefura: chi è lo straniero?

In un’epoca in cui pare che la qualità del proprio lavoro sia direttamente proporzionale alla visibilità riscontrata, è particolarmente piacevole incontrare persone il cui talento è accompagnato a una sincera riservatezza. Non c’è spettacolarità nelle loro azioni. Non c’è fretta, non c’è fame nella loro comunicazione. Non sono mai banali, forse proprio perché non temono la banalità. Maurice Pefura è una di queste persone.   Artista defilato e riflessivo, Pefura (solo il cognome: questo è il suo nome d’arte) è di Parigi, dove è nato nel 1967 da genitori di origine camerunense. Da qualche mese, però, si è trasferito a Milano, ed è cos...

Kentridge e tutto ciò che non sta nel disegno

Inviting the world, take it apart, re-construct it, ovvero accogliere il mondo, smontarlo, ricostruirlo. Con queste parole William Kentridge riassume il processo che sta dietro al suo lavoro, o, meglio, a ciò che accade in studio. Sì, perchè lo studio, contrariamente a quanto capita oggi alla maggior parte degli artisti, che si trovano a lavorare sempre di più laddove sono chiamati a intervenire, in un luogo specifico, magari fuori dal loro contesto, nutrendosi della materia oggettuale e umana che questo luogo offre loro, servendosi magari di maestranze locali, lo studio, per Kentridge, è ancora il luogo principale di produzione, di sperimentazione.   Se lo vediamo in giro per il mondo, tenere conferenze negli States, fare mostre in India,...

Sara Benaglia. Casting the circle

Credo che l’assunto di partenza a cui tutti possiamo in qualche modo aderire è che l’arte ha a che fare con un modo diverso di pensare, non fosse che passa attraverso il visivo piuttosto che altri linguaggi. Non si storca dunque il naso di fronte al rimando di questo ciclo di opere di Sara Benaglia alla telepatia, e vi si scorga invece subito, sotto il velo della parapsicologia, il gioco sottile tra l’esoterismo e la dimensione popolare, diciamo pure “tele-visiva”, che lo amplifica. Non è così, televisivamente, che sembrano passare la maggior parte dei messaggi oggi?     Benaglia doveva passare per il Giappone per raggiungere questo ultimo esito: lì la disciplina è una forma misteriosa che sembra appunto...

The Divine Comedy : Entretien avec Simon Njami

versione italiana   Elio Grazioli : Je dis tout de suite que j’ai trouvé l’idée de l’exposition magnifique, mais je voudrais voir avec toi si ça correspond à l’idée que je m’en suis faite. Donc je commence par te demander : pourquoi la Divina Commedia? Évidemment Dante a su élaborer une histoire qui est un des archétypes des manières de raconter et de voir : le voyage dans l’autre monde qui offre la possibilité de parler de celui-ci et de donner le plan de la culture, du savoir. Sommes-nous encore à la recherche d’un Grand Récit, comme on dit? Est-ce surtout l’Afrique? Ou est-ce pour lire, interpréter l’Afrique?   Simon Njami...

Marco Petrus. Atlas

Scorci prospettici vertiginosi, colori brillanti, pastosi bianchi e neri, mobili geometrie: al primo impatto, i quadri di Petrus (Marco Petrus, Atlas, Triennale di Milano, 29 aprile-2 giugno 2014) sono una festa per gli occhi, celebrazione incondizionata dell’architettura, sua felicissima, appassionata illustrazione. Nuovo lustro, nuova gloria le facciate ricevono sulla tela; senza nulla perdere del proprio rigore compositivo si fanno fantasmagoria,  lampo caleidoscopico. Eppure, a uno sguardo successivo, qualcosa ci inquieta. Qualcosa manca, in queste scene urbane. Queste visioni sono innaturalmente nette, nitide, pulite. Viene alla mente il Rêve parisien di Baudelaire, sogno di una città di pure forme di metallo e marmo, da cui è stato rimosso l’...

Liliana Moro: ricordi in bianco e nero

Milano, via Rucellai. Periferia Nord-Est nella zona di Precotto: qui Milano diventa un po’ meno milanese per assomigliare a tutte le periferie delle grandi città. Ampie strade, case che si succedono in una geometria cadenzata, grandi supermercati e fabbriche dismesse. Ma nello stesso tempo una panetteria all’angolo, un kebab, i ragazzini che tornano da scuola con gli zaini colorati sulle spalle: non si vedono persone in giacca e cravatta. La vita, quella vera, è più tangibile. E pare un luogo della città più personale. È qui che ha deciso di stare Liliana Moro, una delle artiste italiane attualmente più apprezzate. Il perché delle sua scelta me lo spiegherà lei stessa nel nostro incontro svoltosi nel suo studio. Ma...

Divina Commedia africana

  version française   Al Museo d’Arte Moderna di Francoforte è in corso una grande mostra che nasce da una strana idea: la Divina Commedia dantesca interpretata da artisti visivi africani. Operazione azzardata, come si comprenderà, ma davvero curiosa. Lusinghiero per noi è intanto constatare che la Divina Commedia sia considerata un classico anche in Africa, il che non è scontato, mi pare, anche in tempi di globalizzazione della cultura. Azzardata perché le culture di riferimento sono così diverse che il risultato dell’incontro è imprevedibile, tanto più in tempo di postcolonialismo. Curiosa proprio per questo: come leggono gli «africani» – metto tra virgolette perché...

Perché amare l'Islanda?

L’ultimo volume edito da Humboldt Quodlibet è dedicato all’Islanda. Come nei libri precedenti, anche in questo caso si è trattato di recuperare una tradizione di fine Ottocento, aggiornandola al nostro vivere contemporaneo: uno scrittore e un fotografo viaggiano insieme per realizzare un reportage narrativo e iconografico. Gli autori di Tutta la solitudine che meritate sono Claudio Giunta (testo) e Giovanna Silva (fotografie). Il titolo, più che una minaccia o una conquista, è l’oggettiva condizione della nazione che ha una densità abitativa media tra le più basse della Terra. Giunta, autore del recente Una sterminata domenica. Saggi sul paese che amo (Il Mulino, 2013) è un habitué dell’isola e questo ha...

Larry Fink. Social Graces

È sicuramente la galleria più piccola di Milano, quattro metri per quattro forse neanche, in cui una parete ha pure davanti un tavolo e un’altra ha una grande finestra che la occupa quasi per intero. Eppure il suo intelligente gallerista, Sebastiano Dell’Arte, vi infila una mostra più interessante dell’altra, proprio grazie a lui innanzitutto, che valorizza ogni opera, di cui a richiesta vi sa non solo dire tutta la storia, ma le ragioni e la qualità.     Le mostre collettive non avranno temi rigorosi o all’insegna delle parole d’ordine attuali, ma la scelta è sempre motivo di una scoperta, di un’invenzione, di una passione. Nomi famosi e nomi meno, un dipinto monocromo insieme a una fotografia di...

Piero Manzoni 1959: mitografo e “scienziato”

Quarto appuntamento con le "Bolle di sapone" di Michele Dantini, serie dedicata all'arte italiana contemporanea nei suoi molteplici intrecci con eredità culturale, società e politica. I primi tre interventi hanno riguardato Giulio Paolini, Marisa Merz e Francesco Vezzoli. Adesso è la volta di Piero Manzoni: la cui importanza, nell’ambito della discussione sull’“identità” italiana postbellica è tanto grande quanto passata sottotraccia. La posizione di Manzoni è innovativa e spiazzante. Tuttavia neppure questa rubrica avrebbe potuto chiamarsi “Bolle di sapone” (la citazione è da Pascali, che definisce così le sue Sculture bianche) se Manzoni non avesse escogitato i suoi Achromes....

Carrie Mae Weems: foto e video

Nonostante la sua lunga carriera, le apparizioni della grande fotografa Carrie Mae Weems nel nostro paese sono state, seppure di un certo spessore (come nel caso del Festival Internazionale di Film sull’Arte Contemporanea di Napoli nel 2009), molto sporadiche; oltre al Festival appena citato, è stata coinvolta nelle mostre Italian Dreams a Frascati nel 2007 e Urban/Suburban alla Temple University di Roma nel 2006, e inserita nel catalogo Blink: 100 fotografi, 10 curatori, 10 scrittori del 2002, tutte mostre peraltro non citate nella sua pur accurata biografia. Una lunga carriera alla quale, invece, il Guggenheim di New York ha reso omaggio con una ricca e articolata retrospettiva, dall’indicativo titolo Three Decades of Photography and Video. Oltre centoventi lavori...

Vedere. Uno sguardo infinito

Luigi Ghirri ha fatto scuola, non c’è niente da dire. Le sue immagini, proprio per la loro forza convincente, sono diventate “icone” – come stigmatizza la sezione più importante della mostra partita dal Maxxi di Roma e che torna come uno dei grandi eventi di questa nona edizione di “Fotografia Europea” – e hanno ispirato fotografi che ne hanno sviluppato gli spunti in molteplici direzioni; il suo sguardo, il suo processo di lavoro, le sue “carezze fatte al mondo” – come dicevano lui e Gianni Celati delle fotografie di Walker Evans –, la sua “metafisica” italiana, le sue tematiche ricorrenti sono diventati delle cifre riconoscibili che hanno aperto vie che altri hanno voluto seguire; il suo progetto...

La fotografia di matrimonio come nuovo genere artistico

È noto, per lo meno da che la pop art ha fatto il suo ingresso nel mondo contemporaneo, che un barattolo di zuppa o la foto imbrattata di colore di una diva possono essere arte. Non è quindi la nobiltà del soggetto a decretare il carattere artistico dell’opera, né l’abilità sublime d’esecuzione, né l’originalità delle forme se, proprio in questi giorni, il Balloon Dog (Orange) di Jeff Koons è stato battuto da Christie’s per 58,4 milioni di dollari nonostante la sua forma (pur nei ragguardevoli quattro meri d’altezza) sia analoga a quella che chiunque di noi otterrebbe facilmente strozzando in più punti un palloncino gonfiabile. Tuttavia, a dispetto di questa disinvoltura nell’...

Ferriera, storie dappertutto

Ferriera è il ritratto di un uomo attraverso lo sguardo di una figlia. La prima immagine è la carta di identità di Mario Valentinis, classe 1928, operaio in fabbrica a Udine fin da adolescente, a quattordici anni orfano di padre per un incidente sul lavoro, emigrante in Australia come bracciante agricolo dal 1960 al 1963 e attrezzista laminatoio in fonderia fino agli anni settanta.     Ferriera è anche l’immaginario di una donna che dà forma alla consapevolezza di se stessa attraverso le storie di famiglia. Girando pagina c’è Pia Valentinis, di spalle e sola alla scrivania, che guarda una tavola del fumetto che sta illustrando.     

Una relazione complessa quella tra Mario e Pia, fatta di poche parole...

La ricerca del corpo di Nan Goldin

Scopofilia significa in greco piacere del guardare: traslato in campo psichiatrico, il termine ha assunto i tratti di una perversione sessuale che lega il godimento esclusivamente all'atto visivo (spesso di nascosto dall'oggetto osservato) ma nella sua accezione originaria conserva il senso alla base della produzione e consumo di immagini, effigi, e in senso generale, cose su cui posare gli occhi. L'immagine non è mai passiva, si risveglia sotto le pupille altrui e tramite queste provoca reazioni sensoriali dal piacere al dolore, benché in una percezione più ampia, qualsiasi tipo di figura che soddisfi l'esigenza primaria di guardare il mondo e conoscerlo, dalla più bella alla più cruenta, appaga inconsciamente la mente, che incapace di...

Leonid Tsvetkov. Disturbance

Rien se ne perd, rien se ne crée. Con queste parole, in pieno Settecento, Antoine Lavoisier definiva la prima legge di conservazione della massa cambiando radicalmente quella che sarebbe stata di lì a venire l’evoluzione della fisica e della chimica. Lo stesso principio fu poi infatti alla base degli studi sulla termodinamica, prima, e successivamente di quelli sulla relatività di Einstein. Parte da una considerazione simile l'artista russo-americano Leonid Tsvetkov (1980) nella sua mostra Disturbances, curata da Manuela Pacella da Ex-elettrofonica (fino al 30 maggio). Nel suo caso però le trasformazioni fisico-chimiche si abbinano alla suggestione per quelle del tessuto urbano e dei reperti archeologici di Roma, in relazione alla loro specifica...

Guidi: fotografare quello che c'è

All’inizio di Alice nelle città, Philip Winter, scrittore tedesco in viaggio in America, è seduto davanti all’oceano. Come spesso accade nei primi film di Wim Wenders, vediamo il protagonista mentre guarda. Potrebbe essere un contemporaneo personaggio di un dipinto di Friedrich, o il Wilhelm di Falso Movimento che nella prima scena del film osserva a lungo e poi rompe con un pugno il vetro della finestra, che lo separa dalla realtà della piazza sottostante.   Appunti per una lezione   Nel finale, guardando il profilo delle montagne, la sua voce fuori campo racconta: «aspettavo che succedesse qualcosa, ma non accade nulla.(...) Era come se avessi perduto e continuassi a perdere qualcosa a ogni nuovo movimento». Philip Winter scatta...

L’essenzialità di Gianfranco Pardi

Gianfranco Pardi presentò nel 1978 allo Studio Marconi a Milano l’installazione …Poeticamente abita l’uomo…, traendo il titolo da un verso del poeta Hölderlin, ripreso anche da Heidegger in un famoso saggio. Oggi la Fondazione Marconi riprende quel verso per intitolare la doppia mostra che dedica a uno dei suoi artisti storici, a due anni dalla scomparsa, incentrandola su alcune opere degli anni Settanta che offrono l’occasione di ripercorrere le origini di una ricerca basata sullo spazio e sul rapporto tra astrazione e costruzione. Al primo piano della Fondazione il lavoro che più colpisce sono tre porte poste lungo una parete bianca. Tre porte in ferro, una con i battenti chiusi, le altre due con delle inferriate. Tra le porte vi sono...

Gipi. unastoria

Una storia: quella di Silvano Landi, scrittore in crisi coniugale, d’identità e d’ispirazione che soffre senza un motivo preciso ma si appassiona alla “storia bellissima” del bisnonno Mauro, ricostruita attraverso le lettere spedite alla famiglia dal fronte della prima guerra mondiale.       L’altra storia: quella di Mauro, giovane soldato, sprofondato nel buio e nell’attesa delle trincee nel 1918, che è tenuto in vita dall’amore per la moglie e il figlio e dal ricordo intenso dell’albero del bosco vicino a casa, dove, abbracciati al sole, potevano guardare liberamente il cielo.   Una storia nascosta, quasi marginale e dimenticata, di una figlia che assiste disarmata alle difficoltà di...

Enrico Bedolo. Life in File

Scrive Enrico Bedolo a proposito del suo progetto Life in File esposto dall’11 aprile alla Libreria Ars di Bergamo: “L’ombra si proietta proprio in quell’angolo dove si consuma la realtà [...] Non è questione di finiture, resa, durata o semplicemente che tutto dista a pochi minuti da dove siamo giunti. È che i confini sono linee trasparenti e in qualche modo infinitamente riscrivibili, ammesso che ce ne siano”. Davvero in ogni immagine è in gioco il limite dove finisce la realtà e comincia qualcos’altro. Che cosa? La finzione? Il sogno? L’illusione? L’illusione non si oppone alla realtà, diceva Jean Baudrillard, non c’è opposizione tra le due, che darebbe all’una il compito di...

L'istante di Ryan McGinley

Il 420 West Broadway, a Manhattan, è un indirizzo fondamentale per l'arte contemporanea. Qui, nel 1971, chiuso il capitolo Pollock, De Kooning ed espressionismo astratto, trasferiscono il loro quartier generale Leo Castelli e Ileana Sonnabend e, senza sbagliare un colpo, aprono le porte delle loro gallerie, per esempio, a Gilbert & George, Jeff Koons, Christo, Julian Schnabel. 
Ryan McGinley entra in questo edificio nel 1999, quando ormai non ci sono più le gallerie dei due italiani che hanno portato l'America in Europa, in realtà non c'è nulla, è un building in restrutturazione che Ryan McGinley occupa per la prima mostra pubblica delle sue stampe.   Ha 23 anni e del 420 West Broadway sono rimasti l'indirizzo e...

L'Aquila: d’abord l’à-bord

Nell’agosto del 2013, prima di partire per L’Aquila, ho pensato di visitarla tramite Google Street View. In altre zone d’Italia ci sono immagini del 2008 che si compenetrano a quelle del 2011; ma se altrove il passaggio riguarda soprattutto l’incisione abitudinaria dei luoghi – la luce o le stagioni trascorse tra un intonaco e l’altro, attraverso l’evanescenza della Rete – a L’Aquila le conseguenze del sisma e la gestione della realtà sono state dirompenti perfino nel regno asettico di Google Street View, dove ancora oggi convivono il lontanissimo settembre 2008 – sette mesi prima del terremoto – e l’aprile del 2011, che potrebbe essere un aprile qualsiasi, indistinto, ma dalle inconfondibili sembianze del dopo...