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Body Talks in Bruxelles

Here the column's introduction: Why Africa?     Versione italiana     “May the spirit of Patrice Lumumba and other murdered leaders who live in the Kingdom of Heaven take care of the ghosts of King Leopold and others of his ilk,” kept on shouting artist Tracey Rose in the streets of Brussels. Dressed in a tunic smeared with paint and accompanied by a totem made of dry branches, she was condemning the massacres and wrongdoings committed by King Leopold II in Congo during the colonial period (Tracey Rose, Tracings, 2015).   Tracey Rose, Tracings, 2015   Intense, cutting, provocative and highly political, this exhibition curated by Koyo Kouoh at Wiels in Brussels showcases the work of a generation of female artists from various...

Body Talks in Bruxelles

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version     «Lo spirito di Patrice Lumumba e degli altri leaders assassinati che, vivendo nel regno dei cieli, possono prendersi cura dei fantasmi del re Leopoldo e di quelli della sua specie», ha urlato a più riprese l’artista Tracey Rose per le strade del centro di Bruxelles vestita con una tunica imbrattata di schizzi di vernice e accompagnata da un totem costruito dall’intreccio di rami secchi, condannando i massacri e le ingiustizie commesse dal re Leopoldo II nel Congo durante il colonialismo (Tracey Rose, Tracings, 2015).   Tracey Rose, Tracings, performance, 2015   Intensa, tagliente, provocatoria e marcatamente politica, questa...

Il design in doppiozero

Francesca Picchi. Il design italiano oltre la crisi. Autarchia, austerità, autoproduzione   Il design è un gran chiacchiericcio, un continuo compromesso, anche un lavoro sporco, un’opera di seduzione e di persuasione occulta che porta chi compra una sedia o un secchio a vederci riflesso un mondo di desideri, significati, valori. La premessa è che tutti possano possedere questi oggetti, perché sono accessibili, costano il giusto. Questo almeno nelle intenzioni, perché il design alla resa dei conti si paga profumatamente. […] Se dobbiamo circondarci di forme gridate da autori che cercano di affermare la propria presenza, allora tanto vale far da sé, e circondarsi piuttosto della propria voce.   http://www.doppiozero.com/...

Conversazione con Flavio Favelli. In volo siamo dei

Michele Dantini: Questa nostra conversazione inizia in modo casuale e insieme inevitabile, proprio da questa rubrica. Quasi come una reminiscenza. Tutto ruota attorno alla figura dell’anello. Appare in alcuni piccoli ready-mades di Piero Manzoni, e ne ho scritto qui su doppiozero. All’imbatterti nel mio articolo su Manzoni tu stesso mi scrivi di avere un rapporto potente con l’anello, tanto da inserirlo in alcune sculture o fotografarlo nel Museo della memoria di Ustica, nei pressi dell’aereo abbattuto. E che la coincidenza ti sorprende...   Flavio Favelli: L'anello ha a che fare con il corpo, con i tessuti della pelle, come quando è al naso del toro. È legato ai sensi, alla precisa sensazione che da qualche parte qualcosa sia legato per...

The Divine Comedy Exhibition: A Journey Beyond Words

Here the column's introduction: Why Africa?    Versione italiana     What goes on during the creative process? How does the thread – connecting an idea, a reference or a suggestion with the completed artwork – unfold? Beyond Words, the section from the catalogue of The Divine Comedy: Heaven, Purgatory, and Hell Revisited by Contemporary African Artists – the exhibition curated by Simon Njami, now in its third stop at Washington DC’s Smithsonian National Museum of African Art– follows these threads through the subjective narrative of each involved artist. Every artist has selected an important word to describe his/her work and connection to Dante’s Divine Comedy. Grace, Experience, Hope, Fear ...  These words sum up...

La mostra The Divine Comedy: un viaggio oltre le parole

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version     Cosa succede durante il processo creativo? In quali modi si srotola il filo che lega un'idea, un riferimento o una suggestione con l'opera finita? La sezione Beyond Words del catalogo di The Divine Comedy: Heaven, Purgatory, and Hell Revisited by Contemporary African Artists, la mostra curata da Simon Njami e giunta in questi giorni alla sua terza tappa presso lo Smithsonian National Museum of African Art di Washington DC, segue questi fili, attraverso il racconto in soggettiva di ciascun artista coinvolto. Ognuno ha scelto una parola importante per descrivere il proprio lavoro e il legame con la Divina Commedia di Dante. Grazia, Esperienza, Speranza, Paura... Le...

Mark Lewis. Corpo a corpo con le immagini

Con la mostra dedicata a Mark Lewis, la prima di una certa importanza in Francia, Le Bal si conferma essere uno dei luoghi più interessanti per la cultura contemporanea dell’immagine. Ma oserei dire fotografica, perché il percorso di Lewis parte dalla fotografia per approdare alle immagini in movimento, regalandoci l’ebbrezza di poter permanere – durante la visione dei suoi «film» – nel limbo tra fotografia e cinema, al cuore di un pensiero dell’immagine. Sette i film esposti, sette le esperienze dell’immagine. Fil rouge, una visione come processo, che si costruisce mentre facciamo esperienza del tempo – un tempo che si svolge in maniera accidentale e non secondo la linearità di un racconto, espandendo in un certo...

Foto al buio

C’è una singolare malinconia che costituisce il respiro ritmato di questa immagine. La luce azzurra – anzi blue, come gli anglosassoni dicono dell’atmosfera triste, malinconica, appunto – sembra situare la scena all’apice di una pulsazione di tipo pneumatico, in un momento sospeso nella discontinuità tra inspirazione ed espirazione.   C’è una protagonista, perché c’è una scena. O, forse, assistiamo a una scena proprio perché non possiamo non identificare una protagonista. Come in certi anime giapponesi, dove gli individui della folla non possiedono nemmeno i tratti stilizzati del volto, poiché sono un mero e anonimo contorno alla presenza singolare e solitaria del personaggio principale. C...

Psychic Driving. William E. Jones

Quando Henri Michaux fu coinvolto nel progetto di un film, che intendeva mettere in immagini lo “spazio interiore” da lui esplorato nelle esperienze con la mescalina (Images du monde visionnaire, 1963), volle inserire un preambolo in cui dichiarava la sostanziale impossibilità di tale impresa. Nonostante gli auspici riservati a un medium che parrebbe naturalmente visionario, il cinema ha sempre sbattuto il muso contro le “porte della percezione”: i tentativi di mimare la dimensione soggettiva dei fenomeni allucinatori si sono ridotti per lo più a surrogati illustrativi, chincaglieria ottica. D’altra parte, è proprio estremizzando la sua qualità oggettuale che il cinema può approssimarsi a una zona centrale dell’...

Ritorno al Medioevo?

In questo mondo di teste tagliate, tragiche navigazioni, simulacri di nemici fatti a pezzi, nuove epidemie, i media e i guru della geo-politica spesso affermano che la civiltà occidentale è entrata in un nuovo Medioevo. Era già capitato nel secolo scorso: questa definizione fu infatti creata in reazione alla Prima Guerra Mondiale dal filosofo russo Nikolaj Berdjaev in un omonimo libro (pubblicato in Italia da Fazi) e tornò in auge al tempo della crisi petrolifera degli anni Settanta. In quest’occasione si sviluppò un dibattito molto ricco che qui rievocherò in riferimento al tema del ritorno del passato nelle arti visive.   Prima di percorrere la galleria virtuale che racconta questa storia, è necessaria una premessa che si riassume nella frase-opera dell’artista Maurizio Nannucci,...

Robert Mapplethorpe. La ninfa Fotografia

Svelarsi attraverso la costrizione della forma è il paradosso per eccellenza di ogni linguaggio. Il processo stesso di tradurre un pensiero in un'espressione di qualsiasi genere comporta una distanza, uno spostamento fra una verità originaria e la sua effettiva concretizzazione. Ogni cosa, per acquistare un senso percepibile, deve costringersi all'interno di un perimetro che la escluda da tutto il resto, sia una forma materiale, un segno o una parola. L'inquadratura fotografica ne è il fondamentale paradigma visivo: un'immagine ritagliata dal costante scorrere del tempo, che si astrae dall'esistenza in movimento per assumere un senso autonomo, un contenuto imbrigliato in una struttura. Più il significato scalcia ai margini più questi lo trattengono rigidamente. Lo Schiavo Morente di...

Tabulare. Scultura e scrittura in Carl Andre

If we fix the typing machine we also fix the life   David Cronenberg, Naked Lunch, 1991   I Le parole come le cose Language to Be Looked At and/or Things to Be Read. Linguaggio da vedere, cose da leggere: con questo chiasmo tra parola e immagine la Dwan Gallery di Los Angeles inaugurava una mostra collettiva nell’estate 1967. Nel testo di presentazione, breve ma concettualmente denso, non vi era alcun riferimento alle opere d’arte. Chiaro tuttavia il messaggio: il linguaggio non è qualcosa che si scrive ma qualcosa che si costruisce – e si costruisce in senso letterale e affatto metaforico. Le parole sono il materiale dell’architettura linguistica, da assemblare come mattoncini della Lego. Il testo portava la firma di Eton Corrasable, uno...

Fermare il tempo

Havana Night Shot, 2008, ph. Adam Grossman Cohen   Adam Grossman Cohen, nato a New York nel 1954, fotografo e filmmaker, autore di tre elegie cinematografiche visionarie e struggenti, Blind Grace (1993), Fire of Time (2000), Blind Witness (in progress) e di un documentario sperimentale, No Peace Without War (2012), co-diretto insieme a Lorenzo Castore, vive e lavora a Berlino, sua città di temporanea e forse involontaria elezione. Di sé dice: “Lavoro in un territorio che si colloca da qualche parte tra cinema, pittura e fotografia. I miei film si incentrano sulle città, su memoria e oblio, storia e entropia”.   È lui stesso a dichiararsi, lucido e ossessivo, un uomo senza casa, sospeso nel tempo, come se la storia gli avesse negato ogni...

With Kër Thiossane, Africa Is Home to Open Culture

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here the column's introduction: Why Africa?        Versione Italiana      ...

In Africa l’open culture è di casa, a Kër Thiossane

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version     Kër Thiossane in Wolof vuol...

Il popolo senza indirizzo

L’evoluzione gioca un ruolo fondamentale nella natura così come nelle società umane e il cambiamento è, in generale, inarrestabile e necessario. Idee, stili di vita e modi di stare al mondo che avevano un senso nel contesto di un sistema sociale, diventano obsoleti o insostenibili al cambiare degli elementi culturali e delle condizioni materiali ed economiche che ne garantiscono l’esistenza. La storia delle tribù nomadiche del Gujarat, alla quale mi sono interessato in occasione di uno dei miei ultimi viaggi in India, è uno dei tanti esempi delle difficoltà che i più deboli – spesso i meno equipaggiati di fronte alle sfide poste dalla necessità di adattarsi – possono incontrare nell’affrontare le grandi...

Corrispondenti esteri

Sembra ci sia stato un lento ma continuo slittamento, durante gli ultimi due anni, dal timore che la crisi economica avrebbe condotto a un conflitto diffuso alla netta e reale sensazione che il mondo intero sia ora coinvolto in una guerra combattuta su così tanti fronti da essere paragonata alla Guerra Fredda, se non agli eventi che si susseguirono nella prima parte della seconda guerra mondiale, quando emerse contingente la realtà del conflitto. Tuttavia, anche se le segnalazioni che internet ci riporta rendono sempre più vicine le immagini del conflitto – Ucraina, IS, Siria, Libia, Gaza – come se per Regno Unito, USA e il resto d’Europa, si trattasse dell’effettivo “fronte interno” del ventunesimo secolo, la realtà della...

Foreign Correspondents

italian version     There seems to have been a slow but steady shift during the last two years from the fear that the economic crisis would lead to widespread war to the very real sensation that the world is now involved in an ongoing conflict fought on so many fronts as to be comparable to the Cold War, if not to the events leading up to the early part of the Second World War, when the reality of global conflict really dawned. Yet although Internet reporting brings us ever closer to the imagery of conflict – in the Ukraine, IS, Syria, Libya and Gaza – what is effectively the twentyfirst-century ‘home front’, the UK, US and most of Europe, has never felt further removed from the realities of war itself.   How might the artworld respond to this?...

Ugo Mulas. Sensitive Surface

La mostra di Ugo Mulas alla galleria Lia Rumma, a Milano, è una mostra esemplare, da non perdere. La galleria, com'è noto, è su tre piani. Al pianoterra sono esposte solo quattro Verifiche: la prima e l’ultima insieme sulla parete di fronte all’entrata, la seconda e la penultima sulle altre due pareti, una di fronte all’altra. È la doppia cornice delle Verifiche, come ho già avuto occasione di far notare: la prima e l’ultima con il rullino stampato nero e la seconda e penultima i due “autoritratti”. Non è superfluo farlo notare di nuovo qui, si vedrà subito perché, la doppia cornice significa che Mulas identifica la propria opera con se stesso, persona e fotografo, come si suol dire, mettendo...

Escher. Nel medioevo senese

Maurits Cornelis Escher, maestro di ricerche sulla visione, profondo indagatore sulla ingannevole natura dell’icona, in cui sfondo e figura sono uniti e assai modernamente si confondono in un’unica realtà, come accade nell’èra digitale, giunse in Italia per la prima volta nel 1922. Veniva da Haarlem per il consueto Grand Tour insieme a due amici: Jan van der Does de Willebois e Bas Kist: tutti allievi della rinomata Scuola di Architettura e di Arti Decorative, dove l’artista aveva trovato il suo maestro Samuel Jessurun de Mesquita, docente di grande rigore, che lo aveva introdotto al mondo della xilografia. L’itinerario era soprattutto legato alla visione dei “primitivi”, i maestri antichi dell’arte, che nel suo paese erano...

Emozioni, lotte, vita, amore, perdita, tra qui e altrove

Perché l’Africa? Da parecchi anni lettera27 si dedica all’esplorazione di temi legati al continente africano e con questa nuova rubrica vogliamo aprire un dialogo con i protagonisti culturali che si occupano dell’Africa. Qui potranno esprimere opinioni, raccontare storie, stimolare il dibattito critico e suggerire idee per ribaltare i tanti stereotipi che circondano questo immenso continente. Ci piacerebbe aprire con questa rubrica nuove prospettive: geografiche, culturali, sociologiche. Creare stimoli per imparare, per essere ispirati, ripensare e condividere conoscenze. Elena Korzhenevich, lettera27   Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?   english version   Si chiude in questi giorni la mostra The Divine Comedy: Heaven, Hell, Purgatory revisited by...

Emotions, struggles, life, love, loss, between here and elsewhere

Why Africa?  For many years lettera27 has been dedicated to exploring various issues and debates around the African continent and with this new editorial column we would like to open a dialogue with cultural protagonists who deal with Africa. This will be the place to express opinions, tell their stories, stimulate the critical debate and suggest ideas to subvert multiple stereotypes surrounding this immense continent. With this new column we would like to open new perspectives: geographical, cultural, sociological. We would like the column to be a stimulus to learn, re-think, be inspired and share knowledge.   Elena Korzhenevich, lettera27   Here the column's introduction: Why Africa?    italian version       The exhibition The Divine Comedy:...