Immagini

Grete Stern: sogni, fotografie e altre storie

Nel 1871, il 13 maggio, Arthur Rimbaud scriveva al suo professore George Izambard “JE est un autre” e lo ribadiva due giorni dopo all’amico Paul Demeny: “io è un altro. (…) Io assisto allo schiudersi del mio pensiero: io lo guardo, l’ascolto (…) il primo studio dell’uomo che voglia essere poeta è la propria conoscenza, intera; egli cerca la sua anima, l’indaga, la scruta, l’apprende”. E poco dopo aggiungeva: “Quando sarà spezzata l’infinita schiavitù della donna, quando ella vivrà per sé e grazie a sé, e l’uomo – finora abominevole – le avrà concesso il suo congedo, sarà poeta anche lei! La donna troverà l’ignoto! (...

La luce di Giotto

La mostra Giotto, l’Italia, a cura di Serena Romano e Pietro Petraroia, allestita a Palazzo Reale a Milano (fino al 10 gennaio 2016), è semplicemente bellissima. Costituisce l’occasione unica per vedere assieme quattordici opere di Giotto (anche se lo stupendo Polittico di Santa Reparata, come sostenne Giovanni Previtali, andrebbe attribuito a “un parente di Giotto”). Perfetto è l’allestimento di Mario Bellini che colloca i dipinti su semplici altari di ferro ossidato scuro e li illumina, finalmente, nel modo più consono ad apprezzarne appieno i colori che si stagliano sull’oro. Le sale sono buie: solo i cinque maestosi polittici e gli altri dipinti brillano come se fossero immersi in isole di luce.  Così esposti i lavori di Giotto emozionano e quasi stordiscono e, allo stesso...

Natura e paesaggio

Assumere un punto di vista è atto che pertiene naturalmente allo sguardo e che, insieme, ne rompe l’ordinario funzionamento. A fare della fotografia un’uscita dall’ordinario anche più straordinaria è la dichiarazione del punto di vista assunto, la proiezione dopo la sua introiezione, il risultato che essa persegue e che ne consegue: la fotografia è un punto di vista reso noto al mondo, genera un’immagine performativa, capace con il semplice fatto di essere visibile di creare un mondo, quello della visione, singola e singolare e proprio per questo così potente. Per dirla con Didi-Huberman, con certa fotografia avviene che sia l’immagine stessa a prendere posizione.[1]   È il caso delle fotografie raccolte nell...

Nessuno me lo aveva detto. Un vuoto

English Version     Voltandosi a considerare il XX secolo sembra che la storia predominante riguardo al continente africano sia una storia immaginata. Dagli esploratori ai missionari, dai colonizzatori ai giornalisti, la documentazione sull’Africa (e per documentazione intendo il modo in cui il pensiero occidentale è solito registrare la storia: libri, diari, giornali, archivi ecc.) è stata scritta, fotografata e interpretata da osservatori esterni. Bofa da Cara (Pere Ortín & Nástio Mosquito) ha mostrato, questo storico monopolio nel definire il “Continente nero” nel montaggio video My African Mind (“La mia mente Africana”, 2010).   Bofa Da Cara, My African Mind, 2010, still da video, 6’11’...

No One Told Me: A Gap

Versione italiana     Looking back over the 20th century, it seems that the predominant story concerning the continent of Africa is an imagined one. From explorers to missionaries, from colonizers to reporters, the record of Africa (and by record, I mean the way that Western minds are accustomed to charting history: books, journals, newspapers, archives, etc.) was written, photographed, and performed by outsiders. Bofa da Cara (Pere Ortín & Nástio Mosquito) captured this historic monopoly on defining the “Dark Continent” in their video montage, My African Mind (2010).   Bofa Da Cara, My African Mind, 2010, screenshot from the video, 6’11’’. Courtesy Bofa Da Cara   But today we are enlightened, right? We—...

David LaChapelle. Dopo il Diluvio

Celebrating di Veronica Vituzzi   La fine di una civiltà porta sempre con sé un cumulo di macerie, cadaveri, rovine semi carbonizzate di un'epoca colma di corpi e oggetti. Dopo il Diluvio, retrospettiva sul lavoro di David LaChapelle in mostra fino al 13 settembre al Palazzo delle Esposizioni di Roma, cattura in immagini il crollo fantasticato della nostra cultura ipermediatica e lo racconta secondo quello che a prima vista potrebbe essere considerato il canone estetico più diffuso del nostro tempo, ovvero quello di una società dello spettacolo estremamente fotoritoccata. La trasposizione nel contesto del presente di un'icona o un topos narrativo sedimentati nella coscienza culturale è un evento necessario per estrapolare dal passato quei...

Una scultura che non è una. Anish Kapoor e il sesso

Punto cieco   A pochi mesi dall’affaire Paul McCarthy, con il suo anal plug eretto al centro dell’elegante Place Vendôme (vedi Jeff Koons è un aspirapolvere), Anish Kapoor – estraneo allo spirito di provocazione che segna la carriera di McCarthy – espone a Versailles. Dirty Corner è una scultura d’acciaio, un tunnel rosso ruggine lungo 60 metri, protetto da enormi blocchi di pietra di 25 tonnellate. Già presentata alla Fabbrica del Vapore di Milano nel 2011, è ora installata nei giardini regali. In un’intervista rilasciata prima dell’apertura al Journal du dimanche, Kapoor ha dichiarato trattarsi della “vagina della Regina che prende il potere” e che mira a “bouleverser l’équilibre” e “inviter le chaos”, insomma la vendetta di Marie-Antoinette.     Paul McCarthy, Tree,...

La fotografia e il potere delle immagini / Malgrado tutto

Il titolo lo leggo nel tardo pomeriggio di ieri sul “Guardian”, Shocking images of drowned Syrian boy show tragic plight of refugees, e i miei occhi saltano da “drowned”, a “boy” a “refugees” alla fotografia a fianco, clicco meccanicamente, per vederla meglio, certo, so che la posso vedere meglio. E lo faccio, e guardo, e leggo, ingoio anzi a pezzi l’articolo, Bodrum, la spiaggia, Turchia, Siria, la fuga, il mare, e guardo ancora, e poi clicco, ancora, guardo l’altra fotografia, l’immagine vera, brutale, inevitabile, quella che mi attira e mi stringe in un’oppressione fredda, quella che i lettori italiani, scoprirò più tardi, non vedranno, non subito almeno, non così facilmente, no, per il loro bene immagino, e intanto compio i gesti scontati, automatici, clic, seleziona, salva-con-nome....

Toti Scialoja critico d’arte

Ricostruire la cifra specifica d’una traiettoria intellettuale è impresa ardua, tanto più se l’autore in questione è un artista dai molti talenti – pittore e poeta, scenografo e insegnante all’Accademia – come Toti Scialoja. Esiste però un lato della sua opera rimasto ancora in ombra che aiuterebbe a comprendere meglio non solo l’apprendistato sommerso che si affianca all’attività di pittore per almeno un quindicennio, ovvero «il resto di Scialoja» – come ha scritto Mancini, nell’opera di Scialoja Animalie. Disegni con animali e poesie (Grafis 1991) –, ma l’intero suo percorso creativo: è il corpus degli scritti di critica d’arte, che chi scrive sta avendo la...

Due mostre su Massimo Dolcini

«Per me, che sono figlio unico, Massimo Dolcini è una specie di fratello maggiore. Del resto ai nomi non si sfugge: di battesimo lui fa Massimo (da maximus, superlativo di magnus, grande); io invece Paolo (da paulus, cioè piccolo). Dire che Massimo sia bravo, anzi uno dei grafici più bravi e importanti d’Europa, è il minimo: self-evident, avrebbero detto i padri costituenti americani. Ma la sua bravura è fatta anche di quella qualità rara, così urticante per gli invidiosi, che si ritrova nell’uovo di Colombo: cioè nella capacità di intuire prima degli altri soluzioni che sembrano a portata di mano di chiunque.   Massimo Dolcini, Manifesti   Come copywriter, io ho bacillato, cioè ho...

Arte contemporanea in Sud Africa

Dopo il focus sull’Angola proseguiamo la collaborazione con Another Africa con il secondo articolo tratto da Tracing Emerging Artistic Practice e dedicato alla scena artistica del Sud Africa.  Buona lettura.   lettera27 English Version         Houghton Kinsman   Da quando è partito il progetto per la realizzazione del Museo Zeitz di arte contemporanea africana e Johannesburg è stata annoverata tra le dodici Art Cities of the Future selezionate dalla casa editrice Phaidon Press, vi è grande fermento creativo intorno al Sudafrica. Eventi come questi hanno contribuito a portare al centro del dibattito la scena artistica del Paese, che vanta uno dei mercati d’arte più affermati del continente, come...

Tracing Emerging Contemporary Art Practice in South Africa

After the focus on Angola we are continuing our collaboration with Another Africa with the second article from their Tracing Emerging Artistic Practice series dedicated to the artistic scene of South Africa.  Enjoy.   lettera27 Versione italiana         Houghton Kinsman     With planning underway for the Zeitz Museum of Contemporary African Art and on the back of the announcement of Johannesburg as one of Phaidon’s 12 Future Art Cities, there is an air of creative enthusiasm around South Africa. As one of the most established art markets on the continent, events like these, in addition to Cape Town’s role as the 2014 World Design Capital, have meant increased attention on and discussion around the countries creative exploits...

Industria oggi

Visioni   Il trittico di Vera Lutter occupa tutto lo spazio della parete. È magnetico. Attira lo sguardo dello spettatore, un invito a entrare con gli occhi nell’enorme spazio astratto delle sue immagini stenoscopiche. Le fotografie sono  insieme leggere e pesanti, vere e finte, vive e morte. Recano in sé un’idea di una sorta di attrazione nei confronti della rovina, del residuo, dello scheletro. Racchiudono in sintesi il paradosso dell’immagine fotografica, il momento che Roland Barthes definisce “è stato”, della morte apparente che ogni fotografia reca in sé e quella inevitabile dell’istante successivo: cosa diventerà? Per il momento si può solo leggere la didascalia: Centrale elettrica di...

I Cinema a luce solida di Fabio Mauri

Mana e Industrial design   Tra luglio e settembre 1968 Fabio Mauri espone al Mana Art Market di Roma i Cinema – multipli a luce solida. La galleria, fondata nel febbraio 1968 da Nancy Marotta, era anche un centro di produzione di multipli, quasi dei prototipi considerato il numero limitato in cui erano realizzati. L’artista e compagno Gino Marotta ne ha ricordato retrospettivamente i presupposti: ci dava fastidio […] la mitizzazione dell’artista, l’opera d’arte come miracolo. Noi pensavamo all’opera d’arte come a un bene di consumo utile alla società […] un’opera che fosse riproducibile in serie, utilizzando le risorse e i linguaggi che derivavano dalle tecnologie industriali […] contro un’idea...

Olivo Barbieri. Ersatz Lights

Stiamo assistendo a un momento di notevole attenzione nei confronti dell’opera di Olivo Barbieri. Innanzitutto, da fine maggio scorso, il MAXXI di Roma ha intrapreso un percorso lungo sei mesi (dal 29 maggio al 15 novembre 2015) e oltre trent’anni, intitolato appunto Olivo Barbieri. Immagini 1978 - 2014. Il viaggio retrospettivo è curato da Francesca Fabiani e si alimenta di oltre 100 opere, diverse per temi e obiettivi, ma accomunate da quella che, in qualche modo, sembra l’egida estetica che illumina tutto il lavoro di Barbieri, e per parole sue: "Non mi ha mai interessato la fotografia, ma le immagini. Credo che il mio lavoro inizi laddove finisce la fotografia."   L’evidenza di questo paradosso sta nel fatto che a renderlo tale sarebbe l...

"Why Africa?" La non-risposta di “SAVVY Contemporary” (seconda parte)

Dopo l’uscita di giugno, ecco la seconda parte dello speciale contributo a cura di Savvy Contemporary che risponde alla domanda Why Africa?. Lo fa attraverso “alcune sonorità che potrebbero rappresentare, racchiudere e rivelare alcune forme e significati dell’Africa”- come scrive il fondatore e direttore di Savvy Bonaventure Soh Bejeng Ndikung- “è attraverso il suono che teniamo in vita i nostri antenati e attraverso il ritmo che sentiamo battere il loro cuori.”  Buon ascolto e buona estate!   lettera27 English Version   Savvy contemporary team, ph. Luise Volkmann   Francis Bebey - The Coffee Cola Son   Tshala Muana- Kapinga   Rachid Taha- ya rayeh   Brice Wassy Kù Jazz...

"Why Africa?" A SAVVY Contemporary non-response (part two)

Following the June issue, here is the second part of the special contribution by Savvy Contemporary that engages with the question Why Africa? They do it through “some of the sounds that could embody, encompass and reveal some form and meaning of Africa” –writes Savvy’s founder and director Bonaventure Soh Bejeng Ndikung- “For it is through sound that the ancestors are kept alive and through rhythm that their pulses keep the beat.” Enjoy the tunes and the summer!   lettera27 Italian Version   Savvy contemporary team, ph. Luise Volkmann   Francis Bebey - The Coffee Cola Son   Tshala Muana- Kapinga   Rachid Taha- ya rayeh   Brice Wassy Kù Jazz Groove   Busi Mhlongo - Oxamu   Hafusa...

Meret Oppenheim. Afferrare la vita per la coda

Di frequente viene presentata, ad ogni corso d'arte contemporanea che voglia soffermarsi sulla fotografia surrealista, la celebre immagine Erotique Voilée (1933), di Man Ray: un corpo sottile, la mano sporca di inchiostro sulla fronte, poggiato contro un torchio di lavoro la cui manopola si erge sul pube della figura dal sesso ambiguo come un enorme fallo scuro, a offrire una fittizia sessualità che più che chiarire l'identità del modello ritratto, ne amplifica la compenetrazione di caratteri femminili e maschili. L'immagine, facente parte di una serie fotografica dall'atmosfera fortemente erotica, ha consegnato la donna che vi era in realtà ritratta, Meret Oppenheim (1913-1985), alla fama di bellissima musa surrealista, alternativo...

Di pagina in pagina, attraverso l’Africa

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?     Niente più di una lista di libri fa venire voglia di leggere: lo sanno tutti i lettori, gli amanti dei libri perennemente a caccia di nuove piste da seguire, di nuovi luoghi da esplorare, di nuovi scrittori e scrittrici da adorare. Lo sanno bene le appassionate libraie di GRIOT, il piccolo grande angolo di Africa nel cuore di Roma, sempre prodighe di consigli di lettura a tutti quelli che mettono piede nella libreria di via di Santa Cecilia, a Trastevere. Proprio da GRIOT arriva dunque un piccolo dono per i lettori e le lettrici in procinto di partire per le vacanze (e non solo): una selezione degli “afro-titoli” più interessanti pubblicati quest’ultimo anno in Italia. Ce n...

Peep-hole con vessillo. Giosetta Fioroni e la Casa tricolore, 1969

Nuovo appuntamento con la rubrica Bolle di Sapone di Michele Dantini, dedicata all’arte italiana contemporanea (l’indice della rubrica qui). In scena Giosetta Fioroni e una singolare pittura_installazione.       Esiste una linea “errante, erotica e eretica” che attraversa la storia dell’arte italiana del Novecento, uno strapaese fantastico che irrompe con Licini, da cui ho appena tratto la citazione, e Scipione nel periodo tra le due guerre per giungere sino a oggi, a Cucchi e altri. Geografie centro-italiane: la Roma dei misteri, Appennini e borghi adriatici a ridosso del mare, lune e stelle leopardiane. C’è però una possibile variante, che zampilla dai “teatrini” di Arturo Martini: la geografia affettiva o...

Piero della Francesca e i video games

La città di Reggio Emilia ha dedicato una mostra al disegno tra arte e scienza nell'opera di Piero della Francesca. La mostra porta l'attenzione sulle sue opere grafiche e teoriche: il famoso De prospectiva pingendi composto intorno al 1475, il Trattato d'abaco commissionatoli da un suo amico mercante e il Libellus de quinque corporibus regularibus dal quale Luca Pacioli attinse a piene mani per il suo De divina proportione. In esposizione anche un rara copia delle opere di Archimede recentemente attribuita a Piero.   Da sinitra: Piero Della Francesca, De prospectiva pingendi, 1472-1492, manoscritto Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia; San Ludovico do Tolosa, 1460 affresco staccato, Museo Civico di San Sepolcro, San Sepolcro, Arezzo   Il De prospectiva...

Per una breve storia della fotografia contemporanea cinese

Sembrano appartenere a un passato ormai remoto le immagini del documentario, Chung Kuo, che il regista Michelangelo Antonioni realizzò in Cina nei primi anni '70, invitato dal Primo Ministro Zhou Enlai, favorevole alla rottura dell'isolamento internazionale e all'avvicinamento agli USA, nonché esperto di propaganda. Scegliere Antonioni per divulgare al mondo gli esiti della straordinaria rivoluzione della “prospera Cina socialista” parve essere del tutto naturale, in quanto regista di fama mondiale, iscritto, inoltre, al Partito Comunista Italiano. Benché Antonioni fu costretto a riprendere delle scene programmate appositamente per lui, come le operaie che dopo il lavoro rimanevano a studiare il Libretto Rosso del Presidente Mao o i bambini che...