festival scarabocchi 2020

Immagini

La stupidità fotografica

Ma perché al giorno d'oggi tutti fotografano? Prima possibile risposta: perché ora è facilissimo, no? Seconda possibile risposta, più romantica e subdola: perché un'immagine vale più di mille parole – nessuna delle quali però è realmente leggibile in un senso solo. Ma allora perché non disegnare con una semplice matita o una penna, se non si vogliono spendere soldi per dipingere; perché non proprio adesso che la pittura, dopo un secolo di avanguardie artistiche, si è liberata dal dogma della rappresentazione fedele della realtà o di espressione del Bello per farsi pura portatrice del pensiero dell'artista?   In La Stupidità Fotografica, libro postumo di Ando Gilardi, lo...

Scatti su una malattia senza nome

Ciò che maggiormente ci inquieta è quando l’ordinario mostra un lieve attrito, un segnale trascurabile all’inizio, ma dal quale emerge presto - attraverso il corpo - qualcosa di spaventoso, in grado di stravolgere le certezze della quotidianità. Il rimprovero rivolto al mondo contemporaneo è una malattia del nostro tempo, l'MCS, intolleranza alle sostanze chimiche di sintesi e alle onde emesse da segnali radiotelevisivi, telefonici, Wi-Fi.     La malattia è più diffusa di quanto si pensi: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, coinvolge il 3% della popolazione mondiale, ma in molte nazioni, fra cui l'Italia, è ignorata dagli enti governativi, sanitari e dai media. Safe, il film del...

Ciao! Sono la Stefi

C’ero anche io tra le migliaia di bambine che alle elementari aspettavano ogni settimana le strisce della Stefi sul Corriere dei Piccoli, pubblicate regolarmente dal 1976 e oggi ospitate di tanto in tanto dal Corriere della Sera.   Ciao! Sono la Stefi, Grazia Nidasio, Rizzoli 1978 Lucy e Mafalda erano bambine troppo adulte per i miei gusti.   Linus, anno X, numero 1, Milano Libri 1974   I cento volti a fumetti di Pierino la Peste, Marcelo Ravoni e Valerio Riva (a cura di), A. Mondadori Editore 1972 pag. 70 La Stefi, invece, era una bambina vera: Stefi Morandini, otto anni, una famiglia tradizionale ma aperta e affettuosa, due fratelli adolescenti (il Cesare e Valentina), Ubu, il cane, la nonna, molti amici e compagni di scuola, Eziomaria il preferito.
Una...

Cosmopolitismo e diversità culturale

Terzo appuntamento con le "Bolle di sapone" di Michele Dantini, serie dedicata all'arte italiana contemporanea nel suo molteplice intreccio con società e politica. I primi due interventi hanno riguardato Giulio Paolini e Marisa Merz. Adesso è la volta di Francesco Vezzoli. La querelle sullo smontaggio e rimontaggio della vecchia cappella gentilizia della Madonna del Carmine di Montegiordano, Cosenza, ha destato curiosità chiassose e voyeuristiche, nient’altro: eppure non è consueto che l’intervento di un artista finisca per interessare le cronache giudiziarie. Interrotto dalla brusca opposizione della magistratura, il progetto di Francesco Vezzoli è carico di implicazioni artistiche e istituzionali che è opportuno...

La difficile situazione dell'arte contemporanea

Lo so, non toccherebbe a me scrivere di questo libro, essendone il curatore, non si tratta però di una recensione ma solo di informazioni che spero utili. Ricordo velocemente che il volume in questione, Arte dal 1900, uscì in prima edizione nel 2004, in traduzione italiana nel 2006. Scritto da quattro degli storici dell’arte contemporanea più accreditati e combattivi della scena internazionale, benché o proprio perché fortemente assestati su posizioni audaci, da allora non ha fatto che influenzare in un modo o nell’altro, per adesione o per reazione, comunque per vastità e varietà di temi, oltre che per la loro trattazione approfondita e stimolante, gli studi di settore di tutto il mondo, Italia compresa. Impostato per anni,...

Dash Snow: preservare il momento

Non si muore a 27 anni per quattro bottiglie d'acqua e due pacchetti di Malboro Reds al giorno. Tuttavia ci si può convivere e documentare tutto ciò che nel frattempo si crea e si distrugge con una macchina fotografica. Quella di Dash Snow era una Polaroid scelta per combattere un'impazienza tanto forte che, raccontano gli amici con cui a vent'anni ha messo sottosopra Manhattan dalla 23ma in giù, aspettare più di un minuto lo sviluppo dell'immagine diventava spesso un'attesa troppo lunga.   A 13 anni, Dashiell "Dash" Snow, era già stato ricoverato in un centro della Georgia per curare ostilità, disobbedienza e presunte devianze. A 18 anni sposa Agathe Snow. A vent'anni scappa, rompe con i genitori e si...

John Isaacs ci invita all’empatia

Una grande statua in marmo bianco, sola al centro di uno spazio neutro, cattura lo sguardo di chi varca la soglia della Galleria Massimo Minini a Brescia.   L’opera dell’artista inglese John Isaacs – magistralmente illuminata come su un palcoscenico – si materializza davanti allo spettatore in tutta la fisicità delle sue quattro tonnellate e lo interroga attraverso un velo che la ricopre fino a terra. Lo sguardo segue le pieghe del bellissimo panneggio di marmo, rimodellato dalla luce, e riconosce le forme che esso cela ancor prima di soffermarsi sui singoli dettagli anatomici. La mente vi ha già sovrapposto l’immagine della Pietà di Michelangelo. L'enigma sembra subito chiarito: il volto e la mano che si intravedono sotto il...

Ugo Mulas. Circus Calder

C'è una mostra in corso, a Merano, nell'edificio Cassa di Risparmio di Merano Arte, organizzata da Valerio Dehò in collaborazione con l'Archivio Mulas di Milano, e parecchi mezzi d'informazione ne hanno dato notizia con un certo risalto.   Si tratta di trentasei fotografie di Ugo Mulas, scattate tra 1963 e 1964, che hanno per oggetto il famoso Circus Calder.   Il Circus Calder o Cirque Calder è un insieme di piccole sculture fatte col fil di ferro, spago, gomma, stracci e altri materiali poveri o poverissimi, che rappresentano uomini e animali, del circo appunto. Alexander Calder nel 1925 lavorava per la "National Police Gazette" e aveva avuto l'incarico di ritrarre scene circensi.     L'anno dopo, forte...

Mark Dion, The Pursuit of Sir William Hamilton

Tra la passione dell’amante e la lucida mania del collezionista, i due (opposti ?) poli attorno ai quali Susan Sontag ha costruito il suo The volcano lover: a romance, un fortunato e generoso racconto delle avventure di amore e di scienza di Lord William Hamilton, Mark Dion non ha voluto scegliere.   Stanza del collezionismo - 2013 veduta dell'installazione   Accolta con ragione nelle stanze neoclassiche della napoletana Villa Pignatelli, residenza di raffinati lussi e di colte conversazioni donata nel 1955 allo stato dalla principessa Rosina Pignatelli, casa museo incantevole ma soprattutto grato intervallo di verde e di impossibile silenzio su una Riviera di Chiaia da troppo tempo ormai devastata dai cantieri e dalla rabbia di un traffico che non trova...

Germania al bivio: Kiefer e Feldmann

La storia culturale della Germania è punteggiata da piccoli e grandi contrasti irriducibili, tesi e antitesi che camminano fianco a fianco, rincorrendosi, sparendo a tratti per poi ritornare ciclicamente. Queste polarità non sono mai destinate, apparentemente, a sposarsi in una sintesi ideale, e raramente quel che c’è in mezzo assume un significato autonomo, o costituisce una reale alternativa; si sta fermi al bivio per pochi istanti prima di gettarsi anima e corpo da una parte, o dall’altra. Tra le tante coppie d’opposti che hanno dato un carattere particolare, e un ritmo specifico, alla storia dell’arte tedesca, la più longeva e facile al rinnovamento, è di sicuro il contrasto quasi esasperato tra indugio nel turbamento e...

Dorfles: oltre un secolo nell’arte

È una giornata piovosa di gennaio e mi sto dirigendo verso casa di Gillo Dorfles. L’ho conosciuto all’inaugurazione della sua mostra personale alla Fondazione Marconi e mi ha accordato un appuntamento per oggi pomeriggio. Sono in anticipo, e mi fermo a bere un caffè in un bar che si affaccia sulla stessa piazza del suo palazzo. Osservo al di là della vetrina l’edificio, sobrio ed elegante; a fianco si trovano un barbiere e una vecchia officina, e c’è anche un po’ di verde. Qui, in Piazzale Lavater, pare che il tempo scorra rispettoso dei propri ritmi. Poco dopo scoprirò che questo luogo è lo specchio della cordiale gentilezza di Gillo, che mi accoglie a casa sua senza fretta, ma con una rara e autentica disponibilit...

Robert Capa in Italia

A fine settembre, un pomeriggio, entro a Palazzo Braschi con un amico per vedere la mostra di Robert Capa organizzata dal museo romano per celebrare i settant'anni dello sbarco in Italia degli Alleati. Ogni mostra è, ovvio, una partita a ping pong fra le rappresentazioni esposte e il cervello dello spettatore; ma in questo caso particolarmente peculiare, dopo un primo giro, è la sensazione personale di considerare le immagini delle macerie, dei popolani siciliani e napoletani, dei soldati americani in azione, non come produzioni dirette dell'obiettivo del fotografo, quanto echi visivi di un immaginario presente nella mia mente già prima di entrare nella sala, e da queste figure solamente confermato. In altri termini, il reportage fotografico di Capa si...

Jan Fabre. Stigmata

Nell'aprile del 1989, nel corso di una lecture tenuta al Rijksalacademie di Amsterdam, Jan Fabre (Anversa, 1958) definisce l'importanza del disegno quale archetipo della sua ricerca artistica, in qualsiasi forma essa si manifesti, e genesi del suo complesso e variegato immaginario.   Per Fabre disegnare è in primo luogo un dialogo fisico, un esercizio corporeo costante, un'esperienza tattile, solo successivamente mentale e psichica. È, come egli descrive, una sorta di “danza dei polsi”, in quanto la scioltezza delle linee – definite con mezzi diversi e su supporti di varia natura – è determinata dall'agilità muscolare della mano, dalla flessibilità delle articolazioni, dallo scorrere rapido delle dita. L...

L’affaire Sidereus Nuncius

Nella primavera del 2012 arrivò sulle pagine dei giornali la notizia di un clamoroso saccheggio: da mesi il direttore della Biblioteca Nazionale dei Girolamini a Napoli stava sistematicamente appropriandosi di centinaia di volumi conservati nell’istituto. Tomaso Montanari ne scrisse per primo su Il Fatto Quotidiano descrivendo una scena che ricorda Curzio Malaparte: Vico, il pastore tedesco del direttore, razzolava nella sala centrale della biblioteca, “con un immenso osso di prosciutto tra le fauci” tra cinquecentine ammucchiate sul pavimento e lattine di Coca Cola abbandonate sui banconi seicenteschi (Tomaso Montanari ricostruisce la vicenda in Le pietre e il popolo, Roma, 2013, pp. 46 – 59). Grazie alla testimonianza di Maria Rosaria e Piergianni Berardi...

Giulio Paolini. Essere o non essere

C’è una foto. Un uomo è affacciato alla ringhiera di un balcone. Il parapetto è in ferro battuto. L’uomo è distante. Se ne scorgono appena le sembianze. L’artista fotografa se stesso, poi, nello stesso punto, la sua immagine. La porta finestra è così chiusa e impedisce lo sguardo sull’interno: lo studio d’artista.   Giulio Paolini Essere o non essere, 1994-95 Allestimento Salone della Ragione, Padova, 1995 Foto Attilio Maranzano   L’autore è dentro e fuori l’opera. L’opera, Delfo IV (1997), è la quarta di una serie nata nel 1965 ed è la prima mostrata nella personale di Giulio Paolini, Essere o non essere, curata da Bartolomeo Pietromarchi e in corso al macro fino...

Marisa Merz. Scarpette 1968

Abbiamo due scarpette abbandonate su una spiaggia La spiaggia è quella di Amalfi. Il mare è il Mediterraneo. Le scarpette sono tessute: la loro trama getta un’ombra tenue sulla sabbia. Di che si tratta? Di semplici calzature in filo di nylon, di imbarcazioni pronte al viaggio o di piccole soglie dischiuse su segrete dimensioni? Tutto questo assieme. E in più di un bizzarro, voluttuoso passatempo.   Marisa Merz, Scarpette, 1968 (fotografia di Claudio Abate)   Non molto tempo fa ho chiesto a Marisa Merz di scegliere una parola come emblema del suo lavoro. Le ho chiesto di considerare una mia lista. La lista era: “distanza, instabilità, Lascaux, origine, parola, riparo, stanza, viaggio, volo”. L’artista ha scelto “volo...

Gli anni 90 di Davide Sorrenti

Davide Sorrenti è un bellissimo ragazzo di sedici anni illuminato da una luce gialla e con una lunga cicatrice sulla pancia, una cicatrice di cui si è sempre vantato, come un eroe di guerra. È così che il fratello Mario Sorrenti lo racconta e lo fotografa, per un'intera notte, il giorno del Ringraziamento del 1992, e raccoglie tutta la serie di scatti nel libro The Machine. “La macchina” non è altro che l'apparecchio che, ogni notte, durante il sonno, filtra e purifica il sangue di Davide Sorrenti, malato di talassemia da quando ha tre anni e di cui muore a vent'anni, anche grazie all'eroina, incompatibile con il suo stato di salute.   Davide Sorrenti. Ph. Mario Sorrenti   Se si comprende Davide Sorrenti, la...

Il Museo dell'innocenza

“Se un uomo sognasse di trovarsi in paradiso e gli venisse dato un fiore come prova che la sua anima è stata lì, e al suo risveglio avesse quel fiore in mano cosa accadrebbe?” Forse è proprio in questa impossibile domanda, una scintilla rubata con scaltrezza al fuoco romantico di Samuel Taylor Coleridge, che Orhan Pamuk ha nascosto, mostrandolo in esergo, il senso del suo monumentale e fragile Masumiyet Müzesi, il Museo dell’innocenza.   Un romanzo sterminato, Il museo dell’innocenza (trad. it. Di Salim B. La Rosa, Einaudi), che è anche (e contemporaneamente) una vertiginosa collezione di oggetti eterocliti e confortanti, una raccolta impressionante di reliquie, trovate o inventate poco importa, allegorie, metafore...

Lea Vergine e Milano

«Scrivendo ho sempre cercato di privilegiare il lettore che nei riguardi dell’arte ha nutrito diffidenza, perplessità, curiosità e speranza. Non ho mai praticato la scrittura come un resoconto elettorale ma neanche come colonna sonora liturgica. Ho prediletto le gioie insolenti dell’intelligenza. Tra i miei desideri c’è sempre stato quello di fare con la scrittura quello che mio padre faceva con il pianoforte. La scrittura è come il piano: bisogna sempre perfezionare i suoni. Non mi sono mai sentita critico, ma una persona che scriveva di cose che non erano manifestamente, ma che potevano essere.»   Con queste parole Lea Vergine parla del suo lavoro di critico d’arte, in occasione della cerimonia per la laurea...

Visibile Award 2013

Il 14 dicembre, al Van Abbe Museum di Eihindoven, si è pubblicamente discussa la votazione di Visibile Award 2013, un premio dedicato all’arte partecipativa ideato da Fondazione Pistoletto e Fondazione Zegna e curato da Matteo Lucchetti e Judith Welainder. La giuria di questa edizione, presieduta da Charles Esche direttore del Museo, era composta da Tania Bruguera (artista, New York), Jeanne Van Heeswijk (artista, Rotterdam), Koyo Kouho (curatore, direttore artistico di Raw Material Company, Dakar), Nikos Papastergiadis (professore di contemporary social-cultural studies, Sydney), e Michelangelo Pistoletto (artista, direttore artistico di Cittadellarte, Biella).     Visibile Award consiste nel contributo di 25.000 euro erogato a un progetto d’...

Digitale Afrique

“MCD Magazine des Cultures Digitales” ha di recente reso disponibile la versione digitale in inglese e francese del numero 71 intitolato Digitale Afrique – Creation Numerique et innovation Technologique. Si tratta di un numero monografico, come tutte le uscite della rivista, edito da un curatore invitato: Karen Demineur, figura nota nella scena delle arti digitali a Dakar per aver lavorato alla fondazione di uno spazio chiamato GawLab durante Dak'Art 2004 e 2006.   Già da alcuni anni, soprattutto in ambito francofono, la mappatura delle pratiche (artistiche e di carattere più comunicativo) del continente africano è stato un esercizio di analisi e divulgazione, nel tentativo di decostruire l'equazione Africa = Oscura regione...

Adrian Paci. Vite in transito

Un regista, che di mestiere voleva fare film, si trova invece costretto per sopravvivere e ovviare alle scarse possibilità di sbarcare il lunario, a procurarsi video cassette porno da mostrare segretamente e a pagamento, a uomini in cerca di qualche emozione sessuale. Ben presto però, accorgendosi del business poco redditizio e divorato dai sensi di colpa nei confronti della famiglia, decide di abbandonare l’impresa e di cancellare i nastri, registrandoli nuovamente con immagini televisive tratte dalla cronaca di guerra. La guerra è quella che ha coinvolto i Balcani negli anni ‘90, e il Paese in cui si ambienta questa storia è l’Albania.   La geografia non è un dettaglio, considerata in coppia con la dimensione umana....