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Immagini

Margherita Moscardini

Per la sua mostra personale Annexe-1xUnknown Margherita Moscardini presenta una serie di opere realizzate a partire dal 2012, durante la residenza romana alla Fondazione Pastificio Cerere. I lavori in mostra – maquettes le chiama l’artista – si muovono al confine tra la dimensione scultorea e quella progettuale e segnano le tappe di una ricerca tra le possibili relazioni, estetiche ed economiche, con l’ambiente circostante.   Sulla falsariga della dissertazione scientifica, Moscardini tratteggia un percorso tra gli ambienti della galleria, trasformando allegoricamente le opere in immagini di corredo (Annexes), nominate esattamente come le figure di un testo: fig. 1, fig. 2… Compone così i passaggi della sua esposizione in tre tempi, che...

Matera addio?

Matera, antichissima città dei Sassi, è da sempre città della scultura. Fin da quando, era il 1978, l’eroico circolo La Scaletta aveva accompagnato la presentazione dei progetti urbanistici scaturiti dal Concorso Internazionale per i Sassi, una scandalosa “vergogna nazionale” oggi fortunatamente divenuta patrimonio Unesco, con una indimenticabile mostra di undici grandi sculture che Pietro Consagra aveva collocato, catalizzatori di energia e di altri sguardi, nella gravina e fra il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, Matera ha fatto proprio il significato più autentico della scultura, non banalmente interpretata come produzione di monumenti o, peggio, di arredi urbani ma, ben più radicalmente, come esperienza concreta del tempo e dello...

Fiona Tan. Inventory

Per la sua personale al MAXXI, Fiona Tan ha scelto di dialogare con la città di Roma sul piano della relazione tra opere d’arte, luoghi e collezioni. Questo è in effetti il nodo tematico sul quale si articola il più recente lavoro dell’artista, che dà il titolo all’intera mostra, Inventory, una proiezione multipla ispirata alla collezione di archeologia classica avviata proprio a Roma dall’architetto inglese Sir John Soane (1753-1837).     Il percorso espositivo si snoda in più tappe, con una significativa selezione di videoinstallazioni realizzate dal 2004 a oggi, cui si aggiungono un intervento site-specific e una citazione. Inizia con una premessa: Correction, lavoro sulle carceri, presentato per la prima...

Palazzo Enciclopedico

Le due sezioni della mostra centrale della Biennale, ai Giardini e all'Arsenale, sono percorribili in due modalità differenti: da un lato la circolarità della fruizione, che induce a un movimento melmoso, come nella pancia di una balena. Dall’altra la verticalità dell’Arsenale, che al contempo costringe un’andatura faticosa, una gimkana di zig zag sofferti, come un audace videogioco, pieno di ostacoli e imprevisti.   Carl Gustav Jung   Dove comincia la mostra? Da Auriti col Palazzo Enciclopedico, dal libro rosso di Jung, da Richard Serra e il suo omaggio a Pasolini, da Oliver Croy e Oliver Elser, con l’esposizione di un villaggio di cartone composto da Peter Fritz. Un architetto, uno psicoanalista, un artista, un...

Helmut Newton. White Women

Sessualmente disponibili. Così nella mostra White Women, Sleepless Nights, Big Nudes presente al Palazzo delle Esposizioni dal 6 Marzo al 21 Luglio recita una parete a proposito delle preferenze femminili del fotografo Helmut Newton scomparso nel 2004 : un'inclinazione abbastanza curiosa dato che le donne che desiderano un uomo di solito sono anche inclini a consumare un rapporto sessuale con esso, a meno che la concezione del fotografo non riguardi il desiderio subito (le donne che lo desiderano) piuttosto che quello esercitato (le donne che lui desidera).     Se la trasgressione è connessa al desiderio – desiderio che rompe le redini che dovrebbero imbrigliarlo – allora sono la volontà, frenesia, anelito a diventare osceni, in...

Madre. Per_formare il museo

Che, come ha osservato qualche tempo fa Boris Groys, i visitatori oggi vadano al museo, e in particolare al museo d’arte contemporanea, innanzitutto per riconoscere l’immagine della propria contemporaneità, resa opaca e persino illeggibile dal flusso convulso della comunicazione quotidiana, è ormai dato certo, punto di partenza e non di arrivo per ogni discorso che abbia al suo centro il museo, spazio pubblico ed eterotopia, dispositivo di conoscenza, di socialità e anche di consenso (magari di istituzionalizzata critica) la cui attualità sembra resistere ad ogni turbolenza epistemologica.  Così, nonostante il panorama dei musei d’arte contemporanea dalle nostre parti si mostri purtroppo ancora incerto e preoccupante - ...

Lo spazio metamorfico della città di Luanda

L’Angola è tra i paesi nel mondo a più alto tasso di crescita economica: a poco più di un decennio della fine di una guerra civile, protratta per oltre 27 anni, il paese vive un forte implemento economico legato alle sue ingenti risorse. Alle impennate del PIL, che interessa parte minoritaria della popolazione, corrisponde un brulicare di cantieri che stanno plasmando il nuovo volto del paese. Emblema della rinascita angolana è la capitale Luanda, un territorio urbano abitato da oltre sette milioni di abitanti che cresce in modo esponenziale. Una vitalità che si manifesta non solo nel proliferare dei commerci e dei nuovi edifici del centro, spesso malamente incastonati tra le tracce architettoniche del passato coloniale, ma anche in un fermento...

Lo sforzo di Resistere

Mai titolo fu più azzeccato: Rezistance, ovvero Resistenza. Così Ali Kazma ha intitolato l'installazione video al Padiglione Turco che è stato invitato a rappresentare quest'anno alla Biennale di Venezia. A un giorno dall'inaugurazione ufficiale, il 31 maggio scorso, a Istanbul scatta la rivolta o, meglio, la resistenza, perchè di questo si tratta, non di un attacco, ma di una difesa, di un atto di resistenza, appunto, alla violazione di diritti umani, diritti d'espressione, libertà di parola, democrazia.     Anche se oggi questi termini risuonano come lettere vuote e sarebbe necessario rivederne il significato nell'ambito di una trasformazione non solo geo-politica ma soprattutto socio-culturale in atto (...e...

When attitudes Become Form: reloaded

Frutto di un’intuizione folgorante e definitiva o di un lungo e penoso lavoro di cesellatura - il meno è (e?) il più - il titolo di una mostra è sempre un viatico e una promessa, a volte persino una proposta di pensiero. Harald Szeemann ne era ben consapevole e non è certo un caso se tra i tanti documenti, gli appunti, le interviste, gli schizzi e le frammentate memorie raccolte con sistematica cura nel suo archivio, inesauribile giacimento di ossessioni e visioni da poco traslocato con tutti gli onori mediatici dai boschi della Svizzera alle stanze tecnologiche del Getty Research Institute di Los Angeles, più volte si fa riferimento al processo che ha condotto alla scelta dei titoli delle sue esposizioni (delle sue opere, come pure è...

Speciale ’77 / Tano D’Amico. Un’archeologia dell’innocenza

Quattro fotografie. Una sequenza. Primo frame: una strada asfaltata, un marciapiede, un’aiuola rinsecchita, alberi, automobili parcheggiate; il punto di vista è diagonale, ad altezza d’occhio. Un giovane con cappotto scuro e berretto in testa sta correndo: nella mano sinistra impugna una pistola. Davanti a lui un altro ragazzo, con un impermeabile chiaro, fa una strana mossa, si lascia andare, le gambe si piegano, anzi si accartocciano sotto il corpo, bloccato nell’istante in cui il movimento non si è ancora arrestato ma la caduta è già inevitabile. Porta i guanti. È ferito. Un istante dopo, siamo alla seconda fotografia, il primo sopraggiunge, gli afferra il braccio destro, cerca di trascinarlo via. Nella mano destra ora stringe due pistole, un’automatica e una a tamburo. Nella terza...

Design, controllo e creatività

“Invention, it must be humbly admitted,  does not consist in creating out of void but out of chaos.” Mary Shelley     Come muta il controllo del processo che coinvolge le discipline creative all’affermarsi dei paradigmi della complessità? Questo tema richiede un approfondimento di alcuni meccanismi legati al funzionamento biologico delle relazioni tra gli elementi parte di un sistema e le conseguenze in termini cognitivi, epistemologici e tecnologici che ne derivano.   Partendo dall’osservazione di uno stormo di uccelli in volo, Craig Reynolds mise a punto nel 1986 un programma in grado di simulare il movimento di uno sciame (swarm intelligence). Modellando semplici regole di comportamento definite algoritmicamente e...

Maria Lassnig e Marisa Merz: il corpo e la grazia

Il premio alla carriera di questa 55a edizione della Biennale di Venezia è stato assegnato a Marisa Merz (Torino, 1931) e Maria Lassnig (Kappel am Krappfeld, 1919), due artiste europee che pur nelle relazioni con i movimenti dei rispettivi paesi hanno seguito percorsi autonomi e altamente individuali. Un'importante selezione di loro opere è ora esposta all'interno della mostra curata da Massimilano Gioni, Il Palazzo Enciclopedico, dove Lassnig e Merz condividono una sala divisa da un tramezzo centrale, interfaccia al tempo stesso di separazione e di incontro.   Senza andare troppo a ritroso nella storia delle due artiste, Gioni ha posto da un lato le pitture ossessive dalle reminiscenze espressioniste di Maria Lassnig, dove colori fluorescenti e dissonanti...

Tino Sehgal, o del gesto

Il mio primo incontro con Tino Sehgal risale al tardo marzo del 2006. Ero a Berlino, mi trovavo in città per la prima volta, e tutti i miei sensi sembravano annebbiati da un’infatuazione adolescenziale, ingigantita dall’apparire sulla mia strada (in senso letterale, su una strada precisa, l’allora per me sconosciuta Auguststraße) dell’apparato espositivo elaborato per la quarta edizione della Berlin Biennale.  I tre curatori della mostra, Massimiliano Gioni, Maurizio Cattelan e Ali Subotnick, mi stavano regalando la rara possibilità di penetrare gli edifici, di vedere i miei primi appartamenti berlinesi, insieme ad altri spazi meno privati, ma per me, sprovveduta turista, quasi segreti: cimiteri, imponenti ex-uffici postali, e sale da...

Vice Versa

Nel Padiglione italiano alla Biennale di Venezia attraversiamo luoghi individuati con precisione: una vecchia piazza di paese che si specchia senza mescolarsi in un anonimo spazio urbano; un ambiente interamente in laterizio che ha il volume monumentale e l’umidità antica di un pezzo di archeologia industriale; le macerie di un terremoto o di un enorme crollo su cui ci arrampichiamo guardinghi. Ci sono anche un barbiere di quelli di una volta e un paese intero, Casale Monferrato. Vice Versa, la mostra curata da Bartolomeo Pietromarchi, è un omaggio all’antinomia, uno dei tratti distintivi (e positivi) dell’antropologia e della cultura italiane. Ispirandosi alle Categorie Italiane di Giorgio Agamben (1996), il curatore ha individuato sette coppie di...

La Biennale come archivio universale / L’enciclopedia interminabile

Il Palazzo Enciclopedico del Mondo è un gigantesco modello alto tre metri e mezzo, fatto di legno, ottone, plastica e celluloide, una strana torre cilindrica a più stadi, una specie di missile circondato da un porticato e quattro incongrue cupole dorate, a metà strada tra un’architettura visionaria del primo modernismo e un grattacielo staliniano. È il sogno della vita di Marino Auriti, emigrato dall’Abruzzo in America negli anni trenta del Novecento per sfuggire al fascismo: un museo “per contenere tutte le opere e le scoperte dell’uomo”, passate e future, da edificare sul Mall di Washington, un archivio labirintico e vertiginoso come la borgesiana Biblioteca di Babele.   Marino Auriti   L’impresa impossibile di Auriti – la cui vicenda singolare è narrata qui da sua nipote – è...

Ensemblematic

Cosa hanno in comune degli accumuli di grasso e vecchie scatole di cibo risalenti al periodo della DDR, metri di seta segnati compulsivamente con una penna biro blu, una grande pentola piena di gusci di cozze cosparsi di colla e vernice, dei piccoli lotti di terra strappati al loro contesto originario, delle austere griglie di ferro e metallo che si contraggono e dilatano nel corso del tempo mediante un dispositivo meccanico e una carcassa di cavallo ripiegata su se stessa riposta dentro una grande madia? Domanda insidiosa se presa troppo seriamente, implicita nella sincrasi del titolo dato a questa singolare mostra che vede riunite, nelle sale dello Stedelijk Museum Voor Actuele Kunst di Gent, opere di artisti come Panamarenko, Marcel Broodthaers, Thomas Schütte, Jan Fabre, Fran...

Alberto Cairo e l'arte funzionale

Infografiche e rappresentazioni visive di dati sono oggi riconosciute da tutti come strumenti incredibilmente efficaci non solo per catturare l'attenzione su un tema, ma anche per permettere ai loro fruitori di esplorare storie e fenomeni sociali, culturali ed economici complessi, attraverso la visualizzazione stessa. Sempre di più, quindi, la visualizzazione delle informazioni è considerata non solo un fine per la presentazione di risultati, ma un mezzo, così come i dati e la loro analisi, per comprendere realtà articolate.   Abbiamo avuto l'opportunità di intervistare il giornalista e designer Alberto Cairo, autore del recente L'arte funzionale, infografica e visualizzazione delle informazioni (Pearson Editore), nell'ambito...

Happiness Now?

Senza cappotto, colpita dalla luce incerta che filtra tra i rami appena appesantiti dalle foglie nuove. Forse è più semplice parlare di felicità in primavera, in fondo il dato climatico è uno dei fattori che più facilmente si associa a una sensazione generale di benessere, o malessere. Oggi le persone si affollano lungo il canale, formano file ordinate per accaparrarsi il primo gelato di stagione, corrono in bicicletta, sorridono. Mi chiedo se gioire per un po’ di sole sia poi così naturale, veramente istintivo, oppure si tratti di una di quelle consuetudini sociali che plasmano la nostra vita in tutte le sue dimensioni. La felicità si manifesta molto spesso come costrizione/costruzione comunitaria, a tal punto che viene da...

La Germania ad uso del Louvre

Collaudo   Nel corso degli anni ho collaudato e affinato un protocollo per visitare le mostre d’arte. Quando entro nella prima sala conosco a malapena il titolo dell’esposizione. Ne ho sentito parlare da un amico o alla radio, ho intravisto un’affiche sulla metro o il catalogo nella vetrina di una libreria, ho ricevuto una newsletter, in alcuni casi persino un invito per inaugurazioni spesso disattese. Certo, anche quando mi pare d’inciampare nella mostra sono immerso in un orizzonte di attese, tuttavia m’illudo che questo non interferisca troppo con la visita, che resti un brusio di fondo. Né faccio alcunché per foraggiare queste attese: ignoro i prestampati in distribuzione all’ingresso, il pannello introduttivo e quelli sulle...

Corpi fotografici e identità mutanti / Bill Brandt e Francesca Woodman

Un modo di guardare, due fotografie leggermente diverse: si veda un'immagine dal primo libro di Bill Brandt (1904-1983) Perspective of Nudes (1961) e una della serie On Being an Angel (1977) di Francesca Woodman (1958-1981). Foto in interno, un bianco e nero esasperato, profondità di campo accentuata – un primo piano e uno sfondo – macchina orientata diagonalmente rispetto alla stanza in modo da contenere nel mirino l'angolo in cui le pareti si incontrano. In mezzo, quasi vent'anni di differenza, contesti storico-geografici completamente distanti, età e sesso opposti. Per non lavorare esclusivamente su delle coincidenze, si provi ad analizzare ancora una location esterna, come i nudi in spiaggia di Brandt (1979) e i primi nudi all'aperto di Woodman (1976): corpi non adagiati, stesi,...

NYC 1993

Una delle opere più belle di NYC 1993: Experimental Jet Set, Trash and No Star (al New Museum, New York, fino al 26 maggio 2013), è anche la più modesta: l’album di immagini raccolte da Todd Haines mentre scriveva la sceneggiatura del film Safe. Esposto in uno dei mezzanini del museo, si può sfogliare in solitudine quasi fossimo nello studiolo di un collezionista. Sono immagini di case suburbane, autostrade avvolte nello smog, fotografie di templi new age di provincia, la pubblicità con una casalinga scosciata e sorridente che lustra ginocchioni il pavimento della cucina. Nel 1993 Haines era a New York, testimone della “disintegrazione del ventesimo secolo americano” e dell’emergere di un clima in cui le “nozioni di...

Marta Dell'Angelo. La lingua non centra...

Mi è capitato di vedere due ciclisti parlare in silenzio. Arrivavano da lontano, due sagome in controluce, e a un certo punto si son fermati, uno accanto all'altro, con quel tipico gesto di chi appoggia il piede a terra in punta, spostando il bacino un po' di lato. E hanno iniziato a parlare. Era evidente che stavano parlando perché si guardavano in faccia gesticolando. Quando li ho attraversati, però, non c'erano parole tra di loro, silenzio. Gomiti, spalle, mani, polsi e ascelle, il collo e la testa, e anche il volto con la bocca, il naso e le sopracciglia, tutti insieme in movimento, dialogavano senza parole. Mi è sembrata una magia, un antidoto alle parole, a quelle in eccesso, a quelle rumorose, a quelle acronimiche, inglesizzanti, alle tag...