Immagini

La Germania ad uso del Louvre

Collaudo   Nel corso degli anni ho collaudato e affinato un protocollo per visitare le mostre d’arte. Quando entro nella prima sala conosco a malapena il titolo dell’esposizione. Ne ho sentito parlare da un amico o alla radio, ho intravisto un’affiche sulla metro o il catalogo nella vetrina di una libreria, ho ricevuto una newsletter, in alcuni casi persino un invito per inaugurazioni spesso disattese. Certo, anche quando mi pare d’inciampare nella mostra sono immerso in un orizzonte di attese, tuttavia m’illudo che questo non interferisca troppo con la visita, che resti un brusio di fondo. Né faccio alcunché per foraggiare queste attese: ignoro i prestampati in distribuzione all’ingresso, il pannello introduttivo e quelli sulle...

Corpi fotografici e identità mutanti / Bill Brandt e Francesca Woodman

Un modo di guardare, due fotografie leggermente diverse: si veda un'immagine dal primo libro di Bill Brandt (1904-1983) Perspective of Nudes (1961) e una della serie On Being an Angel (1977) di Francesca Woodman (1958-1981). Foto in interno, un bianco e nero esasperato, profondità di campo accentuata – un primo piano e uno sfondo – macchina orientata diagonalmente rispetto alla stanza in modo da contenere nel mirino l'angolo in cui le pareti si incontrano. In mezzo, quasi vent'anni di differenza, contesti storico-geografici completamente distanti, età e sesso opposti. Per non lavorare esclusivamente su delle coincidenze, si provi ad analizzare ancora una location esterna, come i nudi in spiaggia di Brandt (1979) e i primi nudi all'aperto di Woodman (1976): corpi non adagiati, stesi,...

NYC 1993

Una delle opere più belle di NYC 1993: Experimental Jet Set, Trash and No Star (al New Museum, New York, fino al 26 maggio 2013), è anche la più modesta: l’album di immagini raccolte da Todd Haines mentre scriveva la sceneggiatura del film Safe. Esposto in uno dei mezzanini del museo, si può sfogliare in solitudine quasi fossimo nello studiolo di un collezionista. Sono immagini di case suburbane, autostrade avvolte nello smog, fotografie di templi new age di provincia, la pubblicità con una casalinga scosciata e sorridente che lustra ginocchioni il pavimento della cucina. Nel 1993 Haines era a New York, testimone della “disintegrazione del ventesimo secolo americano” e dell’emergere di un clima in cui le “nozioni di...

Marta Dell'Angelo. La lingua non centra...

Mi è capitato di vedere due ciclisti parlare in silenzio. Arrivavano da lontano, due sagome in controluce, e a un certo punto si son fermati, uno accanto all'altro, con quel tipico gesto di chi appoggia il piede a terra in punta, spostando il bacino un po' di lato. E hanno iniziato a parlare. Era evidente che stavano parlando perché si guardavano in faccia gesticolando. Quando li ho attraversati, però, non c'erano parole tra di loro, silenzio. Gomiti, spalle, mani, polsi e ascelle, il collo e la testa, e anche il volto con la bocca, il naso e le sopracciglia, tutti insieme in movimento, dialogavano senza parole. Mi è sembrata una magia, un antidoto alle parole, a quelle in eccesso, a quelle rumorose, a quelle acronimiche, inglesizzanti, alle tag...

Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento

Uno degli oggetti più straordinari della mostra Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento (Padova, Palazzo del Monte di Pietà fino al 19 maggio 2013) è una preziosa cornice che racchiude una ciocca dei capelli eternamente dorati di Lucrezia Borgia. La custodia di stile indefinibile fu realizzata nel 1928 per dare degna dimora al mitico ricciolo, fino allora conservato in una modesta teca nella Biblioteca Ambrosiana dove era stato ammirato da Lord Byron, Flaubert e D’Annunzio.   Alfredo Ravasco, Teca contenente i capelli di Lucrezia Borgia, Milano, Biblioteca Ambrosiana   Questo reliquario gloriosamente kitsch inventato per celebrare l’amore tra Lucrezia Borgia e Pietro Bembo, pur avendo poco a che vedere con gli altri oggetti...

Saul Steinberg a Colonia

Il grande manifesto campeggia fuori dal museo Ludwig di Colonia e invita a entrare alla bella mostra recentemente inaugurata su Saul Steinberg. È posizionato, consapevolmente o meno, all'interno di un paesaggio urbano che avrebbe potuto essere realizzato dallo stesso disegnatore.     Lo circondano infatti un affastellamento di grandiose quanto diverse architetture: la cattedrale gotica, la stazione dei treni ottocentesca, il museo modernista, le piazze articolate su più livelli da una delle quali si intravede, all'orizzonte, una pimpante statua equestre. Forse sono un po' troppo condizionata da quello che sto per vedere, tuttavia mi sembra di entrare nel museo con lo spirito giusto.     La mostra è intitolata "...

Apichatpong Weeraesatakhul, uno spirito misterioso

La Thailandia, tra le prime mete esotiche ed erotiche degli italiani, ormai la conosciamo tutti. Il solo nome evoca un certo paesaggio, certi volti, certe cose da fare, per lo più di svago e di shopping. “Quest’anno vado in Thailandia... torno in Thailandia... ho comprato casa in Thailandia... ho sposato una thailandese”... Tanto che ormai non ci possono più vedere né ci trattano più con la fascinazione o la curiosità di prima. Abbiamo addirittura perso il ruolo dei “turisti porta soldi”: ora, semmai, il turista italiano è quello che ritorna, sempre nello stesso posto, portando le magliette che non usa più per i ragazzini del posto, facendo regali dall’Occidente un po’ come fosse l’amico...

The Reverse Grand Tour

Être singulier pluriel. Così Jean-Luc Nancy intitolava nel 1996 la sua riflessione sul rapporto tra le identità dei singoli e il sistema di relazioni che le eccede, sull’“essere singolare plurale” appunto. Secondo il filosofo, ognuno, all’interno di un regime di differenze e condivisione, può realizzare il proprio essere solo all’interno di una comune cornice di coesistenza, di una comunità.   Secondo quest’ottica, ogni differente singolarità è dunque indissociabile dalle altre, e su questa linea, assumendo l’arte come processo d’analisi e conoscenza reciproca, Valerio Rocco Orlando indaga e racconta storie diverse, estratte da contesti comuni e quotidiani, ricomponendole come i...

Martin Kippenberger a Berlino

Martin Kippenberger è un artista spettacolare. Il mio non è un giudizio di gusto, ma una semplice constatazione pratica, se un museo grande e famoso, come Hamburger Bahnhof di Berlino, volesse costruire una mostra di sicuro impatto, una di quelle esposizioni destinate ad attrarre i visitatori come il miele le mosche, Kippi sarebbe l’uomo giusto. E dato che le idee semplici sono condivise da molti ecco Kippenberger in mostra a Berlino: fino al 18 Agosto 2013 Hamburger Bahnhof, il principale museo d’arte contemporanea della capitale tedesca, mette in scena Martin Kippenberger: Sehr Gut | Very Good, retrospettiva dal sapore nostalgico e dal sicuro impatto scenico, che concede, a chi sappia coglierla, una lettura critica più profonda dell’opera di un...

Nam June Paik in Italia

Avete mai guardato la tv? Certo che sì. No, ma intendo, l’avete mai guardata negli occhi? E l’avete mai ascoltata? Certo che sì. No, ma intendo, ascoltata quando non ha niente da dirvi. Quando non è costretta a mandare in onda la vostra serie preferita, la partita del mercoledì sera, il talk show che vi dà di cosa parlare con i vostri amici il sabato pomeriggio. Le avete mai sorriso? Avete mai chiuso gli occhi e percepito la sua presenza? Insomma, l’avete mai contemplata, ci avete mai giocato assieme...? L’avete mai considerata e amata per quello che è, un apparecchio elettronico da cui escono suoni e immagini? Non credo. Per molti di noi la televisione è una vera compagna di vita, è lei a scandire...

Found photos in Detroit

Daniele De Luigi: Found photos in Detroit è un libro che lascia attoniti. Scabro e crudo, fin dal titolo è volutamente laconico e didascalico: pagina dopo pagina non vi si trova altro da quanto dichiarato nelle quattro righe introduttive, un catalogo di vecchie fotografie buttate via, poi ritrovate, raccolte, selezionate e fedelmente riprodotte. Detroit era cresciuta elegante e raffinata a partire dalla fine dell’Ottocento, poi divenuta capitale mondiale dell’industria automobilistica con Henry Ford e focolaio delle battaglie per la democrazia e l’uguaglianza nel Dopoguerra. Dagli anni Sessanta ha vissuto un declino inesorabile e drammatico: la popolazione, che dopo la Guerra contava quasi due milioni di abitanti, era scesa alla fine del decennio scorso a...

Pisapia, Boeri e Bob Dylan

Milano, 4 Febbraio. Con in mano il prezioso invito alla “preview” della mostra dei dipinti di Bob Dylan, New Orleans Series, arriviamo a Palazzo Reale. All’ingresso rigido controllo dei nomi e degli accrediti. Il gruppo di persone ammesse per prime a visitare la mostra è solo di una cinquantina di persone: tranquilli 50-60enni benvestiti, tipici baby boomer incanutiti, cresciuti con la sua musica. L’impressione è che nessuno (tra di noi parecchi figli di: Feltrinelli, Abbado, Archinto, genere cui appartiene lo stesso assessore Boeri&old friends) sia lì per i quadri, ma solo per Lui. Infatti la voce incontrollabile è che Lui arriverà, si mostrerà solo ai “primi ammessi”, passerà, darà un’occhiata alla mostra, forse stringerà qualche mano, ma non ci sarà una conferenza, in barba al...

Paola De Pietri. To face

Nella foschia si intravede un’ampia distesa d’erba da cui affiorano qua e là zone sassose che rendono difficoltosa una semplice passeggiata. D’altra parte siamo in una zona che oggi è meta turistica ma nel passato ha conosciuto gli scontri durissimi che hanno visto contrapposti giovani che, a seconda dei luoghi anche confinanti in cui erano nati, potevano vestire la divisa dell’esercito italiano o di quello austriaco. La Grande Guerra fu chiamata così perché quasi azzerò un’intera generazione facendola marcire nelle trincee, soffocare nei cunicoli, trucidare da generali incapaci che imponevano avanzate su campi aperti, morire sotto bombardamenti così intensi da svuotare gli arsenali cui le industrie non riuscivano a...

Fotografare opere. Luisa Lambri

Non immaginavo che si potesse davvero fotografare un Judd o un Fontana a questo modo. Non riuscivo a immaginare un’inquadratura originale di fronte a un’opera d’arte, specie di questo genere e così famose: un parallelepipedo di Judd, un taglio di Fontana sembrano, letteralmente, fotograficamente inavvicinabili. Tutti noi ci siamo avvicinati, magari dopo esserci allontanati per tentare una panoramica, ma non abbiamo “visto” quello che ha visto Luisa Lambri. Oppure, emulando Ugo Mulas, abbiamo cercato di fare una fotografia “critica”, interpretativa, che fosse dell'opera o della visione dell'artista, o della posizione dello spettatore; Lambri no.   Cosa ha fatto? Ha trattato quelle opere come ha già trattato non...

Full of numbers

Questa mattina mi arriva l’invito a una conferenza dedicata ai numeri come uno degli eventi collaterali alla mostra di Renzo Bergamo a Milano. Se ne parlerà con professori di fisica e di matematica ovviamente, ma l’approccio sarà umanistico. I tempi in cui i numeri si apprendevano insieme alla musica, all’arte e alla poesia come la più affascinante espressione dell’ingegno umano sembrano lontani, oggi si arricciano i nasi e si storcono le labbra solo nominandoli. Alla domanda filosofica “cos’è un numero?” si rimane spiazzati, senza parole e si cerca di mettere insieme pensieri diversi che compaiono nella mente. Si cerca di dare una definizione a qualcosa dal carattere estremamente astratto, quasi autoreferenziale,...

Adelita Husni-Bey alla galleria Gasworks

Utopia, educazione, regole, micro-esperimenti sociali sono i temi più frequentati dalla giovane artista italo-libica Adelita Husni-Bey. Il suo lavoro è costituito da collaborazioni che coinvolgono diverse realtà sociali e artistiche, o da laboratori educativi.   Nel video proiettato in formato gigante nella sala d’ingresso della mostra Playing Truant, la prima personale di Husni-Bey a Londra (alla galleria Gasworks), un gruppo di bambini è intento a giocare a “la società utopica”. Corrono su e giù dal palco dell’auditorium della loro scuola, protestano contro un fantomatico re, discutono del bisogno o meno di istituzioni, si riuniscono in cerchio per decidere dell’organizzazione della loro comunità...

Gabriele Basilico: la lentezza dello sguardo

Nel dicembre 2012 ho presentato a Milano le Lezioni di fotografia di Gabriele Basilico. Eravamo in una sala del Castello Sforzesco affollata e attenta: Basilico parlò, un po’ affaticato, ma lucido, appena emozionato, del suo modo di fare fotografie, dei viaggi, della scelta dei temi, del suo lavoro di trent’anni, di alcune delle sue fotografie più famose, i porti, i paesaggi urbani. La fotografia come quotidiano, e come scelta di vita.   Non ho mai troppo creduto a una specificità del medium fotografico; o piuttosto, rivisitandone caratteri, grammatiche, funzioni, lessici, temi, ho scorto sempre nelle fotografie in quanto immagini, illustri o anonime che fossero, un elemento profondamente perturbante nella sua familiarità, e nelle cose ritratte “così come sono” un fantasma, una...

One on one

Il KW Institute for Contemporary Art, spazio espositivo di forte impronta sperimentale nel Mitte berlinese, è un sismografo sensibile alle vibrazioni discorsive dell’arte e sull’arte contemporanea fin dagli inizi degli anni novanta. Il direttore Klaus Biesenbach fonda nel 1996 la Biennale di Berlino, arrivata lo scorso anno alla sua settima edizione. Curata da Artur Żmijewski, Joanna Warsza e dal gruppo Voina, dal 27 aprile al 1 luglio 2012 aveva proposto modelli d’azione per integrare pratiche artistiche in forme di attivismo politico, liberare la vocazione dell’arte da futilità estetiche e frivolezze di mercato e ricondurla a servizio di un programma rivoluzionario. Ora i ricordi degli slogan primavera/estate – “Forget Fear”,...

Helke Bayrle. Portikus Under Construction

Un archivio raro e insolito di 132 film girati dalla filmmaker polacca Helke Bayrle all’interno della sala espositiva di uno dei luoghi più importanti e all’avanguardia per l’arte contemporanea in Europa, la kunsthalle di Portikus, è attualmente ospitato e consultabile da Peep-Hole a Milano.   La singolare e complessa costruzione di Portikus Under Construction ha inizio nel 1993, nel momento in cui la regista comincia a raccogliere e documentare sistematicamente tutte le fasi di preparazione e di elaborazione delle mostre monografiche che hanno avuto luogo in questa Kunsthalle fondata nel 1987 dal curatore e critico Kasper König come filiale espositiva della Städelshule, l’accademia d’arte e di architettura di Francoforte....

It’s really a common ground. Per una architettura senza architetti

Common Ground, “Terreno comune”, era il titolo della 13° Biennale di Architettura di Venezia che si è chiusa domenica 25 novembre. Nelle intenzioni del direttore della mostra, David Chipperfield, questa edizione avrebbe dovuto mettere in mostra tutto quello che architetti e urbanisti hanno in comune a livello mondiale, un ideoletto globale, fatto di forme o regole o politiche di intervento che rimbalzano consonanti tra continente e continente, fra scuola e scuola. Gli interventi sono stati dei più vari (e prevedibili); per scontate ragioni promozionali molto spazio è stato dato ai grossi nomi del divismo architettonico internazionale (Foster, Herzog & de Meuron), mentre sotto silenzio sono rimaste le figure femminili (a parte la solita Zaha Hadid...

Offside Effects

La Prima Triennale di Arte Contemporanea di Tbilisi si è inaugurata a fine ottobre 2012, a poche settimane dal drastico rovesciamento politico che ha visto il partito “europeista” di Mikheil Saakashvili, al potere da un decennio, sconfitto dall’alleanza “Sogno georgiano” del miliardario Bidzina Ivanishvili. Anche se non sempre le macrostrutture economiche e politiche devono essere messe in causa quando si parla di cultura visiva contemporanea, nel caso di Offside Effects, la premessa politica è quanto mai importante. Soprattutto se si considera che l’evento, organizzato da un centro culturale totalmente indipendente come il CCA (Center for Contemporary Art Tbilisi), ha dovuto assistere al repentino decurtamento dei fondi istituzionali...

Il racconto di un universo. Nino Migliori allo Spazio Forma

Ogni scatto di Nino Migliori potrebbe essere definito come un racconto, una storia. Le sue fotografie più famose sono cariche del neorealismo tutto italiano degli anni ’50, quando dal Nord al Sud si cominciava a riprendere una vita normale, più leggera, si ricostruiva un futuro. L’Italia che Migliori scopre quando comincia a fotografare a Bologna è quotidiana e nuova allo stesso tempo, è un’Italia poetica ma normale, è un’Italia fatta di vicoli, di biciclette, di bambini con i calzoni corti e di frati che giocano a pallavolo. L’occhio di Migliori è preciso, documentarista, profondamente geometrico nella costruzione spaziale dell’inquadratura. Sono immagini lente, pensate, intense.   La...