raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

In primo piano

Le teorie politiche dell’ambiente / Zecca, brigante di strada

“Fra tutti gli animali sono proprio i parassiti quelli che dovremmo ammirare per l’originalità delle invenzioni scritte nella loro anatomia, nella loro fisiologia e nelle loro abitudini. Non li ammiriamo perché sono fastidiosi o nocivi, ma una volta superato questo preconcetto ci si apre un campo in cui, veramente, la realtà scavalca la fantasia”. Così scrive Primo Levi in Il salto della pulce. Si tratta di una riflessione che sino a qualche decennio fa era patrimonio solo di chi studiava, o praticava, discipline come la biologia, la chimica o l’etologia, perché l’antropocentrismo spingeva tutti gli altri a vedere l’uomo al vertice del sistema naturale, signore e padrone del Pianeta, eterno e incontrollato sfruttatore. Da quando con l’ecologia, nata come idea condivisa da milioni di...

Gattici / È morto il pioppo

Tremulo è aggettivo bellissimo e icastico che a tutti i pioppi si addice. Nell’onomastica botanica tuttavia se l’è accaparrato il Populus tremula, certo il ballerino dalle migliori perfomances: i lunghi piccioli appiattiti, perpendicolari alla base delle lamine, fan mulinare le foglie al minimo refolo. Sono i più montani tra i pioppi, prediligono luce e frescura, e si inerpicano fino ai 2.000 metri.  Con il Tremolo in Italia sono assai diffusi anche il Populus nigra e il Populus alba, facili da osservare lungo i corsi d’acqua e facili da distinguere all’occhio. Il bianco si presenta in forma perlopiù arborea, ha corteccia chiara negli esemplari giovani, scura e solcata di striature nerastre negli adulti. La chioma globosa è folta di foglie dalla marcata eterofillia: porta infatti...

Racconti / Gabriele Pedullà, Biscotti della fortuna

In un tempo in cui sono sempre più numerosi i romanzi ponderosi, rispetto ai quali la misura dei Malavoglia sembra di poco superiore a quella di un racconto lungo, è quasi un sollievo potersi accostare a una raccolta di racconti, specie se appare sorretta da una chiara consapevolezza della logica interna del narrare breve. Gabriele Pedullà aveva esordito con la raccolta Lo spagnolo senza sforzo (2009), che aveva avuto un’accoglienza positiva; ora torna alla forma del racconto con Biscotti della fortuna (Einaudi, pp. 208, € 15), che mi pare confermi le qualità già dimostrate, con un sovrappiù di sicurezza nei propri mezzi. Quella del racconto è una misura impegnativa, che esige concentrazione e non lascia spazio agli errori. Una delle sue varianti più efficaci è costituita da un impianto...

Del principio vitale / Il ritmo del respiro

Si dice che il respiro sia sempre stato sinonimo naturale di vita e simbolo assoluto dell’esistenza. Eppure, il respiro non è l’unico principio che gli esseri umani abbiano considerato sorgivo: presso i greci, ad esempio, era la luce l’elemento vitale per eccellenza. E che cosa dire del battito del cuore, che ritma l’intera esistenza e fino alla morte palpita per proprio conto?   Ritmo del respiro, del cuore, del tempo   Dentro e fuori, su e giù. È il ritmo del respiro che entra e esce, apri e chiudi. Leggero e silenzioso, quasi inavvertibile nei bambini quando dormono. Più pesante negli adulti, in alcuni persino fragoroso. Giù e su, fuori e dentro: un ritmo che accompagna la giornata, il tempo, la vita nel tempo. Al respiro e al suo ritmo, alle sue forme e ai suoi stimoli, alle...

Solitarismo / A bordo del Magic Bus

Da pochi mesi è stato rimosso il Magic Bus in Alaska, dove 28 anni fa il giovane Christopher Johnson McCandless ha sigillato con la morte il suo sogno di libertà. Into the Wild, oltre a essere il titolo di un libro e di un film, è diventato in questi anni un simbolo, un riferimento, qualcosa di importante per molti. Quel ragazzo, nato nel 1968, era un mio coetaneo e oggi sarebbe un uomo di 52 anni, magari professore o eterno nomade del mondo, chissà. Io oggi non lo posso pensare che come figlio. E penso al tipo di libertà che ci ha mostrato, anche quassù in montagna.  Era il settembre del 1992 quando il corpo del ventiquattrenne Chris McCandless veniva ritrovato nei pressi del vecchio autobus, che gli fungeva da riparo, nella terra selvaggia del parco nazionale di Denali in Alaska....

Nicolas Bouvier / La polvere del mondo

L’usage du monde, ripubblicato da Feltrinelli con il bel titolo La polvere del mondo (pp. 425, € 20 è la cronaca di un viaggio in una Fiat Topolino dai Balcani al Pakistan fatto da due amici: Nichola Bouvier, che scrive, e Thierry Vernet, che invece dipinge. Sono affiatati e il libro non diventa un romanzo sulla loro amicizia, resta aperto al mondo che incontrano. Quindi poca psicologia e tanta storia, antropologia, curiosità, divertimento. Questa è la prima regola per chi fa un viaggio: o soli, o con qualcuno che sia compagno di esplorazioni e non costringa a un ripiegamento su se stessi, anche se per i migliori motivi del mondo. Cominciamo dal titolo e qui c’è una questione piuttosto interessante per i traduttori. La soluzione adottata a me piace e non è intuitiva. Perché tradurre usage...

Addii / Frie Leysen, contro il consumo del teatro

“Ho una gran confusione in testa. Quindi tutto bene!” scriveva Frie Leysen a Romeo Castellucci, riprendendo una frase del regista che iniziava a dare notizia del suo Combattimento (da Monteverdi), che avrebbe presentato al Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles nel 1999. La Socìetas Raffaello Sanzio al Festival c’era stata già stata con Giulio Cesare e vi sarebbe tornata con molte delle sue opere successive, a partire dal quarto atto della Tragedia Endogonidia. BR#4Bruxelles/Brussels. Scriveva ancora Frie Leysen:    “Anche nella mia testa c’è una gran confusione, quando si tratta di enunciare e aggregare delle parole sulla profonda impronta che il tuo lavoro incide in me… Perché questa impronta non ha contorni. È movimento: perturbazione. Emozione violenta e diffusa agitata da...

Una libertà contestata / Libero arbitrio?

Rabbi Nachman di Breslav, uno dei grandi del chassidismo, a chi gli chiedeva cosa fosse la libertà rispondeva: Cosa c’è di misterioso nella libertà? Fai quello che vuoi e non fai quello che non vuoi! L'indubbia saggezza del maestro non rende meno discutibile questa affermazione stentorea e troppo sbrigativa, anche se in parte vera; infatti di misterioso nella libertà c'è tutto, la libertà stessa è un mistero! Fare quel che si vuole e non fare quel che non si vuole è un'espressione importante di libertà, che però si identifica non con la libertà tout court ma con il libero arbitrio, cioè con il tipo di libertà proprio degli esseri umani, quella che ci fa distinguere e scegliere tra il bene e il male, tra una strada e un'altra, tra un caffè e un cappuccino.   Per molti la libertà è...

collana 180 / Franco Basaglia: la follia come esperienza umana

Ho riletto il libro di Mario Colucci e di Pierangelo Di Vittorio, che avevo letto nella sua prima edizione, e ne condivido ancora oggi le considerazioni sulla vita e sull’opera di Franco Basaglia, che sono ricondotte non solo alle loro fondazioni  sociali, ma anche culturali e filosofiche, che si intrecciano le une alle altre. Un libro che si legge, o si rilegge, con grande interesse, e che ricostruisce avvenimenti lontani che nulla hanno perduto della loro febbrile attualità.     Il libro ci ricorda che la rivoluzione basagliana si è avviata lungo i sentieri conoscitivi e metodologici della fenomenologia, che egli da disciplina teorica ha convertito in disciplina incarnata nei modi concreti di fare psichiatria.    La fenomenologia   Rileggendo...

Sto pensando di finirla qui / Charlie Kaufman. La vita dei pensieri

Usare il cinema per dare vita e dimora ai pensieri che ti si piantano in testa. Questo è quello che fanno i film di Charlie Kaufman (Essere John Malkovich, 1999; Eternal Sunshine of the Spotless Mind, 2004; Synecdoche, New York, 2008; Anomalisa, 2015), operando tutti, compreso l’ultimo (I’m Thinking of Ending Things), dei dislocamenti narrativi e simbolici (un po’ come i suoi personaggi, che sono sempre in viaggio). Spostarsi, spostare: da un ambito all’altro, da un luogo all’altro, da una forma all’altra, dal verbale al visuale: trasferire, come dice il verbo greco “metaphérein” che si legge sui teloni in Pvc dei camion per traslochi nelle strade greche. Il cinema di Kaufman è una metafora illimitata, e in tal senso l’incontro con il romanzo (2016) di Iain Reid da cui è riadattato il...

Lo stato di sospetto / Messico: il governo non esiste, è tutta colpa del governo

Vivo a Città del Messico da sei anni. Da sei anni risiedo nello stesso condominio, al primo piano di Calle Prosperidad angolo Progreso. In questo lasso di tempo relativamente breve, il nostro appartamento è stato svaligiato due volte. La prima poche settimane dopo il mio arrivo, nel 2014. Era il weekend del día de muertos e il palazzo era completamente vuoto. In pieno giorno, i ladri sono riusciti ad aprire il portone principale, e da lì hanno tranquillamente svuotato i primi tre appartamenti che hanno incontrato, tra cui il nostro. Sono quindi usciti indisturbati nello stesso modo in cui erano entrati.  Dopo un primo shock, la conseguenza principale è stata una forte stretta nelle misure di sicurezza, con una porta interna a proteggere le scale e un giro di vite alla distribuzione...

Montagne esili e modernità / Giovanni Lindo Ferretti, Non invano

“Non è questa la vera copertina, in realtà sarebbe dovuta essere quest’altra”, dice Giovanni mentre con pudore e lieve imbarazzo, mi porge una copia del libro autografata; sul retro compare una sua foto in primo piano, mentre sotto, la copertina rigida ritrae il campanile della chiesa di Valbona.   Il pudore delle parole e dei gesti – ma anche il loro ardire – è cultura montanara, ereditata come la normalità di camminare all’alba in salita tra faggi e pietre corrose di antichi ghiacciai. Un pudore che ben conosco per averlo respirato da bambino, in involontari percorsi educativi e intere estati. Quella del peso della parola era poi sensibilità che i montanari avevano spiccata: tra adulti la parola rara, suggello dei pensieri. Ma anche lasciando la storia, la memoria, le sue...

Diario 4 / Orbita di trasferimento

Riparto di nuovo dalla fine; per consuetudine di questo diario, perché riordinare è una forma di cura, perché il tempo aggiunge dettagli alla memoria dell’immediato. Inizio quindi dall’ultimo giorno, una domenica dedicata a riordinare i libri di casa, a togliere polvere da scaffali, pagine e ricordi. Una piccola fatica necessaria, quasi un appello per contare i presenti. Carla legge distrattamente alcuni titoli sparsi per terra in una pausa, i gatti costruiscono nuovi confini tra le torri di libri e gli scaffali inaspettatamente vuoti, il tempo scandito dalla consuetudine di un caffè preparato con calma, clessidra liquida di tante domeniche. Ripenso alla settimana conclusa, giorni attesi, misurati, invocati. Passati. Come tante volte nella mia vita di adulto gioco a immergerli nella...

4 / Parassiti in guerra

Ben poche malattie vengono sconfitte per la semplice forza della scienza e l’efficacia della tecnica, ha mostrato Bruno Latour in I microbi. La vittoria su di esse non si spiega con l’evidenza della ragione, non si piega alla logica del progresso; occorre tener conto anche della folla di alleati che entrano ad ingrossare le truppe degli scienziati. Fra i primi ad accogliere il pasteurismo sono i medici militari. Giovani in piena salute muoiono anche in tempo di pace nelle caserme che non sono poi molto diverse dai laboratori, spazi circoscritti dove i parassiti si diffondono ma dove si possono controllare i protocolli sperimentali. In tempo di guerra poi, le epidemie sono da sempre le armi più potenti; lo sappiamo dalla peste che diciamo manzoniana attorno al 1630, prima ancora alle “...

Metafotografia / Oltre la fotografia: la metamorfosi dell’immagine

Da millenni trasformiamo figure (narrate, sonore o lette) del linguaggio verbale (o scritto) in immagini mentali, e viceversa. Le immagini evocate da Omero nelle sue narrazioni sono ancora vive oggi. Ognuno poi le visualizza secondo la sua immaginazione e il portato personale. L’efficacia delle immagini contenute in una poesia dipende anche da come suonano i versi, da come sono costruite le sequenze di parole, dal loro accostamento e ritmo. Il passaggio da una figurazione mentale a una traduzione fisica (attraverso il suono di una voce, la stampa di un libro, la realizzazione di un dipinto, di una scultura, di un video, di una fotografia) coinvolge anche uno spostamento di atomi? Secondo Bohr, “quando si arriva agli atomi, il linguaggio va utilizzato come avviene in poesia. Al poeta,...

Due mostre a Venezia / Jacques Henri Lartigue e Henri Cartier-Bresson

A Venezia sono attualmente in corso due importanti mostre: Le Grand Jeu di Henri Cartier-Bresson e L’invenzione della felicità di Jacques Henri Lartigue. Poco distanti l’una dall’altra, offrono la possibilità di confrontare due modi completamente diversi di concepire la fotografia. Per Cartier-Bresson è vivere nel turbine degli eventi, per Lartigue vuol dire stare fuori dal tempo e vivere nel suo mondo dorato. Entrambi, tuttavia, sono uniti da un’irrefrenabile “pulsione fotografica”. “Io non ho mai mostrato le mie fotografie, salvo ai miei amici e familiari. Del resto è per loro e per me che le facevo, per gioco”: è questo il manifesto di Jacques Henri Lartigue, riproposto su una parete della casa dei Tre Oci, dove è in corso una mostra monografica. Anche la firma è giocosa, dopo l’ultima...

Antropocene / Il superorganismo stupido

Saul Bass, illustratore americano, inventore di geniali poster cinematografici e di inconfondibili titoli di testa per Preminger, Wilder, Hitchcock e Kubrik, diresse tra il 1973 e il 1974 il suo unico lungometraggio, all’origine di un mio indelebile trauma infantile e forse della predilezione per certi temi che avrei sviluppato quarant’anni dopo. Il film si intitola Phase IV, in italiano Fase quarta: distruzione Terra. Leggendo Il superorganismo di Bert Hölldobler e Edward Wilson (vedi su doppiozero l’articolo di Marco Belpoliti, Le origini profonde delle società umane) e avendo lottato durante il lockdown contro un’inquietante invasione di formiche, convinto poi che la vera apocalisse sarà guidata dagli insetti, per la prima volta da allora ho deciso di rivedere questa pellicola...

Io e l’asino mio / I Crepax: ritratto di una tribù

È quasi inevitabile che Io e l’asino mio. Storie dei Crepax (Bompiani, 18 euro), a firma di Valentina Crepax, abbia in copertina la Valentina dello zio Guido Crepax. Eppure, mentre lo leggevo, mi tornava in mente la copertina francese de La vita, istruzioni per l’uso di George Perec: la facciata in trasparenza di una grande casa di cui si rivela la vita nascosta e al tempo stesso collegata tra gli appartamenti ai diversi piani. La vita comunitaria dei Crepax, una grande casa sempre aperta a tutti, è il tema di questo libro – ma l’effetto è più quello di un numero speciale del ‘Linus’ di Giovanni Gandini – che Valentina ha dedicato alle storie della sua famiglia. Una famiglia allargata che comprende la nonna, i figli Franco, fortunato discografico cresciuto con Nanni Ricordi, e Guido,...

22 settembre 1970 - 22 settembre 2020 / Il partigiano Pietro Chiodi

Pietro Chiodi (1915-1970), filosofo e partigiano, ha legato il suo nome all’esistenzialismo in Italia, agli studi e alle traduzioni di Kant, di Sartre e di Heidegger. A lui si deve, oltre alla sistemazione definitiva della complessa terminologia heideggeriana, molto della ricezione del filosofo tedesco che ha permesso di leggerne il pensiero “da sinistra”, inaugurando una fortunata stagione teorica in Italia. Nicola Abbagnano, amico e interprete dell'esistenzialismo positivo, nel ricordo pubblicato il giorno dopo la morte di Chiodi, ha scritto che «fu filosofo per la stessa ragione per cui fu partigiano. Si trattava di realizzare con mezzi diversi uno stesso scopo, quello di contribuire ad emancipare l’individuo e ad affermarne in modo completo l’umanità».   Una immagine di Chiodi,...

Costanti / Adorno e il nuovo radicalismo di destra

La ragione principale per cui Aspetti del nuovo radicalismo di destra vale la pena di essere letto non sta nella supposta preveggenza di Theodor Wiesengrund Adorno o in chissà quale ‘attualità’ spicciola del suo pensiero politico. La sua forza sta nel visualizzare un elemento che percorre il senso della politica e con cui la Germania, ma certo non solo essa, ha dovuto fare i conti prima, durante e anche dopo la Seconda Guerra Mondiale: Adorno lo chiama il demonico. Non lo dice espressamente, ma usando questo concetto come decisivo della sua diagnosi sui risorgenti movimenti di destra in Germania mobilita una categoria goethiana. Si tratta del dubbio che dietro alle costruzioni razionali, per esempio il problem solving razional-strumentale che si adopera nella politica o in economia e...

Diario americano / Il nostro inverno nucleare

Da settimane in New Mexico è una pioggia di uccelli migratori. Li raccolgono a migliaia lungo i sentieri, nei parcheggi, sulla soglia di casa. Rondini, merli, passeri, bluebirds – morti di fame e sfinimento. È una delle storie più amare e più politiche di questi giorni. Una tragedia naturale figlia dell’emergenza climatica che sta devastando gli Stati Uniti su un doppio fronte – il fuoco sulla West Coast e gli uragani a Sud. Il futuro dell’America si gioca qui, prima ancora che negli equilibri della Corte suprema stravolti dalla scomparsa di Ruth Bader Ginsburg. È la differenza fra la vita e la morte. L’acqua e la sete. Il raccolto e la carestia.  La strage dei migratori racconta quest’alternativa. È stata la furia degli incendi a scacciarli dalle eterne rotte che dall’Alaska e dal...

Occhiapalla e Pelatino / Hwang Sŏk-Yŏng, Tutte le cose della nostra vita

Nella Corea post-industrializzazione c’è una categoria di persone che vivono ai margini della nuova ricchezza che coinvolge il paese; sono poveri che hanno trovato il modo di sostenersi lavorando ai piedi di una discarica ironicamente denominata Isola Fiorita: sono donne, uomini, anziani ma anche bambini che ogni giorno selezionano le enormi quantità di rifiuti prodotti dal resto della città alla ricerca di qualcosa di valore da poter poi usare come merce di scambio. Non escono quasi mai da Isola Fiorita: il loro odore penetrante li identifica subito come abitanti della discarica, e come tali non sono bene accetti in città.   A Isola Fiorita le regole che tengono insieme la vita comunitaria sono come sospese, o comunque possiedono una validità molto relativa: i bambini vanno a scuola...