In primo piano

Giorgio Fabre / Il censore e l'editore. Mussolini, i libri, Mondadori

Parlare per quasi 500 pagine del poderoso dispositivo censorio installato da Benito Mussolini negli anni Trenta potrebbe sembrare un inutile passatempo storico-filologico, se non si tiene conto di due aspetti.  In primo luogo assistiamo oggi a un revival della censura in quasi tutti gli angoli del globo: un paradosso, dopo la caduta del Muro e la diffusione planetaria della rete. Le varie demokrature del pianeta – anche in Europa – ritengono la censura un attrezzo irrinunciabile. Gli archivi di siti come Freedom House, Freemuse o Index in Censorship mostrano come le abituali forme di censura si stiano intrecciando con quelle algoritmiche degli "editori globali" come Google o Facebook e con i wall, i muri digitali di governi come quello cinese, russo o iraniano. Il secondo elemento...

Da oggi fino a domenica, ad Ancona, Kum! / Cristo e Dioniso. Passione e risurrezione

Si presenta qui un’anticipazione dell’intervento previsto per il festival KUM! di Ancona nelle giornate del 19, 20, 21 ottobre 2018. Qui il programma completo del festival.   Furio Jesi e il suo “maestro”, Kàroly Kerényi, pur nelle loro divergenze anche aspre, sarebbero stati d’accordo nel sostenere che l’essenza del mito è oramai inattingibile, e che al suo posto possiamo solo vedere i modi di composizione dei “materiali mitologici”, con cui invece riusciamo ad avere un contatto diretto. Pur non sapendo dire se questi materiali rimandino davvero alla genuinità, all’effettiva esistenza di un mito originale che li produrrebbe, possiamo senz’altro constatare che essi hanno un impatto, una risonanza nella nostra esistenza. Se il mito ci è precluso, ciò che resta del mito si offre...

Dal trailer al film / Godard. Tableaux, Films, Textes

Si potrebbe dire che un trailer ha sempre davanti a sé la possibilità di scegliere tra due modalità. La prima ha a che fare con l'essere il film attraverso un montaggio narrativo che ne riporta spezzoni in modo coerente e comprensibile, e principalmente neutrale; la seconda – più rara e variamente declinata – è presentare il film, ponendosi come suo commento esterno. Sono scelte inversamente proporzionali: laddove c'è il film che parla da sé c'è meno spazio per qualcuno che parli al posto suo. Nel caso in questione riesce ad essere entrambe le cose, e vediamo perché.   https://www.youtube.com/watch?v=4wwyXcdMJzo   Nel trailer di Le livre d'image sembra esserci tutto, tranne proprio quelle immagini che si suppone andremo a vedere. Musiche off, voci fuori campo che annunciano l'...

Flash alcolic e cicchetti / Storie di ubriachezza

Sono milioni gli individui che soprattutto verso sera entrano in un clima interiore fatto di ansia diffusa e aspettative strane, non ben definite, qualcosa che ha a che fare con la pulsione alla fuga, con il desiderio di evasione, di liberazione. C’è in loro un certo nervosismo. Ma tutto si placa, verso sera, quando appare una qualunque forma fenomenica del noumeno alcolico, dal prosecco al gin-martini… L’alcol sembra l’approdo, e l’alcol era il manque che innervosiva. E tutto subito si colora di serenità, ogni cosa appare ancora sopportabile, ancora possibile; si concepiscono nuovi desideri, viene una rinnovata, magari strampalata, progettualità, una sostanziale voglia di continuare a vivere. Oppure, nella variante gaia, per così dire, il flash alcolico del cicchetto stabilizza e...

Short Theatre / Per un teatro minore – Babilonia Teatri

“Ma quanto se la tira questa!” mormora sordamente la solita signora seduta accanto a me, qui in versione alternativa e indianeggiante (siamo a Short Theatre, santuario romano del teatro contemporaneo), la stessa che, alla fine di Calcinculo di Babilonia Teatri, urlerà a squarciagola “bravi, bravi!” con le braccia protese in un applauso pieno di fervida riconoscenza: all’inizio di ogni incanto c’è sempre un principio di avvelenamento, un lieve sentore di irritazione, e non è sempre facile stabilire se si tratti di quella particolare irritazione che, diceva Ortega y Gasset, “si rivolge immediatamente contro l’artista per rimbalzare però contro chi la prova, lasciandolo inquieto nei confronti di sé medesimo”.  Ma la signora che da anni frequenta i miei tentativi di recensire spettacoli...

Il mestiere di progettare / Allestire un libro, leggere una mostra

È uscito un libro strano e speciale. Si chiama Con mano che vede e lo ha scritto un artista, Claudio Ballestracci, progettista di opere, allestimenti, musei, sculture pubbliche che spesso hanno il loro innesco poetico – non è un caso – in vecchi magazzini, cumuli di scarti, luoghi in cui nessuno più mette piede da anni. Cascami di un mondo finito, o forse solo assopito, che ha interesse a far tornare in vita solo in virtù della sua eloquenza contemporanea: non assecondando operazioni nostalgiche, ma generando atti di ri-immaginazione, di ri-cognizione di un tempo e di un luogo.  Siamo per lo più, ma non esclusivamente, in Romagna, territorio di adozione dell’artista, intessuto delle tracce di un passato recente che parla di colonie estive, pensioni con nomi femminili, spiagge cariche...

Evoluzione mediale e comportamenti sociali / Il regno dell'uroboro

Viviamo online in modo paradossale. Non è mai esista una tale abbondanza di informazioni a rendere più trasparente il mondo, eppure molti dei processi algoritmici che governano Internet e i social media sono tutt’altro che trasparenti e rendono oscuro come diventi visibile ciò che vediamo. Online possiamo esercitare gradi elevati di controllo sul nostro racconto quotidiano, scegliendo le immagini e le parole con cui presentarci e decidendo con chi condividerli ed entrare in relazione; ma questi stessi contenuti diventano uno strumento di controllo nei nostri confronti da parte degli Stati (la lezione di Snowden è sempre attuale) e delle piattaforme che li trasformano in dati da mettere in relazione a fini di sorveglianza e predittivi.   Al centro di questo scenario c’è l’ambivalenza...

Letto in un’altra lingua / Sammy Gronemann, Tohuwabohu

Tohuwabohu (Caos) – I ed. 1920, ed. consultate: Reclam, Stuttgart 2000, pp. 378 – è il primo romanzo di Sammy (Samuel) Gronemann, drammaturgo, avvocato e giurista ebreo, nato a Strasburg, allora est della Germania, in una famiglia ortodossa in cui fu educato nell’amore per il popolo ebraico e nell’interesse per la difesa della condizione giuridica degli ebrei.   Germania, anni Venti    A Borytschev, appena fuori dalla sinagoga, un giovane studente di una scuola talmudica, Jossel, incontra giusto al di là dell’Eruv la giovane Chana Weinstein seduta su una panchina. La ragazza sta leggendo il Faust di Goethe, e Jossel si avvicina per farle notare che sta “contravvenendo al comandamento” tenendo fra le mani quel libro oltre il confine che “terminava qualche passo più in là, e...

Carnet geoanarchico | 5 / Due Geoanarchici a piedi

Barranquilla, 1855. Un francese magro, dagli occhi chiarissimi, si reca al porto e cerca un’imbarcazione per Pueblo Viejo, un villaggio ai piedi della Sierra Nevada di Santa Marta, in quella che un tempo era chiamata Nuova Granada e che oggi è la Colombia. La linea blu delle montagne è il luogo che il giovane uomo ha scelto come patria. Dopo un soggiorno di qualche anno alla Nouvelle Orleans, nella piantagione di un connazionale, dopo aver accumulato stanchezza per il lavoro di precettore e disgusto per la schiavitù, ha deciso di cambiare vita, di tentare la fortuna in America Latina, nel desiderio di fondare una propria azienda agricola, senza schiavi, senza padroni. Non è ancora una delle comunità utopiche e libertarie che fioccheranno di lì a qualche anno verso la fine dell’Ottocento...