In primo piano

Nancy K. Miller : genealogie femministe / Le mie amiche geniali

«Finché continuerò a scrivere delle mie amiche, è come se riuscissi a trattenerle in vita, e trattenendo loro in vita, è come se anche io restassi viva insieme a loro. Continuiamo le nostre conversazioni, anche se forse sono io a parlare di più». Così Nancy K. Miller spiega la nascita del suo ultimo saggio, My Brilliant Friends. Our Lives in Feminism, uscito per la prestigiosa Columbia University Press: un libro vivace, ma toccante al tempo stesso, tra le cui pagine Miller convoca le amiche di una vita, ora tutte scomparse. Carolyn Heilbrun, Naomi Schor, Diane Middlebrook. Grandi intellettuali, scrittrici, accademiche, ma prima ancora donne, l’una inciampata nella vita dell’altra. Si tratta di donne tra loro differenti, ognuna con il proprio carisma e sensibilità; qualcosa che le accomuna...

Femminismo e crisi della modernità / Soggetto nomade

La mostra “Soggetto nomade”, composta da più di cento immagini, a cura di Cristiana Perrella e Elena Magini inizia proprio nel momento in cui si intuisce che ogni immagine è un luogo di sosta temporanea e per questo ogni immagine deve essere liberata dalla sua natura sedentaria. Rosi Braidotti, a cui si sono ispirate le curatrici, essa stessa nomade e poliglotta, nell’introduzione alla sua raccolta di saggi intitolata proprio Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità (Donzelli, 1995) riassume così l’essenza del suo lavoro: “in esso si susseguono una serie di traduzioni, spostamenti, adattamenti a condizioni in continuo mutamento. Per dirla in altri termini, quel nomadismo che sostengo come opzione teorica si rivela essere anche una condizione esistenziale”. E inoltre: “il...

La più grande conquista matematica del secolo / Perfect rigor. Storia di un genio

L’11 novembre 2002 fu postato nella sezione di geometria differenziale di arXiv – l’archivio elettronico che dall’inizio degli anni ‘90 raccoglie la maggior parte degli e-print di fisica, matematica, informatica, astronomia e altre scienze “dure” – un articolo di 39 pagine dal titolo enigmatico, almeno per i profani: The entropy formula for the Ricci flow and its geometric applications. L’abstract, sobrio e tecnico com’è nello stile di questo genere di testi, ma in stile discorsivo e senza formule, si chiudeva con un’affermazione a sorpresa: “si fornisce […] l’abbozzo di una ‘dimostrazione eclettica’” della congettura di geometrizzazione di Thurston. Il risultato annunciato si presentava tanto più clamoroso per il fatto che, com’era noto agli addetti ai lavori, la validità della...

Tutto ha una fine. Solo la salsiccia ne ha due / Thomas Macho. Il maiale

“Tutto ha una fine. Solo la salsiccia ne ha due” recita un detto tedesco. L’equivalente di “povero Cristo”, in tedesco, è “armes Schwein”, letteralmente “povero porco”. “Andare a fare festa” è “Die Sau rauslassen”, ossia “rilasciare la scrofa”. E l’elenco di detti che coinvolgono il maiale potrebbe continuare, rendendo sempre più evidente il legame tra cultura tedesca e maiale, l’animale più mangiato in Germania. Ma è una peculiarità solo del mondo germanofono (in Austria negli anni ‘30 del secolo scorso si cantavano canzonette dedicate al Wiener Schnitzel, la versione originale, XXL, della cotoletta alla milanese) o il maiale è un animale che, con la sua presenza – a volte discreta, a volte inquietante – attraversa tutta la storia della cultura occidentale (e non solo)? È quest’ultima...

Francesca Mandelli: educazione e potere / La culla degli obbedienti

“Forse la verità più straordinaria dell’età moderna è che certi tipi di tecnologia avanzano in modo non lineare, ma su curve esponenziali […] Ogni anno una parte sempre più ampia del mondo della tecnica viene risucchiata in queste curve esponenziali. A grandi linee ciò significa che ogni anno vede più innovazione rispetto a tutti gli anni messi prima insieme”, ha scritto Paolo Benanti in un piccolo ma denso saggio (Oracoli, p. 9).   La crescita della governance algoritmica pone sfide inedite e drammatiche: l’algocrazia, cioè la pervasiva ma invisibile presenza di intelligenze artificiali che regolano e organizzano massicce fette del nostro vivere quotidiano, richiede una riflessione concettuale ed etica in grado di evitare il peggiore dei futuri distopici. Richiede, anche, ovviamente...

Enrico Palandri / Verso l’infinito di Giacomo Leopardi

A duecento anni dalla stesura dell’Infinito, Enrico Palandri dedica a Giacomo Leopardi un omaggio appassionato, il saggio narrativo Verso l’inifinito, edito da Bompiani nella collana «Passaggi». Palandri ha esordito nel 1979 a vent’anni con Boccalone, un romanzo scritto quando era uno studente dell’università di Bologna negli anni caldi delle lotte politiche, tracciando il ritratto di una generazione. Oggi Palandri ha sessant’anni, molti libri importanti al suo attivo e tre figli, tutti in età di studi superiori e universitari: leggendo questo scritto, tenuto in equilibrio perfetto tra il racconto, lo studio di documenti e il saggio filosofico, dedicato a un poeta che si può definire come il più classico e il più irregolare della letteratura italiana, si ha l’impressione che il suo autore...

Addii / Bruno Ganz: recitare l'utopia

Bruno Ganz con le ali, sopra Berlino. O con i baffetti corti, alla Hitler. Con un recente barbone bianco. Queste sono le immagini che forse rimarranno negli occhi di chi ha appreso, ieri mattina, della morte dell’attore svizzero, reso popolare dal cinema ma nato nella fatica dialogica del teatro, tra i sogni di un’epoca che sembra ormai lontana. Giovane, vestito tutto di nero, si vede nella parte del dottore in uno dei drammi urticanti di Thomas Bernhard, L’ignorante e il folle, che si svolge nella prima parte nel camerino di una cantante che interpreta la mozartiana Regina della notte, pronto a lanciarsi in lunghe tirate con lo stile dell’ossessivo squarciante autore austriaco sulla differenza delle personalità artistiche rispetto agli altri esseri umani, continuamente sospese tra la...

Speciale Grande guerra / Quando gli africani morivano per la patria (europea)

Il 4 novembre 1918 l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra, gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe?  Concludiamo oggi, con le parole di Carlo Greppi e le immagini di Alessandro Camillo, una serie di interventi di storici, scrittori e studiosi con cui abbiamo cercato di ricostruire l'impatto del primo...

Ritornare / Mario Benedetti, Impalcature

Il ritorno, nell’arco del viaggio dell’eroe, così come lo ha fissato il mitologo americano Joseph Campell (poggiando su Propp, riallacciandosi a Jung) è uno dei momenti più difficili del percorso. Chi torna fatica a riconoscere il mondo da cui era partito – i suoi luoghi, le sue abitudini, le voci e i gesti di chi è rimasto: perché, tanto quanto quel mondo è mutato durante il tempo della sua assenza, così lui stesso si è trasfigurato nell’essere e nello sguardo. L’esempio più banale e però più archetipico è quello di Odisseo che, giunto a Itaca dopo vent’anni, da un lato non viene riconosciuto se non dal suo cane (l’animale pare essere l’unico in grado di annusare l’essenza, quello che c’è di immutato), e che dall’altro non riconosce: trova la propria casa ostile, diversa, invasa. Una...

Il colore della pelle delle razze umane / Perché non esistono uomini verdi o blu?

Non ho mai pensato seriamente che i cinesi fossero gialli, cioè: sì, l'ho pensato da sempre, così come noi siamo bianchi. Per i neri non ci sono dubbi: qualcuno di veramente nero l'ho incontrato, lo si usa nei negozi delle firme internazionali; mia figlia è sobbalzata quando si è mosso e abbiamo riso tutti e tre. Di rossi invece non ne ho mai visti, però i pellerossa si dovranno pur chiamare così per un qualche motivo... Qualcuno deve avercelo raccontato; ricordo vagamente una lezione alle elementari. Lo schema dei quattro colori, bianco, nero, rosso e giallo come caratteristica delle quattro razze che compongono l'umanità non è invero così preciso e definito da sempre, come voleva far credere l'incipit del primo numero della rivista quindicinale "La difesa della razza" del 5 agosto 1938...

Insegnamento e ricerca scientifica / Università

L’università è un’istituzione che ha una storia secolare alle spalle e che svolge delle funzioni fondamentali in tutte le società moderne. La sua versione europea contemporanea deriva principalmente da quel modello formativo che è stato messo a punto a Berlino durante l’Ottocento da Wilhelm von Humboldt. Secondo tale modello, l’università deve caratterizzarsi per lo svolgimento di un ruolo che, grazie alla produzione di un sapere nuovo, originale e sviluppato criticamente, possa consentirle di contribuire alla formazione di soggettività libere, autonome e sicure di sé. Vale a dire alla formazione di individui in grado di andare a costituire i futuri ceti dirigenti della nazione. È evidente che la progressiva diffusione nella società di una condizione di benessere socioeconomico ha...

Sherazade, le biografie di Freud / Ingannare la morte

Nell'ultimo numero dell'annata 2018, l'International Journal of Psychoanalysis dà notizia della pubblicazione in Germania nel 2017, a cura di Gertie F. Bögels, del prezioso carteggio contenente le lettere inviate da Freud dal 1921 al 1939 a Jeanne Lampl de Groot, dapprima giovanissima candidata all'analisi (che iniziò a Vienna nel 1923) e poi figura di spicco della psicoanalisi internazionale. con cui Freud mantenne un rapporto di amicizia, esteso anche alle famiglie, molto intenso e diretto, nato da stima e simpatia immediate.  Nei prossimi mesi, sempre in Germania, uscirà un'opera, dal titolo Sigmund Freud:Seine Persönlichkeit und seine Wirkung, scritta da Erich Fromm nel 1959, tradotta in Italia da Newton Compton nel 1972 col titolo La missione di Sigmund Freud. Analisi della sua...

“Il corriere-The Mule” / Clint, il colpevole

La battuta migliore del nuovo film di Eastwood, Il corriere - The mule, è nel finale, ed è secca e convinta: "Colpevole". Così si dichiara davanti al tribunale che lo sta giudicando. Interrompe anche l'arringa del suo difensore per farla corta, e forse avrebbe dovuto usare la stessa forbice anche nel corso del film, che alla fine risulta contradditorio e un po' squilibrato nella scrittura.  Il giorno in cui cartelli di messicani malavitosi, mafie e ‘ndranghete, e anche agenti speciali, spariranno dalle sceneggiature si scoprirà che il cinema sentiva il bisogno di liberarsi di queste stupide catene narrative. Ma se gli spacciatori internazionali, con tutto il contorno, risultano stereotipati e banali, lo stesso non si può dire di Eastwood, che portando con grande dignità la sua età...

Su Sogni e favole di Emanuele Trevi / L'uso dell'arte

Emanuele Trevi è uno scrittore vivente. L’affermazione, nella sua perentorietà, dispiacerà a Trevi, lucido indagatore del rovescio di inesistenza di tutto ciò che fa professione di esistere, della sostanziale inconsistenza di quanto ci ostiniamo a chiamare realtà. Ma è proprio per questo che Trevi è uno scrittore vivente, uno dei pochissimi: perché usa la scrittura come una pietra d’inciampo, come un anti-analgesico che costringe chi legge a fare i conti con il fatto abbastanza stupefacente di esistere, e di esistere dentro un impasto compatto di immaginazioni e filamenti organici, sublime bellezza e disperante miseria, spiritualità e biologia.  Diversamente dalla maggioranza degli scrittori e delle scrittrici, che assumono l’invenzione come un dato di fatto, le storie come qualcosa...

Nuovi contenuti / Bilancio della memoria

“Ascoltando, infatti, i gridi d’allegria che salgono dalla città (si tratta dei sopravvissuti della città di Orano che stanno festeggiando la fine di un’epidemia di peste – n.d.r.) Rieux ricordava che quell’allegria era sempre minacciata. Sapeva quello che ignorava la folla, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine d’anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valige, nei fazzoletti e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice.”   Qui termina il romanzo La peste del filosofo e scrittore Albert Camus (1913-1960), che...

A 50 anni da Je t’aime… moi non plus / Il piacere fu donna (ma il dispiacere restò degli uomini)

Diciamo la verità: da un genere musicale che ha esortato al sesso fin da quando stava in fasce ci si poteva francamente aspettare di più. L’orgasmo di Robert Plant in Whole lotta love degli Zeppelin non era male, ma la sua repentinità e la cornice esoterica dentro cui si compì poteva insinuare il sospetto che il rock fosse più incline a infliggere sevizia che non a suscitare piacere. The great gig in the sky dei Pink Floyd era l’ideale se volevi attirare l’attenzione dei vicini, ma in quell’estasi astronomica c’era già, in nuce, lo stordimento del new age e il sesso tantrico a beneficio di una civiltà orfana di liturgie (le candele, l’incenso, gli abbracci di luce). Quanto a Orgasm (a.k.a. Poem) di Prince, il primo istinto è sempre stato quello di abbassare il volume e aprire a caso una...

(Amor sacro amor profano) / Baciare

Ho conservato a lungo un’immagine inquietante, almeno per la sensibilità di un bambino. Un’immagine indiretta, che devo a mia madre – nel suo essere stata a sua volta bambina – e alla memoria collettiva ricevuta dai nonni di lei.  Quattro generazioni fa dunque, che sono solo un “amen” nella storia, e si arriva ai primi anni del Novecento. Sugli Appennini equivale a fare un salto nel tempo di secoli. Quell’immagine aveva nome biascin, vale a dire la consuetudine oggi inimmaginabile di masticare piccoli bocconi di carne prima di passarli al bambino da svezzare. Il passaggio finale avveniva con le mani, e prima e all’origine dei secoli doveva essere stato come fanno gli uccelli con i pulcini.  Per noi umani, è il lento sviluppo della mente attraverso il “confronto” con l’ambiente a...

Forsythe: vedere alla voce del verbo danzare / A Quiet Evening of Dance

A Quiet Evening of Dance di William Forsythe, andato in scena in prima nazionale al Teatro Grande di Brescia e poi al Teatro Valli di Reggio Emilia, è un capolavoro omogeneo, essenziale e dotato di grande trasparenza. La serata, composta da cinque brevi composizioni, tra cui figurano due nuove creazioni, ha un carattere introspettivo, intimo ma anche ironico che si concilia perfettamente con la capacità di pensare e scrivere la coreografia dell’artista americano nato a New York nel 1949.  La complessità cristallina dell’architettura dello spettacolo non è causa della riuscita della serata, ma un effetto che – pur nel suo essere direttamente, piacevolmente “scenico” – non corrisponde a un desiderio di ostentazione di un qualche tipo di sfarzo intrinseco. La drammaturgia della...

Desiderio / L’economia è psicologia o non è

Un articolo di Nicole Janigro su Doppiozero si intitola Quando l’economico è psichico. Non ho nulla da aggiungere al contenuto, che condivido in modo completo. Mi permetto solo una correzione al titolo. Quando l’economico è psichico sottintende che i fatti economici possano essere tutt’uno con quelli psicologici, oppure non esserlo. Penso si debba invece togliere il “quando” e affermare, semplicemente: L’economico è psichico. Anche più direttamente: L’economia è psicologia o non è. Il valore e il prezzo di un bene derivano dal fatto che lo desideriamo. E il desiderio – come ricordava Janigro – è un evento psichico. Lo studio dell’economia può esser diviso in due filoni: quello di Adam Smith che indica la via del libero mercato e quello di Karl Marx che propone un controllo statale dei...

Divagazioni filosofiche / Si può amare nonostante l’età?

Uno scrittore francese di discreto successo ma di poca eleganza, Yann Moix, ha recentemente sollevato un vespaio dichiarando che le donne dopo i 50 anni sarebbero “invisibili”, un modo obliquo per dire che non sono più interessanti per il genere maschile. Qualche anno fa, dal loro sottomarino giallo, i Beatles cantavano, con maggiore delicatezza, “When I get older, losing my hair/Will you still be sending me a Valentine?”. In fondo, Afrodite, uscendo dalla schiuma dei testicoli di Urano, è eternamente giovane. Sempre in Francia il tema è al centro del saggio appena uscito Eros capital (Flammarion, 2019) del filosofo belga François De Smet che si interroga sulla fine del modello romantico e il prevalere del capitalismo anche fra le lenzuola (do ut des). Il problema, tralasciando la banale...

Remo Ceserani / Curiosità sempre in viaggio

Davvero eccezionale, aperta nelle più varie direzioni, è stata la curiosità di Remo Ceserani: come stimolata dal carattere multiforme degli oggetti letterari, dal loro essere rivolti a toccare le più varie e contraddittorie dimensioni dell’umano, dell’essere nel mondo. Nel suo lungo lavoro, negli appassionati percorsi nei più diversi territori della letteratura, Remo ha sempre seguito il suo dispiegarsi in rapporto a tutti gli ambiti dell’esperienza, alle forme della realtà esterna, alle loro interpretazioni, ai modelli culturali e sociali, agli orizzonti epistemologici. Se la letteratura può di per sé aprirsi verso le più diverse modalità della vita, sia collettiva che individuale, se può confrontarsi con le più diverse articolazioni della cultura e dell’esistenza, lo studioso deve...

Trent'anni fa moriva Thomas Bernhard / Ogni cosa è ridicola se paragonata alla morte

Domenica 12 febbraio 1989 muore a 58 anni l’autore austriaco Thomas Bernhard. Una delle voci memorabili del secondo novecento europeo se ne va uccidendosi con una overdose di medicinali, arrendendosi così a quella malattia brutta, la sarcoidosi, che per quaranta anni lo ha torturato. La sua morte, nella casa di campagna di Ohlstorf, nei pressi di Gmunden, uno di quei villaggi di montagna dell’alta Austria che ricorda quelli da lui descritti, popolati da malvagi idioti, è comunicata, per sua espressa volontà, il 16 febbraio, a funerali avvenuti, da Peter Fabjan, il fratellastro, che ha assistito all’agonia finale. La sepoltura nel cimitero di Grinzing, nel quartiere viennese di Doebling, è impedita al pubblico. La radio austriaca ne dà notizia in modo lapidario. “Bernhard è morto in modo...