Fioriscono pietre

Sì, fin dai tempi delle fiabe e delle prime scoperte letterarie infantili la lettura è stata mio cibo e nutrimento, in senso quasi letterale: mangiavo con avidità gli angoli delle pagine dei miei libri, riconoscendo il sapore di ciascuno. Più tardi attraverso la scrittura ho cercato di assimilare, elaborare e ridare corpo alla sostanza rarefatta delle parole. E più tardi ancora, in età matura, una pratica quasi quotidiana di ascolto e dialogo mi ha fatto assaporare la materialità, quasi la fisicità dell’esperienza di pensiero. Forse è per questo che in un versetto di Isaia – “quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi” (Is 40,31) – ritrovo l’urgenza di mantenere aperto un orizzonte di speranza per i diseredati della terra; nella maschera dei potenti che raggirano i deboli vedo riprodotto il travestimento del Grande Inquisitore della leggenda e dei grandi ingannatori di tutti i tempi; in un verso di Robert Hayden ritrovo la necessità disperata di salvare la bellezza anche nel fango e nel niente dei nostri giorni: “Non i girasoli, e nemmeno le rose crescono qui, ma pietre, nella sabbia ornamentale. E fioriscono”.

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