Paesaggio

In uno dei tanti posti belli d’Italia, fine giugno, metà mattina, tra i tavolini del dehors di un baretto sotto la torre di un castello medievale, aria frizzantina, sole smagliante, panorama di colline e vigneti pettinati (come li chiamava Andrea Zanzotto, uno di qui), due vecchi arrivano alla meta col fiato lungo. Almeno settantacinque anni per ciascuno. Si accomodano: leggono il giornale. Io un po’ più in là, siamo solo noi tre. Le loro voci sono sommesse, il paesaggio (zanzottiano) forse agisce come le fontanine che usano in certi locali del Medio Oriente, per stabilire, con il loro zampillo lieve, la soglia eticamente invalicabile del volume delle conversazioni. Comincia lui con la prima pagina, in ottimo italiano lancia la notizia (un noto industriale si è ucciso sommerso dai debiti) e un primo commento approssimativo, ma poi subito affina l’analisi, introduce elementi per una discussione. Lei lascia dire e poi avanza una sua lettura del caso, altri elementi di riflessione. Poi lui passa ad altro, pausa. Altra notizia, “la povera Grecia”, e lei parte in un peana per gli eroici economisti greci. Si continua con la Scuola (“martoriata”), e qui gli interventi si incrociano ma sempre con un preciso senso di rispetto, prima uno e poi l’altra e l’altra e poi l’uno. C’è una piccola perturbazione in quel cielo sereno provocata dallo scalpiccio sul ghiaino della cameriera: sbrigano la questione rapidamente: “Il solito, per favore”. Sotto con “La dieta mediterranea” e quella pasta di ieri sera che in effetti era piuttosto pesante; ma non è vero, era senza condimenti, aveva solo verdure; eppure mi ha creato difficoltà stanotte. E la cultura: sai il libro che ho letto l’anno scorso, Giuda di Amos Oz…

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