Placebo

Magari sono malato, ma se non leggo io non dormo. Se non dormo, finisce che sto male. Siccome ci tengo alla mia salute, allora leggo. Sono 50'anni che va così. Ormai ho questa coazione, che se non la rispetto a sera gli occhi si chiudono, la bocca si spalanca fin quasi a mandare fuori sesto le mascelle, ma se la testa non è piena anche di cose che ho letto (e di spazio lì ce n'è, figurarsi!), il sonno non arriva. Dal fondo del vuoto una voce mi rimprovera: lazzarone! C'ho il super io bibliotecario. Non è che lo faccia per la cultura, per senso civile o altro, tutte cose degnissime, per carità... però quelle vengono dopo. Prima deve piacermi quello che faccio, che non significa sempre senza sforzo o pena, così anche il resto viene più efficace, suona meno falso. È che altrimenti mi sembra di non aver vissuto. Di non aver messo in atto, consumato, tutte le forze della giornata. Uno spreco. Che sia anche un surrogato? Certo! Il sostituto di qualche altro sostituto. Di sicuro però non lo è di una vita che non ci sarebbe, o sarebbe altrove: quando leggo, vivo (mica si è morti, se si legge); e mi sembra di vivere di più, poi, per avere letto.

Marcel Broodthaers, Cabinet blanc et table blanche, 1965

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