La vedovella parlante

Raccontiamo insieme le fontanelle d'Italia

È vecchia, color verde polvere, un po’ scrostata, sul fianco ha un quadrato di carta bianca. Un appello per un gatto che non si trova più, per una casa? O in favore dell’acqua pubblica…

Forse la fontanella lo ha generato spontaneamente, quell’appello discreto come lei.

Se ne sta in disparte ai bordi del viale sul corso Indipendenza, chissà da quanto, in questo periodo è mezza coperta da una quinta di manifesti elettorali, nuovi e già più vecchi di lei. La vedo nel riquadro della finestra mentre lavoro, quando alzo gli occhi. Raramente sola, a disposizione sempre. Al mattino presto, per non disturbare e non essere disturbati, sono i barboni del viale che vanno a lavarsi, poi è un ragazzino che le piomba addosso in frenata e beve sporgendosi dalla bicicletta o dalla moto, poi una madre che lava le mani al suo bambino, un vecchio che si rinfresca la fronte, un piccione e un cane che si contendono la vasca. Lei fa il suo dovere, ferma, di tutti e di nessuno. Non le importa sapere chi siano quelli che si avvicinano, di quale paese, di quale pianeta, e verso dove rotolino. Si dà da fare senza domande, senza lusinghe, senza premio e tanto meno guadagno. Non si aspetta di essere ringraziata, ma lasciata in pace, questo sì. Dal suo quadrato di carta non lo grida, non è il suo modo, ma quello che le esce dalla bocca è trasparente come l’acqua: giù le mani, privati, via, circolare! Basta tendere l’orecchio e si sente anche a distanza con i vetri chiusi.

Gli ippocastani compunti approvano.

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