Pedalando verso casa

Raccontiamo insieme le fontanelle d'Italia

Le fontanelle rappresentano in questa storia le tappe di un faticoso ritorno a casa.

Siamo sulla bellissima pista ciclabile della valle Seriana, che in poco più di trenta km collega Bergamo a Clusone. Racconto l’ultimo tratto, quello con le pendenze più significative, perlomeno per le gambe di un cinquantacinquenne che deve riportare a casa i suoi 75 kg. Già, perché il cittadino di Bergamo che percorre la ciclabile, quando torna a casa si ritrova in discesa; per noi dell’Altopiano, invece, il ritorno coincide con la salita…

E in effetti, i primi otto km in discesa all’andata, verso il fiume, sono puro piacere: sui bordi erbosi della pista pascolano cavalli e qualche mucca, che osservano un po’ perplessi l’andirivieni dei pedalatori. Ti senti in armonia, le montagne d’intorno ti sorridono, le gambe girano che è una meraviglia. Poi arrivi sul fondovalle, il Serio scorre sulla tua sinistra, ti godi lo scroscio dell’acqua fra i massi, lo sentite? Arrivi alla fontanella fra Casnigo e Pontenossa (vedi foto 1), è in legno d’abete come tutte le altre, le producono in Alto Adige; ti abbeveri e riempi la borraccia, il sole sta calando, decidi di tornare.

 

Adesso il fiume ti accompagna sulla destra, i primi tre km sono in leggera salita, cominci a sentire la fatica, entri nel bosco, innesti il rapporto dell’anziano, l’ascesa si fa dura, tutto appare un po’ meno bucolico. Ai piedi dell’ultimo strappo, la seconda fermata, (vedi foto 2). Qui un tempo passava la ferrovia, sei sotto la vecchia stazioncina di Ponte Selva abbandonata ormai da più di quarant’anni: sulla lamiera che protegge il passante dai calcinacci in caduta libera, la scritta AMORE=BIRRA=RAZZA=STERMINIO ti rammenta ogni volta che anche fra i boschi non c’è salvezza.

 

Ti rimetti in sella, sai che adesso ti tocca soffrire un po’; incroci le occhiate dei soliti cavalli, si direbbero ironiche e iniziano ad irritarti. Qui da noi, d’altronde, è sempre così: uomini e animali convivono e si osservano come un tempo, a volte ci vuole pazienza.

Superato il bosco, ti affacci sull’Altopiano, le gambe vanno ancora ma il motore -sei alle prime uscite- emette qualche gemito. Negli ultimi rettilinei incroci giovani donne al trotto, leggere e variopinte, qualcuna ti saluta ma non riesci mai a rispondere col vigore che vorresti, si tratta più che altro di darsi un contegno. L’ultimo km è il più familiare e ti concentri su tutta quell’abbondanza: laggiù fanno salami buonissimi, più in là ti sei procurato per Pasqua un capretto da applausi. E nel ricordo dell’accoglienza festosa di quel piatto, guadagni l’ultima fontanella (vedi foto 3): fine corsa, hai già in vista le abitazioni dei vicini di casa. Che bello.

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