Aziende camorristiche e clerici bigotti

Pubblichiamo un estratto dal nuovo libro di Stefano Bartezzaghi, Dando buca a Godot. Giochi insonni di personaggi in cerca d’aurore, Einaudi Stile Libero Extra, da oggi in libreria.

 


                                             


 

Nome del gioco: Anagramma politico.

 

Meccanismo: Si dispongono le lettere del nome-e-cognome (senza tralasciarne, aggiungerne o sostituirne alcuna) di un personaggio politico cercando di costruire una nuova frase, pertinente alla sua personalità.

 

Esempio: Giovanna Melandri = Madonna virginale.

 

Da quando lo si gioca e dove: I primi anagrammi noti risalgono al III secolo a.C., Alessandria d’Egitto, periodo ellenistico. I soggetti sarebbero il re Tolomeo Filadelfo e la regina Arsinoe, l’autore sarebbe il poeta di corte Licofrone. Altri anagrammi di nomi di sovrani (o di donne amate) risalgono al periodo manierista e barocco. Dall’Ottocento il gioco viene almeno sporadicamente praticato sulla stampa periodica, specializzata in enigmistica o meno.

 

Perché i potenti: Dall’epoca di Tolomeo Filadelfo l’anagramma sembra attratto dal potere, in funzione innanzitutto encomiastica. Ai giorni nostri, Silvio Berlusconi ha diffuso l’anagramma “Silvio Berlusconi = L’unico boss virile”, di cui si è pubblicamente compiaciuto. Contro la vocazione adulatoria si è instaurata anche la tradizione dell’anagramma satirico, della cui eventuale tradizione meno recente non abbiamo tracce forse per ragioni di censura. Occasionali esercizi enigmistico-satirici si trovano in Pasquino e nel Belli (con l’anagramma: “Cardinali = Cani ladri”). Un bell’apice di violenza verbale si ha nell’anagramma del presidente francese “Vincent Auriol = Voilà, un crétin”.

In Italia l’anagramma politico valica gli stretti confini dell’enigmistica nel secondo dopoguerra. Un certo successo arrise all’esempio: “Amintore Fanfani = Affanni monetari”. Il piemontese Sandro Dorna ha compilato diversi libri con anagrammi a volte anche sferzanti, come quello la cui pubblicazione all’epoca denotava un certo coraggio: “Gianni Agnelli = Inganni legali”.

 

Cronache anagrammate

 

Un salto di qualità si è avuto nel 1993, quando per la prima volta un quotidiano italiano ha pubblicato nelle pagine dello “sfoglio” politico un articolo con anagrammi dei nomi dei politici (“La Stampa”, 21 aprile 1993). Erano gli ultimi giorni della Democrazia cristiana, che si sarebbe sciolta nel Partito popolare. L’articolo raccoglieva un anagramma che aveva preso a circolare in quei giorni in forma anonima; si è poi saputo che era opera di un giornalista, scrittore e attore di Ravenna, Franco Costantini: “Democrazia cristiana = azienda camorristica”.

Altri anagrammi provenienti da quell’articolo:

Mino Martinazzoli (scioglitore della Dc) = Nomi moralizzanti; nomi normalizzati.

Leoluca Orlando Cascio (pugnace sindaco di Palermo) = Anelo a l’accordo siculo.

Mariotto Segni (leader popolare, ma tentennante sull’opportunità e le modalità di una sua candidatura) = O tristo enigma!

Partito popolare = Rito protopapale.

Rocco Buttiglione = Un clerico bigotto.

 

Una settimana dopo, Carlo Azeglio Ciampi presentava il suo governo e “La Stampa” anagrammava i nomi di tutti i ministri, oltre a quello dello stesso premier:

Carlo Azeglio Ciampi = La Zecca poi migliora.

Antonio Maccanico (felpato grand commis) = Nominato, acconcia.

Beniamino Andreatta (economista divenuto ministro degli Esteri) = Danari, ambiente Nato.

Giovanni Conso (ministro della Giustizia, accusato di voler dare un colpo di spugna all’inchiesta Mani pulite) = “Non vi scagiono!”

Nicola Mancino (ministro dell’Interno, poi sospettato di trattative per fermare le stragi di mafia) = Calmo i cannoni.

Piero Barucci (ministro del Tesoro, in epoca di enorme debito pubblico) = C’è buco: ripari!

Raffaele Costa (ministro dei Trasporti, con fama di pun- tiglioso efficientista) = È stoffa alacre.

 

Nacque allora una tradizione di salutare ogni nuovo governo italiano anagrammandone i nomi dei componenti (tradizione che dal 2000 è passata su “la Repubblica”).

 

Segue un’antologia di questi anagrammi.

 

Quarto governo Berlusconi, 2008

 

Silvio Berlusconi = Ribellion su Visco.

Bossi, un re villico. Umberto Bossi = Sembro subíto.

Roberto Maroni = Bramo e ritorno.

Roberto Calderoli = Colorito re del bar.

Claudio Scajola (j =i) = Caudillo asiaco.

Franco Frattini = Offici tran-tran.

Altero Matteoli = Ami l’elettorato.

Giulio Tremonti = Torno: ligi e muti.

Gianfranco Rotondi = Dc fanno già ritorno?

Sandro Bondi = On S. B. ridonda.

Mara Carfagna = Franca, ma agra.

Maurizio Sacconi = Minuzia rocciosa.

Elio Vito = Io l’evito.

Angelino Alfano = La fola è inganno.

Ignazio La Russa = Saziarsi a lungo.

Andrea Ronchi = Arrechi danno.

Raffaele Fitto = Offerte fatali.

Giorgia Meloni (già responsabile dei giovani di estrema destra) = I germogli? A noi!

Renato Brunetta = Aberrante un tot.

Maria Stella Gelmini (orgogliosa del tunnel scientifico San Gottardo - Gran Sasso) = La galleria mi smentí.

 

Governo Monti, 2011

 

Mario Monti = Rimontiamo.

Corrado Passera = Spread: caso raro; Scarso ad operar.

Giampaolo Di Paola (già ammiraglio)= Dal molo, poi pagaia.

Anna Maria Cancellieri = Nera minaccia nell’aria.

Paola Severino = Opera l’evasion.

Giulio Terzi di Sant’Agata = La tradizione ti aggiusta.

Elsa Fornero = Farselo nero.

Francesco Profumo = Fu prof, ma concorse.

Lorenzo Ornaghi = Ha rigor, non zelo.

Renato Balduzzi = Rudezza, nobiltà.

Mario Catania = O amati aranci!

Corrado Clini = Dolci rancori.

Antonio Catricalà = Italia non accorta.

Enzo Moavero Milanesi = Ove è Mario M., innalzò sé.

Piero Gnudi = Dirige un po’.

Fabrizio Barca = A fabbricar ozi.

Piero Giarda = Rapido agire.

Andrea Riccardi = Eccidi da narrar.

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13 Novembre 2012