Fuori quadro

Un catalogo, una mostra

“Parte di una più ampia ricerca in corso, questa pubblicazione e gli eventi che la accompagnano – mostra, proiezioni e incontri – nascono dal desiderio di condividere con un pubblico allargato temi e spunti che non meritano di rimanere, come normalmente accade, all’interno della cornice universitaria. È a questa scelta che allude innanzitutto il titolo Fuori quadro, la volontà di uscire, di mostrarsi al di fuori dei “riquadri” istituzionali della cultura.”

 

Giaconia

 

Così scrivono Elio Grazioli, Barbara Grespi e Sara Damiani, che curano il Catalogo della Mostra Fuori quadro. Follia e creatività fra arte, cinema e archivio. L'esibizione si terrà tra il 7 e il 19 dicembre prossimi presso la Porta di Sant'Agostino di Bergamo. Là dove la città alta scende per includere, tra le mura venete, un convento agostiniano che forse aveva, intorno alla fine del secolo Sedici, una certa importanza per la medesima. Che, con Napoleone, diventa arsenale e viene sconsacrato. Proprio dentro al passaggio della Porta, sulla destra, salendo, si apre una porta che conduce ai locali dell'esibizione. Curatore della mostra è Elio Grazioli, importante critico d'arte e fotografia, tra l'altro componente del comitato editoriale di Doppiozero.

 

Giulia Zini, Urango Nervoso

 

Collabora all'allestimento l'Accademia Carrara di Belle Arti. Saranno presenti documentazioni cliniche e fotografiche provenienti dall'Archivio Psichiatrico di San Servolo, a Venezia, dove si è svolta, da parte di un gruppo di ricerca in psicologia dinamica dell'Università di Bergamo, un lavoro intorno alla storia delle forme dell'autismo, prima che esistesse la diagnosi di autismo, intorno a un patrimonio archivistico di circa 250 cartelle cliniche d'epoca – dalla seconda metà dell'Ottocento fino al 1940 – che furono scansionate e archiviate nel computer dell'Archivio veneziano. San Servolo, grazie al questo lavoro, possiede ora un notevole patrimonio di dati, disponibili al computer, per nuove ricerche.

 

Jorn St.

 

Oltre a ciò, l'elenco degli autori che esporranno è davvero notevole: da Paul McCarthy, influenzato dall'Azionismo viennese, all'Atelier dell'errore, guidato da Luca Santiago Mora, che da anni lavora nei contesti di Neuropsichiatria infantile, da Michael Paysden, allievo a Brighton di Jeff Keen, a Tarcisio Merati, Coccolone, artista schizofrenico maestro di Art Brut, da Uliano Lucas, fotografo di follia e movimenti di rivolta, a Ferdinando Scianna, vincitore del premio Nardar nel 1963, da Asger Jorn a Tim Webb, e molti altri ancora. Durante i giorni dell'esibizione verranno svolte iniziative artistiche, cinematografiche, presentazione di libri, performance.

 

Uliano Lucas

 

Si tratta di un lavoro che appartiene a un progetto di ricerca più ampio, diretto da Barbara Grespi, che insegna Cinema, fotografia e televisione presso l'Università della medesima città. Un progettoche vede impegnati il campo delle arti, della letteratura e della psicologia. A questo progetto, che proseguirà dopo la mostra, si stanno dedicando, da oltre un anno, oltre allo scrivente, Marco Belpoliti, Beatrice Catini, Sara Damiani, Elio Grazioli, Barbara Grespi, Tommaso Isabella, Conny Russo, Enrico Valtellina e Alessandra Violi.

 

McCarthy, Untitled

 

Il tema della relazione tra la follia, l'arte, la letteratura e l'archivio interessa ognuno di noi da differenti punti di vista, il Catalogo, edito da Aracne (Roma), contiene i saggi di alcuni di noi, oltre alle opere, e verrà presentato nel giorno dell'inaugurazione. I risvolti sono molteplici: i discorsi intorno alla follia, letterari, filosofici, psichiatrici e psicologici, le iconografie, le rappresentazioni cinematografiche e teatrali, quelle musicali. Le metafore e le diagnosi, i sogni e i deliri, le forze che spingono questa parte dell'esistenza umana verso la creazione di nuovi mondi e verso la distruttività.

 

Novarina

 

L'arte dei folli, l'arte che rappresenta la follia. Schreber e Wolfson, accanto a Joyce e Flaubert (in una quello letterario e quello sartriano dell'Idiot de la famille), Tarcisio Merati (pittore schizofrenico) accanto all'Atelier dell'errore (che si esprime nella cura dei bambini e degli adolescenti). C'è un punto comune, che forse si colloca come punto di confine, come margine, tra il campo dell'espressione e il campo della sofferenza. Si tratta dell'eccedenza e del vuoto, che non sono antipodi, né opposti, ma equivocità presenti nel medesimo corpo, il corpo proprio, per dirla con Husserl, il Leib.

 

Ferdinando Scianna

 

Per questo, come recitano le prime note dell'introduzione al Catalogo, questa ricerca non merita di rimanere rinchiusa nell'ambito dell'Accademia. Perché la follia, comunque la si voglia osservare, come gesto di creazione, come gesto distruttivo, come espressione poetica o iconografica, come schizofrenia o melanconia, è radicalmente un elemento polisemico, dotato di valenze molteplici, irriducibile a uno sguardo unico, perito, di qualsiasi genere. Né la schizofrenia è soltanto perdita progressiva del pensiero, né solo joie de vivre, né espressione epifanica o bouffe delirante. O forse è tutto quanto insieme. Né la melanconia è solo depressione, calo del tono dell'umore, accidia o debolezza della volontà.

 

L'arte potrebbe essere un coagulo, un agglutinante, un soggettile che impasta forme e colori da disporre fuori dal quadro. Fuori quadro.

 

Fuori quadro s'innaugura oggi alle 17.00 presso la Porta Sant'Agostino a Bergamo

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