Archivi in mostra

I 100 anni del design svizzero

Quest’autunno il Gestaltung Museum di Zurigo ha festeggiato un importante traguardo con l’apertura della nuova sede di Toni-Areal, nella zona est della città, presso l’ex fabbrica di cioccolato Schaudepot, concretizzando il progetto di antica data di riunire in un unico museo le collezioni di design, arti applicate, poster e grafica.

 

L’altezza dell’edificio industriale ha permesso l’incremento del 26% dello spazio e l’organizzazione dei materiali – in particolare la collezione di design – anche per una diretta fruizione del pubblico. Chi immagina e conosce gli archivi come luoghi polverosi e solo per addetti ai lavori potrà visitare con stupore la nuova sede del Gestaltung Museum, scoprendone l’organizzazione pensata per coniugare le priorità conservative dei diversi materiali (design, fotografia e grafica, poster) con la loro efficiente fruizione e consultazione. Il lavoro di anni di pianificazione si sta portando a termine in questo inizio d’anno, quando la nuova sede sarà completamente ed effettivamente attiva: chi volesse iniziare a farsi un’idea dei materiali conservati potrà consultare la piattaforma online www.eMuseum.ch.

 

Questo passaggio storico del museo è festeggiato con la mostra sui 100 anni del design svizzero, a cura di Renate Menzi e Arthur Rüegg, nella quale i momenti significativi della progettazione nazionale sono sintetizzati per decennio attraverso una serie di categorie caratterizzanti. La Riforma del primo decennio è per esempio ricordata dall’esposizione di arti applicate di Zurigo del 1918 (Schweizer Werkbund): tra i protagonisti Otto Morach, autore del manifesto e di marionette di legno colorato per il Teatro di Zurigo, come quelle di Sophie Taeuber-Arp, modellate sulle improvvisazioni settecentesche dell’italiano Carlo Gozzi. Tra gli oggetti più curiosi spicca l’espositore dei dadi Maggi, con le caratteristiche confezioni che nei primi anni del Novecento si affacciavano in forma di réclame sul nuovo paesaggio urbano in via di modernizzazione. Del 1926 è la radicale proposta di Hannes Meyer dell’interno domestico Co-op, ridotto alla pura essenzialità: un’anticipazione delle sperimentazioni del Bauhaus di Dessau, di cui lo stesso Meyer sarebbe diventato una colonna, in mostra sintetizzate dal film di Hans Richter Die Nueue Wohnung (La nuova abitazione).

 

Alfred Hablützel, Designers and their furniture, 1964.

 

Tra i successivi snodi, momenti specialmente significativi sono la mostra Die Güte Form, curata da Max Bill nel 1949 a Basilea, e la polemica esposizione Chair fun, dove i giovani creativi del Werbund di Zurigo contestano – siamo nel 1967 – il funzionalismo puro. Ne è esemplare icona la sedia di Meret Oppenheim, che sembra mettere in ridicolo la tradizione modernista con un progetto che nella sua vena ironica e polemica apre a una serie di proposte di ‘anti-design’. La mostra arriva così all’oggi documentando ogni progetto rilevante del design svizzero anche grazie a un corposo volume, che non è semplicemente il catalogo della mostra, ma uno strumento fondamentale per orientarsi in una produzione ancora conosciuta solo parzialmente.

 

C’è  tempo fino all’8 febbraio per visitare la nuova sede del Gestaltung Museum e questa sua bella prima mostra.

Feller AG Tumbler Switch, ca. 1948.

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