L’essenzialità di Gianfranco Pardi

Gianfranco Pardi presentò nel 1978 allo Studio Marconi a Milano l’installazione …Poeticamente abita l’uomo…, traendo il titolo da un verso del poeta Hölderlin, ripreso anche da Heidegger in un famoso saggio. Oggi la Fondazione Marconi riprende quel verso per intitolare la doppia mostra che dedica a uno dei suoi artisti storici, a due anni dalla scomparsa, incentrandola su alcune opere degli anni Settanta che offrono l’occasione di ripercorrere le origini di una ricerca basata sullo spazio e sul rapporto tra astrazione e costruzione.

Al primo piano della Fondazione il lavoro che più colpisce sono tre porte poste lungo una parete bianca. Tre porte in ferro, una con i battenti chiusi, le altre due con delle inferriate. Tra le porte vi sono line curve, ortogonali e diagonali tracciate in grafite sul muro.
Le porte sembrano suggerirci un’apertura della parete – che pare farsi mobile come a teatro – un’apertura oltre l’apparenza che ci proietta in uno spazio mentale e concettuale.

 

Gianfranco Pardi, ...Poeticamente abita l'uomo...Gianfranco Pardi, ...Poeticamente abita l'uomo...


Con l’opera …Poeticamente abita l’uomo… Gianfranco Pardi metteva così in gioco i confini dello spazio espositivo, partendo da una riflessione sulla casa che il filosofo e ingegnere austriaco Ludwig Wittgenstein costruì a Vienna per la sorella Margaret negli anni 1926-28. Wittgenstein considerava questa costruzione come punto di connessione e verifica del lavoro filosofico, perciò non sorprendono la pretesa che ogni dettaglio venisse realizzato esattamente secondo le sue indicazioni né il conseguente esaurimento dei suoi collaboratori. Pardi scriveva nel 1978 “credo di essermi accostato al senso di quel suo qualcosa che giace nel linguaggio”, ma poche righe dopo ci ripensa: “Il mio lavoro intorno a quel lavoro, proprio mentre pretende di avere afferrato un senso nel suo percorso, si apre improvvisamente a nuove ipotesi”. Questa apertura verso nuove possibilità dimostra che la sua chiarezza costruttiva non presuppone esiti definitivi. L’essenzialità dell’opera di Pardi si fa complessa attraverso la molteplicità dei suoi riferimenti.

 

Nell’installazione …Poeticamente abita l’uomo… – accompagnata da una serie di piccole costruzioni di chiodi e fili sopra disegni in china, acrilici su tela, collage, matita su cartoncino e acquarello su carta – vediamo come Pardi abbia costruito un sistema geometrico di rapporti basandosi sulla dimensione e la collocazione delle tre porte della casa viennese. Un sistema in cui rielabora le modalità costruttive del pensiero di Wittgenstein e le mette in relazione con quelle delle architetture dei teatri, da Vitruvio a Palladio, dal teatro romano al Globe Theatre, passando per i “teatri della memoria”. Pardi procede per sua stessa ammissione in modo non rettilineo – “un errare (in questo senso girare intorno), in direzioni che stanno solo per ordini di possibilità” – con l’auspicio che davanti a quella parete-scena “abbia luogo, altrove, la rappresentazione di quello che potrebbe essere il “Teatro aritmetico””.

 

Gianfranco Pardi, Architettura 1974Gianfranco Pardi, Architettura 1974

L’integrazione di pittura, scultura e architettura contraddistingue tutto il percorso artistico di Gianfranco Pardi. Il superamento dei confini disciplinari trae spunto dalla sua approfondita riflessione sul Suprematismo e sul Costruttivismo, da Tatlin a Rodčenko, da Malevič a El Lissitzky – di cui sono esposte in mostra alcune opere – fino al Neoplasticismo olandese. Il connubio tra pittura e scultura, a cui si sovrappongono elementi come cavi e tensori, è palese nelle Architetture esposte al secondo piano della Fondazione e nella selezione di opere su carta e tela che è possibile ammirare allo Studio Marconi ’65. Tra le Architetture, di particolare interesse per il continuo rimando dalla forma concettuale a quella materiale, è Sistema (1976) composto da un pentagono inscritto in un cerchio e diviso in tre parti: un rilievo in legno, una tela dipinta che riporta le tracce della costruzione geometrica e una scultura che segue ancora la costruzione del pentagono. Nelle intenzioni dell’artista, si configurava come un tentativo di analisi della rappresentazione di un sistema costruttivo in rapporto alle specificità del disegno, della pittura e della scultura.

 

Gianfranco Pardi, Sistema, 1976Gianfranco Pardi, Sistema, 1976

 

A partire dagli anni Settanta Pardi sarà instancabilmente alla ricerca di una serie di relazioni, il cui prodotto sia un’unità mobile, dialettica, mai definitiva, dove coesistano razionalità e disordine. La complessità insita nelle sue Architetture dialoga così con esempi storici, con tensioni costruttive e misurazioni geometriche. Emblematiche, ancora una volta, le sue parole trascritte sulla parete: “Cerco di tenere tutto insieme con legacci, corde, fili sottili, qualcosa che trattenga in questo ordine precario, provvisorio del quadro, quell’idea di relazione dalla quale sono partito”. Attraverso questo suo interrogarsi sul linguaggio della forma l’artista è riuscito a trarre riflessi poetici da strutture in ferro e cavi d’acciaio.

 

Allora – come ha messo in evidenza Emilio Tadini a proposito del lavoro di Pardi e del nesso indissolubile che lega l’abitare al poetico espresso da Hölderlin in Poeticamente abita l’uomo – “è forse nell’architettura che si costituisce la scena per la rappresentazione della conoscenza poetica che l’uomo ha del mondo e di se stesso nel mondo”.

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Gianfranco Pardi, Architettura 1972