Nikhil Chopra. Inside Out

Ciò che rimane della performance Inside Out di Nikhil Chopra - tenutasi lo scorso aprile e ospitata da Galleria Continua a San Gimignano nello spazio espositivo in Arco dei Becci - è la stanza al piano terra di un palazzo del centro storico medievale, abitazione dell’artista per 99 ore.

 

Entrando, la stanza sembra rimasta così com’era un istante dopo la sua partenza. Le sue cose, quelle usate durante la permanenza, sono ancora in giro: le spezie, gli indumenti, teli di varie stoffe. Le tracce della presenza di Chopra nella stanza-installazione, visitabile al pubblico fino al 15 settembre, trasmettono un senso di inguaribile mancanza e una nostalgia profonda per il suo temporaneo inquilino.

 

 

Il pavimento del vano, in pietra e piuttosto spartano, è cosparso di tessuti colorati. C’è del cibo, appoggiato su una cassapanca. Un affresco della vista di San Gimignano sulla parete, pochissimi mobili in legno, utensili, il copricapo e la veste - in stile medievale e decorata con un disegno delle torri del paese - indossata dall’artista durante le 99 ore. Un materasso è posizionato in un piccolo vano adiacente a quello principale, dove è installato anche un video delle foto scattate durante la performance.

 

Nelle immagini, Chopra conduce la sua vita nella stanza, dorme, si veste, disegna. Esce a passeggio per le strade del centro storico e fuori le mura, dipinge la vista del paese dalle colline attigue su un largo telo, usato poi come mantello. L’artista cammina sotto la pioggia e, alla fine della performance, dopo essersi svestito e con il volto truccato di bianco, si copre con un semplice pezzo di stoffa ed esce nella piazza principale di San Gimignano, il tutto rigorosamente in silenzio.

 

Gli oggetti abbandonati, gli affreschi e le fotografie contribuiscono ad una sorta di rievocazione incompleta dell’evento protratta nel tempo. Allo stesso tempo però, costituiscono molto più della semplice documentazione di una performance oramai esauritasi, secondo la logica di questa e altre opere di Chopra.

 

 

Nikhil Chopra, artista indiano di Mumbai, nel 2009 ha preso parte alla 53° biennale di Venezia con una performance per molti aspetti simile a quella presentata a San Gimignano e, in generale, a tutta la serie Drawing Memories. Nelle sue opere Chopra indaga, tra le altre cose, la costruzione d’identità tramite la coscienza storica, individuale e collettiva, con particolare riferimento a quella del suo paese. L’artista definisce l’India come una nazione “ossessionata dalla nostalgia per il Raj britannico”. Quelli di Chopra però non sono esperimenti nostalgici, anche se invitano a riflettere sul sentimento di nostalgia che ispirano.

 

Assumendo le sembianze di personaggi di finzione, indiani anglofili del Raj - come Sir Raja o il pittore Yog Raj Chitrakar - Chopra rivolge l’attenzione alle tracce del passato trasmesse al tempo presente, alla percezione che abbiamo di esse, al modo in cui sono localizzate nello spazio e al rapporto privato-quotidiano e pubblico tra individuo e storia. Con Yog Raj Chitrakar - ispirato al nonno di Chopra stesso - per esempio, l’artista vuole indagare con occhio critico una soggettività incastrata tra mondi socio-politici opposti: quello nostalgico per il Raj e quello entusiasta per l’indipendenza indiana.

 

Il posare, il ritratto, l’autoritratto e l’autobiografia hanno un ruolo speciale in questo. Nelle sue performance, Chopra costruisce dei ritratti viventi, i suoi personaggi sono altro da lui, ma indistinguibili allo stesso tempo. L’artista sembra far rivivere uomini  del passato, ma le sue performance appartengono al presente, al luogo in cui si svolgono e costituiscono per lui un momento molto personale, parte del suo vissuto privato.

 

 

I personaggi di Chopra compiono gesti quotidiani, con una lentezza e un senso di attesa che li trasforma in rituali; e poi disegnano: ritratti e paesaggi o palazzi storici - come in Memory Drawing X, part 2, realizzata per il Bhau Daji Lad Museum a Mumbai o Memory Drawing V, part 1, commissionato da Serpentine Gallery a Londra. Non solo i gesti quotidiani quindi, ma anche le immagini create durante la performance, contribuiscono a costruire la relazione tra l’artista e l’ambiente in cui si trova.

 

Ogni opera di Chopra è site-specific, profondamente legata alla location, che funge da radice attorno a cui sviluppare la performance stessa - come spiega nel suo statement - e San Gimignano è una meta interessante per la sua performance.

 

I personaggi di Chopra ripensano la loro posizione nello spazio fisico e temporale della location scelta e invitano gli spettatori a fare altrettanto.

 

 

Passeggiando per il paese, ho spesso avuto l’impressione di trovarmi in una sorta di piccola cittadina-museo. Costantemente immersa in un’indefinita dimensione passata, San Gimignano ha qualcosa di esotico, non nel senso geografico, ma in quello critico-culturale del termine. L’assetto di borgo medievale, conservato per i visitatori così come per gli abitanti, diventa una caratteristica fondamentale del paese, la sua identità. I palazzi, le mura, le strade sembrano fluttuare in un passato sempre presente. Le due dimensioni temporali si mescolano continuamente.

 

Nikhil Chopra, assumendo le vesti di diversi personaggi, ha vissuto in questo contesto per circa quattro giorni. Questa volta, l’artista ha scelto di indossare indumenti e usare strumenti che potevano appartenere ad un comune uomo del tardo Medioevo.

 

La cittadina presente ha conosciuto un uomo che sembrava venire dal suo stesso passato, e in qualche modo finiva con l’incarnarlo. Portava indosso il disegno delle torri del paese e viveva all’interno di un palazzo molto simile ad esse. Camminava per le sue strade, ma senza interagire veramente con nessuno. Stabiliva un rapporto tutto personale con lo spazio circostante, ma allo stesso tempo in maniera visibile al pubblico. Confondeva la sua presenza reale con la memoria e l’immagine costruita del passato a cui in teoria apparteneva.

 

 

Tutta una serie di inversioni e paradossi, che, riflettono sulla nostra relazione con lo spazio presente e quello storico, la storia sociale e la realtà individuale.

 

Gli affascinanti personaggi di Chopra vivono la loro breve esistenza nel contemporaneo, trasportando parte della loro biografia, e facendo spazio per la loro temporalità nel nostro presente. Non è solo un incontro con il passato, è l’incontro con un individuo e la sua storia personale che si consuma in una sorta di ambiente a-temporale.

 

In tutto ciò, presenza, assenza e quel che rimane della prima nella seconda sono elementi fondamentali. Una nostalgia quasi strutturale, simile a quella che avvertiamo per il tempo (quello personale delle nostre vite e quello storico) trascorso, si applica al personaggio. Passeggiando all’interno della residenza-installazione oramai abbandonata da Nikhil Chopra è possibile sentirla.

 

Inside Out 2012.
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. Fotografie di Shivani Gupta
. Costumi di Sabine Pfisterer

. Courtesy: GALLERIA CONTINUA, San Gimignano/Beijing/Le Moulin

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