Novelli illustratore, fra lirismo e ironia

Gastone Novelli non è soltanto uno dei pittori più significativi del secondo Novecento italiano, ma anche un uomo la cui vita è segnata da eventi di rilievo. Giovanissimo, si impegna nella Resistenza, venendo per questo imprigionato, torturato e condannato a morte; lo liberano le truppe alleate nel giugno 1944. Inizia la sua attività artistica tre anni dopo, ma presto si sposta in Brasile, inoltrandosi anche nelle regioni tribali dell’interno del paese, dove entra in contatto con alcune tribù di indios di cui studia la lingua. Tornato in Italia, si inserisce nel vivace ambiente artistico romano e nel 1957 fonda con Achille Perilli la rivista d’arte “L’esperienza moderna”.

 

Negli ultimi anni Cinquanta e all’inizio del decennio successivo, la sua pittura, che era già passata attraverso varie fasi (espressionista, astratto-geometrica, informale), raggiunge la configurazione più caratteristica: i quadri sono superfici biancastre su cui s’innestano piccole zone colorate e manoscritture, in corsivo o in stampatello, dove le lettere alfabetiche funzionano al tempo stesso come segni visivi e come veicoli di messaggi personali o dichiarazioni di poetica.

 

Negli stessi anni, sono importanti i viaggi e gli incontri, ad esempio i soggiorni parigini durante i quali conosce alcuni fra i maggiori scrittori dell’epoca (allora non certo famosi in Italia), come Bataille, Klossowski, Beckett e Simon. Le sue mostre, personali e collettive, diventano numerose anche all’estero, così come le collaborazioni con letterati quali Giuliani e Manganelli: assieme a loro e a Perilli, fonda la rivista “Grammatica”. Nel 1968 la sua fama artistica è ormai consolidata: espone in Francia, in Svizzera, in Olanda, negli Stati Uniti e viene invitato alla Biennale di Venezia. È però anche l’anno della contestazione giovanile, con cui Novelli è pienamente solidale. Quando nei Giardini della Biennale la polizia interviene contro i contestatori, l’artista, per protesta, nella sala assegnatagli rivolta i quadri verso le pareti, in modo da renderli invisibili al pubblico. Ma proprio nel momento in cui l’arte di Novelli sembra in piena fioritura, egli muore, a soli quarantatre anni, per le complicazioni successive a un intervento chirurgico.

 

Da allora, c’è stata una costante crescita d’interesse per le sue opere, e si sono tenute importanti retrospettive in varie città italiane e straniere. Una mostra tuttora in corso al Museo del Novecento di Milano, Il disegno della scrittura. I libri di Gastone Novelli, offre una panoramica completa su un aspetto non certo secondario dell’attività dell’artista, ossia l’illustrazione di volumi, propri ed altrui. Quanto egli avesse raggiunto esiti ammirevoli in tale ambito lo si era già compreso grazie al catalogo Gastone Novelli. Histoire de l’œil, Hilarotragoedia, Il viaggio in Grecia, con un inedito Quaderno di intenzioni (Milano, Baldini & Castoldi, 1999), che riproduceva i disegni ispirati a due opere narrative, rispettivamente di Georges Bataille e Giorgio Manganelli, nonché il dattiloscritto illustrato di un diario di viaggio dello stesso Novelli.

 

Nell’esposizione milanese (a cura di Marco Rinaldi) ritroviamo, assieme a molti altri, anche questi lavori, e occorre dire subito che le tavole ispirate all’Hilarotragoedia manganelliana rappresentano uno dei punti di forza della mostra. Vediamo qui splendidamente all’opera quella commistione fra lirismo e ironia che caratterizza anche il lavoro pittorico di Novelli. Dovendo illustrare un testo, egli se ne appropria, trascrivendone a mano brani, singole frasi o sintagmi isolati, e associandovi immagini che non sono mai del tutto “figurative” ma sempre imprevedibili. Un discorso analogo si può fare per le altre collaborazioni, come ad esempio quelle con Samuel Beckett, per cui realizza quattro litografie destinate ad accompagnare un’edizione del testo L’image (progetto poi non concretizzatosi), e Pierre Klossowski, del quale illustra un’edizione tedesca di Le bain de Diane. Ma anche con gli italiani le interazioni sono feconde: si va dalle pregevoli tavole astratte a colori accompagnate dai versi di una giovanissima Dacia Maraini a quelle che si associano a poesie di Emilio Villa, Alfredo Giuliani ed Elio Pagliarani.

 

Come si è detto, Novelli pubblica pure dei libri in proprio, di cui realizza testo e immagini. Ciò vale ad esempio per Scritto sul muro, del 1958, che contiene significative dichiarazioni di intenti, come la seguente: “queste pagine saranno scritte nel segno dell’anti-nozione, non si potranno né guardare né leggere per abitudine, le parole che vi saranno segnate nascono da sole e con le macchie ed i graffi che vi si andranno raggrumando. Scritto con un alfabeto ancora da inventare».

 

Negli ultimi anni, divengono frequenti anche i pronunciamenti politici, dai quali emerge il bisogno di cambiamento, di giustizia sociale dell’artista. Per lui, si tratta certo di sostenere i tentativi rivoluzionari attuati in varie zone del mondo, ma anche di ripensare la vita stessa, “di rifiutare ogni compromesso, di condurre ognuno la propria REMISE EN QUESTION in modo TOTALE”, come si legge nel volume Mais si vous voulez pourrir en paix.

 

Novelli non è però un ideologo, bensì una persona aperta ai più diversi stimoli, inclusi quelli offerti dai linguaggi della comunicazione di massa, che egli utilizza capovolgendone la natura consumistica. Così, uno dei vertici della mostra è costituito dalle tavole che sono servite a realizzare il sorprendente libro a fumetti da lui pubblicato nel 1967, I viaggi di Brek. In queste pagine, assistiamo alle avventure (come sempre, nel contempo, ironiche e poetiche) di un buffo personaggio, trasportato nei più diversi contesti e situazioni, dalla superficie della Luna al Far West agli incontri amorosi con la bella Angelica. Anche qui, a ben vedere, ritroviamo elementi tipici della pittura di Novelli: si pensi alla presenza, in varie sue opere, del tema lunare oppure a quella, molto ricorrente, del corpo femminile. La continua capacità inventiva e il potere di far vibrare liricamente anche il minimo tratto di matita, animano dunque tutte le illustrazioni realizzate dall’artista, con una forza non dissimile da quella che gli ha consentito di dar vita ai suoi quadri maggiori.

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