Takis «aratore di campi magnetici»

Tra gennaio e luglio 2015, nell’anno del novantesimo genetliaco di Panayotis Vassilakis, detto Takis, il Palais de Tokyo (Parigi) e la Menil Collection di Houston dedicano due retrospettive all’artista greco. Negli anni Cinquanta, Takis (nato ad Atene nel 1925) intuisce che l’invisibile può diventare materialmente sia una situazione nello spazio sia un soggetto che costituisce il centro emozionale dell’opera, oltre ciò che è solamente simbolizzato dalle forme di una scultura. Affascinato dalla “magia scientifica” e dai radar, tra il 1958 e il 1959, immagina opere scultoree capaci di rispondere a segnali invisibili, resi attraverso forze cinetiche. Cerca di captare le forze ultrasottili della natura e veicolare i campi elettromagnetici, così che l’opera d’arte possa rendere visibili e fruibili spazi di energia. Al contempo rigetta il simbolismo della rappresentazione, per adottare il linguaggio in quanto funzione naturale. Intende l’energia magnetica e la sua influenza sugli elementi come fosse una dimensione in più nella realtà. Realizza così le prime Telesculture, dove il soggetto principale è il campo magnetico che entra nel campo visivo del fruitore. Successivamente Takis sperimenta nuove opere al confine tra arte e scienza, nelle quali calamite, elettro-calamite, materiali calamitati, e dispositivi elettrici esplorano le energie invisibili dei campi magnetici, del suono, delle forze atmosferiche, della luce e del movimento. I titoli sono eloquenti: Muri Magnetici, Sculture Telemagnetiche, Telepitture, Teleluci, Sculture Musicali, Balletti Magnetici. Takis ottiene inoltre riconoscimenti internazionali anche in ambito scientifico, deposita numerosi brevetti ed effettua ricerche e sperimentazioni al prestigioso MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Cambridge, che gli permettono tra l'altro di realizzare le Sculptures Electromagnétiques e le Sculptures Hydromagnétiques, dove il liquido è sospeso in aria tramite forze elettromagnetiche. A proposito del suo ruolo al confine tra due ricerche e visioni, Takis scrive: «Se l’arte ha qualche relazione con la scienza, o viceversa, è dovuto al fatto che ambedue studiano i fenomeni sia ottici che organici».

 

Il 28 novembre 1960, sei mesi prima del lancio in orbita di Jurij Gagarin avvenuto nell’aprile 1961, nella galleria Iris Clert a Parigi, Takis organizza l’evento L’impossible, un homme dans l’espace, ovvero cerca di tenere sospeso nello spazio il poeta sudafricano Sinclair Beiles (con il capo coperto da un casco da moto, rassicurato da una rete di protezione, con le calamite legate alla cintura) grazie al campo magnetico creato da potentissime elettrocalamite. In questa azione performativa il poeta della Beat generation, liberato dall’attrazione terrestre, recita una sua opera, il Manifeste magnétique: «Sono una scultura. […] Vorrei vedere tutte le bombe atomiche della terra trasformate in sculture […]».

 

Veduta della mostra "Takis. The Fourth Dimension", alla Menil Collection, Houston

 

Takis riprende le suggestioni del magnetismo e del fluido impalpabile che circonda e penetra tutti i corpi, portate a Parigi da Mesmer nel decennio che precede lo scoppio della Rivoluzione francese. In qualche modo gli spettatori che entrano nelle sale del Palais de Tokyo attraversano le forze dei campi magnetici, in una maniera simile a quella messa in azione dalle calamite mesmeriche nel XVIII secolo. Takis evoca anche la gravità di Newton, divulgata da Voltaire, la forza invisibile dell’elettricità di Franklin, divenuta popolare attraverso rappresentazioni di illuminazione stradale e dimostrazioni alla moda nei licei e musei parigini settecenteschi, i gas prodigiosi di palloni a gas e mongolfiere, che riuscirono a innalzare l’uomo in cielo nel 1783. Quando arriva a Parigi nel 1954, Takis riscopre le forze invisibili che stanno al confine tra la scienza e la magia, quelle stesse che avevano affascinato i contemporanei di Mesmer: il magnetismo, il flogisto, la calorimetria, la fosforescenza, l’etere, il calore animale, le molecole organiche, l’anima sottile, e le forze immaginarie presenti nei trattati di autorevoli scienziati del XVIII secolo, quali Laplace, Macquer, Bailly, Buffon, Eulero. Il fluido magnetico di Mesmer è inteso dall’artista greco quale medium della forza di gravità, delle attrazioni nel vuoto, partendo dalle idee espresse nella dissertazione De imperio Solis ac Lunae in corpora humana et morbis inde oriundis (1704) di Richard Mead, ove si sostiene che, come la gravità newtoniana produce “maree” sulla superficie terrestre, così i pianeti possono alterare l’equilibrio dei fluidi dei corpi umani. Le opere più interessanti di Takis si fondano sulla presenza dei campi magnetici nell’universo, manifestando la fascinazione per le onde che veicolano l’energia e i suoni. Nel 1961, immagina di realizzare sculture musicali, come fossero una sorta di radar in grado di catturare suoni provenienti dalle profondità del cosmo. Per ricreare la musica dall’aldilà installa elettromagneti dietro a una serie di pannelli di legno, in grado di muovere aghi metallici che, colpendo corde di varia lunghezza e spessore, producono diverse note. La sovrapposizione distribuita nel tempo di questi suoni – derivati dall’azione elettromagnetica che attrae e respinge i vari aghi sulle corde – produce una musica casuale, convulsa e armoniosa al contempo, una sorta di bordone ultraterreno. Il nuovo approccio al suono consiste nel mettere a nudo la struttura ripetitiva della forma musicale e la sua derivazione funzionale. Soprattutto cerca, per la costruzione del suono, l’origine quanto più lontana dalla decisione arbitraria dell’artista. Questo approccio apre una nuova via per la ricerca dell’avanguardia, tanto che nel dicembre 1966 la rivista New Scientist, nell’articolo The sounds of tomorrow, considera Takis come uno dei più promettenti musicisti del secolo, insieme a John Cage e a Yiannis Xenakis. Nel 1981, nel Centre Pompidou, ha anche creato altri spazi musicali evocanti rituali profani, come ad esempio Tre totem spazio musicale. In un’altra mostra ha esposto grandi Gong colpiti da un pesante martello, fogli di metallo curvato e oggetti trovati, partendo dalla suggestione presa a prestito dai monaci di Patmos, che percuotono travi di legno per annunciare gli eventi del giorno. In un’altra opera – segnata da una linea sinuosa aderente alla parete, che inscrive simbolicamente il suo percorso come su una carta geografica – Takis invita a percorrere il muro magnetico con una bussola in mano. Lo spettatore constata che, sottoposti alle forze magnetiche, gli aghi delle bussole perdono il nord. Al di là dell’esperienza plastica, qui si fa appello ai dati fisici che interessano il sistema dell’universo. Il campo magnetico terrestre è una sorta di immenso magnete che cintura il globo. È questo campo magnetico che permette alla bussola di connettersi al polo magnetico e al puntamento verso nord. Parallelamente, Takis getta chiodi o limatura di ferro nello spazio di attrazione creato dai muri magnetici, e osserva la disposizione e le tracce grafiche sulla superficie, una disposizione a metà strada tra l’azione del caso e il controllo dell’artista. In altre opere indaga le varie espressioni dell’energia: a spirale, circolare, fluttuante.

 

Ispirandosi contemporaneamente a un’esperienza scientifica, al pendolo di Foucault, e alla scultura Boule suspendue (1930-1931) di Giacometti – ovvero a un oggetto surrealista, dove la funzione simbolica è nutrita dalla sua evocazione erotica – Takis sottopone alcune sfere metalliche all’azione di elettromagneti, che le attirano e le respingono senza sosta, spostandole nello spazio con movimenti convulsi. Secondo Takis la sfera è la forma per eccellenza per concentrare l’energia; essa non può essere vista come una semplice scultura cinetica, perché sia la violenza delle sue oscillazioni sia le sue interruzioni brutali impongono la forza magnetica come sorgente d’impatto visivo. Negli anni Cinquanta, mentre la scienza sta sviluppando ulteriormente le ricerche nucleari e compie esperimenti che portano alla scoperta di nuove forme di radiazioni sconosciute, Takis traduce in opere lo spirito del suo tempo. Cerca di rendere visibili le teorie di Saxton Burr e di De La Warr, secondo le quali tutte le forme viventi (umane, animali, vegetali e minerali) sono tenute insieme e controllate da campi di energia elettromagnetica, e che esiste uno spettro magnetico in grado di collegare la nostra realtà a ulteriori dimensioni: «Se ogni cosa è suscettibile di collegamento in una quinta dimensione, allora ogni cosa esiste in una struttura pentadimensionale. Questa struttura è lo Spettro Magnetico. […] Se non fosse per lo spettro magnetico, non esisterebbe forma, il tempo non sarebbe in correlazione con lo spazio, e l’intero universo ricadrebbe nel caos primordiale» (G. De La Warr, L. Day, Radiazioni misteriose, Torino 1978). In riferimento al mistero dei campi magnetici aperti su altre dimensioni, lascio la chiosa a un grande produttore di enigmi e di letture polisense. Nel 1962, Duchamp definisce Takis con una frase sibillina: gai laboureur des champs magnétiques et indicateur des chemins de fer doux («Gaio aratore di campi magnetici e indicatore dei binari di ferro dolce»), ovvero di ferro molto puro, che non ha proprietà magnetiche.

 

 

Le mostre:

Takis, Champs Magnétiques, Palais de Tokyo, Paris, fino al 17 maggio 2015.

Taki, The Fourth Dimension, The Menil Collection, Houston, Texas, fino al 26 luglio 2015.

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