Vettor Pisani. Eroica / Antieroica

Una retrospettiva al Madre di Napoli

A Napoli, il Museo Madre ospita la prima grande retrospettiva dedicata a Vettor Pisani (Bari, 1934 - Roma, 2011), una mostra che sin dal titolo, Eroica/Antieroica, sembra iniziare lo spettatore allo scenario poetico dell'artista. Un mondo popolato da tensioni dialettiche, coabitato dagli estremi di un pensiero messi l'uno di fronte all'altro; anzi, dove l'uno si riflette inevitabilmente nel suo contrario.

 

L'estetica di Pisani si nutre di antinomie, di miti e di storia, di spazi e tempi verosimilmente inconciliabili, fagocitandoli e restituendoli all'esterno in espressioni plurali: in “giochi” di idee e visioni imprevedibili; in “rompicapo” per la critica; in accostamenti di forme appartenenti alla memoria collettiva ma presentate sotto mutate vesti, così da apparire spesso enigmatiche e intraducibili.

 

I soggetti e le immagini che ricorrono continuamente nella produzione dell'artista – l'Enigma, l'Androgino, la Verginità, le Macchine Celibi – gli appartengono sin dalla sua prima personale: Maschile, femminile e androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp, una mostra presentata sotto forma di rappresentazione scenica, di teatro simbolico con attori e oggetti; allestita a Roma alla galleria La Salita, uno dei luoghi simbolo dell'avanguardia italiana del tempo.  

 

Vettor Pisani Edipo e la sfinge 1980 alluminio e stampa fotografica Courtesy Mario Pieroni, Roma

 

Pisani, in quegli anni, prende parte ad alcune delle mostre e rassegne più interessanti del panorama nazionale e internazionale, tra le quali si possono citare: Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70 (1970), Documenta V (1972), Contemporanea (1973-1974), la Settimana internazionale della performance alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna (1977) e le otto partecipazioni alla Biennale di Venezia a partire dal 1972.

 

Nel coro polifonico delle espressioni artistiche che attraversano gli anni Settanta, la voce di Vettor Pisani si erge fuori sincrono, solitaria e singolare. L'artista, infatti, predilige l'ambientazione da scena, invece di percorrere la spazialità asettica di matrice minimalista; sceglie di operare per combinazione e manipolazione di presenze, anziché limitarsi a presentare il materiale grezzo, tale e quale nelle sue strutture primarie; decide di affrontare le contraddizioni in luogo di praticare le tautologie; e, ancora, contrappone la logica delle associazioni e dell'abbondanza, ai processi di astrazione e sottrazione.

 

Come ha messo in luce Carolyn Christov Bakargiev, in un articolo pubblicato su “Flash Art”, per Pisani l'arte ha il compito di “trascendere la materia 'bruta' attraverso una levitazione spirituale ed una trasformazione della materia in puro simbolo”. D'altronde il processo di traslazione dal concreto all'allegorico, al leggendario, il gusto per la mistificazione della realtà, la sottile e porosa membrana tra il vero e il verosimile, sono parti costituenti della biografia stessa dell'artista. Si pensi alla narrazione delle sue origini, raccontava di essere figlio di un ufficiale di Marina e di una ballerina di striptease; o alle dichiarazioni sulla sua data di nascita, il 12 luglio 1934, quale incrocio di formule: dove il 12 è dato dal 3x4 e il settimo mese è 3+4; oppure alle diverse indicazioni sul luogo di provenienza: Bari, l'isola di Ischia, Napoli.

 

Vettor Pisani Barca dei sogni 2001 legno, manichino, stoffa, bronzo, livella, polvere di cobalto, stampa fotografica plotter su tela Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli Collezione Ovidio Jacorossi, Roma

 

Il bagaglio iconografico, critico e intellettuale di cui si carica la ricerca di Pisani contiene riferimenti al personale e al sociale, all'individuale e al collettivo; al politico e al letterario, al teatrale e al musicale, alla filosofia come alle scienze occulte. Non a caso, nella sua opera emergono continui riferimenti al pensiero rosacrociano, che animava il leggendario ordine segreto fondato nel 1407 dal pellegrino Christian Rosenkreuz. Un interesse, questo per la dottrina dei Rosa Croce, che condivide con Yves Klein e Joseph Beuys i quali, insieme a Marcel Duchamp, costituiscono il suo pantheon privato.

 

Le pluristratificate manifestazioni di Pisani trovano la sintesi più intensa e rappresentativa nel suo progetto di architettura totale: RC Theatrum, vero e proprio teatro rosacrociano, teatro immaginario di arte e di vita; in grado di incrociare e contenere tutto il suo apparato immaginifico, le alchimie, le allegorie, e il complesso mobile delle sue opere. Presentato per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1976, successivamente è stato riproposto ed elaborato in diverse e più ampie versioni: Il Teatro di Edipo, Il Teatro della Vergine, L’Isola Azzurra, Il Teatro della Sfinge, Il Teatro di Artisti e Animali, Il Teatro di Cristallo, Virginia con i pesci rossi.

 

Il simbolo della croce divisa è il nucleo fondativo struttura del RC Theatrum, emblematico dei quattro punti cardinali, dei quattro regni del cosmo della tradizione ellenica, in cui tutti gli esseri esistono e coesistono: aria (Duchamp), terra (Beuys), fuoco (Klein), acqua (Pisani). RC Theatrum è una struttura composita funzionale ad organizzare, quasi gestalticamente, e dare compattezza al ventaglio di elementi fisici e mentali che compongono l'opera alchemica di Pisani  (alchemica intesa nella sua accezione greca) in cui azione, lavoro e pensiero si mescolano, si fondano e diventano tutt'uno.

 

La produzione di Pisani è composita e linfatica, ricca di dettagli infinitesimali, di citazioni, ripetizioni e metafore, in cui si mescolano i geni del sacro e del profano, del triviale e del sublime, della vita e della morte, dell'ironia e della drammaticità, del reale e della messa in scena. Vettor Pisani apre, disfa, sutura, assembla, scompagina e ricompone questo polimorfico apparato di segni e pensieri, di codici e strutture, fatto anche di provocazioni proprie della storia e della vita umana.

 

Vettor Pisani 1997 stampa digitale su tela Collezione Maria e Umberto Di Marino, Giugliano in Campania

 

La capacità combinatoria di contenuti si riversa anche nell'utilizzo pratico di consistenze varie e materiali plurimi: dalle geometrie alle superfici specchianti; dagli strumenti musicali a feticci di ogni sorta. Ai manichini e alle icone religiose – il Cristo, la Madonna e gli angeli – Pisani affianca le icone pop e porn, e ancora i personaggi della tragedia, Edipo e la Sfinge, dove lo sfondo ricorrente è quello dell'Isola dei morti di Arnold Böcklin. E ancora una fauna variegata proveniente da habitat diversi: dalle tartarughe ai conigli, dalle galline alle scimmie, dai pesci rossi alle lumache; quindi cavie, gatti, pavoni, aquile e piccioni.

 

Questo immenso coacervo di suggestioni e riflessioni, corpi e visioni, è quanto si svela nell'importante retrospettiva dedicata all'artista, ospitata al Museo Madre di Napoli, a cura di Andrea Viliani ed Eugenio Viola, con la supervisione scientifica di Laura Cherubini.

 

Una mostra che prende la sua denominazione, appunto, dalla Camera dell'Eroe o, anche detta, Venere di cioccolato (1970), prima e unica sala cronologica della mostra posta al terzo piano dell'edificio. Il riferimento è anche alla prassi “antieroica” di Pisani di tradurre il senso di quella figura (tragicomica) nella sua produzione ed esistenza.

 

Vettor Pisani Camera di Eros (Venere di cioccolato) 1970 calco in gesso rivestito di cioccolato, pesi e targa in metallo Courtesy Cardelli & Fontana artecontemporanea, Sarzana

 

L'esposizione si svolge secondo un andamento per nuclei tematici, sollevati dal tempo, con un continuo andirivieni di oggetti e immagini, personaggi e animali, che scandiscono il percorso del visitatore. Come ha chiarito il direttore del Museo, Andrea Viliani, anche l'allestimento è stato pensato per restituire l'idea di soggetti che ritornano costantemente, per dare la sensazione di un'andata e ritorno ossessivo, di in e out reiterato: di un attore che va in scena per recitare la sua battuta, poi rientra nelle retrovie per presentarsi nuovamente sul palco e recitare, con modi e maschere differenti, la sua parte e così ancora.  

 

Entrando nel vivo della mostra, una volta attraversato l'androne d'ingresso del museo, si accede ad un'ampia sala dal clima sospeso, funesto, romantico e dissacrante allo stesso tempo, di cui la Barca dei sogni (2001) ne incarna la sintesi con il suo preludere al rapporto tra sonno/sogno, morte/al di là. Tra le altre presenti si scorgono: la Vergine nera (2007), Virgina Art Theatrum (1997-99), il Concerto invisibile di Gino De Dominicis (2007); e poi ancora Viaggio nell'eternità (1996-2004); e la serigrafia di Vero Falso d'autore (2001).

 

La mostra prosegue ai livelli superiori dove si incontrano opere come l'Aquila (2005), un animale isolato e schiantato a terra con le ali spiegate (probabile riferimento al mito di Dedalo e Icaro), il cui sottile filo rosso che tiene tra il becco prefigura una qualche forma di rinascita e di speranza di levarsi ancora al cielo. Segue il minimale e asettico Divano (Cipressi) (1980) con piccoli cespugli verdi che rompono la silenziosa monocromia. Questa sala si configura come un ambiente della meditazione e della stasi: una sorta di spazio di decompressione.

 

Il percorso conduce alla già citata Camera dell'Eroe (Venere di cioccolato) (1970), opera principale della mostra alla galleria La Salita di Roma (1970); dove su una fragile testa di donna incombe un peso, quello del destino; e alle spalle, affissa alla parete, vi è una grande lapide dedicata a Duchamp e alla sorella, che richiama il tema dell'incesto, altro topos che ritorna ciclicamente in tutta la produzione di Vettor Pisani.

 

Tra le altre opere e documenti sono presenti: Il coniglio non ama Joseph Beuys (1978); l'architettura e ricostruzione parziale de L'azzurro teatro della Vergine/Virginia coi pesci rossi (1989-1990); I pesci rossi (1997); e La camera di Eros (1989); Edipo e La Sfinge (1980), il maschile e il femminile, che si stagliano ai piedi della piramide: la piramide egizia, ma anche e sopratutto la Piramide Cestia di Roma, monumento funebre vicino a dove Pisani ha vissuto per tutta una vita.

 

Un progetto nodale della poetica pisaniana, che si configura come il culmine di tutta la sua ricerca,  impossibile da restituire nel suo intero all'interno del museo, ma di cui sono presenti alcune testimonianze e visioni, è il Virginia Art Theatrum/Museo della Catastrofe: opera realizzata dal 1995 al 2006 in una cava di travertino dismessa presso Serre di Rapolano, Siena.

 

Altro fulcro centrale della mostra è la stanza dedicata al progetto Lo Scorrevole (1972) e Plagio (1970), le cui immagini vengono ricostruite qui per la prima volta nella loro quasi totale completezza. Una sala che è un binario per l'occhio, come l'ha definita Mimma Pisani, vedova dell'artista, da seguire  orizzontalmente: una linea di visioni che unisce idealmente Vettor Pisani e Michelangelo Pistoletto e le rispettive muse. Un lavoro di collaborazione che passa per imitazione e, dunque, per identificazione fra i due autori.  

 

Vettor Pisani Lo Scorrevole 1972 stampa fotografica, plexiglass, ferro Courtesy Collezione Maramotti, Reggio Emilia

 

Si prosegue nelle stanze successive con alcune delle opere che trattano tematiche politiche, sacre ed erotiche, dell'ebraismo e del nazismo, e della compromessa identità europea.
E, ancora, la “sala alchemica”, così come l'ha definita Viliani, con i cicli dedicati alle isole di Capri, Ischia, punto di riferimento nella poetica pisaniana; e Napoli Borderline.
Da notare, inoltre, i tratti effimeri, i profili leggeri e corpi quasi liquidi dei numerosi e più recenti disegni, che rappresentano la summa di tutta la sua produzione.

 

Grazie all'importante collaborazione con la vedova dell'artista, in contemporanea alla rassegna, da dicembre a marzo, è stato pianificato un calendario di performance che ricostruiscono in maniera scrupolosa le azioni più significative messe in atto dall'artista; per enfatizzare “l'agire” quale verbo forse più congruo a descrivere l'operato di Pisani.

 

A dicembre il focus è stato su Lo Scorrevole (1971 - 1972), qui nella versione del '72. Questa  performance è una sorta di percorso estetico che attraversa tutta l'opera di Pisani, dal suo esordio sino alla fine del suo percorso di vita. Un cavo d’acciaio teso tra due pareti, su cui scorre una carrucola collegata a una catena, ha il suo terminale in un collare di cuoio, attaccato al collo di una figura femminile e completamente nuda. Il riferimento per questo lavoro va a due opere di Marcel Duchamp: La mariée mise à nu par ses célibataires, même (1915-1923) e Le gaz d’éclairage o Étant donnés (1946-1966).

 

Nel mese di febbraio è stata la volta de Il coniglio non ama Joseph Beuys, qui nella variante del '76, presentata durante la Biennale di Venezia di quello stesso anno, che rovescia in chiave ironica (ma anche in omaggio) la celebre azione dell’artista tedesco Come spiegare i quadri a una Lepre Morta/How to explain pictures to a Dead Hare (Galerie Schmela, Düsseldorf, 1965). Una modella/attrice ripete ossessivamente il titolo dell'azione, alzando il braccio e simulando la testa del coniglio, come in un gioco di ombre cinesi.

 

L'otto marzo è stata messa in scena la performance Androgino (carne umana e oro) (1973-2013) nella sua formulazione originale del 1973, presentata in occasione di Contemporanea, al garage di Villa Borghese. L'opera si richiama alla già citata prima mostra personale di Pisani tenuta alla Galleria La Salita: Maschile, femminile e androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp.

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