raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Walid Raad – Preface / Prefazione

Il MADRE di Napoli dedica quest’autunno un’ampia retrospettiva, curata da Alessandro Rabottini e Andrea Viliani, a Walid Raad, artista libanese tra i più noti della scena internazionale. Nato nel 1967 a Chbanieh, un piccolo villaggio a circa 30 km a est di Beirut, Raad è noto al pubblico italiano per aver partecipato alla Biennale di Venezia nel 2003 e aver esposto nella Fondazione Antonio Ratti nel 2009. Ha esposto a Documenta 11 (2012), oltre che alla Whitechapel Art Gallery di Londra, al Centro Reina Sofía di Madrid e alla Hamburger Banhof di Berlino. Attraverso un ampio utilizzo di fotografie di archivio che si accompagnano a installazioni e opere testuali, Raad analizza la veridicità del documento storico, la costruzione della memoria individuale e collettiva e la gamma interpretativa degli eventi accertati, e propone con le sue opere nuove possibilità di lettura degli avvenimenti. Generalmente i suoi lavori osservano i disastri e le calamità generati dalle continue guerre, soprattutto nel mondo arabo, e presentano, di conseguenza, degli “squarci di realismo” sulla situazione libanese. Non solo. La sua ricerca si sofferma anche sul ruolo che attualmente i musei ricoprono e l’impatto che essi hanno sulla cultura locale e globale, ricollegandosi in tal modo a cosiddetta Critica Istituzionale che, dalla fine degli anni Sessanta, riflette sulla natura delle istituzioni museali e la loro funzione di “produttrici di conoscenza”.

 

Scratching on Things I Could Disavow, 2007-on going

 

Fondamentalmente sono questi i temi su cui si incardina la mostra partenopea, attraverso display che richiedono allo spettatore un certo investimento di tempo e attenzione per leggere, interpretare, individuare connessioni, riferimenti, esiti e conseguenze. Nella grande sala al pianterreno è allestita una selezione di lavori del ciclo Scratching on Things I Could Disavow, iniziato nel 2007 e tuttora in corso, che è anche la risposta di Raad alle scelte di alcuni grandi musei occidentali. Tra i firmatari del boicottaggio della sede del Louvre ad Abu Dhabi, Raad ha letteralmente costruito una nuova storia, in bilico tra la verità e la finzione, della quale è difficile comprendere e stabilire dove finisce la sua attendibilità e inizia la simulazione artistica, dove dalla narrazione passa all’affabulazione. Un’invenzione che lo stesso Raad dichiara, raccontando di un suo sogno e dei suoi contatti con artisti dell’al di là. Espediente molto prossimo alla tradizione, soprattutto medioevale, che vede nel sogno la possibilità di ottenere delle rivelazioni divine. E la natura soprannaturale di certe scoperte potrebbe spingere lo stesso Raad a rinnegarle in qualsiasi momento, come suggerisce il titolo del ciclo.

 

SCRATCHING ON THINGS I COULD DISAVOW Section 88: Views from outer to inner compartments_Act VI. 1-5 2011, Courtesy l’artista e Galerie Sfeir-Semler, Beyrouth / Hambourg © Walid Raad

 

Con pannelli, lacerti di pavimento e immagini di porte, Raad ricrea delle sale espositive di un museo per analizzare la formazione di una cultura artificiale. Calata dall’alto, la cultura “esportata” dalle filiali dei musei occidentali è trapiantata in un terreno nuovo e dà forma a espressioni artistiche che non sono né la prosecuzione di quella locale, né la lenta assimilazione di quella importata. Ulteriore spunto per l’artista di riflettere sulle affatto secondarie implicazioni politiche ed economiche che simili scelte comportano e significano. Il brandello di parete posto al centro della grande sala, sul quale c’è il racconto del suo sogno e della storia di un artista locale dimenticato dalla memoria collettiva, segnala anche l’azione, si potrebbe addirittura dire violenta, di questo prelevamento e imposizione culturale. Inoltre, l’artista ha esplorato anche gli effetti che gli oggetti subiscono durante i loro trasferimenti.

 

THE ATLAS GROUP (1989-2004), Let’s be honest the weather helped: USA 1998

 

Al secondo piano è esposta una selezione di opere di The Atlas Group, un archivio immaginario cui Raad si dedica dal 1999 al 2004, nel quale di nuovo l’artista fonde realtà e finzione. Si tratta anzitutto di un progetto di ricerca e di documentazione del Libano contemporaneo, in particolare sulla guerra civile che dal 1975 ha devastato il paese per quindici anni: al 13 ottobre 1990, data ufficiale della fine del conflitto, sono state contate oltre 15.000 vittime. Procedendo con quella che è la sua prassi artistica di agire su immagini di archivio, Raad nel ciclo intitolato Let’s Be Honest, the Weather Helped ha realizzato degli interventi su sedici fotografie di facciate di edifici di Beirut. Con la stessa precisione di un archeologo o di un investigatore, ha realizzato una fedele mappatura di questi prospetti. L’apparente laconicità delle immagini, cosparse di cerchi multicolori di diverse ampiezze, è contraddetta dal loro significato velato: i cerchi segnano i fori dei proiettili di diversi calibri che hanno colpito i palazzi e i colori le nazionalità dei rispettivi fabbricanti. Senza poter stabilire se questa spiegazione sia autentica o meno, le sedici fotografie di grande formato costringono il visitatore a riflettere, in maniera controintuitiva, sulla logica segreta della guerra e sulle sue conseguenze tragiche.

 

THE ATLAS GROUP (1989-2004) I Might Die Before I Get A Rifle_Device I 1989, Courtesy l’artista e Galerie Sfeir-Semler, Beyrouth / Hambourg © Walid Raad

 

La stessa considerazione è valida anche per i venticinque piccoli disegni che formano il ciclo Oh God, He Said, Talking to a Tree, grandi quanto un francobollo, quasi smarriti nel passe-partout bianco che li contorna. Con fare da miniaturista, riproduce, ritagliandole dalle fotografie originali, le colonne di fumo delle bombe che nei trentaquattro giorni di guerra libano-israeliana (dal 12 luglio al 14 agosto 2006), hanno colpito diverse città del nord del Libano. Raad per ogni immagine riporta il nome della città e il giorno del bombardamento, decontestualizzando l’esplosione dal panorama cittadino e innalzandola a unica protagonista: un grande vuoto che si riempie della deflagrazione mortale.

 

 

Walid Raad – Preface / Prefazione

fino al 19.01.2015

Napoli, Museo MADRE - Via Settembrini 79, 80139 Napoli

Info: t. +39.081.193.13.016 - info@madrenapoli.it

Orario: lunedì/sabato: 10.00-19.00; domenica 10.00- 20.00; martedì chiuso

Ingresso: Intero: € 7.00; Ridotto: € 3.50

Se continuiamo a tenere vivo questo spazio è grazie a te. Anche un solo euro per noi significa molto. Torna presto a leggerci e SOSTIENI DOPPIOZERO

SCRATCHING ON THINGS I COULD DISAVOW Preface to the third edition (Édition française), Plate III, 2013