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Glyn Dillon. Il Nao di Brown

Pubblicato da SelfMadeHero nel 2012 dopo quattro anni di lavoro, è uscito per Bao Publishing Il Nao di Brown di Glyn Dillon, poliedrico autore inglese di storie e immagini per tv, cinema, fumetti e giocattoli.
 La copertina è l’anima del libro: la biografia emotiva, gialla-rossa-nera-bianca, di una giovane donna con la testa imprigionata in una lavatrice, in attesa di vivere liberamente il suo presente (in inglese Nao si pronuncia now, come si legge sul display). 


 

 

Nao è bella e attraente come Valentina di Manara. Capelli neri e lucidi, sempre di corsa in bicicletta e vestita di rosso, tranne nella fotografia in prima pagina che la ritrae a tredici anni con maglietta gialla e occhiali da sole.

 

 

Tutto nella sua vita appare bi-colore e incompatibilmente diviso a metà.
 È una hafu: inglese di madre e giapponese di padre, figlia di genitori divorziati. 
Dietro l’ironia e l’espansività protegge un segreto: affetta da sindrome di OCD (Obsessive-Compulsive Disorder), la sua testa esplode in improvvisi pensieri omicidi che progressivamente inondano di rosso le pagine.

 

 

Solo la ripetizione di mantra rituali (“Sono buona, mamma sa che sono buona”) e le sedute di meditazione al centro buddista la aiutano a calmarsi. Ma la cosa che più le dà pace è dipingere neri enso, il cerchio della tradizione zen che appende per tutta la casa.  
Illustratrice appassionata di animazione e fumetti, trova lavoro al toy store di Steve Meek, dolce e premuroso amico che non ha mai smesso di provare un debole per lei fin dai tempi dell’università.
Le sue fantasie amorose invece sono tutte rivolte a Gregory, alcolizzato riparatore di lavatrici, ai suoi occhi così affascinante perché conosce il latino ed è identico al Nulla di Ichi, il suo personaggio preferito della serie manga e anime di cui Dillon ha creato un sito.

 

 

La storia d’amore di Nao si sviluppa di pari passo a quella fantastica e allegorica di Pictor, un altro ragazzo hafu che il Nulla, sottoforma di serpente, ha trasformato in uomo-albero fino a quando qualcuno non si innamorerà di lui. Entrambi indossano gli stessi stivali rossi che si muovono tra realtà e immaginazione, rappresentata, in contrasto con i nostalgici acquerelli e matite della vita di Nao, in digitale, a colori netti, con linee tese e atmosfere ispirate a Moebius e Miyazaki. 


 

 

Con leggerezza Nao riesce a conquistare Gregory fino a quando l’intimità del loro rapporto porta allo scoperto il suo lato “mostruoso”. 


 

 

Gregory toglie gli occhiali da sole a quella foto di Nao bambina, liberando le emozioni da sempre trattenute dentro l’oblò della sua lavatrice. 


 

 

Messa di fronte a se stessa, come accadde scherzosamente a Greg nel primo gioco di sguardi attraverso la vetrina del negozio, la donna riconosce il proprio Abraxas, il dio-demone che racchiude in una stessa essenza due anime opposte. Si apre così alla possibilità di una realtà a più colori che nel marrone (Nao Brown) unisce il giallo della sua infanzia e il rosso della giovinezza. 
Col pennello Nao apre il cerchio della storia, sciogliendo la calligrafia del suo nome nella scritta NOW. Una forte affermazione di identità, sigillata dal simbolo della lavatrice. 


 

 

Ma la conquista di un presente libero non è un punto di arrivo. È un passaggio, sofferto e in continua trasformazione, verso il futuro: “L’io è il prezzo da pagare per la poesia” dice Greg. Oltre l’io c’è la poesia di una nuova fotografia appesa alla parete.
Ora anche noi possiamo togliere la sovracoperta al libro, girarla e usarla come mappa. 
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27 Novembre 2013