Puer senilis, senex puerilis

ETÀ. Perdita del sentimento di età: in quanto innamorato, il soggetto non si assegna nessuna età: non è né giovane né vecchio.

 

1. CLASSIFICAZIONE

Infans, puer, adulescens, senior, senex: ogni società divide il tempo del soggetto umano: essa crea le età, le classifica, le denomina e incorpora questa struttura per il suo funzionamento per via di riti iniziatici, di servizio militare o di disposizioni legali. Una volta, era l’organizzazione simbolica che si occupava apertamente delle età (nelle società etnografiche); oggi è la scienza: la medicina, la sociologia, la psicologia, la demografia, la criminologia, politica stessa, tutti questi discorsi “obiettivi”, si premurano di dividere e di opporre le età. Il plurale così costituito (“le età della vita”), fa pesare sul soggetto umano una delle costrizioni sociali più forti che egli è tenuto a subire (l’età è davvero l’Altro).

 

Chi vuole le età? Le società arcaiche, le società militari, le società concorrenziali, in breve ogni società forte, dal momento che si attribuisce il diritto di rappresentare gli interessi della specie. L’interesse della specie è classificare, codificare il flusso delle generazioni, nella speranza di controllarlo e assicurargli un miglior rendimento (“aspetta – per sostituirmi”, o “Togliti che mi metto io al tuo posto”; è ciò che dice elegantemente la classificazione delle età). Nessun altro disordine è maggiore di quello delle età vaghe, indifferenziate, reversibili: indenominabili, inclassificabili; nessun’altra maggiore sovversione di quella di vivere o di pensare contro la divisione delle età, di permutare liberamente i ruoli umani, di ritrovare l’adolescente nel vecchio, il bambino nel maschio adulto, e di voler sostituire ai gradi della piramide umana l’immagine di un soggetto uniforme (un tenore), che non potesse essere diviso se non da lui stesso, dall’interno, e che avesse la stessa esistenza dal primo secondo della sua nascita a quello della sua morte.

 

(La psicoanalisi ha almeno questo coraggio. Unica tra tutte le scienze contemporanee, essa non svolge alcun discorso sulle età dell’uomo: per essa l’uomo è senza età. Ha solo l’età della sua sessualità, ma questa sessualità non è evolutiva, sottoposta a degenerazione: essa nel tempo non fa che ritornare: originata nella notte più remota del lattante, essa è sempre là nel momento della morte, perché l’uomo trasferisce sempre, ama sempre, dal primo all’ultimo respiro. Mi capita, certo, di ricordare miticamente le età della mia vita: ma sono solo le età dei miei transfert – dei miei amori).

 

Pierferdinando Casini (1955) insieme alla sua seconda moglie Azzurra Caltagirone

 

 

2. DI ALTRI RAZZISMI

Io vivo di immagini sociali. Quella del “vecchio” è l’età opposta a quella del “giovane”, che, in base a ciò, si vede egli stesso “giovane”. Questo movimento avvia un razzismo: io mi escludo da una esclusione che io pongo, ed è così che io escludo e io consisto. Io posso essere dichiaratamente anti-razzista, ma se mi costituisco tale a partire da una esclusione che io rilancio, divengo a mia volta razzista; io ho, in un piccolo angolo di me, il razzismo e l’anti-razzismo. Si riporta questa frase detta da uno studente al professore: “Tu non sei né negro, né ebreo, né donna, allora taci”. Allora taci: frase di ogni razzismo. Tu sei giovane / tu sei vecchio, allora taci (aspetta, sgombera, non entrare, paga di più, di meno, ecc.): c’è un razzismo delle età, di tutte le età.

 

(Tutti i razzismi permangono. Al limite, affinché non ci sia più razzismo, bisognerebbe che non ci sia più la lingua. Il razzismo fa parte della servilità della lingua).

 

Carla Bruni (1967) insieme a Nicolas Sarkozy (1955)

 

 

3. L’ETÀ SE NE VA...
[a]

Eros non è obbligatoriamente giovane se non nei miti, nei romanzi, nelle storie elaborati per esigenze eugeniche della specie (“ci saranno più bambini, perché ad amarsi saranno i giovani”). Ma la passione amorosa non fa distinzione di età (come non fa distinzione di sesso e o di oggetto). Non soltanto essa piomba in voi in qualsiasi età, ma opera anche una rimozione magica, un esonero di ogni sensazione di età: il soggetto innamorato non ha, letteralmente, nessuna età (egli non sa più che cos’è questa cosa: l’età) – oppure egli ha tutte le età al tempo stesso: va a spasso nel tempo, mescola, senza avvertirsene, la tenerezza infantile e la stanchezza crepuscolare. [b] Come il pueris senilis, della retorica antica e medievale, immagine mitica al tempo stesso giovanile e saggia, egli è di quella razza bizzarra, un po’ gnostica (faustiana?) che congiunge età ritenute contraddittorie; [c] conserva in sé l’infanzia (per via della struttura immaginaria, materna) e vive tuttavia in cognizione di causa, proprio sull’estremità di un assai lungo passato, vicino alla morte, nell’ombra puerile.

Al margine: [a] Convivio – [b] Curtius – [c] Mallarmé.


CONVIVIO: discorso di Agatone.


CURTIUS: pp. 12 sgg.


MALLARMÉ: Jamais un coup de dés... «Il maestro... l’uomo...il vecchio...

all’ombra puerile».

 

Flavio Briatore (1955) insieme a Elisabetta Gregoracci (1980)

 

 

4. ... L’ETÀ RITORNA

Questa età tolta è come un dono d’assenza, un vestito invisibile prestato all’innamorato da qualche divinità. Appena l’amore cessa – o crede di cessare – la dea ritira, riprende e porta via il vestito d’assenza, l’età sociale ritorna: [a] il re è nudo, aveva “un’età”.

(X mi confidava: «Dal giorno in cui mi sono creduto “libero” da questo amore – con la solennità fallace che si dà a questo genere di decisione – mi sono sentito vecchio: essere libero è ritrovare la mia età, la dipendenza mi eternizzava. Il soggetto – dell’Immaginario – non invecchia»).

Al margine: [a] Andersen.

 

 

 

Queste pagine sono tratte da Il discorso Amoroso, Mimesis 2015, (pp. 558-560), p. 670, 28,00 €

 

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