Fare domani dentro il Bunker

Barriera di Milano, Torino: un quartiere caldo, denso, mosso. Nato sulla spina dorsale della cinta daziaria dell’Ottocento, è cresciuto a ondate di forestieri che, attirati dall’alta marea dei prezzi bassi fuori le mura, venivano a mettere su casa e famiglia. Col tempo, le botteghe sono state affiancate da piccole fabbriche, via via sempre meno piccole. Fino alla crisi degli anni Settanta-Ottanta, quando hanno iniziato però a diventare vuote. Da allora, anche se le mura della città non c’erano più, i prezzi hanno ripreso a scendere, attirando nuovi forestieri, più da est e sud di chi li aveva preceduti. Per tutti, coordinate inconfondibili del quartiere sono l’asse infrastrutturale del cosiddetto “trincerone” ferroviario e l’ex-scalo ferroviario Vanchiglia: 750.000 mq di vuoto urbano e degradato, nei binari morti, le discariche abusive e le case abbandonate. Attorno, diverse sedi industriali, molte dismesse, altre in via di dismissione, qualcuna ancora attiva. Tra queste ultime, anche l'ex stabilimento SICMA (Società Italiana di Costruzioni Molle e Affini), un fabbricato di 420 mq su una superficie all’aperto di circa 3.500 mq, entrato in attività negli anni Venti, ora di proprietà della Società Torino Quittengo srl. Sotto al quale c’è il rifugio antiaereo per gli operai dello Scalo Vanchiglia durante la Seconda guerra mondiale: un bunker dalla capienza massima di 130 posti.

 

 

Da anni, il futuro di quest’area residuale e dell’intero quartiere è in bilico, sull’orlo di un grande processo di trasformazione sempre sul punto di concretizzarsi, ma ogni volta rimandato per la penuria di capitali. È la famigerata Variante 200 al Piano Regolatore, secondo la quale oltre un milione di metri quadrati di aree industriali dismesse dovrebbe lasciare il posto a una nuova porzione di città, tutta da scoprire. Intanto, proprio sopra al bunker, nell’estate 2012 è nato il progetto Variante Bunker, in collaborazione tra la proprietà dell’area e l'associazione URBE Rigenerazione Urbana, con all’attivo altre esperienze di riuso temporaneo per spazi urbani ex industriali. L’idea anche qui è portare avanti una riconversione creativa, facendone un contenitore di mostre e performance di arte urbana, teatro, musica, che sappia tenere insieme proposte spontanee e curatele artistiche, eventi internazionali e attività di quartiere.

 

Per condividere questo luogo mutante, e l’habitat in cui è immerso, abbiamo incrociato suggestioni di sguardi e voci di quattro testimoni diretti: Erika Mattarella (abitante e operatrice culturale presso i Bagni Pubblici di Via Agliè) ci ha portato in quella Barriera, popolata di mercati soleggiati e botteghe ombrose, condomini affollati e giochi di strada, la cui vita di prossimità non si fermerà davanti a nessuna variante; Marco Grimaldi (consigliere e presidente della Commissione Ambiente del Comune di Torino) ci ha portato prima indietro, quando lo Scalo Vanchiglia era la porta per la tedesca, poi avanti, quando la città sembrerà sempre più un orto, di cui prendersi cura; Giulia Marra (architetto, tra i curatori del progetto) ci ha portato sotto, nel bunker prima del Bunker, e dietro, tra le quinte della genesi del progetto; infine Palm Wine e Maga Bo (dj e musicisti) ci hanno portato dentro, facendoci vivere una delle notti del Bunker. E, senza accorgercene, sotto questo capannone abbiamo già fatto domani.

 


 

I curatori di Bunker

 

Francesca Cirilli (Viareggio, 1982) vive a Torino dove lavora come fotografa dal 2009. Si diploma in Fotografia nel 2009 allo IED di Torino dopo aver conseguito nel 2006 una laurea in Storia Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa; continua poi la sua formazione partecipando a residenze artistiche, workshop e progetti interdisciplinari di studio e ricerca sulla città e la società contemporanea. Partecipa a mostre in Italia e all'estero e dal 2013 è rappresentata, in qualità di artista invitata, dall'agenzia ArtistDock Berlin. La sua ricerca si concentra, attraverso una fotografia di carattere documentario, sul paesaggio e il territorio, sugli spazi e le relazioni che in seno ad essi si stabiliscono tra l’uomo e la natura, le stratificazioni temporali e le questioni socio-ambientali ed economiche. Unisce all’attività di ricerca quella di fotografa per eventi culturali ed artistici, per il teatro e la danza, ritrattistica ed architettura. Realizza progetti di cinema documentario e video come autrice e direttrice della fotografia. Membro fondatore ed attualmente presidente dell’associazione no-profit FluxLab -laboratorio di arti integrate a Torino, si occupa di didattica della fotografia, partecipando come insegnante o tutor in corsi, laboratori, progetti internazionali. www.francescacirilli.it

Marco Magnone (Asti, 1981) vive e lavora a Torino. Tra le sue pubblicazioni più recenti: la graphic novel AAA. Il diario fantastico di Alessandro Antonelli, Architetto (Espress Edizioni/LA STAMPA 2012), scritta a quattro mani con Fabio Geda e illustrata da Ilaria Urbinati; il volume sui paesi in abbandono Off. In viaggio nelle città fantasma del Nordovest (Espress Edizioni/LA STAMPA 2012), illustrato da Riccardo Cecchetti e musicato da I Fasti; la guida policentrica L’altra Torino. 24 centri fuori dal centro (Espress Edizioni/LA STAMPA 2011); il diario di viaggio Avrupalilar (Pangramma Libri 2010). Scrive per la rivista «Turin» e per la Rete del Ritorno all’Italia in abbandono. È paroliere del gruppo musicale Circolo Lehmann. Nel 2011 ha collaborato con Wu Ming 1 all’opera transmediale I Muri di Mirafiori. Di prossima pubblicazione per Zandegù, un reportage narrativo su Berlino.

Fotografie di Francesca Cirilli

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