Una notte dentro il Bunker

 

Bunker: Fare domani dentro Bunker, La Barriera, La trasformazione, Un giorno sotto il Bunker

 


 

Dal qualche anno ricerco un certo tipo di sonorità, cerco di sondare i nuovi territori musicali provenienti da quello che chiamano sud del mondo e sud del sud di questo cosiddetto mondo. Cercando sempre quelle esperienze che sapessero superare i confini, global o transnational bass: la dance africana, la caraibica, la sudamericana che incontrano, masticano e fanno propri alcuni riferimenti tradizionali della dance occidentale. Le tessiture ritmiche a cui siamo abituati, applicate ad altre storie. Il risultato sono ibridi di cui non solo è difficile, ma proprio non ha senso, provare a tracciare, separare le singole appartenenze e radici.

 


 

Da lì sono nati vari progetti, ho costruito reti, collaborazioni, serate. Ed eccoci qui, che è un po’ come la musica che suono, senza aut-aut. ma solo con et-et. Scatole con dentro altre scatole con dentro altre scatole. C’è da perdersi, nascondersi e ritrovarsi.Sempre nel 2011 ho incontrato Maga Bo in Marocco. A Casablanca, insieme ad altri artisti internazionali (Dj /rupture in primis) e alcuni musicisti locali, stava esplorando le caratteristiche della musica chaabi più recente, una musica popolare berbera, e in particolare l’uso sconsiderato dell’Auto-Tune per la voce.

 

 

Come dice lui: “La musica è organizzazione di suono e rumore: se dici che qualcosa è musica, quello è musica. La musica Dub, e l’Hip-Hop in parte, sono nati per sottrazione — come una scultura: si inizia da un pieno, a cui si toglie via via materia. Ultimamente ho fatto molta ricerca nel Nord-Est del Brasile, cercando, come spesso faccio, di partire da elementi musicali folkloristici e introducendo la componente Bass, la tradizione culturale dei soundsystem e, per certi versi, lo stesso processo applicato al Dub.”

 

Palm Wine, Maga Bo

(dj e musicisti)

Fotografie di Francesca Cirilli

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30 Settembre 2013