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Camminare come scultura

Il camminare è una pratica quotidiana che ognuno di noi affronta, sia che si trovi in casa per spostarsi da una stanza all’altra, sia che esca per le faccende di tutti i giorni attraversando spazi aperti o chiusi a secondo dell’occasione.

Camminare non è correre perché uno dei due piedi è sempre in contatto col suolo e come dice la metafora “avere i piedi per terra” ciò implica una relazione più rilassata nei confronti dello spazio circostante che ci ospita. Camminando si ha il tempo di osservare quello che ci circonda e a secondo della nostra formazione culturale, attenzione e curiosità possiamo valutare i dettagli del paesaggio che attraversiamo. Qui non vorremmo scomodare letterati come Balzac, Thoreau o Walser, ci basta ricordare quanto è stata importante questa pratica nelle loro riflessioni che hanno insegnato a generazioni successive il significato del camminare.

 

Liberi tutti! (Basilea), 1996, itinerario nei luoghi del pensiero libertario, bandiera cm 180x130, courtesy L. Vitone

 

Ma l’oggetto della scultura col susseguirsi dei decenni si è rivelato più vario coinvolgendo ambiti disciplinari altrui come la matematica, la fisica, la geografia, la speculazione filosofica, o utilizzando materiali come il cibo, il suono, l’immagine in movimento (video o pellicola) e arrivare appunto alla passeggiata, l’itinerario e quindi il camminare.

 

Liberi tutti! (Basilea), 1996, itinerario nei luoghi del pensiero libertario, bandiera cm 180x130, courtesy L. Vitone

A questo proposito l’Einaudi ha pubblicato nel 2006 un libro di Francesco Careri dal titolo Walkscapes. Camminare come pratica estetica, che percorre il secolo scorso delle arti visive focalizzando l’attenzione proprio su questo tema.
Dalle passeggiate dadaiste e surrealiste alle deambulazioni senza meta situazioniste per arrivare ai romantici attraversamenti della natura incontaminata dei landartisti inglesi Hamish Fulton e Richard Long.

L’atto del camminare diventa letteralmente funzionale alla scultura come percorso di conoscenza che avanza e sviluppa l’idea stessa di scultura come pratica tautologica concettuale, si pensi alle azioni di Allen Ruppersberg. Oppure trasforma, per rimanere in ambito italiano, l’atto artistico in pratica conviviale in cui l’artista invita il pubblico di una mostra, mediante una passeggiata, a conoscere o approfondire aspetti e pratiche di un’istituzione pubblica (Cesare Pietroiusti), luoghi abbandonati nella città (Stalker), storie di minoranze etniche e politiche (Luca Vitone).

Se vogliamo quindi considerare la scultura un oggetto che occupa lo spazio, possiamo dire che il camminare è un concetto che si muove nello spazio. Per arrivare ad asserire, come piaceva dire negli anni sessanta, che chiunque (purché cammini) può essere artista. Questo non vuol dire che ciò sia facile, perché per affrontare una pratica bisogna essere consapevoli di tale confronto.

 

Stalker, Il giro di Roma attraverso i Territori Attuali, 1995

Insomma possiamo considerare anche l’arte, come tutte le discipline appartenenti al nostro scibile, come una lunga camminata e chi la frequenta un camminatore che non può mai fermarsi. L’importante è non subirla ma prenderci gusto. E come ben sappiamo la “golosità” è il più meraviglioso male che condiziona la nostra esistenza.

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Usuale, 1995, stil da video, courtesy L. Vitone