Capri, Via Krupp

Quasi quasi comincio da Lenin. Cioè, dalla stele di Lenin. Sì, quasi quasi comincio da lì, procedendo sulla schiena di piccoli scalini in pietra che scoscendono dallo spiazzo col bianco monumento al bolscevico, e che tagliano su di un lato i giardini di Augusto, e poi sboccano inaspettatamente qui, sulla strada più bella del mondo. Qui, sulla via Krupp.

 

 

Capri è bella quando è dura, è dolce quando è sola, è chiara quando è nuda. Altrimenti è una roccia stanca, stupida, frenetica, mondana. Quando ci vengo, preferisco al rumore del mare il silenzio della polvere, all'acqua la terra: i camminamenti, molti agevoli, certi tortuosi, taluni ardui, da scoprire con calma, con pazienza. Dovessi invitare al cammino, inizierei con uno scivolo, sul liscio, sul facile, ma senza perdere in virtù. Comincerei da lei, da via Krupp, linea che curva e si raddrizza, da percorrere solo e soltanto come Adamo percorreva le sue strade, coi piedi e basta, liberi dal rischio di incrociare macchine o altre complessità che non siano state impastate col fango, in questo paradiso terrestre autoproclamato, come autoproclamato è qualsiasi eden dopotutto, si chiami Capri o diversamente.

 

Perché lei? Per due motivi almeno, con un consiglio non richiesto a chi la imbocchi per la prima volta: perché è una gratuita esperienza stupefacente tra la bellezza selvaggia che taglia e cuce a ogni tornante o rettilineo; e perché è un piacere da cogliere in rapina, perché è possibile trovarla chiusa, come chiusa è stata per decenni, dal momento che la roccia altissima che la domina, ai primi venti perde la pelle morta e semina sul tracciato cadute massi da omicidio. Quindi, in giornate di sole o per lo meno di poco vento e lontana tempesta, giù per la via! (E questo è il consiglio: via Krupp si fa a discendere, non ad ascendere: perdereste soltanto fiato e bellezza in una inutile salita stanca).

 

 

Perché si chiama Krupp, tutti lo sanno. Friedrich Alfred, il signore dell'acciaio, su questo fianco meridionale dell'isola volle piegare la pietra, domarla in verticale, ricavare una traccia che è come per il poeta la vita, "finita e infinita", una spirale bellezza di serpente che si ripiega dentro un cesto immaginario, addormentato da un incantatore scaltro; e nacque lei, corda pazza e matematica scritta nella testa di un uomo innamorato perdutamente. Tanto bella fu la strada quanto triste l'epilogo dell'amore tra Krupp e Capri, a causa di uno scandalo di pederastia che coinvolse lui e giovinetti locali e che lo portò via lontano dai prediletti spazi. La sua vita senza l'isola durò pochissimo perché morì presto, affare di settimane, nemmeno cinquantenne, forse suicida per la vergogna di una storiaccia con tutto l'odore del complotto politico.

 

Lasciò Friedrich Alfred un impero alla figlia Bertha, e un'occasione per noi altri che veniamo dopo, per un volo senza ali, perdersi e ritornare, essere qui e andare via, lontano, via, via Krupp...

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