I passi di Richard Ashcroft

Nel video di Bittersweet Symphony dei Verve si vede il leader del gruppo rock inglese che con passo spedito percorre la via di una città.
A chi cammina come Richard Ashcroft non importa degli ostacoli, dei pericoli, degli accidenti. Anzi, la strada dove tutto può accadere  è il luogo dove questo incedere trova la dimensione ideale e insieme ne cambia lo stato: l’asfalto solido si trasforma in superficie liquida, Ashcroft cammina sulle acque.
Capelli troppo lunghi e passi imponenti, la strada scorre inarrestabile sotto di lui. Richard è un vero e proprio punctum in movimento, il nostro sguardo è  catturato dalla sua presenza magnetica, dagli occhi ai piedi, dai piedi agli occhi. Il resto del suo corpo non esiste,  serve solo a collegare sguardo e movimento, a trasformare Richard in un’idea che cammina.
Niente di complicato. Non vi sono labirinti tortuosi o spirali che si perdono verso un centro introvabile, solo una linea retta, infinti punti, infiniti passi e quell’unica idea ripetuta sino a convincersi che non esiste via alternativa:

“No change, I can’t change, I can’t change, I can’t change,

but I’m here in my mold, I am here in my mold

But I’m a million different people from one day to the next

I can’t change my mold, no, no, no, no, no”.

Più che una corsa a ostacoli, Richard Ashcroft fugge su un binario a perdita d’occhio, lui stesso ostacolo per  coloro che la strada si limitano a percorrerla: perché Richard è la strada e la strada è Richard.
Eppure quello sguardo perso, quasi vuoto, perennemente proiettato di fronte a sé, riesce a fuggire dai propri confini, a spingersi in luoghi inesplorati senza temere di perdersi: a ogni passo  una promessa, un orizzonte sconosciuto, un folle volo.

Una camminata liberatoria, aperta e travolgente, incurante di ogni rischio: un po’il  flâneur di Walter Benjamin,  l’Uomo della folla di  Edgar Allan Poe e il fascino dei passi di Nadja negli occhi di  André Breton.
Sarebbe bello camminare come Richard Ashcroft.

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