Vie, piedi, storpi, corse, vagabondaggi: The tree of life è un film che ha molto a che fare con il camminare. L'ho visto una sola volta: quando me ne sono accorto avevo già perso qualcosa nel flusso impetuoso delle immagini e comunque non avrei potuto né del resto voluto prendere appunti. Ma di lì in poi ci ho fatto caso: molte cose nel film vengono dette in silenzio, mostrando piedi in cammino, o anche piedi nudi di neonato, o un combattivo piede di dinosauro, o la madre che sveglia il figlio posandogli con allegro sadismo il contenitore dei cubetti di ghiaccio sulla pianta del piede, o il figlio che si fa male sotto il piede, o la madre che si lava due volte i piedi con la canna dell'acqua. La vecchia storia di Edipo, piede gonfio? Non solo, non solo.

 

Due sono le vie: la grazia e la natura. Così ci viene detto. A differenza del precedente di 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (da molti evocato e non del tutto a torto: ma filosoficamente al confronto è Heidegger) il sontuoso spettacolo messo in scena da Terrence Malick ha un piano simbolico tanto schematico da apparire quasi imbarazzante. Infatti sarei in imbarazzo, ora che ho visto il film, a discuterne con tutti coloro che nel frattempo mi avevano avvisato: “È un film difficile!”. Capisco chi dice “È un film noioso” (opinione indiscutibile, come non si può discutere mai con chi dice “Che palle!”). Ma neppure a chi dice che è difficile saprei bene cosa contrapporre: la bellezza è bellezza (e lì sono tutti belli, tutto è bello, persino la rana e, sempre, il tempo meteorologico); l'opposizione fra grazia e natura, fra padre e madre, fra micro e macro, fra amore e odio.

 

Ora vorrei rivederlo per annotare le scene in cui si cammina: il padre che insegna a camminare al figlio infante, i figli grandicelli che camminano come scemi per la strada, finché incontrano disgraziati che camminano male (e anche un arrestato che cammina impacciato dai ferri); o il figlio maggiore che cammina dieci passi dietro alla compagna di scuola, che rallenta per farsi raggiungere; le camminate adolescenziali, temerarie sul ponte della ferrovia, pazze nella casa silenziosa e scricchiolante, oppure storte e buffe, sui gradini verso il backyard (in tutti i casi mentre nessuno vede).

 

Gli elementi del mondo fluiscono (lava, acqua, cellule, vento, nuvole), i membri dell'umanità camminano: si allontanano, si seguono, si raggiungono, ma intanto camminano. Questa credo che sia la cosa che meglio ricorderò del film.

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