La Puerta del Sol è una piccola piazza, una piazza manchega, da capoluogo di provincia, che ha sempre respinto ogni tentativo di farla diventare uno spazio alberato di grande respiro, da città capitale. La pioggia e il caldo secco di Castiglia cadono a piombo su Puerta del Sol. Gli autobus, la metropolitana, il nuovo accesso ai treni regionali, la zona commerciale più popolare di Madrid, il contrasto con le persone che quotidianamente vi rimangono ferme per ore, come statue, a chiedere l’elemosina, o per starsene a dormire ricoperte da cartoni, tutto la rende, malgrado la sua storicità, uno dei nonluoghi di Marc Augé.

 

Comunque sia, da ragazzini il primo appuntamento fuori dal proprio quartiere lo si prende sempre a Puerta del Sol: il punto da cui partire per un cinema della vicina Gran Vía, o per comprare il primo paio di scarpe senza la presenza di mamma o papà. “Ci vediamo all’angolo della Mallorquina”, la vecchia pasticcieria. Lo abbiamo fatto tutti a Madrid, poco prima si scoprire, negli anni della lotta, quando era ormai vicina la morte di Franco, che la polizia franchista ci avrebbe portato nei sotterranei del palazzo che sovrasta la piazza, sede attuale della Regione: lì era l’orrenda Dirección General de Seguridad, la temuta DGS.

 

Da Sol partivano inoltre tutte le strade della Spagna fin da quando nel Settecento si è tracciata la rete nazionale di comunicazioni stradali: il chilometro zero segnato sul marciapiede è visto come segno di una politica centralista che spiega lo sviluppo anche tragico dei diversi nazionalismi determinanti della nostra identità, incominciando da quello spagnolo.

 

Forse per tutto questo, quando i ragazzi hanno deciso di radunarsi il 15 maggio di quest’anno per esprimere la propria indignazione contro una politica e una società dalle quali si sentono esclusi, non potevano non pensare di darsi appuntamento alla Puerta del Sol. Le reti sociali vogliono rapidità e chiarezza. “Ci vediamo a Sol”. Come hanno fatto i ragazzi egiziani o tunisini, si sono dati il primo appuntamento i giovani madrileni, che leggono in rete Stéphane Hessel, indignati dal tasso di dissocupazione giovanile e dalla polisemia appena imparata della parola crisi.

 

 

Si sono organizzati in gruppi di lavoro: economia, istruzione, genere, sanità, università, proposte, cibo, e soprattutto, respeto. Rispetto si è chiamato infatti il gruppo che garantiva la sicurezza. Si sono accampati e sono rimasti per settimane a discutere in modo assembleare ogni decisione: gruppi massicci, dove chiunque poteva parlare e dove tutti manifestavano le loro opinioni servendosi del linguaggio gestuale delle persone affette da mutismo: agitare entrambe le braccia muovendo energicamente le mani, accordo; incrociare le braccia in alto, disaccordo. Ogni discorso è stato tradotto con i gesti per i non udenti, con grande silenzio, e quando la prolusione si prolungava, un moderatore si faceva avanti per ricordare che erano in molti a voler parlare. C’era sempre acqua sufficiente, e arrivava cibo in continuazione grazie alla generosità dei madrileni. L’alcool era proibito, per evitare che il 15-M (il 15 maggio perché quel giorno c’é stato il primo appuntamento) potesse passare per un botellón, il raduno alcolico di giovani che a volte si protrae per tutta la notte in modo non sempre gradevole.

 

Il nodo della proposta che riunisce tanti collettivi, è stata la protesta pacifica contro la potenza dei mercati, che determinano l’andazzo della politica. I giovani, gli indignados, si ribellano contro l’accettazione di una crisi che hanno provocato gli speculatori, e si oppongono al modo in cui viene gestita dal governo. Contestano il bipartitismo a cui si è ridotto il sistema democratico attuale, rendendo impossibile una vera partecipazione dei cittadini che si sentano al di fuori delle strutture dei grandi partiti. Inoltre propongono la Tobin Tax sui mercati valutari, la nazionalizzazione delle banche, vogliono un paese aperto agli immigrati, vogliono pari opportunità reali uomo-donna, sono contrari all’attuale riforma della legislazione sul lavoro… insomma, si rivoltano contro un mondo che sta facendo pagare la crisi ai ceti più modesti e a quelli medi.

 

I sit-in di Sol sono stati emulati in ogni città spagnola e quando li si è smantellati sono passati ai quartieri. Ora gli accampati di Sol sono il movimento 15-M, e sono presenti in ogni sciopero o mobilitazione per il referendum sul cambiamento costituzionale, o nelle manifestazioni dei docenti delle scuole statali che saranno licenziati a migliaia. Saltano fuori, se li si chiama, ogni volta che la polizia vuole cacciare di casa una famiglia che non ce la fa a pagare il mutuo, e riescono a far rimandare di qualche mese l’intervento dell’ufficiale giudiziario.

 

Al 15-M si rifà Rubalcaba, il candidato socialista alle prossime elezioni nazionali condividendo la necessità di un rinnovamento istituzionale e della partecipazione in politica; al 15-M ritorna Cayo Lara, il candidato di Izquierda Unida, mostrandosi vicino al movimento, per quanto sia conscio dello scarso apoggio che ne riceverà da loro alle urne; al 15-M si riferisce la destra -dal Partito Popolare alle formule spagnole del Tea Party che dilagano sulle tv private- squalificandolo, e con disprezzo, come movimento manipolato e antisistema.

 

 

In definitiva, una società troppo stanca di subire le decisioni delle banche e delle agenzie di rating, dell’intollerabile tasso di dissocupazione, la società della tv spazzatura e della disaffezione nei confronti di una politica che sembra agire secondo i dettami del mercato, vale a dire la nostra società, ha dovuto rimangiarsi quel che pensava dell’immobilismo dei giovani, del “prendersela coi giovani” del vecchio Palomar calviniano, e dovrà imparare invece ad ascoltarli, a tenerne conto. E se le loro proposte fossero quelle giuste? Non sarà quel nonluogo che è la Puerta del Sol l’epicentro di un nuovo meccanismo che darà vita a inediti slanci?

 

In questi giorni, all’inizio di un autunno che sarà certo caldo, alcune decine di giovani del 15-M stanno marciando verso Bruxelles. Sono partiti il 24 luglio da Madrid, e lunedì scorso erano a Parigi, dove hanno avuto diversi scontri con la polizia, che li ha bloccati presso il Boulevard Saint Germain quando si avviavano all’Assemblea Nazionale. Ora continuano il loro cammino perché vogliono arrivare nella sede delle istituzioni europee il 15 ottobre, per la manifestazione globale che porterà in piazza i giovani indignati del mondo. Ci sono stati già tentativi di nuove mobilitazioni come quello di lunedì, promosso dal movimento americano Occupy Wall Street, che ha portato il 15- M alle Borse di Madrid e Barcellona.

 

Se ci interroghiamo sull’identità di questi giovani, una volta che la grande folla dei giorni di maggio è diminuita, potremmo arrivare a disegnare un profilo abbastanza esatto di neolaureati senza lavoro, studenti delusi provenienti in gran maggioranza da famiglie del ceto medio. L’antropologo sociale Carles Feixa, esperto di problematiche giovanili, sosteneva qualche anno fa che nella nostra società convivevano tre modelli di giovani: il modello Tarzan, ovvero il bambino selvaggio; il modello Peter Pan, ovvero l’eterno adolescente; e il modello replicante, ovvero l’androide, che è una copia dell’adulto. Ma pronosticava una terza via, che avrebbe portato alla luce giovani, “come cittadini capaci di reinventarsi come attori sociali”. Questa terza via, scriveva pochi giorni fa su El País, potrebbe prender corpo con il movimento 15-M “oltre i dilemmi strategici e gli errori tattici, diventato uno di quegli ‘oggetti culturali’ che secondo Lévi-Strauss vanno bene per far pensare”.

 

Data anche l’eterogenità dei gruppi di maggior rilievo entro il 15-M, molti di questi “dilemmi irrisolti”, o “errori strategici”, sono tuttora aperti, malgrado siano trascorsi diversi mesi dalle prime mobilitazioni. Alcuni sono stati risolti, come la scelta di un sistema assembleare per l’assunzione di decisioni, che è stato reinterpretato in modo che le proposte possano essere accolte a maggioranza. Ma altre scelte sono rimaste senza soluzione. Ad esempio, la posizione antipolitica di una gran parte del 15-M ha sottratto molti appoggi, o ha provocato scissioni, e portavoce forte resta il gruppo dominante democraciarealya (“democrazia reale subito”) che al grido “Que no nos representan, que no” (“Non siamo rappresentati da loro, no”) - occorre ricordare che il movimento è nato pochi giorni prima delle elezioni amministrative - manifestava un disaccordo totale rispetto al sistema, e proponeva di non andare a votare, o in ogni caso, la scheda bianca. Su questo il filosofo Fernando Savater si è mostrato molto critico, affermando che il sistema democratico permette la partecipazione, e che è intollerabile l’intransigenza che, ad esempio, hanno dimostrato quest’estate certi indignati del 15-M ostacolando l’ingresso dei deputati al Parlamento catalano.

 

Il dibattito iniziato a Puerta del Sol ha subito cambiamenti significativi passando ai quartieri e, contemporaneamente, mondializzandosi. Da una parte, il processo di localizzazione lo allontana dai media; dall’altra, la comunicazione globale richiede il trasferimento delle discussioni entro le reti sociali. Ma queste, dicevamo, richiedono un discorso urgente e immediato. Sono servite, in effetti, per convocare gli incontri di piazza, ma fino a che punto potranno servire a disegnare i nuovi modelli di partecipazione cittadina che richiederebbe la messa in pratica delle proteste?

 

 

Se si visita il sito movimiento15m.org, si vede che gli ultimi interventi si fermano al 5 agosto. Il dibattito continua su Facebook, il che significa un giro di boa nell’impostazione della comunicazione che forse potrà risultare molto efficace, ma che non dovrebbe dimenticare un obbiettivo imprescindibile, secondo Ignacio Ramonet, ex-direttore di Le Monde Diplomatique: “non si può combattere il sistema se non si combattono i mezzi attraverso i quali la globalizzazione finanziaria esprime la propria ideologia”. Il che riporta il problema alla base dell’indignazione: la crisi politico-sociale attuale. Forse per questo il gruppo che è ancora più attivo dopo il primo appuntamento a Puerta del Sol è quello di economia, che porta avanti le azioni relative all’“occupazione” delle borse o agli interventi contro gli sfratti delle famiglie che non ce la fanno a pagare il mutuo.

 

Probabilmente la lotta contro i media, ritenuti complici, sarà uno degli sviluppi futuri del gruppo 15-M, che mano a mano si concentra sempre di più sulle proposte del gruppo ATTAC (Asociación por la Tasación de las Transacciones Financieras y por la Ayuda a los Ciudadanos), il cui presidente è proprio Ignacio Ramonet. Fra poco la Spagna sarà di nuovo governata dalla destra, e i partiti di sinistra si stanno preparando a parlare con questi nuovi interlocutori, e forse dovranno imparare un nuovo modo di far politica nel ciberspazio di una inedita “wikidemocrazia”, o “neocrazia” - se ci atteniamo ai termini di Carles Feixa -, nella quale “le nuove generazioni, per la prima volta saranno preparate nel modo migliore ad immaginare la direzione del cambiamento”.

 

Intanto ieri sera a Puerta del Sol c’erano di nuovo diversi gruppi di persone a discutere, sembrerebbe che i giovani del 15-M si stiano dando nuovi appuntamenti.

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