Parigi. Libération a République?

République è una delle ultime piazze popolari del centro di Parigi: incrocio di alcune tra le principali arterie viabilistiche della capitale francese, ha in pancia cinque linee della metropolitana. Fast-food, grandi magazzini popolari come Tati e negozi di scarpe a poco prezzo se ne contendono il contorno insieme a grandi alberghi e uffici pubblici. Ex zona operaia, République rischia per sempre di perdere la propria anima, già immortalata nel bellissimo documentario Place de la République di Louis Malle girato nel 1974. Un progetto di rimodernamento e di pedonalizzazione è infatti in corso con l’obiettivo di migliorare sia l’aria, spesso irrespirabile, sia l’estetica, con l’aggiunta di nuovi chioschi bar e la riprogettazione dei giardinetti. Di tutte queste cose la piazza ha certamente bisogno, in modo particolare di una viabilità più efficiente e di spazi pedonali più accoglienti, ma è anche vero che questo luogo, spesso sporco e apparentemente in stato di abbandono, è da sempre in grado di accogliere gli eccessi mettendo in relazione persone lontanissime le une dalle altre. Capita così che set fotografici di moda s’installino accanto alle panchine occupate da qualche clochard e che qualche fotomodella chiacchieri con qualcuno di loro tra uno scatto e l’altro. Succede lo stesso tra studenti e lavoratori che vi affluiscono prima della partenza delle grandi manifestazioni di protesta, così come capita che qualche lavoratore si ritrovi a mangiare fianco a fianco ad alcuni poliziotti nel medesimo fast-food. Il rischio di abbellire e snellire che sta alla base di un progetto che intende la piazza come un salotto rischia di frammentare questa linea continua tra le persone, tramutando République in uno spazio artefatto in cui, per far scorrere, si preferisce non far incontrare, e tutto sommato impedire che ci si scontri.

 

 

Ed è proprio in una delle vie che affluiscono a Répubblique che si trova la redazione di Libération, giornale per eccellenza della sinistra parigina che negli ultimi anni ha subito profondi cambiamenti sia nella struttura societaria che nell’impostazione giornalistica. Quotidiano politico e di taglio fortemente culturale, non è raro che in prima pagina il titolo di apertura sia dedicato ad un regista o ad uno scrittore.Libé ha aperto la propria redazione ai lettori in occasione della presentazione di un fumetto dedicato alla vita di redazione del giornale. L’autore è Mathieu Sapin che da quattro anni tiene un blog sul sito del quotidiano in cui racconta come gli avvenimenti vengono letti e poi raccontati dai giornalisti di Libération, traducendo in fumetti il lavoro di redazione. Un esperimento interessante di utilizzo del blog come foglio da disegno che ha riscosso successo tra i lettori al punto da diventare una delle rubriche più seguite online.

 

 

La redazione ha una réception al piano terra e si sviluppa su tre piani che terminano con una bellissima terrazza con vista sui tetti di Parigi. L’incontro avviene proprio in terrazza, ora coperta da un tendone per la pioggia incombente del primo autunno. I lettori presenti sono tutti giovani, giovani come si sarebbe inteso una volta, quindi ben sotto i trent’anni. Alcuni di loro portano delle cartelle e mostrano i loro disegni a Sapin che dà loro consigli senza risparmiarsi in complimenti e incoraggiamenti.

Journal d’un journal, questo il titolo del libro, è forse il risultato più evidente di un lavoro editoriale che dopo anni di crisi rivede Libération - e in parte anche Le Monde - reagire ed iniziare a interpretare le nuove tecnologie digitali come un mezzo non solo per creare uno scambio diverso e più proficuo con i propri lettori, ma anche per introdurre tecniche comunicative tradizionali, quali il genere fiction, finora apparse solo timidamente sui giornali.

 

 

Dalla terrazza non si scorge place de la République, ma se ne sentono i rumori, tra cui quelli dei lavori in corso. Conservare l’anima di un giornale all’interno dei cambiamenti tecnologici che il nostro tempo contempla è forse la sfida più difficile, ma anche il primo obiettivo per non perdere contatto con la realtà. In place de la République si scava e si dispongono le barriere di protezione, si spostano i passaggi pedonali e si scarica materiale dai camion. Forse stiamo assistendo all’ultimo colpo di coda dei quotidiani prima che vengano totalmente sommersi dalle notizie ammucchiate come una valanga sempre in movimento in cui ogni pensiero è un freno e ogni analisi non è che la nostalgia di un presente già subito passato. Nel frattempo, in strada e con un giornale stropicciato tra le mani, si può ancora godere dei lavori in corso, enorme intralcio, quasi psicanalitico, per gli amanti dell’attualità futura.

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