Spagna. Le leggi e la memoria

Madrid o Barcellona? si domanda il magnate Sheldon Adelson, presidente della compagnia Las Vegas Sands che ha scelto la Spagna come sede del suo progetto di Eurovegas. I politici locali parlano di grandissime opportunità, posti di lavoro e ricchezza, e ognuna delle due regioni fa a gara per venire incontro a Adelson, sempre che come nuovo paese di cuccagna sia scelta la propria zona.

 

La Spagna come meta turistica di sole e spiaggia è un’invenzione franchista degli anni sessanta che si rinnova in questi giorni con l’aggiunta del gioco d’azzardo e degli altri piaceri che lo accompagnano. Ma per insediare Las Vegas in Spagna si dovrebbero cambiare tante leggi, come quella che decreta il divieto del fumo in luoghi pubblici, e soprattutto andrebbero stravolti i diversi piani regolatori che ne impediscono la costruzione. Ci vorrebbero leggi fatte su misura per Adelson, perché vuol fare le cose a modo suo: grandi alberghi di lusso in zone rurali non urbanizzabili e tabacco in luoghi chiusi, a cui sarebbero esposti clienti ed impiegati. Basta far capire a Pinocchio che il Paese dei Balocchi merita un adattamento delle leggi: “Ecco un paese come piace veramente a me! Ecco come dovrebbero essere tutti i paesi civili!...”, esclama Lucignolo per convincere il burattino. 

 

Per Esperanza Aguirre, presidente della Regione di Madrid, va benissimo; per i catalani, lo stesso. E questo nonostante, in entrambe le regioni, casi simili si siano già verificati e siano poi miseramente falliti, come accadde per il Parco Warner che avrebbe dovuto creare in una zona agricola a sud di Madrid più di 500 posti di lavoro e portare in paese il treno e grandi aspettative di consumo. Fu progettato nel 2002, ma in un paio d’anni i posti di lavoro sfumarono e l’anno scorso anche la stazione corrispondente del treno è stata chiusa. Mancano i visitatori, come è successo ad Eurodisney, e i cittadini sono rimasti senza treno.

 

Noi Europei siamo inclini a questo tipo di divertimenti? Chi lo sa. Adelson prevede un arrivo massiccio di giocatori da tutta l’Europa, e ritiene che la sua scelta debba cadere sulla regione che offre la migliore rete di trasporti.

 

Ma i cittadini sono contrari e hanno creato delle piattaforme di protesta, ritenendo che non sia questa la formula giusta per affrontare la crisi. Una crisi che avrebbe bisogno di ben altri interventi rispetto a questa sorta di dirigismo che in fondo non fa che dimostrare quanto sia potente l’ingerenza economica nelle decisioni politiche.  A questo proposito si presenta lucidamente significativo il libro Democracia intervenida di José Fernández-Albertos, che smaschera il pericolo di lasciare in mano ai cosiddetti esperti la gestione e la soluzione della crisi allontanando i politici dalle necessità espresse dai cittadini.

 

Altro che Paese dei Balocchi abitato dagli asinelli! A Madrid ci sono giovani artisti che guardano in faccia la realtà. Le piccole sale di teatro alternativo sono frequentate sempre di più. Valga per tutte la storia di Marco Magoa, giovane regista teatrale che si trovava a Il Cairo nel novembre 2010 per mettere in scena al Teatro Nazionale Bodas de sangre di García Lorca con artisti arabi. Magoa ha visto i primi giorni della Piazza Tahir, i primi arresti – molti ancora in corso senza che l’imputazione sia stata formalizzata – e si è nascosto fuori città, perché i controrivoluzionari picchiavano gli stranieri ritenendoli provocatori della rivolta. Ha visto i morti, le centinaia di feriti, le decine di giovani resi ciechi dal gas lacrimogeno sparato direttamente negli occhi, finché, il giorno in cui è stato ucciso un giornalista greco, il 3 febbraio 2011, ha deciso di fuggire.

 

Una volta rientrato in Spagna si è confrontato con un paese che metteva sotto processo il giudice Garzón perché voleva aprire le fosse comuni del franchismo su richiesta delle famiglie che ancora non hanno potuto sepellire i loro morti e far chiarezza sulla repressione dopo la vittoria di Franco;  un paese che ancora sta facendo i conti sulla memoria della guerra civile e della dittatura. Perciò, nel ricordare le parole lorchiane dell’opera che stava allestendo in lingua araba (“A ciascuno piace capire ciò che gli provoca dolore”), ha deciso di scrivere e portare in scena proprio in Spagna quest’opera Prólogo y epílogo del dolor.

 

Magoa pensa, in effetti, che forse il popolo egiziano si rispecchierà nel nostro presente, quando si renderà conto che una gran parte dei detenuti e dei morti in piazza finiranno come i repubblicani spagnoli che si trovano ancora dimenticati nelle fosse comuni. E ascolterà la voce della madre di Bodas de sangre, che rifiuta di accettare questa forma di oblio e dice, pensando al figlio e al marito, morti e seppelliti con i loro nemici: “Non così! Perché sarò io a dissotterrarli con le unghie”.

 

Per mettere in atto questo processo di similitudini e di dolore, sulla scena si distende la riproduzione fotografica di una fossa del franchismo a scala reale e gli attori  vi camminano sopra ricordando le parole dell’Antigone di Sofocle o quelle di Maiakovskj in memoria delle vittime dimenticate. Su uno schermo, in fondo alla scena, scorrono le immagini della repressione in piazza Tahrir, riprese in quei giorni dallo stesso Magoa, con tutti i difetti del dilettantismo e dell’urgenza.

 

Quando le leggi saranno cambiate per installare Eurovegas in Spagna, ci saranno ancora centinaia di famiglie che avendo la legge in mano (Ley de la Memoria Histórica) troveranno tanti giudici che non si presenteranno per dare il via alle riesumazioni legali e tante Guardias Civiles che si rifiuteranno di farle mettere in atto. Non a caso García Lorca scriveva nel Romancero gitano che le leggi infrantedal poterenon generano necessariamente la memoria dei fatti, ma tutto il contrario, l’oblio. E l’oblio genera l’ignoranza:

 

“Muerto se quedó en la calle

con un puñal en el pecho.

No lo conocía nadie.”

 

Morto è rimasto per strada

con un coltello nel petto.

Non lo conosceva nessuno.

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