Fondazioni di Comunità

Diamo spazio a una nuova opportunità di approfondimento e ricerca. In seguito alle richieste che ci sono pervenute sul tema "Fondazioni di Comunità", e grazie al focus realizzato dal XIII Rapporto delle Fondazioni-Giornale dell'Arte, prende avvio un percorso di indagine sulle infrastruttute del dono e della cultura del bene comune, insieme alla redazione del Giornale delle Fondazioni. Una nuova collaborazione che ci vedrà impegnati insieme e darà diffusione sui rispettivi siti.

 



Le Fondazioni di comunità sono 32 in tutta Italia, stimolano la filantropia civile sul territorio e raccolgono risorse per attività di utilità sociale. Una potenzialità tutta da approfondire per quel che riguarda il fundraising per la cultura, settore che, apparentemente, le sta sottovalutando.

Questi organismi sono enti non-profit che hanno lo scopo di promuovere il dono e la filantropia in un territorio. Sono «intermediari filantropici», ovvero supportano i donatori, sia privati che collettivi, nelle loro attività altruistiche, incrociandole con i bisogni della comunità. Il loro patrimonio si struttura per accumulo, con la costante raccolta di donazioni che provengono da elargizioni (in forma di donazioni, cessioni testamentarie, liberalità, fondi legati a specifici progetti). 


 

In Italia nascono nel 1998, su iniziativa della Fondazione Cariplo che ne costituisce 15 nelle province lombarde e di Novara e Verbania. Grazie a un contributo straordinario graduale fino a 10 milioni di euro per ciascuna nell'arco di dieci anni, Cariplo ha imposto alle Fondazioni di Comunità di raccogliere autonomamente un fondo di dotazione incrementale di 5 milioni di euro, come prova concreta del radicamento e consenso nel territorio. Col tempo tutte le Fondazioni di Comunità hanno raggiunto la sfida e dunque possono contare su quasi 15 milioni di euro ciascuna di dotazione patrimoniale. Il modello è poi stato replicato altrove: anche la Compagnia di San Paolo e Fondazione di Venezia hanno creato Fondazioni di Comunità nelle loro aree di azione. Diverse iniziative sono nate anche da una pluralità di soggetti, come la Fondazione di Comunità Vicentina oppure la Fondazione di Comunità di Messina su iniziativa di Fondazione con il Sud.

La maggior parte delle 32 Fondazioni sono concentrate nel Nord (3 nel Sud), con un patrimonio complessivo superiore a 190 milioni di euro e con erogazioni totali pari a 22.741.919,21 euro (fonte Assifero, dati 2012). Al Sud «Le prime Fondazioni di Comunità sono a Messina, Napoli e Salerno. Il patrimonio di base è di 300mila euro, che la Fondazione con il Sud ha raddoppiato. L’obiettivo a dieci anni è di 6 milioni di euro. Entro fine 2014 verranno attivate altre due realtà. Si potrebbe fare molto di più, ma la legislazione a favore delle donazioni è lontana da standard europei», come dichiara il Presidente di Fondazione con il Sud Carlo Borgomeo.

La funzione che ricoprono è in genere duplice: da una parte cercano e attivano donatori, prestando loro consulenza sulla gestione delle iniziative liberali a favore delle comunità di riferimento; dall'altra sono interlocutori con i quali il Terzo settore si relaziona per cercare opportunità, fondi o collaborazioni per azioni e promozione dei propri progetti. Il donatore che ha già individuato un obiettivo filantropico, delega all’Ente - che apre un fondo riservato - la propria attività liberale, evitando di creare una fondazione privata. Il donatore che non ha individuato una causa meritevole, può delegare alla Fondazioni di Comunità la scelta dell'obiettivo, avvalendosi della sua competenza e garanzia.

 

La Fondazione di Comunità infatti studia e monitora il territorio per individuare le realtà più interessanti e garantisce che i denari vengano indirizzati alla causa individuata, dando consulenza necessaria per gli sgravi fiscali. Quindi servizi di gestione «separata e personalizzata» dei patrimoni, trasparenza, garanzia della scelta senza rischio di incappare in conflitti di interesse. Non ci sono fondatori unici o lobby di gestione nei consigli di amministrazione, poiché le Fondazioni di Comunità sono soggetto giuridico autonomo. I membri del Consiglio non rappresentano in alcun modo i soggetti beneficiati dalle donazioni e i mandati sono gratuiti.

Bernardino Casadei, già Segretario Generale dell’Associazione Assifero, e già project manager delle Fondazioni di Comunità in Fondazione Cariplo, commenta i vantaggi per le realtà culturali «Fanno transitare risorse per progetti culturali e artistici. Come Onlus, godono di benefici fiscali, dunque gestiscono le pratiche per la deducibilità per conto dei donatori. Le realtà non-profit culturali, non Onlus, possono ricevere erogazioni dirette, aprendo un fondo presso le Fondazioni di Comunità, facendo ottenere benefici fiscali per i loro donatori. Potenzialmente anche le imprese creative e culturali, purché esprimano lo status di impresa sociale, possono beneficiare di donazioni. Inoltre, se un’organizzazione vuole rendersi più visibile e raggiungere nuovi target di donatori, può organizzare eventi attraverso la Fondazioni di Comunità, che garantiscono sulla loro serietà e favoriscono la promozione».

All’estero il modello di riferimento è quello delle Community Foundation di origine americana. La prima è nata a Cleveland nel 1914 per iniziativa spontanea di illuminati cittadini. L’esperimento si è diffuso per intervenire nelle aree depresse per la crisi del 1929. Nel 1980 le Fondazioni di Comunità negli USA erano 709 con un patrimonio totale di ca. 48 miliardi di dollari. In quel periodo nascono le prime Fondazioni di Comunità fuori dagli USA. Nel Regno Unito nel 1976 parte il Dacorum Community Trust. La vera esplosione è dal 1991. Porta alla nascita dell'Associazione Nazionale delle Fondazioni di Comunità inglesi, Community Foundation Network (CFN), che ne raccoglie quasi 50.

La cultura, nel nostro Mezzogiorno, si dimostra l'elemento cruciale per coinvolgere i giovani ed abbattere il rischio dell’esclusione sociale, con ricadute positive per la riqualificazioni di beni comuni e creazione di indotto. Come racconta Borgomeo: «la Fondazione di Comunità del Centro Storico di Napoli ha contribuito al progetto per il recupero e valorizzazione delle Catacombe di San Gennaro in Rione Sanità, favorendo la loro restituzione alla collettività dopo 41 anni e affidandole ai giovani del quartiere. Un altro progetto che Fondazione con il Sud supporta è il Distretto Sociale Evoluto che prende il nome di ‘Genio di Palermo: la bellezza salverà il mondo’, che promuove la creazione di reti stabili per sostenere il commercio di vicinato e l’artigianato tradizionale. Dimostriamo che la Cultura produce tanti livelli di ricchezza».

Grazie al Comitato per il Dono, presieduto dall’economista civile Stefano Zamagni, si sta ampliando la distribuzione geografica. Dove manca una Fondazione di Comunità locale, la comunità può istituire un fondo dedicato sul quale far convergere elargizioni al progetto. Quando otterrà l’autonomia patrimoniale, potrà costituire la Fondazione di Comunità ritirando i denari senza vincoli. In secondo luogo, si sta ragionando sulla loro funzione sociale, anche imitando modelli anglosassoni. Per Casadei: «Le Fondazioni di Comunità potrebbero diventare enti di riferimento per attività di impatto collettivo, ovvero coordinare e gestire i tavoli inter-funzionali dove vengono prese le decisioni per le comunità, stimolando la co-risoluzione delle necessità dei territori. Oggi lo fanno gli enti pubblici e gli altri enti concertano. Concentrandosi sugli impatti collettivi, gli enti spostano l’obbiettivo dal progetto/servizio all’impatto che genera sulla comunità».

 

Le Fondazioni di Comunità funzionano quindi come centro di competenza per la cultura e la consulenza sul dono e come attivatore di solidarietà e coesione sociale attraverso la pratica della relazione di prossimità e fiducia. «Osserviamo che le Fondazioni di Comunità sono più efficaci quanto più tessono relazioni inter-personali, lontane da logiche di marketing promozionale tipo crowdfunding. L’Italia è ancora immatura sotto questo punto di vista». Le Fondazioni di Comunità possono ancora crescere. Bernardino Casadei ha idee chiare: «Investire di più sulle risorse umane interne, coinvolgendo professionisti e abbandonando i volontari, puntando sul lavoro relazionale più che unicamente sul gestionale. Inoltre puntare su una cultura finanziaria diversificata per potenziare i rendimenti dei fondi. Infine dare spazio alle buone pratiche, chiedendo ai donatori di parlarne fra pari».

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