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Gli artisti da soli non bastano!

Arte e innovazione sociale

Nuovo come concetto teorico, l’innovazione sociale ha in realtà una tradizione di lungo corso nella pratica. Nata come un movimento dal basso in vari ambiti della società, trova oggi applicazione in numerosi contesti pubblici, privati e non-profit. Mentre l’innovazione sociale inizia a essere utilizzata in maniera crescente dai policy-makers e dal mondo accademico nei comparti della salute e dell’istruzione, risultano ancora poco documentate e studiate le sue connessioni con il settore dell’arte e della cultura.

 

A questo proposito un caso interessante risulta essere quello di Waag Society, un istituto olandese per l’arte, la scienza e la tecnologia che può essere considerato un pioniere nell’integrare l’innovazione sociale all’interno dei propri progetti culturali, già molti anni prima che tale concetto entrasse in voga. Fondato nel 1994 come un istituto per i vecchi e i nuovi media, Waag Society ha da allora iniziato a sviluppare progetti che combinassero insieme arte, scienza e tecnologia al fine di ottenere un miglioramento dal punto di vista sociale. Abbiamo voluto analizzare questo caso attraverso lo studio del materiale disponibile sia online che offline e realizzando sei interviste semi-strutturate a sei dei loro dipendenti.

 

Waag Society ha iniziato ad occuparsi di innovazione sociale nel 1994 con il lancio del progetto De Digitale Stad (La Città Digitale), la prima piattaforma internet pubblicamente accessibile in Olanda. Nel 2012, Waag Society insieme a Kennisland, un’altra organizzazione che si occupa di innovazione sociale, ha pubblicato il Manifesto “Invest in Social Innovation”. Secondo quanto scritto nel Manifesto, l’innovazione sociale offre una risposta alle sfide sociali più serie attraverso nuove idee, prodotti e strategie sviluppati da reti di persone e organizzazioni appartenenti a settori, campi d’azione e discipline diversi.

 

Waag Society ha sviluppato numerosi progetti che corrispondono a sei specifici temi o laboratori: Urban Reality Lab, Creative Care Lab, Open Design Lab, Creative Learning Lab, Open Wetlab e Future Internet Lab. I sei dipendenti che abbiamo intervistato stanno lavorando per o tra differenti laboratori e sono impegnati su diversi progetti in qualità di business developers, project managers, project developers, direttori, responsabili oppure manager di un laboratorio. Le interviste sono state realizzate ad Amsterdam durante i mesi di Aprile e Maggio 2013.

 

 

Ciò che è emerso dalle interviste è che nonostante tutti e sei gli intervistati avessero difficoltà a definire il concetto di innovazione sociale, alla fine “risolvere le sfide lanciate dalla società” è emerso come lo scopo principale dell’innovazione sociale.



Uno degli intervistati ha chiaramente definito l’innovazione sociale come “il lavoro di squadra tra cittadini, pubbliche amministrazioni, imprese e istituzioni accademiche”. Invece di pensare ai bisogni dei consumatori “stando dietro la scrivania” si chiede ai consumatori quali sono i loro desideri fin dalle primissime fasi dello sviluppo di un prodotto o progetto. La pubblicazione “Users as Designers. Amsterdam: Waag Society” descrive questo metodo come “l’approccio di Waag Society all’innovazione sociale”.

 

Un altro aspetto di notevole importanza emerso dalle interviste risulta essere l’introduzione di nuovi punti di vista che generano soluzioni inaspettate. Grazie all’utilizzo di approcci inediti a problemi ormai noti, un individuo proveniente da un certo settore può essere capace di risolvere con molta più facilità i problemi che afferiscono ad ambiti differenti. Come messo in evidenza da uno degli intervistati “la nostra essenza si focalizza sul fatto che noi lavoriamo in maniera multidisciplinare con artisti, fruitori, sviluppatori e tutto questo si traduce in applicazioni di grande valore, creative, folli e divertenti che altrimenti non saremmo mai riusciti a realizzare”.

 

In questo modo le soluzioni che possono essere trovate sono abbastanza complesse da affrontare le grandi sfide del nostro tempo.
Un altro aspetto evidenziato dagli intervistati è l’importanza di creare alleanze con diversi partner per stimolare l’innovazione sociale. “Noi siamo un’organizzazione davvero fluida. Questo perché noi produciamo continuamente nuovi input”, afferma uno di loro. “Se tu hai un problema finanziario, non cerchi di risolverlo agendo solo sul lato economico, ma mettendo insieme diverse discipline che ti fanno scoprire altri aspetti. Non facciamo sedere intorno a un tavolo solo i soliti sospetti ma anche persone insolite. Questo al fine di raggiungere una cooperazione non convenzionale, che è ciò da cui hanno origine le soluzioni più inaspettate”, ci racconta un altro degli intervistati.

 

L’innovazione sociale e l’arte

 

Sebbene raramente i testi accademici parlino del rapporto che lega l’arte all’innovazione sociale, tutti e sei gli intervistati sono convinti che tale rapporto esista. Ci sono, in ogni caso, alcune differenze sul modo in cui questa relazione si manifesta. La maggior parte di loro afferma che il ruolo degli artisti indipendenti sia cruciale per l’innovazione sociale. Come uno di loro sottolinea “Il principio dell’arte per l’arte, lo Zwecklosigkeit [il non utilitarismo] dell’arte è davvero importante.

 

Questa autonomia resta importante in quanto la scienza è legata alla sua area di competenza da una metodologia ben precisa, mentre ogni artista possiede una sua personale metodologia. A lui è consentito di fare ricerca seguendo il metodo che preferisce”. Il pensiero libero e maggiormente indipendente degli artisti può guidare verso soluzioni nuove e innovative. Per questo gli artisti sono capaci di dare una forma più concreta e sostanziale all’innovazione sociale. Le loro competenze estetiche e comunicative permettono agli artisti di affrontare con maggior facilità i problemi complessi.



In ogni caso un approccio strumentale all’arte può talvolta essere rischioso oppure gli artisti possono essere usati per altri fini. A questo proposito uno degli intervistati ha spiegato che lo scopo di Waag Society è quello di coinvolgere nei progetti di innovazione sociale esclusivamente artisti che “guardano alla società come se fosse la loro tela su cui dipingere”, e naturalmente solo se lo vogliono anche loro. “Non stiamo pregando tutti gli artisti di farsi coinvolgere dai problemi sociali o dicendo che loro devono vendere se stessi alle imprese o qualcosa del genere. [...] D’altra parte penso sia importante, e penso che lo sia anche per Waag Society, coinvolgere attivamente gli artisti, che possono e vogliono, nell’immaginare nuovi modi attraverso cui affrontare certi tipi di sfide”.

 

Concludendo è possibile affermare che lo scopo dell’innovazione sociale, anche alla luce del caso presentato, risulta essere quello di affrontare le sfide sociali, sottolineando l’importanza di: a) offrire alla gente la possibilità di influire sulla propria vita e sulle circostanze sia in maniera diretta che indiretta; b) far dialogare tra loro differenti discipline e punti di vista capaci di raggiungere insieme l’innovazione sociale; c) sviluppare nuove conoscenze attraverso la creazione di piattaforme aperte e la decostruzione della catena di produzione e delle caratteristiche dei prodotti.

 

Quando si considerano i modi attraverso cui è possibile fare innovazione sociale, emergono tre principali strategie: a) trattare i consumatori come designer, ossia coinvolgere gli utenti nell’intero processo produttivo e dare loro maggior potere decisionale grazie alla diffusione delle informazioni e delle conoscenze; b) creare delle reti con organizzazioni e partner diversi, così come tra organizzazioni e persone provenienti da diversi settori e discipline; c) condividere le informazioni liberamente accessibili e stimolare la creazione di piattaforme e luoghi di scambio in cui migliorare le pratiche legate all’innovazione sociale.

 

Può quindi l’arte giocare un ruolo nell’innovazione sociale? La risposta è certamente sì, ma gli artisti da soli non possono affrontare e risolvere le sfide lanciate dalla società. E poi chiaramente non tutti gli artisti vogliono farlo. Il caso di Waag Society mostra che l’innovazione sociale si ha là dove non solo gli artisti ma anche le persone appartenenti a diversi campi, discipline e settori (attive in imprese, istituzioni culturali, pubbliche amministrazioni e società civile) decidono di mettersi insieme per affrontare le nuove sfide imposte dalla società e sviluppare in maniera congiunta e condivisa possibili soluzioni per superarle.



Questo articolo è stato pubblicato in forma estesa in inglese su Tafter Journal.

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Giorgio De Chirico