Le 9 muse delle finali di cheFare

71.000. Un numero impressionante. È quello delle persone che nel corso di due mesi hanno votato per la fase di selezione on-line della seconda edizione del bando per l'innovazione culturale cheFare, conclusasi lo scorso 13 Marzo, che ha portato da 40 a 9 i candidati al premio di 100.000 euro. In questi mesi densissimi i partecipanti hanno fatto ricorso ad ogni strumento di comunicazione immaginabile per raccontare le nuove forme di produzione culturale. Hanno attraversato l'Italia, riscoprendo vecchie amicizie e trovandone di nuove. Hanno popolato feste di paese ed eventi istituzionali; hanno visitato scuole, teatri, musei, gallerie d'arte, cinema, biblioteche, librerie, sale da concerto, spazi di coworking, fablab, piazze, bar, club, discoteche, sagre e centri sociali. Hanno volantinato, intessuto migliaia di conversazioni sui blog e sui social network, imparando a raccontarsi e parlando incessantemente con i giornalisti dei più oscuri fogli locali come dei principali media nazionali. Sulla piattaforma di storytelling partecipativo Timu sono stati caricati oltre 1400 contenuti prodotti dalle comunità dei votanti, tra filmati, fotografie, grafiche, tracce audio e testi.

 

Questi mesi ci hanno insegnato molto su come si stanno ridisegnando le mappe culturali dell'Italia contemporanea. Tra i finalisti ci sono progetti che provengono dai territori tradizionali dell'impresa culturale italiana a fianco di realtà cresciute lontano dalla luce dei riflettori, in piccole città, paesi e frazioni. È il segnale tangibile che oltre la retorica della crisi, da Nord a Sud, stanno maturando nuove pratiche di comunità che interrogano in modo diverso e dinamico il senso stesso del fare culturale.

 

I 9 finalisti sono molto diversi tra loro per storia, campo d'azione e pratiche quotidiane che portano avanti. A di Città è un progetto di rigenerazione artistica e urbana di Rosarno per la reinvenzione del rapporto con lo spazio pubblico. Apparecchio per aprire dal di sotto assembla spazi fisici e virtuali tra Milano, Venezia e Napoli per fare ricerca sulle arti visive e performative, sul cinema, sul teatro. Di Casa in Casa, invece, implementa la Rete delle Case del Quartiere di Torino per coordinare e mettere in comune esperienze, progetti e attività di cittadini, associazioni, gruppi e operatori culturali. FARM Regeneration è una piattaforma per la riqualificazione di spazi attraverso processi di arte partecipata nei comuni di Gela e Lampedusa. Kinodromo, di base a Bologna, è una rete di circuitazione/produzione di eventi culturali ed opere filmiche indipendenti che sviluppa una fruizione partecipata dello spazio dei cinema. MemorySharing invece viene da Pisa, ed è un progetto di crowdsourcing di memorie storiche per le comunità. Or@le Culture Popolari è una piattaforma nazionale per la cultura popolare che nasce dalla donazione dell'archivio di Tullio De Mauro. Periferica  riconverte spazi vuoti in centri polifunzionali, restituendoli a Mazara del Vallo tramite un festival nomade di rigenerazione urbana. Terra Piatta, infine, ha preso possesso di uno spazio abbandonato nella borgata di Capitanata a Foggia e lo ha trasformato un hub di ricerca e produzione artistica, sociale e culturale.

 

Guardate nell'insieme, queste 9 muse ci dicono molto su quali siano le domande alle quali oggi, in Italia, è urgente trovare delle risposte. Domande sul ruolo dei nuovi professionisti dell'arte e dei lavori immateriali, che sono il perno dell'economia avanzata ma che non trovano spazio nelle politiche del lavoro. Come riattivare gli spazi abbandonati lasciati in eredità dalla storia rurale e industriale del secolo scorso? Come reinventare i luoghi e le pratiche della produzione e distribuzione culturale tradizionale e rispondere così ad esigenze che si sono completamente trasformate? Come conservare e trasmettere la memoria storica e popolare? Quali sono i nuovi ruoli dei pubblici, sempre più centrali nella costruzione del senso del lavoro culturale? Se la cultura è un bene comune, quali responsabilità e diritti sono implicati nella definizione di una nuova definizione attiva della cittadinanza di cui abbiamo disperatamente bisogno?

 

Adesso è il turno della giuria – composta da Paola Dubini, Gustavo Pietropolli Charmet, Eliana Di Caro, Christian Raimo ed Ivana Pais – che valuterà dettagliatamente i progetti, nella calma sopraggiunta dopo la frenesia delle votazioni. Non riusciamo a immaginare chi sarà il vincitore, ma comunque vada è già una piccola magia. Siamo convinti che la cosa più bella da guardare non siano le 71.000 dita che hanno votato, ma la luna che indicano nel cielo d'Italia: quella della rinascita culturale partecipata dalle comunità.

 

Questo pezzo è apparso su la Domenica del Sole24Ore

 

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