Post-digital print

Uscito questa estate per Caratterimobili, Post-digital print di Alessandro Ludovico è un libro illuminante per ripensare il rapporto tra stampa e digitale, ben oltre i soliti dibattiti poveri e banali, a volte apocalittici e spesso strumentali, legati allo stato dell’editoria.

 

Attraverso la storia delle avanguardie artistiche del XX secolo che hanno usato la stampa come “medium liberatorio” per esprimersi, affermarsi e contrapporsi, e grazie a uno spirito fortemente legato alla cultura hacker, emerge un’analisi personale, lucida e approfondita, aperta a fonti trasversali e internazionali, che prova a rendere la relazione tra i due media più “dinamica e vitale, come un’opportunità storica per una nuova ondata di editoria indipendente, creativa ed estremamente significativa”. Mi muovo in questa prospettiva, non per recensire il libro, ma per provare a mettere in luce i punti di forza delle librerie indipendenti in un’epoca “post digitale”, in cui il digitale non è più una novità, o non dovrebbe esserlo, e viviamo ormai al suo interno.

 

Da tempo, nella mia quotidiana esperienza di libraia, rifletto sulle possibilità di resistenza, crescita e trasformazione delle librerie, cercando di capire quali possano essere nuove strade (senza ricorrere alla soluzione food-non book-gadget) e quali delle passate continuino ad avere una loro energia vitale.
In Post-digital Print tre concetti aiutano a dare forma a uno sguardo diverso sul futuro: la potenza materiale della carta, dei gesti, della rete.

 

 

1. “Carta materiale in tempi immateriali”: il libraio architetto

Alla materialità e tattilità della carta fa da specchio la fisicità della libreria come punto di forza.

La libreria è uno spazio commerciale reale e fisico: un lettore incontra la mano e il pensiero di un libraio prima (e spesso solamente) attraverso lo spazio e il catalogo.

Il motore basilare della vendita dei libri è infatti legato a una dimensione ambientale.

 

Verso l’esterno, la posizione strategica (città, quartiere, strada, attività circostanti), legata alle caratteristiche del progetto e al target di clienti che vuole raggiungere, determina in buona parte la nascita e la vita di una libreria. La stessa vetrina rappresenta una finestra chiave sull’identità e una risorsa economica così preziosa che molte librerie di catena hanno un tariffario da capogiro per gli affitti nelle principali piazze.

 

All’interno, attraggono o deludono un lettore la struttura accogliente e funzionale di una libreria, la percezione a colpo d’occhio di un’“anima” attraverso la qualità, la specialità e la ricchezza del catalogo, l’organizzazione dello spazio espositivo e l’impressione di dinamicità e creatività attraverso una continua rotazione dell’offerta.

 

L’ambiente di una libreria indipendente può anche non essere eccessivamente chiaro e semplificato come nelle libreria di catena per guidare direttamente il lettore all’acquisto, ma lasciare tempo alla pazienza, alla complessità e all’intimità della lettura, sottraendosi a una logica di facilità, velocità e immediatezza. Camminare tra le pile di libri e gli scaffali stracolmi di Shakespeare and Company a Parigi, della Libreria dell’Acqua Alta a Venezia o del Libraccio dei Navigli a Milano ha un fascino disordinato e ricco di stimoli. Alla libreria Modo di Bologna nessun cartello o etichetta guida i clienti ma tutto è abilmente disposto con originalità. In questi luoghi ci si può perdere e scoprire il pensiero sotteso alle scelte di un libraio, o far emergere titoli curiosi e creare collegamenti inaspettati tra diverse fonti, arrivando a scegliere cosa comprare con uno sforzo riflessivo autonomo e libero, non solo d’impulso.

 

Puntare sulla dimensione materiale della libreria significa, quindi, valorizzare lo studio e la scelta dei libri in base a un preciso progetto culturale e costruire un ambiente che ne rispecchi l’identità e sia, allo stesso tempo, economicamente produttivo.

In questa ottica la figura del libraio è più vicina a quella di un architetto capace di dare forma a un’idea attraverso la relazione spazio-contenuto.

 

 

2. “Il gesto editoriale”: relazioni che creano economie

La presenza fisica dell’oggetto libro è di base “un conduttore concettuale, capace di trasferire l’energia metaforica che contiene, attraverso l’atto gestuale del passare il prodotto stampato da una persona all’altra”. “Il gesto è qualcosa che precede l’azione, e perciò significa movimento e agire umano del tipo più espressivo e potente” (Nat Muller).

 

“Più ci circondiamo di contenuti digitali e volatili basati sugli schermi, più la tattilità diventa un’esperienza vibrante e piacevole – e qualcosa che collega gli individui fisicamente”.

 

Le librerie indipendenti sono il luogo che mette insieme le persone, creando, a partire dalla condivisione di gesti, possibilità di incontro e relazione.
Ma questa condivisione, che si moltiplica attraverso proposte di attività (presentazioni, mostre, corsi, laboratori), può non limitarsi a occasioni di socialità e di ricerca.

Oggi una libreria indipendente, attraversata dai libri e dalle persone più diverse, può avere un ruolo chiave come soggetto ponte tra realtà pubbliche e privati (dal quartiere fino a una dimensione nazionale e internazionale) nella creazione di progetti culturali di più ampio respiro, autosostenibili ed economicamente produttivi per tutti gli attori coinvolti a diversi livelli sociali e professionali.

 

È possibile, a partire dai libri, inventare eventi o percorsi che valorizzino e facciano conoscere il lavoro dei soggetti scelti a collaborare, che mettano in relazione persone e professionisti diversi con sensibilità e qualità simili, che creino opportunità reali di scambio e lavoro tra persone che scoprono di condividere conoscenze e immaginari.

 

 

3- “La rete: trasformare la cultura trasformando l’editoria”: fare rete, creare comunità

Guardare alla rete offre alle librerie indipendenti nuove opportunità per sopravvivere, cambiare e crescere.

Il web è prima di tutto un campo di vendita e una risorsa comunicativa per espandere la presenza culturale attraverso la diffusione di contenuti.

A un livello più ampio, la logica di rete è anche un modello di relazione tra soggetti diversamente legati al libro.

 

Avvicinarsi a questo modello significa soprattutto cambiare profondamente le dinamiche nel mondo dell’editoria, tra gli attori (librai, editori, bibliotecari, grafici, illustratori, stampatori, tipografi...), nelle scuole di formazione, nelle associazioni di categoria (vecchie e nuove) e nelle fiere della piccola editoria indipendente o autoprodotta. Costruire una nuova visione avrebbe un potenziale liberatorio enorme per l’editoria indipendente: la messa in comune di contenuti significativi, tra soggetti diversi o della stessa specie, potrebbe generare risultati inaspettati che non si limiterebbero alla messa in comune di informazioni in una logica protettiva e di autopromozione, ma si aprirebbero alla progettazione condivisa e più incisiva sulla risoluzione di molti problemi concreti della quotidianità.

 

Tra librai, per esempio, condividere a carte scoperte informazioni sugli affitti, sugli sconti e le dilazioni di pagamento con editori e distributori, sugli ordini dall’estero, sulle risorse informatiche e gestionali, sulle modalità di gestione del magazzino, sull’organizzazione del lavoro, sulle strategie commerciali per aumentare i margini, sulla progettazione di eventi e corsi e le problematiche economiche connesse, parlare più specificatamente delle vendite on line e dei vantaggi e svantaggi di Amazon, creare un elenco comune di librerie ed editori con cui lavorare a seconda delle tipologie di interesse, confrontarsi con altri professionisti del settore di altri paesi per conoscere e immaginare alternative.

 

Creare un patrimonio condiviso e accessibile di metodi, strumenti, conoscenze e risorse (anche in ottica internazionale) aumenterebbe le possibilità di sopravvivenza e crescita di moltissime giovani librerie, sviluppando le qualità specifiche di ognuno, e parallelamente contribuirebbe a far crescere la visibilità e il bacino di lettori per tutti. Un terreno comune di partenza che lascerebbe il tempo di immaginare molto altro.

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24 Settembre 2014