Per un'antropologia della responsabilità culturale

Affermare che la cultura è uno strumento che favorisce la coesione sociale e l'inclusione culturale significa dare importanza al “valore sociale della cultura”, quale benessere individuale e collettivo che sorge dall’esercizio dei propri diritti culturali, così come definiti dal Gruppo di Friburgo nel 1998, strettamente collegati al parametro della qualità della vita. [...]

Un atteggiamento culturalmente responsabile rispetta, salvaguardia e promuove la diversità culturale. […] Ciò diventa possibile praticando un dialogo interculturale, un'attitudine mentale aperta alle altre culture e alla costruzione di verità e cultura attraverso processi di negoziazione. Inoltre, è necessario garantire uguale opportunità di rappresentazione culturale all'interno di una comunità, e di partecipazione democratica.

La cultura può ridurre l'esclusione sociale grazie anche alla sua capacità di favorire l’acquisizione di conoscenze e competenze e migliorare la fiducia in se stessi e l'autostima. L'accesso alla cultura e la partecipazione culturale consentono di costruire e rafforzare l'identità personale e conferire significato a scelte ed esperienze. Questa è la ragione per cui progetti e politiche culturali devono essere pianificati attraverso un processo partecipativo che coinvolge i destinatari stessi, realizzando così inclusione culturale.

In una società caratterizzata da frammentazione, la cultura interviene a colmare la mancanza di un contesto di relazioni sociali coeso, e ci riesce con successo. È questo il caso di organizzazioni di produzione culturale quali Teatro Del Pratello Società Cooperativa, Associazione Bibliobus, Teatro Valle Occupato. Si tratta di piccole associazioni o cooperative sociali che basano le loro attività sulla costruzione di reti solidali che coinvolgono le istituzioni pubbliche e private e le comunità locali. Esse generano valore economico grazie alla loro capacità di generare valore sociale. I loro prodotti culturali sono “esperienze” rispettose dei mondi simbolici di riferimento di tutti gli stakeholders implicati. Inoltre:
promuovono azioni che rispondono a bisogni reali;
implementano processi di pianificazione partecipata. I loro progetti sono disegnati dal basso e collettivamente; così facendo, sperimentano nuovi modelli di governance e di produzione culturale;
supportano lo sviluppo di “capabilities” nei destinatari e facilitano un dialogo interculturale;
sono generativi: producono altre esperienze significative.

Teatro Del Pratello sviluppa il progetto Teatro Istituto Penale Minorile: un laboratorio di teatro per giovani detenuti. Il progetto risponde sia al bisogno di stabilire relazioni significative tra i ragazzi e la realtà esterna, sia al loro bisogno di riconquistare autostima. [...] L'iniziativa impegna i ragazzi sia in compiti manuali, come la realizzazione di costumi e scenografia, sia comunicativi ed espressivi, come la scrittura della sceneggiatura. Sebbene il risultato artistico (lo spettacolo finale) sia l'obiettivo primario, non si può negare il valore educativo e terapeutico del teatro, capace, per sua natura, di innescare processi di auto-formazione e auto-analisi. Il teatro in carcere è anche un viaggio alla scoperta di altre culture e facilita un dialogo interculturale. Lo spettacolo, che si protrae per due settimane e viene allestito nella prigione del carcere, adattata per la situazione, coinvolge le comunità locali. [...]

L'Associazione Bibliobus è un'organizzazione di volontariato fondata immediatamente dopo il terremoto che ha colpito L'Aquila il 6 aprile 2009. Nasce per dare continuità al progetto Bibliobus, una biblioteca itinerante in grado di offrire intrattenimento culturale alle persone ospitate nei campi allestiti dopo il terremoto. L'associazione gestisce Bibliocasa, una piccola ma ben fornita biblioteca, aperta a tutti i cittadini aquilani e costantemente aggiornata grazie alla collaborazione con il Ministero Della Cultura e a donazioni provenienti da tutta Italia. I progetti Bibliobus e Bibliocasa rispondono sia al bisogno di offrire una forma di intrattenimento e networking sociale, sia al bisogno di preservare la memoria storica della città. Entrambi incoraggiano la produzione artistica favorendo una cittadinanza attiva, e la realizzazione di eventi e corsi legati all'importanza del libro come strumento di accesso alla conoscenza e al sapere e quindi come mezzo di inclusione sociale. [...]

Teatro Valle Occupato è un'iniziativa che sorge per rispondere a diverse esigenze: per pensare a nuovi modelli di governance, coinvolgendo i cittadini, per dare dignità al lavoro dell'artista, per sperimentare nuovi modelli di creazione artistica e di fruizione, rafforzando le relazioni tra artisti sia a livello nazionale che internazionale. Il progetto sostiene l'idea politica che i beni comuni non dovrebbero appartenere a logiche di mercato e sono incompatibili con gli interessi privati di rendita e profitto. Teatro Valle è un centro di formazione per tecnici di palcoscenico, uno spazio per il teatro, la musica, il cinema, l'editoria, dibattiti politici e culturali. Il suo governo si basa sulla parità tra i suoi membri. […] La direzione artistica è plurale. Tutte le decisioni importanti vengono discusse in plenaria. Tutti i membri sono volontari e gli spettatori contribuiscono acquistando un biglietto che ha un prezzo libero. [...]

Le organizzazioni presentate sono esempi di come le istituzioni culturali operano in modo culturalmente responsabile, sono a servizio delle esigenze delle comunità locali, facilitando la partecipazione culturale e la cittadinanza attiva. [...]

Responsabilità Culturale (RC) significa anche favorire la crescita culturale e civile degli individui e delle comunità, realizzando così un contesto socialmente inclusivo.
Oggi viviamo in un momento storico in cui le relazioni economiche sono preponderanti, ecco perché si vorrebbe provare, a questo punto della riflessione, ad identificare quali dovrebbero essere le loro finalità. Il punto di partenza è che in una società di libero mercato, caratterizzata dallo scambio di merci, i mondi simbolici di riferimento degli individui rimangono centrali. Secondo Giulio Sapelli, esiste una interdipendenza tra le pratiche sociali del comportamento economico e le rappresentazioni culturali, che si realizza attraverso quello che lui chiama "antropologia economica". Ne consegue che è necessario dare maggior peso all'antropologia, studiando le ragioni culturali che guidano le azioni umane. A ciò si aggiunge che il comportamento economico dovrebbe essere più rispettoso dei mondi simbolici e il sistema di libero mercato più equo e più etico. [...] Si potrebbe affermare che un comportamento di questo tipo è quanto promosso dalla pratica della Responsabilità Sociale D'impresa (RSI) […], accompagnata dall'esercizio, nel comportamento economico, degli stessi valori che danno successo ai rapporti umani (fiducia, cooperazione, solidarietà). Così facendo, si realizzerebbe quello che Christian Felber definisce l'"economia del bene comune", e Stefano Zamagni e Luigino Bruni chiamano "economia civile".

Negli ultimi anni sono aumentati gli esempi concreti di organizzazioni e iniziative che operano in modo antropologicamente orientato. Oltre alle pratiche sopra descritte, Banca Popolare Etica è un altro un buon esempio.

Per concludere, la RC è un atteggiamento che dovrebbe influenzare il comportamento economico rendendolo più rispettoso dei mondi simbolici di riferimento degli individui e delle comunità, […] è una implicazione della RSI, perché si riferisce a uno dei tre aspetti della “triple bottom line”: le persone. La RSI spinge le organizzazioni a realizzare la crescita economica attraverso la soddisfazione dei bisogni sociali, delle esigenze culturali e la tutela dell'ambiente. La RC dovrebbe essere tradotta in norme di comportamento e valori, i principali dei quali sono l'umanità e la reciprocità. Valori che si auspica vengano rispettati da tutte le organizzazioni e vengano insegnati nelle scuole fin dalla tenera età.



Il presente articolo è una parziale traduzione del testo integrale pubblicato su www.tafterjournal.it (numero 63 – settembre 2013) a cui si rimanda per la lettura completa, comprese le note bibliografiche e le interviste.

Fernand Léger

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